mercoledì 30 settembre 2015

PER QUATTRO LUNGHI ANNI...


Emoticon heart 
Non fui mai orfana di Lei.
Sapevamo che da quel momento in poi poteva accadere, eppure non ce lo fece mai pesare. Anzi.
Non ci caricò della condizione di paziente con uremia terminale, costretta a sottoporsi a dialisi, del fatto che le ulcere ai piedi l'avessero destinata negli ultimi tempi alla sedia a rotelle.
Continuava a... essere la Nostra mamma. Sorridente che sdrammatizzava sempre.
La notte prima di andarsene, ero accanto a Lei in ospedale. Nel pomeriggio a causa della tensione pressante ero stata male, avevo dato di stomaco, quindi stavo lì, seduta con una rivista sulle ginocchia. Una mano girava distrattamente le pagine, l'altra premeva la tempia sinistra.
Lei pareva dormisse, ad un certo punto aveva aperto gli occhi...
Che c'è, hai mal di testa?
Eppure del mio malessere non sapeva.
E mezz'ora prima di andarsene, vedendola lucida come non lo era ormai da tempo... Mamma, ti voglio tanto bene.
Due sillabe per risposta con un accenno di sorriso... Lo so.
Mamma fino all'ultimo respiro.
Se oggi sono quel che sono, dopo aver vissuto una malattia, diciamo... seria, lo devo a Lei. Aveva stretto i denti per non darci sofferenza... un grande esempio di forza. Non potevo deluderla e poi... dovevo in qualche modo pur mostrarle la mia gratitudine. Anche se non era più. Non era più qui.
Per l'ennesima volta ho parlato di mia madre, non per amor di retorica o suscitare commozione, è stato piuttosto per una sorta di associazione di idee.
Perché mi pare assurdo che una madre, malata ma in cura, possa sopportare la vista di una figlia assai presente al punto da lasciare studi ed amicizie, sempre in lacrime. E peggio ancora, non far niente perché riprenda in mano la sua vita, come è giusto che sia.
La malattia non è un'autorizzazione al "peggio di sé"... è al contrario un'opportunità per un "recupero" di tutto ciò che è andato perso prima, inconsapevolmente. E' quella possibilità di essere "maestri di vita", un esempio per un'esistenza concreta che porta frutto.
Una presenza che non muore e resta viva nel ricordo, priva di ogni forma di rabbia, anzi stabile e generosa. Così... e per sempre.

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