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sabato 21 aprile 2018

RISPETTO


L'accaduto di cui si è parlato in questi giorni sgomenta e fa perdere fiducia nel futuro. Parlo dell'episodio di bullismo ai danni di un insegnante, la città è Lucca ma potrebbe essere successo ovunque, perché da nord a sud sarebbe il "prodotto" esasperato di una mala società permissiva, che chiude un occhio se non entrambi per non fare i conti con la coscienza. L'insegnante costretto a mettersi in ginocchio, minacciato ed offeso rappresenta tutti Noi di quella generazione, Noi che non riusciamo più a trasmettere valori, come rispetto, autorevolezza, lealtà ricevuti da Chi ci ha cresciuto ed educato, magari pure con eccessiva severità o addirittura rigore. Ma vivaddio, tra i due estremi quale sarà meglio? Probabilmente la virtù è nel mezzo, perché il permissivismo sarebbe visto come reazione, ma di sicuro questi esiti di incredibile, assurda drammaticità costituiscono fatti estremi per cui necessita porre rimedio. Credo occorra soprattutto riprendere il rispetto della Persona, a partire dalla propria, perché questi bulletti da quattro soldi inconsapevolmente coprono di disprezzo prima se stessi. Hanno un metro di valutazione che non segue la coscienza, non hanno imparato o meglio non è stato loro insegnato ad "esaminarsi" al cospetto dei propri insuccessi. Perché se non ottengo ciò che speravo, forse è perché non l'ho meritato, e non serve che me lo si dica, dovrei arrivarci da solo. Così in futuro potrò evitare di sbagliare ancora, o almeno provarci.
Sono stata educata in modo molto severo, nessuna punizione corporale, ma privata di qualche gratificazione senza alcun preavviso o motivazione. Dovevo capirlo il "perché", anzi intuirlo... cosa assurda per una bambina di sette, otto anni, eppure mi abituai, con sofferenza ma divenne il "mio costume". Non ho mai odiato Chi mi puniva per amore, detestai solo le situazioni e gli ovvi sensi di colpa.
Oggi comincio a credere che per me fu bene così.

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