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domenica 8 aprile 2018

RICOSTRUIRE


Tra qualche giorno ci sarà un'altra data da ricordare, l'anniversario della "ricostruzione"... 13 aprile, nascita della "novella", come chiamai il seno destro nuovo di zecca.
Dopo 22 mesi dalla mastectomia, arrivò questo traguardo a lungo sognato, a cui mi ero preparata con grande aspettativa ma pure consapevolezza. Sapevo che non sarei stata proprio la stessa di prima, ma l'avevo detto, no?! Contenta anche del "più o meno", come del resto per tutto il tempo che l'aveva preceduto.
Felice è Chi si fa bastare quel che ha, e s'industria pure per ricavarne qualcosa in più.
E in questo, devo dire, anche in tempi non sospetti me l'ero cavata sempre bene. Una fata delle "toppe", reali e metaforiche. Toppe e strategie.
Dalla mastectomia alla ricostruzione, per mascherare le "intemperanze" dell'espansore mi dotai di un "corredo colorato" di sciarpette e foulard da indossare con disinvoltura, giocando con gli accessori, tra "morbidezze" ed abbinamenti. E poiché la mente soprattutto ha ruolo attivo, imparai a vedermi perfetta nell'imperfezione totale, tra asimmetria e forma strana di una pseudo mammella simile ad un prototipo di cornamusa. Lo so, farà sorridere ma era proprio così, e anche questo imparai... a sorridere di me, pensando che ero stata davvero brava a superare il "trauma" della femminilità violata.
Una ricostruzione che parte da lontano, nel momento stesso che realizzi e decidi che si, devi lasciar fare al tempo ma dandogli una mano concreta con la volontà dell'agire.
Probabilmente le motivazioni non sono proprio le mie, nel senso che sono in me ma solo perchè me le ritrovo e di conseguenza non posso fare a meno di seguirle.
A volte nascono dal niente, anche dal semplice guardarmi allo specchio.
Sotto il pigiama continuo a indossare il reggiseno della ricostruzione, perchè ad ogni risveglio possa non rivivere il trauma che è stato. Una mammella forse un po' troppo su rispetto all'altra, segnata da una cicatrice sbiadita ma comunque messa in evidenza dalla mancanza del capezzolo. Difficile non stare a pensarci, soprattutto in quello stato di semi incoscienza che vorrebbe essere rassicurato dalla "perfetta normalità". E già qua l'espressione è alquanto impropria visto che la "normalità" non resta mai uguale a se stessa e si adegua alle situazioni in divenire... ma va' a spiegarlo ad una mente ancora assopita! E così le do del tempo offrendo di me un'immagine migliore all'impatto.
Vado avanti, niente più è una scoperta, ma i ricordi della rinascita resistono gioiosi.
Finita la chemio, cominciai a vedere sulla testa qualcosa in più di una peluria evanescente. Qualcosa di nuovo, capelli neonati che volli simbolicamente mantenere tali. Mai più tintura nè trattamenti di ogni tipo... sarebbero rimasti così, dolcemente argentati, preziosi più del "falsi toni dorati" che si erano alternati sul mio capo.
Ora continuo a voler essere così come sono, senza ipocrisie o buonismi, lucida, consapevole ma serena. Non provare semplicemente pietà anzi non provarla affatto se questa può dar fastidio, semplicemente mettermi accanto perchè il percorso sia meno duro. Anche per me.

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