sabato 17 ottobre 2020

LA MALATTIA NON PUÒ PERSEGUITARE (Dedicato a Jole Santelli e Veronica Franco)

  



Se qualcuno al pari mio oggi è felice per un traguardo che è anche una conquista, il Cielo pure, stasera gioisce per due stelle che lo rendono ancora più luminoso.

Due Donne accomunate non solo da una data, ma da un percorso fatto senza mai chinare la testa. Giovani entrambe, la seconda addirittura diciannovenne hanno accettato, non si sono rassegnate e hanno proseguito su strade differenti.

Jole Santelli, primo governatore donna in terra di Calabria, e Veronica Franco dalla voce incredibile, un paio di occhi azzurri, paralizzata dal collo in giù per gli effetti collaterali da chemio.

Oggi si è molto parlato di loro, foto e video non sono mancati, ed io non riuscivo a distogliermi da quei volti normali, sereni nonostante un pensiero ricorrente, quello di non farcela. Perché sono solo chiacchiere di incompetenti, ma basta un termine di quelli forti che fanno riferimento al cancro e Chi ce l'ha o l'ha passato, non può fare a meno di pensarci e di temere.

Perché è così da "allora" tutti i giorni. Eppure diversi, tanto impegnativi con quella stanchezza fisica che alla sera fa addormentare senza pensieri, o quasi. Perché i momenti belli, o quasi, non mancano ma a volte non manca pure quel disagio che all'esterno pare cosa strana, cambio d'umore improvviso, scatti di nervi senza una ragione.

Chi può sapere mai del pensiero fisso di non poter tradire la consegna perché c'è un impegno preso prima con se stessi, per tutte le volte che si dice... sei una roccia... hai visto però, sono pure passati gli anni...

vai avanti così, Tu non puoi star male.

Già, male non può stare Chi si ritrova roccia perché non ha alternative per non finire in frantumi.

Assolutamente andrà avanti così, perché

la "batosta" l'ha presa e basta, e poi a forza di cerotti e fasciature fa finta che si può fare... non è così tremendo come pare.

Jole e Veronica. Hanno amato, si sono poste delle sfide, hanno sperato con dignità. Stelle comete e non meteore.

giovedì 15 ottobre 2020

TUTTO CAMBIA MA QUALCOSA RESTA


Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?

- Mario Luzi -


Pensavo, domani è un'altra data da ricordare, 15 Ottobre - Santa Teresa d'Avila - ultima chemio per me.

Pensavo ancora, tutte le date ricordevoli di quel tempo furono giorni dedicati a Santi.

San Giuseppe, San Luigi, Santi Pietro e Paolo, senza contare Natale, Pasqua ed Epifania. Scelsi di considerare la cosa come segni piuttosto che feste andate a carte 48, e probabilmente avevo ragione e fui... diciamo... premiata per questo, se sono tuttora qui a fare danni.

Però, ancora penso... oggi i miei "amabili danni" sono questi, leggere e scrivere, cogliere e raccogliere, e fare di tutto tesoro non solo per me stessa. Cerco di fare al meglio, se riesco in tutto o in parte non saprei.

Nel tempo niente resta uguale, cambiano le situazioni e di conseguenza l'approccio a se stessi e agli altri, muta pure il modo di vedere le cose. Si ampliano gli interessi e s'impara tanto da poter condividere. Si riscoprono vecchie passioni e ci si rimette in gioco, internet è campo fertile e diventa "fonte" e "canale".

All'epoca tutto questo fu novità per me, d'aiuto per pensare poco o niente a ciò che mi era stato tolto.

M'impegnai, m'impegnai tanto nel cercare piccoli rituali che mi facessero apprezzare quel tempo rubato alla vita normale. Ché poi Chi stabilisce qual è la normalità, forse può solo il soggetto iterando nel tempo le proprie azioni, rituali appunto di una normalità fatta da sé su misura, difficile da dismettere anche dopo tanto.

Restano perciò per me rituali tali e quali, con fatica cercati e realizzati, fare uno shampoo quando sono arrabbiata, uscire se sono triste e stanca per comprare una cosa che non userò, fare in anticipo la pasta al forno per i giorni che sono in ospedale, come quando ero in chemio.

Perché oggi per me è uguale, stesso "carico emotivo", idee da raccogliere, sentimenti da sistemare.

L'immagine può contenere: il seguente testo "Stessa situazione, diverso atteggiamento "Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno." BESTI.IT"

mercoledì 14 ottobre 2020

DI AMPIO RESPIRO


Vita... tutto incluso nel pacchetto. Giorno dopo giorno, ogni giorno diverso... tante briciole di Vita. Con quel che comporta di gioioso o meno, con la capacità di contrastare l'imprevisto, accettarlo in parte e aspettare che torni la bonaccia. Tutto incluso.

Oggi pure mattinata di "tutto rispetto". Di ampio respiro, serenità ed entusiasmo di continuare.

Cogliere con lo sguardo una postura e capire tutto quanto, la gioia, la speranza, il pianto. Mascherina e guanti blu, appoggiata su un fianco e gambe fuori dalla sponda del letto, pronta a voler scappare da quel luogo, mentre palesava la fuga dalla situazione mai accettata.

Una borsa stretta al fianco e gli occhi lucidi di pianto.

Faccio fatica con la mascherina, respiro profondo e sembro in affanno quando inspiro e poi mi lascio andare.

Mi guardo intorno e ci vedo la poesia della Vita, che non appartiene a me sola pur essendone una piccola parte, unica e da sola.

E la Vita non è solo questa, e se siamo "uno di un tutto", ci saranno altri momenti, stati d'animo sempre diversi. Opposti. Ansia... incertezza... timore di sbagliare. Respiro profondo, e spero vada tutto bene.

Mantenersi lucidi e positivi.

Respiro profondo. Stasera mi va di immaginare una singolare "strategia" per vivere, limitando al minimo le "flessioni" per l'animo, soprattutto quando ha raggiunto una certa età come il mio.

La "terza età" in sintesi, insomma.

Una coperta fatta di tanti quadrati colorati cuciti insieme. Quasi tutti vivaci, solo qualcuno di colore blu come la notte ma illuminata di stelle. La giusta coltre per un Cuore esposto alla variabilità dei venti, quelli freddi e sferzanti. Improvvisi.

L'immagine può contenere: persone sedute e spazio al chiuso

UNA CORAZZA QUASI RIGIDA


Se non si fa altro che parlare dello stesso argomento, è naturale che col tempo i pensieri siano tutti incentrati su questo, e non solo, lo saranno anche le azioni a medio e lungo termine. Così ieri pensavo a come sarà il prossimo Natale, considerata l'attuale presunta vivacità del virus tornato dalle ferie. Confesso che al momento è cosa che mi disturba ma non mi angoscia, non sono mai andata in panico vero e proprio fin dall'inizio, solo i primi tempi facevo fatica ad addormentarmi perché avevo paura di morire nel sonno, e restavo con gli occhi spalancati nel buio ad immaginare quello eterno.

Se in passato mi fosse stato predetto un tale fattaccio, giuro... non c'avrei creduto.

Stare per tre mesi come agli arresti domiciliari ma da innocente, è stato a dir poco frustrante. Non hai colpe, non sai neppure contro Chi ti schieri perché non lo conosci e non lo vedi, resti schierato da solo o al massimo con qualche congiunto, e basta... proprio un bel vivere... certo, per i cassetti messi in ordine un giorno si e l'altro pure. Beh, è stata terapia anche questa.

Che vuoi farci, l'hai presa male, tutto qua...

... cercava di confortarmi, si fa per dire, una persona a me molto vicina, e continuando...

Vedrai che l'anno prossimo andrà meglio.

Che cosa? Ancora avrà da durare questo fastidioso tormento?

E intanto pensavo che adesso già non è come allora. Mi sono abituata, no... forse assuefatta... giammai! Ecco, il termine giusto è... adattata, tra un bicchiere mezzo pieno e una passeggiata sotto casa, e poi con tutte le mie risorse. Perché alla fine, sono o non sono una Survivor?

L'immagine può contenere: pianta, il seguente testo ""Bisogna essere come un cactus" disse la nonna- Adattarsi a qualsiasi momento, tempo e circostanza... Essere forti e, nonostante questo, mai dimenticarsi di fiorire..."

martedì 13 ottobre 2020

SERIE DI PENSIERI


E ci risiamo, con l'emergenza, le restrizioni, l'incoscienza, e le mascherine, e il guardarsi intorno, lo scansarsi...

E tutto questo è lo "straordinario" che ci ritroviamo a vivere ormai dalla primavera, se poi si aggiunge l' "ordinario" che abbiamo sempre sotto gli occhi, verrebbe da mandare tutto all'aria come si fa con un castello di carte quando ci si rende conto che con l'ultima crollerebbe lo stesso.

Come si può "più o meno" con le cose di sempre?

Lavorare...? Di più, se ti è permesso, così non pensi.

Mangiare...? Meno, digerisci meglio, non ingrassi, ti risparmi l'attività fisica e forse, dico forse non ti ammali, ché in questo periodo, sai che privilegio!?

Dormire...? Più o meno, se riesci a trovare un bel pensiero che fissato in mente ti accompagni la notte intera.

Divertirsi...? Non se ne parla proprio, meno... meno... meno. Ti sei distratto troppo già in passato. Non lo sai che sei nato per soffrire?

Eppure... una via d'uscita dovrà esserci.

Perché ogni giorno deve essere mirato ad un obiettivo, giustificato da un motivo qualsiasi... è così che ci si dà la spinta per arrivare a sera in positività sempre, anche quando le cose non vanno bene.

Dal 6 marzo io ho preso a scrivere un pensiero al giorno. Finora ne ho messi insieme 235. Un proposito, una riflessione, una metafora persino al posto di una parolaccia. Le parolacce sono sconvenienti ma i pensieri in qualunque forma fanno bene. Sono il "vaccino" per ogni accidente contro cui non puoi niente. Fortemente consigliato, assolutamente da provare.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

lunedì 12 ottobre 2020

UNA VITA LUMINOSA



Un ragazzo normale, simpatico, giocava a calcio e... amava Gesù. Trascorreva le vacanze ad Assisi, perché ammirava la figura e le opere di San Francesco, e poi seguiva una felice intuizione che aveva avuto fin da piccolo, la vita non è uno scopo ma un mezzo. Non si sta sulla terra per se stessi ma per un "servizio", e Carlo che apparteneva ad una famiglia benestante, prese ad aiutare gli ultimi e a cercare di portare più persone a Gesù. Fa tutto con l'entusiasmo degli anni, immerso comunque nella realtà del Suo tempo, fatta di tecnologia, internet, comunicazione digitale, da cui non si lascia soggiogare e che al contrario gestisce egregiamente con la finalità di evangelizzare.

Carlo Acutis muore a soli 15 anni nel 2006 per una leucemia fulminante, esattamente 14 anni dopo la proclamazione a beato.

I Suoi resti mortali riposano nel Santuario della Spogliazione - Chiesa di Santa Maria Maggiore in Assisi e il cuore è custodito come preziosa reliquia in una teca di ottone.

Una lunga celebrazione per Carlo Acutis beato, e tra due giorni, 12 Ottobre, nella ricorrenza della Sua nascita al Cielo, la prima festa.

Una vita luminosa quella di un ragazzo ordinario e straordinario, che convertiva con l'esempio di vita e fu fedele a se stesso dall'inizio alla fine della Sua breve esistenza.

Carlo è un autentico "miracolo eucaristico" tra quelli di cui Lui stesso aveva organizzato una mostra. Credeva nella virtù di questo sacramento che considerava la via più semplice e veloce per arrivare in Paradiso.

Da quando si era comunicato per la prima volta a 7 anni, aveva sempre dato molta importanza al "Memoriale" dell'Eucarestia.

Siamo parte di storia che va trasmessa a parole e non solo, perché queste possono andar perse, il Memoriale al contrario fa rivivere il "fatto" nell'immediato, guarisce la memoria ferita ed orfana, ci trasforma in portatori di gioia e sostenitori di catene di solidarietà.

La memoria non è cosa privata, ma è il legame con Dio e gli uomini, il Beato Carlo Acutis ne rappresenta un valido esempio.

domenica 11 ottobre 2020

ARITMIA


Come sulle montagne russe, quando si arriva al punto più alto, si è consapevoli che poi la cosa cambia, e si spera essere preparati, e invece il tonfo al cuore c'è sempre, ed ogni volta è più forte.

Su e giù, giù e su... e rivivo sensazioni già provate e scene già viste, e pure se non mi riguardano di persona, diventano "fatti miei", valutati a giusta distanza, però "miei" a tutti gli effetti.

Penso al mio vissuto e mi sento piccolissima di fronte al dolore altrui. La mia storia che all'inizio pareva fatto eccezionale, oggi appartiene a manifesta normalità anzi ancora meno, un periodo travagliato e nulla più. E quasi mi vergogno di aver permesso tanto "clamore" all'epoca. È così che dalla mia immagine l'attento interesse passa alle situazioni altrui che diventano mie di riflesso. Storie nella storia.

Non so che cosa mi prende certe volte.

Non mi scoraggio mai, però mi sento persa. Certe volte.

Resto senza parole. Certe volte. Poi qualcosa la metto insieme, sempre, la ripeto a mente e mi convinco, certe volte.

Quando vorrei fare di più e all'improvviso mi sento limitata, e lo sono, frenata ma forse è solo impressione.

Osare si può senza peccare di presunzione?

Sento che è in me ogni risposta. Devo solo lasciare che sia.

Senza troppe verità se non quella palese.

Sono quel che appare, faccio ciò che posso, e sempre spero, spero in bene per Tutti.

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