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mercoledì 21 marzo 2018

QUANDO LA PRIMA VOLTA...

Beh, devo dire che fui davvero fortunata quella prima volta. Non mi chiesero quale fosse la mia preferenza (letto o poltrona... comunque avrei scelto a caso), anzi non mi fecero affatto domande, restai muta nel mio silenzio denso di pensieri, riuscii a controllare il magone senza ingoiare più volte a vuoto. E il ghiaccio fu rotto.
Eppure fino a poco prima, in attesa di sentir pronunciare il mio nome, mi ero sentita come sospesa tra sonno e dormiveglia, in una sorta di pre-incubo.
Ma che ci facevo là, tra tutte quelle persone che parlavano tra di loro, con un cerotto sul braccio o sulla mano quale segno di riconoscimento di una sorte comune? Mi sentivo un'estranea e provavo un certo imbarazzo quasi gli altri pure mi fissassero come si fa con un'estranea, incuriositi e nello stesso tempo finti indifferenti. Se avessi potuto, sarei scappata a gambe levate... tanto mi sarei svegliata a breve... o no?
La pessima sensazione di disagio per fortuna durò poco, cominciai a guardarmi intorno e cercare di fissare nella memoria quei volti, ad ascoltare quelle voci che parevano conservare la serenità di sempre. Doveva essere vero allora, pensai, poter adattare la malattia alla propria vita e continuare a vivere in assoluta normalità. Fu il pensiero di un attimo, perché l'ansia per quello che non mi era noto prese il sopravvento.
Fui accompagnata in una stanza dove c'erano quattro poltrone molto simili a quella del dentista, "Scegliti il posto", mi fu detto ed io istintivamente e in fretta andai ad accomodarmi su quella accanto alla finestra. Voglia di essere fuori da quel posto, bisogno di respirare la mia aria, quella che mi portavo sempre appresso ma che avevo dovuto lasciare fuori di là, l'ossigeno per riprendermi da una specie di apnea forzata.
Quella "prima volta" comunque andò, e se sono qui a raccontarla nei particolari, significa pure che il segno l'ha lasciato ma, per quel che mi riguarda, in positivo. Le emozioni vissute fino in fondo servono a questo, si trasformano in ricordi che diventano insegnamento da condividere, e forse in me già dal primo giorno era in divenire ciò che sono oggi...
quando la prima volta appartiene ad un'altra persona, che ha negli occhi lo smarrimento per celare la paura, e non sa se può o meno accettare una caramella. Un semplice sorriso e la rassicurazione che andrà tutto bene, e ci saranno giorni migliori di questo... ecco, solo questo da parte mia, frutto di quella prima volta e di molte altre dopo, diventate bagaglio da portarsi dietro per il resto della vita.

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