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giovedì 25 maggio 2017

PRIVARSI DI UN DONO


Non posso non pensarci. A quel dolore profondo, straziante misto a rassegnazione che oggi ho letto negli occhi di Chi così replicava... questo biglietto non è per me, parla di felicità ed io non la conosco.
In realtà aveva dimenticato quella provata un tempo, quando il Suo percorso era lineare, non in solitudine di intenti ed emozioni. Tutto andava in direzione della serena normalità.
Eri felice allora?... le ho chiesto...
Ero serena perché stavo bene con quello che vivevo, mi sentivo al sicuro e in armonia, poi... tutto mi è crollato addosso. Troppi guai, e... una grande delusione...
Ometto di raccontare il resto per la delicatezza della vicenda e rispetto delle persone coinvolte. Dopo tutto non è il fatto in sé che deve interessare, ma la riflessione che ne deriva.
Nutriamo troppo aspettative nella parola, felicità. Anche solo pronunciandola. Abbiamo bisogno sempre di concretezza, toccare con mano, sentirci gratificati, e poi anche con i riscontri, questi non sono mai abbastanza.
La Felicità non è un traguardo, bensì una strada lastricata a larghe pietre ma sconnesse. Ecco, ci si può considerare se non felici almeno sereni, quando ad ampi passi non si finisce con punta o tacco là dove una pietra si unisce a quella vicina.
Un percorso difficile, si e no... che richiede attenzione, tutto sommato neanche tanta... ma che alla fine comporta la consapevolezza di avercela fatta ad arrivare fino alla fine. Perdonando prima sé e poi l'Altro, in completa serenità e pace interiore. Finalmente liberi da ogni fardello sul Cuore.

2 commenti:

  1. basta un po' di serenità.... e non uscire di casa solo per andare da dottori, quanto sono stufa mia cara Mary.... Buona giornata, un affettuoso abbraccio.

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  2. Cara Mary, ritornato dalla grande adunata di noi alpini a Treviso.
    Sono passato per il mio saluto!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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