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venerdì 19 agosto 2016

QUANDO TI ACCORGI DI CIO' CHE HAI



... ché non è affatto scontato.
Anche se non ci fai caso o non ci poni l'attenzione, ti guardi allo specchio e pare che così dovevi essere, assolutamente e non diversamente. Come da progetto.
Uno dei miei soliti strani prologhi, vero?
Questa specie di farneticare senza senso sapeste da dove viene fuori...
Da una semplice "lavata di testa". Proprio così. Nessuna metafora stavolta, s'intenda così come è scritto. Lavata di testa = Shampoo.
Le mie parrucchiere sono in ferie, e oggi ho dovuto arrangiarmi da sola. Shampoo e piega "faccio da me".
I miei capelli sono corti, ma ugualmente è un'impresa. Da quando ho fatto la ricostruzione il braccio destro già un po' penalizzato dalla mastectomia, si è ulteriormente indebolito, così che l'operazione di asciugatura richiede un tempo doppio. Ogni tre minuti, braccio in pausa per ricaricarsi. E dire che il mio phon è uno di quelli con tutto incorporato, spazzola compresa, però... va be', meglio non lamentarsi considerando che ora ho il braccio un po' così così, ma almeno i capelli ci sono. Coi "colpi di luna"... non me li sono mai visti così belli, e docili.
Ed è vero... per apprezzare in pieno quello che hai, devi aver temuto di perderlo per sempre. Per qualche tempo restai senza capelli e sembrò un'eternità. Quando tornai ad averli fu come assistere ad un miracolo. Ogni centimetro... una meraviglia.
Di quel periodo porto una grande "tenerezza" per me stessa. Le "strategie", le "coccole speciali" che io mi riservavo, perché nessuno poteva più di me...
Quando a testa in giù, chiudevo gli occhi per non guardare, poi li aprivo troppo in fretta giusto per assistere ad una triste processione.
Ma quanti erano? E pensare che mi ero sempre lamentata che fossero pochi.
A pensarci, la vita è proprio strana, offre situazioni completamente capovolte che, è vero, disorientano ma fanno capire quanto non possano esistere opinioni ferme ed oggettive.
Tutto è mutevole e passeggero, come del resto lo è la vita stessa. In certi momenti però poco si pensa a questo.
Ma poiché, ringraziando Dio, non ho mai perso l'amore per me stessa e il piacere di curarmi sia pure badando un po' al superfluo, volli scegliere una spazzola e un pettine di un bel rosa confetto, il colore femminile per eccellenza, perché ero viva, ero femmina e intendevo esserlo per molto altro tempo ancora.
E adesso mi sento fiera per il modo in cui ho vissuto tutto quanto, mentre il tempo va e Mente e Cuore lo fermano per apprezzarlo. Si può quando si vuole.

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