settembre

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martedì 3 dicembre 2013

Contrasti e chiaroscuri di una giornata

La giornata che intendo... non è quella odierna ma alle spalle. Solo per questo forse... riesco a parlarne.
Succede... quando il "carico" si fa forte e pesante, le parole salgono su a fiotti ma poi si perdono nel vuoto emotivo... il cosiddetto, "vuoto pieno".
La mattinata si era conclusa tutto sommato, bene... l'ultimo esame aveva dato l'esito che speravo ed io ero più che contenta, ormai mi aspettava solo la conferma di un'altra "proroga", altri 6 mesi da vivere con le certezze... senza dubbi o ansie..."tanto me l'avevano assicurato che era così!".  A casa di negativo riportavo solo il disappunto per il disagio provato come "testo vivo", in carne ed ossa e vescica a pieno carico, per una specializzanda che aveva da apprendere e come al solito non comprendeva... l' "incisura fetale".
Sarà che... cambiano i medici e gli specializzandi, ma l'incisura è sempre la stessa e là resta.
Poi nel pomeriggio l'incontro col gruppo di auto mutuo aiuto, dopo una sola settimana... perché la gioia di ritrovarsi "Tutti insieme" è sempre tanta e il beneficio per ognuno, grande.
Ma forse perché le ultime tensioni, pur ben gestite si erano accumulate o quell'"aggiornamento" da bollettino di guerra non sempre si è disposti ad accettarlo e metabolizzarlo... sarà stato per tutto questo che... dal "momento di speranza" ne sono venuta fuori troppo presa. A coronamento del tutto la visione di due brevi documentari, "La storia di Ashley e David", e "Nick Vujic - il coraggio di non arrendersi", il primo... una storia di malattia a lieto fine, molto simile a un miracolo, il secondo... speranza allo stato puro, la condizione particolarissima del protagonista, senza braccia né gambe che tiene "stretta in pugno" la Sua vita, nonostante tutto e fa di sé un "miracolo vivente".
Le immagini, le musiche di sottofondo... l'intero contesto mi hanno toccato nel vivo più profondo... le lacrime non più trattenute, sono venute su... lente e non ravvicinate ma capaci di mozzare le parole che sarebbero state. A questo punto meglio è stato serbarle perché non perdessero valore, anzi ne acquistassero altro, arricchito dalla pienezza di un "momentaneo silenzio".

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