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giovedì 12 dicembre 2013

Camminare con tre gambe: la speranza della normalità apparente

Distribuire caramelle... sorridere e far battute come fossi altrove e non lì.
Muovermi tra facce appese e volti rassegnati e pur sereni, come fosse normalità o un aspetto solo un po' diverso di essa.
All'inizio, quando questo mio ruolo venne ufficializzato, mi sentivo a disagio non poco, il camice... le regole  e determinati schemi mi imponevano un distacco forzato dal contesto umano. Prima non mi era mai successo perché mi consideravo ed ero considerata... una facente parte del tutto, così ora non avrei mai voluto dare un'impressione diversa e per questo già dal momento in cui facevo ingresso nel reparto, percorrevo quel breve tratto che portava alla camera dove mi cambiavo, rapidamente quasi in fretta... che nessuno potesse pensare o dire... è arrivata una delle volontarie... e al contrario e al massimo, molti passassero tra loro voce... eccola, è Maria.
Ieri mi ero fermata in corridoio a parlare con un paziente, tra l'altro fratello di una mia vecchia compagna di scuola e perciò tra Noi tanta affabilità e antichi ricordi... quando mi son sentita tirare per la giacca.
"Ciao... bella ragazza!"... beh, il complimento era bello quanto esagerato, ed io sperando che nessuno avesse ascoltato, ho sdrammatizzato la cosa,"... magari!...ma la vedo improbabile una ragazza sessantenne...", e intanto ho ricambiato con un ampio sorriso... quasi una risata sottovoce.
Il paziente di poco prima, allora è intervenuto... "dai, non sminuirti... sei una giovane adulta", e questa espressione ha messo d'accordo Tutti... anche quelli che io pensavo, speravo non avessero sentito.
Una battuta, un'espressione... la gioia di ritrovarsi o incontrarsi per la prima volta. Situazioni di assoluta normalità che appaiono ancora più naturali in un contesto del genere dove non necessita alcuna forzatura, perché chiaramente è noto a Tutti... che il "bianco" è bianco e il "nero" è nero, e perciò non si deve dimostrare proprio niente a nessuno.
Così, sono entrata poi in una stanza... e dopo aver raccontato un aneddoto di "vita vera" ad un paziente che ogni volta trovo a giusta ragione tanto triste, ho visibilmente gioito nel vederlo sorridere e mangiare la caramella che di solito lasciava sul comodino.
"... bravo, oggi l'hai mangiata!", "si... oggi si, perché mi sento a posto..."
Forse l'aveva colpito la mia... "storiella"... di atteggiamenti fuori luogo nella più totale normalità.

2 commenti:

  1. Cara Mary, vorrei dirti tante cose, ma non so come incominciare!!!
    Per questo dico che nelle vita! Fino che ce ci si abitua in tutto e te ne accorgi che molti vanno e non ci sono più.
    Tomaso

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    1. E' verissimo, caro Tomaso... ci si abitua a tutto e alla fine la cosa più importante è... continuare a... esserci.
      Un abbraccio...

      Mary

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