dicembre

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mercoledì 2 novembre 2016

DOPO


Non so Voi, io in questa parola, avverbio di due sillabe ci vedo il "definitivo". Invece quando si dice poi, è diverso. C'è possibilità di cambiamento e di continuità
E così.. anni dopo... mesi dopo... il giorno dopo, e tutto quello che fu è per sempre alle spalle. Nel bene e nel male.
Come sempre, sto scrivendo che è notte. Dopo che è trascorsa la giornata, a sua volta... giorno dopo. E penso che in certi momenti devi stare da solo per chiamare a raccolta i pensieri, complice e compagno il silenzio. Quelli ultimi che portano ad emozioni recenti ma anche altri che naturalmente si affacciano e vanno ad unirsi, in armonia.
Realizzo ancora perché io amo scrivere a sera tarda, e la notte è oltre l'uscio del giorno trascorso.
Anni dopo...
E allora ci credevo proprio che sarebbe bastata la condivisione semplice, quella verbale per intenderci, a risolvere parte del dolore, i turbamenti. Ci credevo io, qualcuno pure me lo fece credere. Occorreva invece mettersi in gioco, scendere in campo, e certe volte provare lo sgomento di un tempo tradotto nel restare lì, muta e attonita.
Cominciarono i primi dolorosi "abbandoni". Non mi piace chiamarle... "perdite", sa di inesorabile e fa troppo vittima, quando invece si resta protagonisti fino alla fine. Per non essere dimenticati mai.
Isa, si chiamava la prima, mi volevano proteggere, cercarono di prepararmi, fu comunque un gran dolore. Ma oggi lo sarebbe stato di più. Non si fa mai l'abitudine, fingi con Te stesso per riuscire a sopravvivere, in realtà metti insieme duri colpi che superi solo grazie ai sorrisi che raccogli. E vai avanti.
Mesi dopo...
Comincia all'improvviso una tempesta, anzi una sorta di Tsunami. Nasce da un'onda a riva e monta col tempo e travolge quel che incontra. Non tiene conto che non siamo tutti uguali, c'è chi riesce ad elaborare in breve, chi no e finirà questo con l'essere portato via definitivamente e senza aver compreso.
Il giorno dopo...
Oggi ho vissuto una sorta di day after, e mai l'avrei pensato. Ieri... un senso di vittoria e un Cuore più leggero, al posto di tutto questo ora solo intima ribellione per un'ingiustizia. O forse farei meglio a dire... il "non giusto". Già, perché l'essere umano volutamente o no, difetta di ascolto, comunicazione, compassione. Troppo pieno di sé, per culto di se stesso e prosopopea, ne combina davvero tante. E calpesta il Suo simile, e ne viola la libertà. Lo umilia, senza sapere che svilisce pure se stesso.
Potrà essere colto, preparato e di successo ma della Vita vera, quella che spesso fa sentire l'estremità ghiacciate, non avrà mai capito niente.

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