ottobre

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giovedì 3 marzo 2011

Stamattina sono scesa che pioveva di già; che faccio?! Tiro fuori dalla borsa l'ombrello!? Ma era già tardi e avrei perso l'autobus se avessi indugiato ancora. Oh, ma che importa, mi son detta, un po' d'acqua non farà certo male alla mia riccia chioma, anzi rinfrescherà questa " permanente" naturale. Poi, quando ero ormai sull'autobus preso al volo, finalmente rilassata c'ho pensato su: ma sono proprio cambiata! E di brutto, aggiungerebbero i miei figli. Un tempo, neanche troppo lontano, uscivo con l'ombrello non dico aperto ma quasi, pure col cielo parzialmente nuvoloso, caso mai fosse venuta giù qualche goccia non avrebbe rovinato i miei capelli assolutamente e rigorosamente lisci, ben pettinati, in ordine ma che alla fin fine non mi piacevano più di tanto neppure con un sole smagliante Quanto ero insofferente! E che dire dei miei "nuovi" occhiali da vista? Nuovi per modo di dire, li avevo da due anni ma non l'indossavo mai perchè li trovavo troppo squadrati e pesanti; riposti nella loro custodia giacevano nel solito cassetto del comò in attesa di tempi migliori che io credevo non sarebbero mai venuti, fino a qualche giorno fa. Stesso atteggiamento disfattista per un paio di occhiali da sole che la mia intolleranza voleva sempre calati sulla punta del naso. Oggi, tirati fuori e rispolverati sono diventati amici  inseparabili del mio viso. Tutto mi va bene e se qualcosa mi disturba per un po', mi andrà bene dopo quando sarà passata la nube nera del malumore. E' come se la mia natura si fosse sdoppiata ed ognuna delle due parti avesse preso le distanze dall'altra, e guardandola poi da lontano la sentisse estranea. Ho notato questo mentre parlavo con Elisa, un'altra delle "mie amiche", che sta facendo una terapia di supporto di calcio; le spiegavo un po' la mia filosofia di vita, conquista recente, e come in virtù di questa riesco a barcamenarmi tra disagi piccoli e grandi sempre legati alla mia "disavventura". Mentre parlavo mi ascoltavo con lucido distacco e mi pareva di non riconoscere la persona di un tempo; era come se parlasse un'altra, eppure apprezzavo e condividevo ogni parola. Chissà, forse il mio è un discorso assurdo, incredibile ma le sensazioni che provo in questo mio nuovo stato "di grazia" sono talmente particolari e gratificanti che non possono non essere condivise.
Tornando a casa continuava a piovere ed io a capo scoperto mi beavo di quel picchiettare sui miei riccioli mentre respiravo il profumo degli aghi di pino fradici d'acqua che tanto mi ricordava l'infanzia.

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