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sabato 15 marzo 2014

FIGLIA... DELLA PROPRIA FIGLIA

I figli possono diventare genitori dei propri genitori e imparano a vivere il valore della reciprocità.
E' così... succede in alcuni casi ben precisi, seri e dall'esito incerto. Reazioni e comportamenti sono sempre gli stessi,  fatta eccezione per qualche differenza di carattere, che resta talmente irrilevante da poter non essere affatto considerata.
Che cosa succede quando una "figlia" si trova a dover far fronte alla malattia di Sua madre? Non a caso ho parlato di figlia e non di "figlio maschio", perché è la prima in modo particolare che vive empaticamente il dramma occorso alla madre.
In questo tempo che mi ha vista prima "protagonista" e poi "comparsa" nella malattia, ne ho conosciute di madri e figlie... io stessa con la mia ne potremmo raccontare di episodi che ci hanno riguardato, ansie ed emozioni provate, decisioni prese e svolte di vita.
Ed ancora... fino a questi ultimi giorni
Negli occhi di una figlia ho visto quel "luccichio" che ho imparato a riconoscere perché sempre accompagnato da un certo tipo di sorriso, tenero e protettivo tanto simile a quello di una madre per la Sua creatura. E non solo, pure quello "stare in piedi, a braccia conserte", vigile e pronta allo scatto per agire in caso di bisogno... come Colei che accompagna con lo sguardo i primi passi incerti della Sua creatura.
E di nuovo... i ruoli che s'invertono e fanno sì che la figlia diventi la mamma di Sua madre e poi si fondono in un' "armonia" che sa di divino.
Tornata a casa ho cominciato a ricordare... e di proposito sono andata a cercare tra le tante pagine di questo "mio diario", ne avevo già parlato della "dolorosa complicità" che lega madre e figlia quando la malattia... decide...

"Dall'altra parte, poi era seduta un'Amica che non avevo mai visto, era così  perché questo era il Suo primo ciclo di neoadiuvante per ridurre il tumore, e più in là c'era Sua figlia. Dopo dieci mesi mi sono rivista. Parlando, non intenzionalmente le guardavo negli occhi, e in quelli della "mamma" vi ho letto il timore di affrontare qualcosa di troppo grande e sconosciuto, un misto di ansia e di preoccupazione, stati d'animo che conosco bene, e nello "sguardo" della figlia il desiderio di rassicurarla ogni momento, di proteggerla in una sorta d'inversione di ruoli tenera e commovente. Quell'atteggiamento... anche quell'atteggiamento, lo conoscevo molto bene."

Da allora sono passati tre anni... incontro meno quella madre con la figlia, ma sono sicura che poco e niente è cambiato.
E mi pare di vederle ancora... la prima che si "appoggia" alla seconda ed entrambe serene...
Ognuna sa che l'Altra c'è, ed è... al sicuro.

8 commenti:

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  2. Grazie a Dio non posso parlare di malattia,ho una mamma domani compirà 83 anni, è in gamba e forte ma è ormai da qualche anno che mi provoca una tenrezza particolore,la vedo avvanzare nel suoi anni e vedo tutte le fragilità di raggiunge tale età, spesso mi sono sorpresa a osservarla e rendermi conto che è da tempo che gicosamente mi viene da chiamarla la mia "bambina" oer quella fragilità che portano con sè i primi acciacchi, i limiti dei movimenti non più veloci,sebbene lei è energica,a volte quando si mette a fare certi mestieri mi appare come una bambina che arriva a mala pena alla sedia e cerca di salirci sopra, sorrido sempre di lei e la sua solarità e energia è sempr eun grande esempio per me.
    ciao

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  3. Ciao, Carolina... innanzitutto auguri per la Tua mamma, un felice compleanno!
    Tu confermi quello che ho detto. Il naturale evolversi della vita già porta ad un'inversione di ruoli... ed è bellissimo. Si ricambia ciò che i genitori hanno fatto in altro tempo per i figli... ansie e notti insonni ma pure le piccole gioie per traguardi inaspettati con timori svaniti nel nulla.
    Quanta serenità a portata di mano... o meglio a portata di Cuore.
    Un abbraccio.

    Mary

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  4. Cara Mary, so cosa vuoi dire, e ci sono passata diverse volte con la mia mamma.....c'ė stato un tempo in cui lei ha vegliato per me, assistendomi come un angelo mentre ero in ospedale....giorno dopo giorno e notte dopo notte...per mesi...e poi la situazione si è capovolta. Dopo la morte di mio padre mamma era spaesata, spersa per ogni cosa....e si appoggiava a me: mi sentivo quasi una mamma per lei, ma questa sensazione si acuì quando si ammalò....allora era proprio come fosse lei la figlia ed io la madre, sempre preoccupata per la sua creatura, cercando di alleviarle la pena e di infonderle coraggio.....tale reciprocità tra madre e figlia è più che naturale ma penso sia necessario avere insito il senso materno.....purtroppo a volte manca.
    Ciao cara amica, è sempre un piacere leggerti, anche se saltuariamente...ma tra noi il dialogo continua, vero?
    Ti abbraccio

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    1. Ciao, Paoletta... è sempre una gioia ritrovarti. La Tua sensibilità che trovo tanto simile alla mia fa sì che ogni volta è come se ci fossimo appena lasciate.
      Al commento di cui mi hai fatto dono, c'è poco da replicare tanto sei stata accorta nel descrivere le Tue emozioni.
      Credo solo che più che senso materno siano necessari amor filiale, spirito di sacrificio e non ultima... una sensibilità oltre misura. Con tali presupposti la naturale reciprocità arriva a sublimarsi... ad un passo dal divino.
      Ti abbraccio...

      Mary

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  5. Carissima Mary, so tanto bene di cosa parli, ho scolpiti nella mente e nel cuore attimi vissuti con la mia mamma. Alcuni persino belli nonostante il dramma, altri tremendi, altri combattivi all'estremo, altri di arresa... lei è sempre con me, e lo sarà fino a che, se Dio vorrà ci rivedremo.
    Ti abbraccio forte forte... ♥

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    1. Ciao, cara Vivy... è tutto vero quello che dici. Niente è dimenticato... tutto resta nel Cuore e nella mente velato da malinconica nostalgia.
      E il legame... quello speciale?... mai si spezzerà fino a "quel giorno" in cui tornerà ad essere ancora più forte... eterno.
      Un abbraccio...

      Mary

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