dicembre

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domenica 1 agosto 2010

Fui la prima ad arrivare all'ambulatorio. Non c'era nessuno ad attendere; strano, ma era l'antivigilia di Natale ed altri, forse, avevano altro da fare, io no. Io avevo bisogno di risposte che calmassero la mia ansia crescente. Purtroppo non fu cosi'; quel mattino iniziò un intrecciarsi di situazioni, di eventi che portarono a ciò che sto vivendo tuttora e all'evoluzione del mio essere persona.
Stefania rilevò del liquido nei polmoni di Betty e bisognava eliminarlo al piu' presto, perciò le somministrò del diuretico, sperando che la situazione rientrasse e potesse cosi' iniziare una terapia adeguata. L'esito non fu quello sperato, anzi tutto sembrò mettersi in modo che si precipitasse velocemente potendo fare poco o niente in un'atmosfera che strideva con quella gioiosa, di festa del periodo natalizio. Furono giorni molto brutti; mi dedicavo a Betty e ogni tanto la mia mano sinistra andava a toccare il seno destro, a controllare quello che da un fuso era diventato un bozzo piu' piccolo in verità, ma dai contorni meno definiti e dalla consistenza piu' compatta e callosa. Il livido era scomparso, quindi tra un po' sarei "guarita", pensai. Non so perchè, ma ad un certo punto nella mia mente si era strutturato uno schema: se il mio "bozzo" fosse scomparso Betty sarebbe guarita e di rimando se Betty fosse guarita anche il mio bozzo sarebbe sparito. Questa logica assurda metabolizzata dal mio cervello mi aiutò ad andare avanti in quel periodo, a partecipare nonostante tutto ai tradizionali pranzi di famiglia, allo scambio di regali, di auguri e cosi' via. Ma la mia era una serenità forzata la cui vera natura traspariva ogni volta che mi guardavo allo specchio. I miei lineamenti erano sempre piu' tirati e gli occhi, costantemente lucidi, assumevano un'espressione sempre piu' tra l' incredulo e l' impaurito. Cominciarono ad accorgersene anche gli altri.

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