lunedì 7 febbraio 2022

IL GRANDE PROGETTO (n.89) (Unicità)

Sarà perché vivo situazioni e persone sempre con curiosità e gran senso di meraviglia, reputo l'unicità occasione di crescita ed arricchimento l'uno per l'altro.
E poi, quanto parlare per cosa da sempre scontata.
Siamo tutti unici e speciali, se autentici, fuori dagli schemi e senza appartenere alcuna categoria.
Capaci di stupire e non saperlo. Involontariamente.
Si tratta di non restare arroccati nelle proprie convenzioni, non temere l'opinione altrui, in sostanza imparare ad ascoltarsi e ascoltare.
Le persone incontrate in tutti questi anni sono state modelli di unicità, perché è nella malattia che emerge ciò che si è davvero, il carattere autentico, privo di etichette...
Con Lei potevo parlare liberamente, non si correva mai il rischio di urtarne la suscettibilità, perché era già ironica di per sé, sorridente sempre e prodiga di consigli e speranze, e poi... generosa non si può dire quanto.
Non ricordo di averla vista giù di morale neppure per un giorno. La Sua unicità era in quel sorriso dell'anima che non l'abbandonava mai, una serenità talmente radicata da alleggerirle qualsiasi tiro mancino la Vita le riservasse.
Spiritosa e ironica non aveva mai mostrato di aver paura, ma amava la vita, il decoupage e i Suoi gattini. Tanti anni trascorsi in quel reparto, eppure dava l'impressione che fosse lì per caso, si muovesse con leggerezza ... sulle punte, come passi di danza.
Sarà per questo che è come non fosse mai andata via, in silenzio.
Venni a sapere della Sua scomparsa per caso e solo dopo più di un mese. Forse lo aveva fatto apposta perché soffrissi meno. Mi voleva un bene unico davvero.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante fiore e natura

IL GRANDE PROGETTO (n.88) (Pensavo...)

Pensavo a come concludere questa giornata particolare.
4 Febbraio, Giornata Mondiale contro il Cancro. In realtà se ne dovrebbe parlare ogni giorno, come è stato per il Covid ad esempio, per sensibilizzare, sollecitare alla prevenzione, per far riflettere.
Sono tante le problematiche legate a questa malattia, che se pur sempre più curabile, non conosce curve d'appiattimento come per una pandemia.
Dal divario assistenziale al diritto all'oblio, passando per il rispetto della Persona.
Le lunghe liste d'attesa, un codice di esenzione a scadenza, una lungosopravvivenza evidenziata come privilegio da pagare a vita.
Ma non voglio cadere nella polemica e finire in tristezza. Paradossalmente se penso, Cancro immediatamente la parola mi suggerisce Vita, così come fu per Lucia, la Nostra Lucia dalle "semplici emozioni". Lei vinse il cancro ogni giorno di quei lunghi dieci anni...
"Sono seduta nella mia cameretta, trovo un po' di tempo per starmene in silenzio.
Osservo il cielo: molto bello, di celeste vestito e un gioco di nuvole qua e là, una luce filtra le nuvole bianche, luce di quel sole che ormai volge al tramonto, ma che non va via per sempre, mi saluta per oggi regalandomi gli ultimi raggi.
Mi incanto ad osservare , quasi spinta a volergli parlare!
Affido a questo azzurro celestiale la mia giornata, i miei pensieri, le mie preoccupazioni...
I miei occhi si perdono in tanta bellezza!
Ringrazio Dio per questo giorno trascorso...
Ancora una volta mi sento fortunata perché ho ammirato la straordinarietà della vita.
Ora capisco: la vita è un dono, tutto ciò che mi circonda è un dono, ed io ne faccio parte non per mia volontà ma per AMORE!"
Lucia mi scrisse... ricordati di me, le promisi che lo avrei fatto sempre e per sempre, non potevo quindi mancare proprio oggi.
E con le Sue parole che conservo gelosamente e mi confortano e mi motivano, continuerò fino a quando mi sarà concesso.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante nuvola e oceano

sabato 5 febbraio 2022

IL GRANDE PROGETTO (n.87) ( Frivolezze)

"In fondo che ne so io cos’è la felicità… Mi sa che siccome abbiamo dei colpi continui, uno appresso all’altro, il momento in cui riesci a schivarne uno… beh sono momenti di felicità sublime"
- Monica Vitti -
... infatti, oggi io sono felice perché aprendo l'ennesima busta ho vinto ancora la mia lotteria, quella della vita che concede di non essere sfrattati dalla stessa ancora per un po'.
E poi...? Non ho preso l'alfa, la beta, la delta e l'omicròn... che desiderare di più?
Non ho avuto né sentito il bisogno di fare alcun tampone, e allora...? Sembra cosa da poco, ma il mio portafoglio ringrazia.
Non basta questo per sentirsi felice?
È stata una gimkana, perde colpi e ancora non finisce, però vuoi mettere, le giornate sono state piene di continui allenamenti.
Paura?... su la mascherina!
Dieci contagi in meno?... giù la mascherina!
E su e giù, avanti e indietro, guardarsi intorno, schivare il malcapitato di turno non avvistato in tempo utile... e tanto altro ancora che non se ne può più di tanta felicità.
A me è sufficiente molto meno.
Voglio tornare indietro, fermarmi a quella busta che ogni volta mi fa tremare il cuore, gioire per ogni riga scritta, dubitare e pensare anche, la prossima volta andrà meglio.
Perché è così, pure se gli anni vanno avanti e la strada s'accorcia, la vita la si vuol vedere intera, da oggi in poi, tutta da vivere.
E il resto saranno solo frivolezze.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

venerdì 4 febbraio 2022

IL GRANDE PROGETTO (n.86) (Per altre e più possibilità)

La Malattia o qualsiasi esperienza estrema lascia più fragili, ove fragilità sta per sensibilità manifesta in diversi modi.
Irritabilità e improvvisa pacatezza, voglia di attenzioni e desiderio di donarne, per proteggere e farsi proteggere.
Tutto e il suo contrario per sentirci accolti proprio quando siamo i primi a rifiutare Noi stessi.
Ed è già nell'ambito familiare che si palesa tutto quanto, nella coppia ad esempio, soprattutto se il coniuge cosiddetto sano non regge il colpo, diventa indifferente o addirittura fugge, perché ha paura o non vuol pensare a tanto stravolgimento.
Chi resta allora, sentendosi abbandonato, si chiude o mette fuori il peggio di sé.
Brutta e triste storia.
Per Noi... per la Nostra coppia vale una storia a sé.
La prima immagine che mi torna alla memoria è lo sguardo carico d'ansia ma anche di speranza di mio marito al ritorno a casa dopo la mammografia e la diagnosi.
A casa lo trovai ad aspettare spaventato e incredulo, muto di mille parole.
Quel giorno non pranzammo, era sabato e nel pomeriggio come sempre al supermercato per la spesa, perché la consapevolezza di una situazione dura, difficile doveva essere di aiuto ad affrontare tutto subito e poi... poi superare.
Insieme?
Oggi, dopo dodici anni non saprei dire se l'abbiamo vissuta e superata "insieme" come si potrebbe comunemente credere. So solo che quello sguardo dell'inizio non fece altro che accompagnarmi nelle varie tappe della mia storia e in un certo senso pure mi condizionò, perché d'un tratto mi resi conto che non solo dovevo darmi da fare perché il "problema" era soprattutto mio ma avevo da proteggere quello che avevo costruito in tanti anni, un rapporto a cui tenevo tantissimo, all'intera famiglia che era e sarebbe stata la mia unica certezza in quei momenti difficili.
Fu tutt'uno decidere di proteggerlo quell'Amore e di vivere perciò quasi da sola la malattia.
Decisi insomma di accogliere me stessa perché gli Altri mi accogliessero. Saggia decisione che dà ancora i suoi frutti, anche al di fuori dell'ambiente familiare.
In una struttura sanitaria ad esempio, quasi come a casa.
Signora, mi sa che ci siamo visti da poco, non è così?
Un giovane infermiere stamattina, mentre mi preparava per il prelievo.
Hai buona memoria... ho replicato.
Perché l'ultima volta in effetti fu un'assolata giornata d'agosto, sei mesi fa. Non molto ma abbastanza per Chi ne vede tanti di volti.
Beh, con quella semplice frase per me è stata l'accoglienza giusta, come un abbraccio rassicurante.
Il prelievo è andato bene, veloce e indolore. Vene profonde e in parte bruciate messe ko da tanta gentilezza.
Che dire? Sono persona che pensa, non giudica, ma apprezza e ringrazia sempre. Perché niente è scontato, si sa. Il vissuto insegna.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante albero e attività all'aperto

mercoledì 2 febbraio 2022

IL GRANDE PROGETTO (n.85) (Liberi di pensarla a proprio modo)

Una discussione vivace e una citazione, quest'ultima già condivisa, ma come si suol dire, ripetita iuvant, e in questo particolare momento, direi... giova più che mai.
"Il mondo è cambiato. Dobbiamo cambiare noi. Innanzitutto non facendo più finta che tutto è come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita normale. Con quel che sta succedendo nel mondo la nostra vita non può, non deve, essere normale. Di questa normalità dovremmo avere vergogna".
-Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra -
Siamo figli di un'altra epoca, educati al rispetto del ruolo e quindi all'obbedienza a prescindere.
Ma ci è stato pure insegnato a guardarci intorno, osservare ed ascoltare.
Abbiamo così imparato a fare il distinguo tra Chi patisce e non si lamenta e Chi lo fa senza motivo, e poi tra Chi si spende in ogni modo per il bene comune e la salvezza di tutti e Chi invece spreca bei discorsi, li dimentica subito dopo e torna a ripeterli in altra forma.
Lo spirito critico quindi non ci manca, anzi si affina sempre più, ciò nonostante scegliamo di rispettare il ruolo, pur non condividendo stiamo alle normative vigenti, e stanchi continuiamo la Nostra vita, a prescindere.
Non va tutto bene solo perché è la maggioranza a sostenerlo.
L'informazione è alla base dell'opinione, ma giudizio e scelte sono assolutamente personali.
Potrebbe essere un cartone

IL GRANDE PROGETTO (n.84) (I figli...)

I figli sono la vita che continua con Noi e dopo di Noi, il bene più prezioso.
Quante volte ci siamo soffermati a guardarli sin da piccoli, cercando in loro ciò che ci accomunava, il taglio degli occhi, la forma della bocca, la fossetta sulla guancia... eppure non ci appartengono.
Sono esseri indipendenti, forse solo un prolungamento che ricorda da lontano una fine che non esiste, e indica invece un fine più alto.
Ci preoccupiamo, vogliamo proteggerli ad oltranza, anche per qualche ora distanti prende l'ansia.
Molti di Noi, genitori di figli adulti, sono nonni e dall'alto dei propri anni vedono lungo e possono spiegare perché col trascorrere del tempo staccarsi dai figli diventa sempre più difficile.
È la consapevolezza del proprio ruolo, il senso di responsabilità, l'affezione. L'Amore incondizionato, puro e senza fine.
E poi c'è l'età che con l'esperienza rende più sensibili e teneri a discapito della spensieratezza e di quel pizzico d'incoscienza che in verità converrebbe sempre mantenere.
Che dire...? È del tutto normale una lieve sofferenza quando ci si allontana da un figlio, ma è da viverla con una certa leggerezza. Perché alla fine ritrovarlo, ritrovarsi è sempre rinnovata meraviglia.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "E poi nasce, lo guardi e capisci che lo amerai per tutta la vita... Perchè è parte di te."

martedì 1 febbraio 2022

IL GRANDE PROGETTO (n.83) (Una citazione su cui riflettere)


Un invito a leggere e soppesare parola per parola, cercare di ricordare la propria infanzia e adolescenza, e non solo, anche l'infanzia e l'adolescenza dei Nostri figli o alunni o di qualsiasi affidata età in evoluzione...
“Se cresci senza nessuno che ti dica che sei bello o che sei bravo, senza una parola di conforto che ti rassicuri dandoti il tuo posto al sole nel mondo, niente sarà mai abbastanza per ripagarti di quel silenzio.
Dentro resterai sempre un bambino affamato di gentilezza, che si sente brutto, incapace e manchevole, qualsiasi cosa accada.
E non importa se, nel frattempo, sei diventato la più bella delle creature.”
- Ferzan Ozpetek -
Già, un silenzio devastante, prova che si dà per scontato o irrilevante il buono e il bello che è in una persona, o per irreparabile qualsiasi difetto o carenza.
Mi sono chiesta più volte, ma sarà così difficile donare tenerezza, mostrarsi gentili?
Magari ci si sentirà impoveriti di qualcosa, è stata la risposta, o che il tutto possa passare per debolezza.
Vorrei trovare una giustificazione, quasi a ridimensionare i danni. Niente.
È tutto tempo perso.
Un "tempo perso" che non si potrà recuperare. Non lo recupererà chi ha trascurato sbagliando, e neppure chi ha subito.
Un complimento, un riconoscimento sono carezze nei momenti di solitudine interiore, quando l'autostima difetta e convinzioni esasperate prendono spazio.
L'autostima è già di per sé un difficile traguardo, la gratificazione sarebbe il meritato premio.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo