La malattia porta al limite dei limiti, per cui si rivede la propria vita, si fa un bilancio, si cerca di riattivare le voci in passivo, si è infinitamente grati per quello che si ha.
Ci si rende conto che dare e ricevere amore è l'unica giusta modalità di vita.
Una donna, una moglie, una madre se non lo dichiara apertamente, almeno lo dimostra.
Le mamme, più dei padri sentono l'onere e l'onore di essere "accudenti" a vita.
Comunque sia pure non con la stessa frequenza, s'incontra qualche padre premuroso senza eccessi, presenza discreta che mantiene le distanze soprattutto da se stesso, per non perdere la lucidità.
Ricordo di aver incontrato una volta tre mariti. Erano nella stessa stanza. Chiesi loro... Come va?
- Va tutto bene, mi sto impegnando. Soprattutto per lei, che sta dedicando a me cure materne.
- Sono vivo grazie alle mie tre donne, mia moglie e le mie due figlie. Dico sempre che il mondo continua per le donne. Siamo fortunati noi uomini ad amarle ed essere da loro amati.
Tre mariti, ognuno grato alla propria moglie, "partner" per uno di loro, perché trovava il termine moglie assai riduttivo.
"Sorella, amica, complice compagna. Il Suo nome? Non lo ricordo più. Sono cinquant'anni che io la chiamo Amore..."
E in quella stanza di commozione si colmarono i cuori.

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