Solo la presenza dell'umiltà permette di conseguire la consapevolezza di ciò che si è, senza magnificare nulla di se stessi
(cit.)
Che argomento difficile, l'Umiltà, spesso intesa per altro come da pregiudizio.
Se fosse un fiore mi piacerebbe accostarla al bucaneve. Spunta dalla coltre bianca, e a capo chino con essa si confonde.
È prova che tutto può accadere, pure nei momenti avversi. Vantarsene non avrebbe molto senso.
L'umiltà mi tocca. Ogni giorno gli spunti non mancano, poi i ricordi, le riflessioni personali, le confidenze "accolte", mi inducono a capirne davvero senso e valore e quanto paga esserlo, umile nel profondo.
Penso immediatamente all'umiltà nell'aiuto...
... nel chiederlo e nel donarlo. Perché non si può essere arroganti e pretenderlo pur nel bisogno, perché se lo offri non deve costituire motivo di vanto o vanagloria. Tutto nella piena gratuità e semplicità di Cuore.
Quante volte l'umiltà è scambiata per debolezza o ancor peggio per dabbenaggine? Mi viene quasi da sorridere, come quando si nega alla fragilità la valenza di risorsa.
Fragilità, umiltà possono essere per ogni esistenza "trampolini" per mete irraggiungibili.
Si legge nel Vangelo... Che i sofferenti e gli oppressi si rifugino nel buon Dio. L'umiltà farà la differenza.
L'umiltà è di Chi vittorioso non si vanta, perché è consapevole di aver vinto non per Suo merito e per questo grato, è disponibile sempre verso l'Altro.
La Persona umile sicuramente mite nel profondo, è quindi forte e grata. Non può non essere nella benevolenza di Dio.

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