"HO DAVVERO PAURA DI COME QUESTO CANCRO CAMBIERÀ LA MIA VITA"
La Malattia è un evento (s)travolgente, affrontarla nel migliore dei modi può risultare difficile, e da questo (coping) potrebbe, anche se solo in parte, pure dipendere l'esito finale.
Medici ed infermieri ricoprono un ruolo importante, e uno studio riguardo loro rileva come sia valida la capacità di creare opportunità empatiche partendo dall'emozione del momento della Persona presa in carico.
"Ho davvero paura di come questo cancro cambierà la mia vita".
Come rispondere a questa affermazione/ emozione creando o suscitando un' "opportunità empatica"?
Di sicuro non contrastando un'assoluta verità poichè già al momento della diagnosi qualcosa cambia, quando molte certezze cadono.
Mostrare comprensione e concreta e silenziosa vicinanza potrà essere una soluzione dal momento che annulla così l'inevitabile senso di solitudine.
Ma prima di arrivare a questo occorrerà:
- Riconoscere l'emozione
- Validarla
- Normalizzarla riportando al paziente esempi di esperienze simili alla sua.
- Elogiare gli sforzi
- Incoraggiare all'espressione, invitando a raccontarsi.
Durante l'incontro alcuni interventi hanno sottolineato l'importanza della comunicazione, fatta di informazione nella giusta modalità.
Una paziente poi, conclusa da un mese la terapia, racconta il proprio dramma della perdita dei capelli, il suo "non riconoscersi", gli sforzi per accettarsi non vani anche con l'aiuto dei volontari.
In questo terzo incontro GAMA dell'anno, qualche cenno alla necessità fortemente sentita da Chi si ammala, di "dare un senso" all'accaduto.
In conclusione immagini della tcnica del Kintsugi.
Il Kintsugi è un'antica arte giapponese di riparazione della ceramica che non nasconde le rotture, ma le valorizza. La tecnica consiste nel ricomporre i frammenti rotti utilizzando una lacca (urushi) e riempiendo le crepe con polvere d'oro, d'argento o platino. Questo processo rende l'oggetto riparato ancora più prezioso e unico, trasformando le cicatrici in elementi di bellezza, e ha anche un profondo significato filosofico legato all'accettazione delle imperfezioni e alla resilienza.















































