giovedì 12 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.34) (V Corso per volontari oncologici - La giusta distanza)

Abbiamo parlato di normalità, quanto sia importante in una situazione di malattia non far perdere di vista il riferimento alla quotidianità, al fluire sereno dei giorni.

La pacatezza, il tono della voce, lo sguardo sono elementi importanti per l'approccio nella relazione d'aiuto.

Ma che bella persona sei... sempre così calma. Sei rasserenante.

È vero, sarò anche una bella persona, rasserenante, sempre calma proprio no.

Perché ne avrei da dire tanto a toni alti su quel che è stato, ciò che potrebbe essere, e intanto è, e non piace per niente.

Ma per quell'empatia che mi attribuiscono, mi rendo conto, e ci lavoro pure, fin dove si può o si deve arrivare, e poi... fermarsi, per non farsi male e non far del male.

Intuito, discrezione, capacità di fare più di un passo indietro.

"Nella conversazione ci si astenga da osservazioni intese a correggere, per quanto a fin di bene: poiché offendere la gente è facile, migliorarla è difficile, se non impossibile".

   - Arthur Schopenhauer -


Impossibile migliorare le persone, ancor più le situazioni che non dipendono esclusivamente da Noi.

Secondo me, affannarsi è inutile.


I PORCOSPINI

 

In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini.

Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro.

Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo.

Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente.

- Arthur Schopenhauer -


Ecco... la giusta distanza è ciò che serve.

Approcciare a tutto, ascoltare tutti, e ritirarsi quando andare oltre sarebbe impossibile o vano.


mercoledì 11 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.33) (V Corso per volontari oncologici - Essere accanto)

Noi volontari indossiamo il camice per identificarci, perché non ci muoviamo in modo autonomo ma siamo un gruppo e poi associazione.

Un gruppo di mutuo aiuto, persone che mettono a disposizione il proprio tempo per "essere accanto".

Essere accanto... è tenerezza, disponibilità, generosità.

Quindi non sarà il camice a fare la differenza, ma la capacità di caricarsi ogni volta di un peso, e alleggerirne qualcun'altro, cercando di far apparire normalità ciò che normale non è. 

La differenza vera la fa solo il Cuore che sa dispensare sorrisi e giuste parole perché capace di andar ben oltre.

Desidero poi dare risposta ad un Amico che dubita circa una relazione d'aiuto.

Essere accanto non è per tutti, è vero.

Non è per Chi si gira dall'altra parte, per Chi intende solo "fare qualcosa", per Chi sta a sentire ma non ascolta.

Chi è generoso ed empatico è capace di essere accanto con la semplicità dei "giorni normali". Ascolta e fa propria ogni situazione ed emozione. Aiuta con la sola presenza.


Chi ha vissuto la malattia sulla propria pelle o da caregiver resta accanto, e a volte anche solo col silenzio colma di senso l'esistenza.


lunedì 9 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.32) (V Corso per volontari oncologici - Le basi) Ancora una settimana all'inizio del V Corso GAMA per volontari oncologici. Un corso per imparare, aggiornarsi, e perchè no... conoscersi un po' di più. Perchè il volontario deve essere generoso, empatico, e privo di giudizio. E generosità, empatia ed obiettività dovranno essere riconosciute ed allenate. Perché essere accanto a qualcuno che soffre non è certo cosa per tutti. È essere accanto e ricominciare insieme. Ricordo le parole di una paziente cui un giorno consegnai una parrucca... grazie, oggi mi hai salvato la vita. Un'esagerazione certamente, però io fui contenta per averla resa contenta. Il volontario non cura ma si prende cura, non scende a compromessi, perché si sente compromesso in ciò che è un modo di essere sincero e gratuito, e non mero mestiere. Una riflessione. Intorno a Noi quante realtà diverse. C'è gioia, dolore, preoccupazioni, ansie, e... si potrebbe continuare. Quante volte facciamo mente locale per rendercene conto? Forse penso troppo, ma lo preferisco. Da pensiero a riflessione il passo è breve, segue la "correzione" per cercare di sbagliare meno. Semplici particolari che fanno la differenza, quella differenza che personalmente tanto mi appassiona.

Ancora una settimana all'inizio del V Corso GAMA per volontari oncologici. Un corso per imparare, aggiornarsi, e perchè no... conoscersi un po' di più.


Perchè il volontario deve essere generoso, empatico, e privo di giudizio. E generosità, empatia ed obiettività dovranno essere riconosciute ed allenate.

Perché essere accanto a qualcuno che soffre non è certo cosa per tutti.

È essere accanto e ricominciare insieme.

Ricordo le parole di una paziente cui un giorno consegnai una parrucca... grazie, oggi mi hai salvato la vita.

Un'esagerazione certamente, però io fui contenta per averla resa contenta.

Il volontario non cura ma si prende cura, non scende a compromessi, perché si sente compromesso in ciò che è un modo di essere sincero e gratuito, e non mero mestiere.

Una riflessione.

Intorno a Noi quante realtà diverse. C'è gioia, dolore, preoccupazioni, ansie, e... si potrebbe continuare.

Quante volte facciamo mente locale per rendercene conto?

Forse penso troppo, ma lo preferisco. Da pensiero a riflessione il passo è breve, segue la "correzione" per cercare di sbagliare meno.

Semplici particolari che fanno la differenza, quella differenza che personalmente tanto mi appassiona.


FUORI DAL TEMPO (n.31) (Tanto... tutto passa)

La mia emotività in questi giorni è messa alla prova.

Faccio quel che devo ma tra le nubi cupe del pensiero.

Passerà, lo so, ma ora è così.

Quando il tuo animale vola via è dolore uguale, ma muto e dignitoso.

Però diversa è la percezione per ognuno ed anche modo e tempo di elaborazione.

Mi chiedo perchè si debba soffrire così.

La mia cagnolina ha lasciato un vuoto immenso in casa e nei nostri cuori.

E col passare dei giorni il dolore sta diventando sordo e latente.

È una variabile costante della vita, esiste e conviene farsene una ragione, affrontarlo elaborarlo superarlo, per poter continuare... 

Altrimenti come si fa?

Accettare la cosa come fosse attesa da tempo, un passaggio inevitabile, e allora perché disperare?

Si può sempre piangere, è vero. E dopo? 

Tanto poi passa, come passano la gioia e la tristezza, persino la paura, emozioni di momenti della vita... che poi, passa anch'essa.


E che passi pure, senza fretta nè inganni, con la piena consapevolezza e la forza che da essa viene.

Passi pure ma non senza lasciare il segno, il vuoto e il ricordo.

FUORI DAL TEMPO (n.30) (Non si può non riflettere)

Dopo ciò che è accaduto sto pensando tanto a


questa mia vita. 

Da un po' la sento più precaria di quel che è, e come non bastasse mi percepisco insofferente dentro.

Per cui viene naturale chiedermi...che cosa tratterrò e quanto lascerò andar via?

Da "lungosopravvivente" non posso non essere concreta, è come farsi scudo per proteggersi, non illudersi.

Al termine di questa giornata vissuta comunque tra ospedale e casa, faccio il resoconto dalle "corde tese" oltre misura della mia sensibilità. 

Quindi... lascerò andare l'ipocrisia, l'incoerenza palese, e l'indifferenza. 

Tratterrò invece due cose belle che mi sono successe oggi.

Malinconica e stanca ero seduta al divanetto nella stanza dei gattini. Uno di loro si è sdraiato sulle mie gambe e ha avvicinato il musino al mio viso.

 Lans, questo il suo nome, ha voluto in qualche modo consolarmi con la presenza. 

La seconda cosa è legata ad un messaggio ricevuto stasera. Mi si diceva di stanchezza a causa del lungo percorso, mi ringraziava per aver saputo essere stata "Accanto"

Così fu che in breve tempo tornai alla "vita che amo".

Due note, due momenti, carezze al Cuore. Oggi conforto, domani e poi domani e sempre motivazione.

domenica 8 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.29) (Qualcuno vuole che continui a...)

Davanti ad un angolo vuoto, ne immagino solo la ciotola, e i pensieri si rincorrono per un po' ricordando, poi velati a nascondere la malinconia.

Uno squillo, il telefono, una giornalista chiede di raccontare una storia finita bene, la mia storia. È per celebrare questa giornata... dice... il 4 Febbraio, contro il cancro.

Il mio "oggi" che parte da lontano è fatto di emozioni che non posso trattenere. 

Sono ricordi rivissuti, sensazioni rielaborate.

Per mia natura non ho mai amato essere protagonista, con la malattia mi trovai ad esserlo mio malgrado, e se nella vita non potevo rifiutare quel ruolo, nella "scrittura" almeno avrei voluto ridimensionarlo. 

Di quella "storia" così decisi di non essere l'unico personaggio principale, e tutti quelli che la vivevano con me sarebbero diventati coprotagonisti.

Io non ero anonima, e neanche le mie emozioni. Anche attraverso un "quasi nome" mi si identificava benissimo ed io volevo questo, essere attendibile. 

Seguendo un'idea, pur nel rispetto della privacy, fui fedele in tutto, i dialoghi, perfino qualche voce dialettale, le lacrime, la rabbia... le parole di conforto, incoraggiamento da parte di medici e infermiere...

Quando rileggevo ciò che avevo scritto mi emozionavo ancora di più, restavo quasi senza respiro.

Poi alcune situazioni m'impedirono di andare oltre e cambiai così se non argomenti, stile.

Descrivere emozioni fu formulare "pensieri divaganti fissati nella realtà". 

Diventai più ermetica, comprendeva in pieno i miei scritti solo Chi conosceva me ed il contesto. Chi sapeva riconoscersi in quella sofferenza.

A volte fui giudicata prolissa, divagante a tratti incomprensibile, però si trattava di fare una scelta. Chiudere  baracca e burattini, dedicarmi alla scrittura solo per diletto, oppure con qualche accorgimento, "continuare a...".

Preferii quest'ultima e non me ne sono mai pentita.

Tempo è trascorso, ne è venuto fuori persino un libro, almeno così lo definiscono, per me è il semplice diario di due parentesi della mia vita a confronto.

Così ho avuto il privilegio di essere intervistata qualche giorno fa, e poi stamattina.

Che dire...? Penso alle risposte che ho dato e pare quasi che le parole non siano  mie. Eppure sono i miei pensieri, di questo sono certa. 

Del resto da quando ho cominciato a scrivere costantemente è sempre stato così.

Critica con me stessa, lucida nel drizzarmi per non cadere.


Un messaggio finale per questa giornata?

Mai sentirsi vittime, e determinati essere protagonisti convincenti e coinvolgenti della propria storia.

sabato 7 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.28) (Oltre l'emozione)

Pur col vuoto dentro e lo spazio intorno vengo fuori allo scoperto.

Pesa ovviamente, ma sono cose che toccano ai vivi, e forse ogni giorno non ringrazio di esserlo, viva?

Periodo pesante questo, problemi ordinari, qualche preoccupazione, il dolore silenzioso della perdita.

É la Vita, continua a ripetere mio marito, ed io gliela passo per buona, anche se non completamente d'accordo, considerando che molti non problemi occupano il centro delle nostre giornate.

Un modo questo suo di collocare le sensazioni, le emozioni. Le archivia e va avanti.

Per me è diverso.

Cerco di andare oltre le sensazioni, e le emozioni non trascurano i ricordi, tutti.

La Vita non è facile né difficile per tutti


, va presa per il giusto verso, nella consapevolezza che ogni accadimento o evento deve essere accettato, affrontato e superato. Siamo strutturati abbastanza per questo.

A volte rimaniamo intrappolati nell’abitudine della lamentela, del giudizio, siamo pronti a puntare il dito e a incolpare qualcosa o qualcuno, a volte la vita stessa per qualsiasi cosa e non ci rendiamo conto dei doni che la vita ci offre continuamente. 

Le energie della lamentela e del giudizio ci tengono intrappolati nell’illusione e non ci permettono di sperimentare la bellezza di essere nel flusso della vita e di ricevere i suoi doni continui e sorprendenti.

Eppure basterebbe anche una piccola riflessione per capire che invece dovremmo essere grati, anche per il solo fatto di essere vivi. Ogni giorno della nostra vita per tutto il tempo che sarà.