domenica 17 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.22) (Ogni momento è il tempo giusto)

Per il bene della vita stessa ogni momento è il tempo giusto.

Conobbi una persona con cui entrai subito in sintonia. Quando si dice che le anime simili si riconoscono è pura verità.

La prima volta stava leggendo di Mindfulness, risorse interiori e di quant'altro ci occupiamo Noi dell'auto mutuo aiuto.

Naturale fu perciò invitarla ai nostri incontri, e altrettanto fu per Lei partecipare.

Lei vivendo la malattia rimpiangeva il tempo perso a rimandare. Aveva tanti sogni e progetti, ma anche qualcuno di cui prendersi cura.

Lo farò dopo... si ripeteva... al tempo giusto. E intanto si rendeva conto di non aver fatto in tempo.

Già... si pensa sempre averne tanto, ma gli anni passano in fretta, e forse solo in parte i molti progetti saranno realizzati. E comunque, poiché cambiano tante cose, difficilmente corrisponderanno all'idea iniziale.

Dammi ancora un po' di tempo, Signore... Lei pregava... ho ancora tante cose da fare.

Mai piangersi addosso però, perché una vita non è mai vissuta inutilmente.

Per questo senza rimpianti occorre cancellare ciò che è da cancellare, e salvare il salvabile, quello che si è saputo costruire.

Guardare poi al futuro, che sia lungo breve, sarà vissuto con impegno e consapevolezza.

Perchè si costruisce sul Presente, titolato per capacità e meriti di Cuore.

Un promemoria che mi ripeto spesso quando penso... vorrei averlo fatto, e mi prende la tristezza.

Ma poi torno sempre al momento che vivo, e con un profondo respiro mi carico di leggerezza.


Qualcosa in fondo ho recuperato.

SENZA SOSTA (n.21) (Promemoria)

Si chiude un anno sociale, ma la "mission" continua. Restiamo "accanto".

Restare accanto non è da tutti, è grande responsabilità.

 È predisposizione ed è pure impegno.

Si accoglie l'Altro non solo fisicamente, ci si mette in sintonia, ché l'Altro possa sentirsi rassicurato già dalla sola presenza di Chi lo accoglie, disponibile all'Ascolto.

L'Ascolto empatico è un'arte assai difficile, richiede allenamento. Che l'Altro non avverta superficialità ma vicinanza serena.

Si abbraccia con lo sguardo e le parole, quest'ultime poche ma giuste, pensate e adattate prima a sé.

Non si fanno domande, non si esprimono opinioni gratuite.

Siamo "ospiti" di chi ci accoglie.

Non si fa il volontario ma si è volontario.

Nel profondo, oserei affermare... 


essere volontari è uno stile di vita.

sabato 16 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.20) (Umilmente e ascolto)

Oggi ho tanto ascoltato e accolto molti spunti di riflessione tra sorriso e occhi lucidi di pianto.

A volte ho la sensazione solo dopo essere entrata in una stanza, di averlo fatto un po' da spavalda, allora mi ridimensiono vestendomi


di umiltà.

Tono pacato e poche parole sono cose sempre apprezzate, in quel luogo poi pare si cerchi solo questo, perchè di lì a poco non c'è bisogno d'altro. È come conoscersi da sempre.

E Lei che per età è tra i miei due figli, diventa la terza per diritto acquisito, poiché si racconta e lo fa con tale semplcità da far scordare l'intero contesto.

Penso poi a quanto io sia stata fortunata, da un'esperienza estrema, spuntata fuori quale fiore nel deserto.

È tardissimo, ma a scrivere non rinuncio.

Perché scrivere per me è la più efficace medicina.

Mi soffermo a pensare un po' per conto mio a quanta strada ho fatto e quanta ancora ne voglio fare, nonostante il tempo diventi sempre più breve.

Cerco intorno tutte le mie cose, libri e appunti, riviste e dispense... per me tutta la ricchezza che c'è, la certezza di un riscatto dopo la mancata laurea, il completamento di una vita.

venerdì 15 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.19) (Eterna eredità)

Parenti, amici, semplici conoscenti.

Legami di sangue, legami acquisiti.

Relazione lavorativa, relazione d'aiuto.


La Vita ne offre di opportunità per dare senso ad un'esistenza non da spettatori ma da protagonisti.

Si tratta di seminare, curare, coltivare ogni relazione, credere nel valore di ognuna, e proiettarsi nel futuro, perché qualcosa resti come esempio, "seme buono" da perpetuare, eredità d'amore.

Chiunque ami ha ricevuto Amore in dono, e a sua volta Amore lascia in eredità.

L'Amore ereditato non va tenuto per sé, bensì condiviso con le persone accanto e quelle che la Vita ha fatto incontrare durante il "viaggio" terreno.

Perché ogni persona che passa nella Nostra vita è unica. Sempre lascia un po' di sé e si porta via un po' di Noi. Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.

Così sto valutando un nuovo progetto che parte proprio da quegli amici che io chiamo "amici che contano".

Per me contano perché nel tempo sono diventati punto di riferimento, generosi di esempi, coraggio ed eredità d'amore.

Ed io come posso contraccambiare se non impegnando nuova energia?

Il percorso dell'esistenza ha un tempo limitato, gli anni trascorreranno sempre più in


fretta mentre si esaurisce, bene sarà impiegare al meglio, investire quell' "eredità d'Amore", ché possa fruttare tanto da costituirne altra da lasciare.

Chiunque ami... a Tutti è dato amare, non tutti ne sono capaci, per alcuni invece è peculiarità, quasi carisma.

È il "piccolo segreto" della Nostra eternità terrena, continuare a vivere come eredità d'amore e rasserenante ricordo.

giovedì 14 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.18) (La magia di un abbraccio)


 SENZA SOSTA (n.18)


(La magia di un abbraccio)


"LA MAGIA DI UN ABBRACCIO"

Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?

Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere

e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?

Un abbraccio è esprimere la propria esistenza

a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,

nella gioia e nel dolore.

Esistono molti tipi di abbracci,

ma i più veri ed i più profondi

sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.

A volte un abbraccio,

quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno,

fissa quell’istante magico nell’eterno.

Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,

fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa

o si ha paura di sapere.

Ma il più delle volte un abbraccio

è staccare un pezzettino di sé

per donarlo all’altro

affinché possa continuare il proprio cammino meno solo.


     - Pablo Neruda -


Poche righe a commento di questa bella poesia di Neruda, perchè il senso è tra i versi stessi.

Farò riferimento al mio passato e al presente che vivo.

15 ottobre 2010.

Terminava il mio percorso terapeutico, e cercavo di non pensare a quel che sarebbe stato dopo. 

Comunque mi sentivo fragile e vulnerabile. Chiesi "quell'abbraccio".l

Sono trascorsi 16 anni.

Ora sono io a donarlo, guardando solo negli occhi.

Pure oggi, uno di quei soliti "affollati" martedì.

Approcciare a Chi vive momenti di particolare difficoltà richiede un grande senso di responsabilità e prima ancora tatto e vicinanza, e tutto nella massima discrezione.

Mi presento

Lui/Lei si presenta, ed io...


Ti Accolgo con un sorriso e un augurio 

Ti Ascolto con l'attenzione che meriti.

Ti Aiuto, per quello che posso e quando e come vuoi.

Sono con Te, a riempire il Presente di eternità.

mercoledì 13 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.17) (AMA... da Cuore a Cuore)

L'Auto Mutuo Aiuto è questo. Ciò che dono altrettanto mi torna indietro.

Sintesi perfetta di quest'ultimo incontro GAMA.

Ciò che vorrei, sono in grado di donarlo all'Altro?

Chi soffre, spesso, si chiude in se stesso, isolandosi in un profondo silenzio, in una solitudine dal risvolto non solo psicologico, ma  anche relazionale. 

Egli ha bisogno di sentirsi accompagnato da persone che si prendono cura delle sue emozioni, del suo spirito e al tempo stesso del suo corpo, affinché possa affrontare serenamente, secondo i suoi modi e desideri, l'esperienza della malattia. 

Nel suo pathos ha bisogno di essere ascoltato, ha bisogno di atteggiamenti di valorizzazione e di accoglienza. Ed è importante che sia un’accettazione incondizionata. 

Tutto questo ho imparato a percepirlo e coltivarlo. 

Perché si crei armonia e quindi sia la "relazione d'aiuto" efficace, credo sia opportuno prendersi cura del singolo... in quel singolo momento. Come accogliere nel "nido", stringere in un abbraccio, proteggere in famiglia.

Il paziente oncologico vuole essere ascoltato, capito e supportato. Non sopportato ché è tutt'altra cosa.

Vuole sentirsi ripetere ciò che spera e non discorsi banali intesi all'illusione.

Desidera abbracci con lo sguardo e le parole, una mano stretta per sentir meno la solitudine.

Bene, Noi umilmente cerchiamo di dare tutto questo a Chi mostra di accettarlo, e ci proviamo con garbo e pazienza, a volte pure respinti, anche con Chi palesa il contrario.

Potrà essere solo un momento, comunque resta a maggior ragione nei nostri pensieri.


"Il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo"

     - Pablo Neruda -


lunedì 11 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.16) (Festa della Mamma?)


Non amo le giornate celebrative, sono scontate o hanno un secondo fine.

Perchè mai dovremmo ricordare o ancor più mettere in risalto figure già valide in quanto "persona"?

La Mamma, il Papà sono da rispettare e un domani da ricordare soprattutto perchè hanno dato la vita, poi ognuno li celebrerà seguendo l'onda dei ricordi

Hanno amato... forse potevano dimostrarlo di più.

Sono stati rigidi e severi... qualche sorriso e una certa flessibilità insieme con parole chiare e rassicuranti non avreɓero guastato più di tanto.

È che ad essere madre e padre non s'impara dai manuali. Si cerca di fare il proprio meglio secondo il buon senso e seguendo il Cuore.

Saranno comprensivi i figli?

Forse capiranno quando saranno genitori a loro volta, oppure al momento dell'inversione dei ruoli. Perchè prima o poi arriva, è il naturale ciclo della vita, e torneranno i ricordi a fare del presente una nuova realtà.

E tornando alla Festa della Mamma, per quello che riguarda la mia esperienza di figlia,

Mamma... mamma fino alla fine ed oltre... ove solo una linea sottile ci separa.

 Mi vede, lo so... io non posso.

Mi dispiace...