venerdì 19 giugno 2026

SENZA SOSTA (n.54) (Sulla vita e il senso suo migliore)

 

Stasera sento il bisogno di un ricordo sereno. Sulla vita e il senso suo migliore.

Anche se tempo è passato, ritorna la seraficità di Gerardina, un'anziana paziente conosciuta anni fa. 

Lei paragonava questa vita ad una vacanza.

Trovai l'immagine poetica, la feci mia, e in certi momenti mi ci rifugio.

Una vacanza non dura per sempre, conviene viverla al meglio, aggiustarsela per coglierne gli istanti più belli.

Tristezza mai, nessun disagio perché tutto passa.

Perciò, la vita viviamola così, come una vacanza... prima di tornare a casa.

È così che si rinasce ogni volta, e poi si riparte.

Al solito è molto tardi, ma forse col silenzio intorno è il momento giusto per pensare ancora tante cose.

Alla vita pure come viaggio, ai panorami persi e alle stazioni recuperate.

È strano come questi pensieri possano rendere sereni. Potrebbe sembrare rassegnarsi a qualsiasi tipo di destino, e invece è solo vivere nella consapevolezza, senza disperarsi.

Alla fine si tratta di farlo al meglio questo viaggio... adattandosi, cercando di ricavarne il maggior bene possibile.

La Vita, un viaggio a tappe con compagni sempre diversi, con alcuni in sintonia, con altri meno, mai soli comunque.

Si parte al mattino, si arriva a sera con la speranza di poter ricominciare.

SENZA SOSTA (n.53) (A prescindere)


 L'esperienza con un tumore porta inevitabilmente a fare i conti con la propria vita e con l'eventualità della sua fine.

Anche se attualmente e dati alla mano, siamo sempre più numerosi a farcela.

Però è inutile negarlo, tutti temiamo "quel momento" perchè lo consideriamo la negazione della vita. E se invece cambiassimo punto di vista?

Semplicemente, conclusione di una più o meno ricca esperienza sulla terra.

Comincerò con un ricordo, uno dei tanti, un mio convincimento. 

Avevo appena terminato il mio percorso di cura, ma continuavo ad andare là dove ero stata curata.

Mi ero affezionata a tutti, medico, infermiere, ed in particolare ad una "compagna di viaggio".

Purtroppo le Sue condizioni ben presto fecero prevedere un triste epilogo...

- Bada Noi teniamo a Lei, ma ancor più a Te. Non sei completamente fuori, sei emotivamente fragile.

- Non temete, ce la farò.

Mi si avvertiva che avrei potuto restare traumatizzata dall'eventuale perdita di Isa, questo il Suo nome, ma io testarda volli continuare.

E quando per rincarare la dose aggiunsero... guarda che è senza speranza, risposi subito... nessuno è senza speranza, anzi! Neppure quelli che chiamate "terminali". La speranza è vita, e vita è fino all'ultimo respiro.

La linea tra speranza ed illusione è assai sottile.

La speranza non esclude la consapevolezza ed è alimentata dalla proposività.

L'illusione non ammette alternative, preferisce ignorare.

Io credo nella speranza a prescindere da qualsiasi presupposto. 

La situazione è, ma potrebbe cambiare.

Si affronta quel che si deve perché cambi, e qualora restasse uguale, almeno si resta dritti, mai piegati su se stessi, fino all'ultimo.

Tutti hanno diritto alla speranza, la Nostra campana in reparto vuole ricordarlo, perché la speranza non è l'ultima a morire ma la prima virtù su cui si fonda la Vita. A prescindere.

SENZA SOSTA (n.52) (Da una parola...)

Da un po' cerco la "parola eroica" del giorno appena trascorso. La parola da cui trarre forza.

Rovisto tra le azioni mie, prendo nota dalle storie ascoltate, ne faccio tesoro da condividere perché s'impari per la propria vita.

Ci penso da un bel po'... ma quante persone ho conosciuto in tanti anni? Molte davvero. Prima con la "malattia sulle spalle", poi... "tra le braccia".

Le loro storie mi sono state d'insegnamento, e quelle nuove lo sono ancora. 

Ogni volta è stata una storia condivisa, un appuntamento, la convinzione di avere un Amico in più. Non un semplice conoscente, ma un amico... Amico.

Come conoscersi da sempre, una vera relazione che incredibilmente diventa di mutuo aiuto.

Perchè ci sono storie che insegnano la vita, quella complessa, fatta di dolore all'improvviso, perdita ma pure grande forza di ripresa.

Allora ascolto e quasi stento a credere che sia tutto vero. Lei se ne accorge e chiede... come ti senti ora?

Bene... rispondo... perchè la tua serenità nonostante tutto mi porta a credere che si può. Ammiro il tuo coraggio, la forza rigenerante dell'Amore che si dona.

Elena... tornerò a trovarti. Grazie per avermi accolto con fiducia.

Ti aspetto allora. A presto. 


Salutandomi con un sorriso.

giovedì 18 giugno 2026

SENZA SOSTA (n.51) (Fiore di cactus)

 Bisogna colorare le giornate, sempre anche quando sembrano scontate, pure se la stagione incalza e la stanchezza non risparmia.

Occorre mettersi in gioco nelle difficoltà, per superarsi ogni volta e provare un colore diverso.

Non è facile per niente, però si può, perché la vita è fatta di sfide continue e farsi vittima ogni volta è assolutamente deleterio.

Protagonisti. Siamo nati per esserlo dall'inizio alla fine.

Avete mai fatto caso a quanto sono belli i fiori di certe piante grasse?

Sono fiori più belli di tanti altri, perché imprevedibili spuntando all'improvviso tra le spine, e duraturi non si sa come, visto che necessitano di poche cure. 

Fiori senza profumo perché lo si possa immaginare e diventare così il fiore di ognuno.

E poi pensare di essere unici come quei fiori con la responsabilità forte di resistere oltre le spine, magari con la sola luce che attraversa il vetro di una finestra.

Sentirsi tra spine e dolori, a tratti pure inariditi perché basta quel che serve, eppure per quel poco ogni tanto nasce un fiore. 

Merito e lode per Colui che tutto può e vuole.


Metafora di una giornata vissuta come un fiore di cactus, con la fretta di arrivare a sera per tornare a me stessa, ringraziando comunque e sempre il buon Dio.


mercoledì 17 giugno 2026

SENZA SOSTA (n.50) (Un gusto sempre nuovo)

Oggi è stato davvero caldo, molto caldo e con queste temperature ovviamente si ha poca voglia di stare ai fornelli e l'appetito vien meno. Allora per questa calda domenica tanto per cominciare, ho preparato una buona insalata di pasta, patate, speck e 

Di certo vi chiederete che posto o ruolo occupa sulla tavola un "connubio" del genere.

È un secondo o contorno o frutta o companatico?

Posso solo rispondere che non lo so. È stata una scoperta, mi piace e mi appaga.

L'ho scoperto ma solo come gusto, già mia madre negli ultimi mesi di vita aveva preso a mangiare solo questo... pane e insalata. Quando le portavano pranzo e cena in ospedale, prendeva il panino, apriva la vaschetta dell'insalata... e poi ci pensava da sola a preparare il tutto e gustarselo a gran morsi. 

Solo quello... pane e insalata.

E a noi che la guardavamo stupiti, raccontava che era una sua antica passione... quando da bambina insieme con la mamma e i nonni, da sfollati preparavano il pane in casa e poi raccoglievano l'insalata nell'orto, e spesso il loro pranzo era tutto lì. Tranne quando il pane diventava duro come pietra, e allora si faceva il "pancotto con le verdure", erbette, cicoria, rucola sempre dello stesso campicello.

La mia mamma aveva l'arte del narrare... anche le storie più difficili e tristi diventavano favole e novelle, a volte dei veri e propri romanzi brevi.

Lei ricordava tutto e tutti, e amava condividere quelle esperienze passate, vissute con la semplicità che rasserena. 

Mancava il superfluo, ma non era un problema... ne cercava il piacere in ciò che aveva... e così disponeva del necessario e un po' di più.


C'era sempre qualcosa da imparare e ritenere in ciò che raccontava. Se ne sentiva il profumo e il calore, persino il sapore.

Come per me, il gusto che fu suo... di pane e insalata.

lunedì 15 giugno 2026

SENZA SOSTA (n.49) (Tutto e il suo contrario)

E pure stasera tra le tante cose pensavo...

Al mio lavoro quotidiano, a quante volte accuso fatica pur essendo grata di questi anni in più concessi. Ne gusto ogni momento, è vero, però a volte perdo fiducia perché penso di non farcela.

Così anche questa giornata è andata, a casa nostra è stata di festa e in più ufficialmente abbiamo dato inizio alle ricorrenze che ci riguardano, tutte in estate.

Ora i gattini dormono, ognuno al proprio posto mai uguale, da loro scelto ogni sera.

Penso alla mia cagnolina che non c'è più. Sono trascorsi quattro mesi, sembra ieri e a tratti pare da tanto. Ci penso perchè oggi ho trovato un suo giocattolo che credevo perso, e poi ci sono 

Da adattare al filo conduttore di questa giornata che nasce come festa e si conclude con riflessione profonda su "Tutto e il suo contrario".


Tutto e il suo contrario appunto, ma per Te, per me, per Noi, mai una tragedia.

SENZA SOSTA (n.48) (Tra i giovani io... diversamente giovane)


Al convegno di oncologia ieri erano presenti tanti giovani. Le specializzande,  i medici, gli infermieri... li osservavo ammirata, quasi orgogliosa, come fossi la mamma un po' di tutti. In loro vedevo proiettato il mio futuro e mi sentivo giovane anch'io. Viva.

È che pensi troppo... mi son detta... ami fantasticare... diciamo pure. Però così non ho mai la sensazione che gli anni mi precipitino addosso.

C'è un unico modo per sentirsi giovani sempre e a lungo. Restare vivi.

Il cervello è l'unico organo che in assenza di patologie è capace di rigenerarsi, nonostante l'avanzare degli anni.

Occorre allenamento, curiosità vivace e coltivare molti interessi.

Aggiungere qualità ai giorni e non solo giorni alla vita.

Lo diceva Rita Levi Montalcini, bell'esempio di lunga vita ben vissuta.


In un certo senso è ciò che sostengo quando riferisco del "mio spazio azzurro".

Arredato sempre in modo diverso, secondo lo stato d'animo del momento, solo per far stare bene, ché se stanno bene gli altri, starò bene anch'io.