giovedì 14 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.18) (La magia di un abbraccio)


 SENZA SOSTA (n.18)


(La magia di un abbraccio)


"LA MAGIA DI UN ABBRACCIO"

Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?

Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere

e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?

Un abbraccio è esprimere la propria esistenza

a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,

nella gioia e nel dolore.

Esistono molti tipi di abbracci,

ma i più veri ed i più profondi

sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.

A volte un abbraccio,

quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno,

fissa quell’istante magico nell’eterno.

Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,

fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa

o si ha paura di sapere.

Ma il più delle volte un abbraccio

è staccare un pezzettino di sé

per donarlo all’altro

affinché possa continuare il proprio cammino meno solo.


     - Pablo Neruda -


Poche righe a commento di questa bella poesia di Neruda, perchè il senso è tra i versi stessi.

Farò riferimento al mio passato e al presente che vivo.

15 ottobre 2010.

Terminava il mio percorso terapeutico, e cercavo di non pensare a quel che sarebbe stato dopo. 

Comunque mi sentivo fragile e vulnerabile. Chiesi "quell'abbraccio".l

Sono trascorsi 16 anni.

Ora sono io a donarlo, guardando solo negli occhi.

Pure oggi, uno di quei soliti "affollati" martedì.

Approcciare a Chi vive momenti di particolare difficoltà richiede un grande senso di responsabilità e prima ancora tatto e vicinanza, e tutto nella massima discrezione.

Mi presento

Lui/Lei si presenta, ed io...


Ti Accolgo con un sorriso e un augurio 

Ti Ascolto con l'attenzione che meriti.

Ti Aiuto, per quello che posso e quando e come vuoi.

Sono con Te, a riempire il Presente di eternità.

mercoledì 13 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.17) (AMA... da Cuore a Cuore)

L'Auto Mutuo Aiuto è questo. Ciò che dono altrettanto mi torna indietro.

Sintesi perfetta di quest'ultimo incontro GAMA.

Ciò che vorrei, sono in grado di donarlo all'Altro?

Chi soffre, spesso, si chiude in se stesso, isolandosi in un profondo silenzio, in una solitudine dal risvolto non solo psicologico, ma  anche relazionale. 

Egli ha bisogno di sentirsi accompagnato da persone che si prendono cura delle sue emozioni, del suo spirito e al tempo stesso del suo corpo, affinché possa affrontare serenamente, secondo i suoi modi e desideri, l'esperienza della malattia. 

Nel suo pathos ha bisogno di essere ascoltato, ha bisogno di atteggiamenti di valorizzazione e di accoglienza. Ed è importante che sia un’accettazione incondizionata. 

Tutto questo ho imparato a percepirlo e coltivarlo. 

Perché si crei armonia e quindi sia la "relazione d'aiuto" efficace, credo sia opportuno prendersi cura del singolo... in quel singolo momento. Come accogliere nel "nido", stringere in un abbraccio, proteggere in famiglia.

Il paziente oncologico vuole essere ascoltato, capito e supportato. Non sopportato ché è tutt'altra cosa.

Vuole sentirsi ripetere ciò che spera e non discorsi banali intesi all'illusione.

Desidera abbracci con lo sguardo e le parole, una mano stretta per sentir meno la solitudine.

Bene, Noi umilmente cerchiamo di dare tutto questo a Chi mostra di accettarlo, e ci proviamo con garbo e pazienza, a volte pure respinti, anche con Chi palesa il contrario.

Potrà essere solo un momento, comunque resta a maggior ragione nei nostri pensieri.


"Il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo"

     - Pablo Neruda -


lunedì 11 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.16) (Festa della Mamma?)


Non amo le giornate celebrative, sono scontate o hanno un secondo fine.

Perchè mai dovremmo ricordare o ancor più mettere in risalto figure già valide in quanto "persona"?

La Mamma, il Papà sono da rispettare e un domani da ricordare soprattutto perchè hanno dato la vita, poi ognuno li celebrerà seguendo l'onda dei ricordi

Hanno amato... forse potevano dimostrarlo di più.

Sono stati rigidi e severi... qualche sorriso e una certa flessibilità insieme con parole chiare e rassicuranti non avreɓero guastato più di tanto.

È che ad essere madre e padre non s'impara dai manuali. Si cerca di fare il proprio meglio secondo il buon senso e seguendo il Cuore.

Saranno comprensivi i figli?

Forse capiranno quando saranno genitori a loro volta, oppure al momento dell'inversione dei ruoli. Perchè prima o poi arriva, è il naturale ciclo della vita, e torneranno i ricordi a fare del presente una nuova realtà.

E tornando alla Festa della Mamma, per quello che riguarda la mia esperienza di figlia,

Mamma... mamma fino alla fine ed oltre... ove solo una linea sottile ci separa.

 Mi vede, lo so... io non posso.

Mi dispiace...

domenica 10 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.15) (La poesia della vita)

La poesia della vita

Bisogna essere felici di nulla,

magari di una goccia d’acqua

oppure di un filo di vento.

Di un animaletto che si posa

sul tuo braccio o del profumo

che viene dal giardino.

Bisogna camminare su questa terra con le braccia tese verso qualcosa che verrà

e avere occhi sereni per tutte le incertezze del destino.

Bisogna saper contare le stelle,

amare tutti i palpiti del cielo

e ricordarsi sempre di chi ci vuole bene.

Solo così il tempo passerà senza rimpianti e un giorno potremo raccontare di aver avuto tanto

dalla vita.

(Manolo Alvarez, poeta contadino spagnolo)

Rendere in prosa questi che non sono versi ma "perle" messe insieme l'una dopo l'altra a comporre un gioiello di semplice eleganza, è in pratica superfluo, meglio coglierne l'essenza. 

La serenità nelle piccole cose della vita, nell'ordinario che diventa straordinario se colto con lo spirito della meraviglia.

Una goccia d'acqua su una foglia, una leggera brezza.

Una coccinella sul braccio, il profumo dell'erba appena tagliata.

La fiducia e l'ottimismo.

Alzare gli occhi al cielo, contare le stelle, amare e ricordarsi di Chi ci ama.

Sono queste e niente altro le ricchezze della vita, quelle che ci faranno vivere ma anche andar via un giorno senza alcun rimpianto.

Pensando agli anni vissuti, si fa un bilancio del tempo speso. Tempo speso bene e tempo sprecato.

Si spende bene se non è solo per se stessi.


Peccato capirlo a volte tardi.

sabato 9 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.14) (Il mio mantra)

Se volessimo dare un titolo a questo penultimo incontro GAMA, sarebbe... "Il mio mantra", sintesi dell'approccio compassionevole, tema centrale dell'ultimo corso per volontari oncologici.

Che cos'è la compassione?

La Compassione è la capacità di riconoscere la sofferenza altrui o la propria, e provare il sincero desiderio di alleviarla o ridurla.

Compassione verso se stessi in primis per poter essere compassionevoli con gli altri.

Quindi riconoscersi in uno dei "tre stati emotivi" per migliorarsi e raggiungere "il luogo verde", stato ottimale in cui si sta bene con se stessi e si prova un sentimento autentico per gli altri.

Comprendere pienamente se stessi per migliorarsi senza eccessiva severità.

Cercare la serena stabilità emotiva per mantenere l'equilibrio.

Immaginare un'ideale "persona compassionevole" che ci sia di sostegno, una 



Voce interiore che dia un senso a ciò che la vita presenta.

Così il mio mantra, o meglio il pensiero o la frase che ognuno sceglierà di ripetere tutte le volte che ne sentirà il bisogno, sarà la "voce compassionevole" che aiuterà a girar pagina per poter continuare...

giovedì 7 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.13) (La prepotenza della Vita)

Curiosa, geniale, eclettica. Giusy è una persona tutta da scoprire.

La settimana scorsa la invitai a scrivere le emozioni del momento. E Lei...

- Si, mi piace scrivere. Ho scritto già alcune poesie.

- Che bello! Ti va di portarne per leggerĺe insieme?

E così è stato? Giusy ha portato tre poesie, una più bella dell'altra, e non poteva essere diversamente con la sua sensibilità e il bagaglio di esperienze belle e brutte che si ritrova.

Curiosa della realtà che la circonda, desiderosa di condivisione, va oltre i concetti espressi, rivelando un grande amore per la vita...

"LA DOLCE PREPOTENZA DELLA NATURA"

L'unica prepotenza che contemplo 

è quella della vegetazione,

che si fa strada con forza silenziosa,

nelle crepe del muro, nelle fessure della pietra.


Con radici profonde e germogli tenaci,

si apre la via verso la luce,


e si rinnova ogni giorno, 

con una determinazione che non può essere fermata.


Esplode,

in un tripudio di colori e

di profumi, verso la vita


e la primavera è lì,

ad attenderla.

G. L.

mercoledì 6 maggio 2026

SENZA SOSTA (n.12) (Complementari)

La malattia porta al limite dei limiti, per cui si rivede la propria vita, si fa un bilancio, si cerca di riattivare le voci in passivo, si è infinitamente grati per quello che si ha.

Ci si rende conto che dare e ricevere amore è l'unica giusta modalità di vita.

Una donna, una moglie, una madre se non lo dichiara apertamente, almeno lo dimostra.

Le mamme, più dei padri sentono l'onere e l'onore di essere "accudenti" a vita. 

Comunque sia pure non con la stessa frequenza, s'incontra qualche padre premuroso senza eccessi, presenza discreta che mantiene le distanze soprattutto da se stesso, per non perdere la lucidità.

Ricordo di aver incontrato una volta tre mariti. Erano nella stessa stanza. Chiesi loro... Come va?

- Va tutto bene, mi sto impegnando. Soprattutto per lei, che sta dedicando a me cure materne.

- Sono vivo grazie alle mie tre donne, mia moglie e le mie due figlie. Dico sempre che il mondo continua per le donne. Siamo fortunati noi uomini ad amarle ed essere da loro amati.

Tre mariti, ognuno grato alla propria moglie, "partner" per uno di loro, perché trovava il termine moglie assai riduttivo.

"Sorella, amica, complice compagna. Il Suo nome? Non lo ricordo più. Sono cinquant'anni che io la chiamo Amore..."


E in quella stanza di commozione si colmarono i cuori.