giovedì 12 settembre 2024

INCONTRI (n.30) (Ricordi e situazioni simili ma alla lontana)

Conservo ancora quel foglietto che mi fu dato come testimone per una staffetta d'umanità... " ...vi sono qualità al di là della pura competenza medica, delle quali questi pazienti hanno bisogno e che cercano nei loro medici. Dal medico essi vogliono essere rassicurati, considerati e non solo esaminati. Vogliono essere ascoltati. Vogliono percepire che vi è una grande differenza, invero, per il medico, se essi vivono o muoiono. Vogliono sentire di essere nei pensieri del loro medico". ( Cusin 1982 ) Non sono medico, neppure infermiera ma solo persona informata di fatti vissuti sulla propria pelle, nel bene e nel male. E dal bene ricevuto ho conservato ciò che mi compete, e dal male ho tratto l'insegnamento che serve. Ricordi e situazioni simili ma alla lontana. Ho visto medici con gli occhi lucidi quando si sono ritrovati inermi, come pure l'arroganza fare presa su qualcuno che dimenticava di curare la Persona e non la malattia. Prendersi cura delle Persone richiede di forze e Cuore un grande impegno, distribuito nel tempo e non "rovesciato" addosso in un solo giorno per dovere o perché così si fa per evitare critiche e rogne. Perché non si vuole essere dimenticati, comunque vada a finire la cosa, e d'altra parte anche il medico stesso resta nei pensieri come un amico, una spalla su cui piangere, una mano da stringere per prendere forza. Una delicatezza che va oltre la cura, è prendersi cura, regalare speranza. Una minuzia che fa grande differenza. Un' ideale medicina "antropocentrica" o umanizzazione della medicina che guarda ai bisogni in generale dell'uomo e si preoccupa di soddisfarli. Un medico che approccia in follow up con un "come stai?" e non "come va?" o addirittura in silenzio leggendo le carte, fa una grossa differenza. Ad ogni follow up dal "mio" medico mi sento accolta, capita, con tatto mi ricorda che dovrò adeguarmi all'età. Mi sta bene così mi sta bene lui ed anche la mia età, visto che per un po' pensai non arrivarci. Perché non si vuole essere dimenticati, comunque vada a finire la cosa, e d'altra parte anche il medico stesso resta nei pensieri come un amico, una spalla su cui piangere, una mano da stringere per prendere forza.

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