L'esperienza con un tumore porta inevitabilmente a fare i conti con la propria vita e con l'eventualità della sua fine.
Anche se attualmente e dati alla mano, siamo sempre più numerosi a farcela.
Però è inutile negarlo, tutti temiamo "quel momento" perchè lo consideriamo la negazione della vita. E se invece cambiassimo punto di vista?
Semplicemente, conclusione di una più o meno ricca esperienza sulla terra.
Comincerò con un ricordo, uno dei tanti, un mio convincimento.
Avevo appena terminato il mio percorso di cura, ma continuavo ad andare là dove ero stata curata.
Mi ero affezionata a tutti, medico, infermiere, ed in particolare ad una "compagna di viaggio".
Purtroppo le Sue condizioni ben presto fecero prevedere un triste epilogo...
- Bada Noi teniamo a Lei, ma ancor più a Te. Non sei completamente fuori, sei emotivamente fragile.
- Non temete, ce la farò.
Mi si avvertiva che avrei potuto restare traumatizzata dall'eventuale perdita di Isa, questo il Suo nome, ma io testarda volli continuare.
E quando per rincarare la dose aggiunsero... guarda che è senza speranza, risposi subito... nessuno è senza speranza, anzi! Neppure quelli che chiamate "terminali". La speranza è vita, e vita è fino all'ultimo respiro.
La linea tra speranza ed illusione è assai sottile.
La speranza non esclude la consapevolezza ed è alimentata dalla proposività.
L'illusione non ammette alternative, preferisce ignorare.
Io credo nella speranza a prescindere da qualsiasi presupposto.
La situazione è, ma potrebbe cambiare.
Si affronta quel che si deve perché cambi, e qualora restasse uguale, almeno si resta dritti, mai piegati su se stessi, fino all'ultimo.
Tutti hanno diritto alla speranza, la Nostra campana in reparto vuole ricordarlo, perché la speranza non è l'ultima a morire ma la prima virtù su cui si fonda la Vita. A prescindere.

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