mercoledì 15 gennaio 2014

PERCHE' LA SPERANZA NON SIA ILLUSIONE



E' noto quanto sia sottile la linea di confine che separa speranza ed illusione. Tanto che a sentirne parlare, superficialmente si può intendere siano la stessa cosa quando invece così non è. 
ILLUSIONE è voler vedere la realtà distorta, così come l'immaginario desidera.
SPERANZA è tutt'altra cosa... è crederci che la realtà possa cambiare ed attivarsi perché sia così.
Ma convincimento ed azione vanno potenziati con il CONFRONTO e la CONDIVISIONE, e in questo modo la Speranza sarà tangibile, concretezza per più di uno solo.
E se coinciderà con la voglia di continuare e soprattutto vivere e... vivere bene, facile ne sarà il raggiungimento grazie al potere terapeutico della parola, e in particolare della SCRITTURA.
Molti dati dimostrano, infatti, che riportare su una pagina quanto si sta vivendo mentre si affronta una difficile battaglia, aiuta a rinforzare corpo e psiche (difese immunitarie e positività di spirito) e a ridimensionare la sofferenza.
La Scrittura, come comunicazione con se stessi, permette di esteranalizzare i propri vissuti e guarire da esperienze traumatiche. In seguito, rileggendosi, si potrà sempre ritornare su quanto esternato e quindi poter vedere se stessi da fuori, prendendo le distanze dagli impulsi negativi, lasciati sul foglio.

Questi pensieri, nel loro insieme... intendono essere un INVITO per continuare a... RACCONTARSI. Ognuno lo farà a Suo modo, con semplici parole, attraverso lo sfogo estemporaneo, o righe meditate o anche versi che sublimano l'idea ed esaltano il sentimento. Ognuno come vuole, ripeto... senza reticenza e timore, niente sarà censurato se nel pieno rispetto del sentir comune e della sensibilità individuale.
E ricordiamo sempre che si procede IN CORDATA... l'uno aiuta l'altro, ogni tanto la pausa è necessaria oppure doverosa, ma poi si va avanti.
SI CONTINUA A... e ad uno ad uno proviamo a sostituire quei puntini col desiderio o la gioia più grande.



N.B.  il nostro indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it

martedì 14 gennaio 2014

Non ci si abitua mai...

... il "callo" non lo fai, nonostante tutto e non ci si abitua mai, mi è stato detto, mai a vedere qualcuno che prende l'altro percorso. E anche se non può essere diversamente si resta sgomenti e sorpresi come da una sconfitta. A nulla serve quella corazza che l'esperienza dà per proteggersi da certi sentimenti, perché essa non respinge ma solo nasconde dolore e vulnerabilità.
Eppure la vita continua... e come dopo una gran corsa, colto d'affanno ti fermi per prendere respiro, così resti a guardare chi si stacca dal gruppo perché non può più seguirlo. Te ne rammarichi ma poi riprendi la tua strada, magari con più calma, guardandolo da lontano e intanto rifletti.
Quando si è a stretto contatto con questa malattia si mette in conto e tutto fa parte del gioco... me ne accorsi quando si ammal
arono di cancro i genitori di mio marito e ancor di più quando ad esserne colpita fui io: paura, dolore poi lucido distacco, necessario per continuare a... vivere.
Dalla morte devi prendere le distanze anche quando la senti quasi che minaccia, presente e fastidiosa come una scimmia sulle spalle. Vuoi sorprenderla perché scappi altrove, ma non sei mai abbastanza capace e forte per guardarla negli occhi, ed essa si sposta solo di pochi passi... te ne accorgi perché continui a... sentirne il peso e l' "alitare" umido e scomodo sul collo.
Allora sempre con la "forza della Mente" devi saper prepararti e poi... poi non pensarci più... come un tuono che preceduto dal lampo spaventa meno perché quest'ultimo l'ha annunciato.
Si fa strada sempre più l'idea e si radica come convinzione che questa "Nostra malattia" sia simile ad un "avviso di garanzia", non una condanna ma un'opportunità di crescita. Diventare finalmente adulti e riflettere quando si presenta l'occasione o forse no, sull'unica cosa certa della vita... la sua "conclusione".
Ci si prepara così... senza paura, per gestire al meglio l'esistenza in ogni fase e riuscire ad andare oltre, mentre si fruisce e si assapora pienamente il gusto della vita.

venerdì 10 gennaio 2014

Un "lampo" all'improvviso...ed è emozione

Confrontarsi con le situazioni, inevitabilmente riporta ricordi ed emozioni. Tutto all'improvviso.
E' quasi una terapia che fa affiorare ove è possibile la sofferenza, anche quella che ha preso un solo istante, e poi la cura quale efficace medicina, con brividi già provati come unico effetto collaterale.
La condivisione di questo stato d'animo, timida all'inizio ma completamente libera alla fine, fa il resto e il miracolo si compie.
E' tutto superato e quel che era rimasto sepolto sotto la cenere di un dolore cocente... non esiste più.
Penso a quanto tempo mi è servito per mettere fuori quello che ho detto... e non mi sembra vero, perché comunque resta breve e di certo pensavo non ce l'avrei mai fatta ad esternare emozione... tanto intima.
Qualche giorno prima dell'Epifania ho incontrato un paziente avanti negli anni, in terapia per una recidiva di un tumore alla parotide. Un po' triste perché deluso dal ritorno in breve tempo del male, stava in silenzio mentre la figlia che l'accompagnava, gli parlava con dolcezza e l'accarezzava.
Di solito non mi soffermo sui particolari perché trovo sia cosa inutile che al massimo soddisfi curiosità morbosa, ma stavolta devo farlo... si comprenderà poi il perché.
La guancia sinistra e parte del collo visibilmente gonfi, impedivano al poveretto quasi di parlare, e la testa calva che per un uomo anche in chemioterapia di solito non costituisce un problema, completava un quadro di assoluta mestizia. Non era la prima volta che parlavo con Lui, anzi tra di Noi si è stabilita una certa confidenza scherzosa e nel tempo buono pure scanzonata, così che le battute non mancano mai. Timidamente ne ho azzardata qualcuna anche allora... per un po' ha resistito e sembrava non volesse stare al gioco, ma quando è stato il momento di salutarci, mi ha detto... auguri per la befana!... ed ha persino abbozzato un mezzo sorriso. Poi ha pure aggiunto... gli auguri li faccio pure alle mie tre befane che vivono con me. A quel punto è intervenuta la figlia... le tre befane siamo noi figlie, la moglie, Nostra madre è esclusa.
L'ho guardato... e ho visto che si accarezzava la guancia gonfia ed aveva gli occhi pieni di lacrime.
Un lampo all'improvviso... ed ho rivisto me, senza capelli... umiliata da quel senso di miseria che da la sofferenza, certe notti... abbracciata all'uomo che amo.

mercoledì 8 gennaio 2014

Il danno e la beffa

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Abbiamo più volte parlato di importanza e validità della "condivisione", e di quanto bene faccia il non restare isolati, altrimenti oppressi da una solitudine non cercata ma neppure evitata.
Molte sono state le "storie" inviate al Nostro indirizzo e-mail, altrettante se non di più  quelle riportate nell'ambito di un reparto di Oncologia Medica dove presto servizio di volontariato ospedaliero.
Abbiamo constatato che sono le donne in numero superiore a voler raccontarsi, soprattutto scrivendo, gli uomini invece lo fanno più raramente in questo modo, ma spronati "colloquiano" facilmente, forse perché hanno bisogno del contatto immediato e diretto che li riporti alla realtà immanente anche in termini di conforto. Insomma... parole ma pure fatti.
Quella che sto per raccontare è l'esperienza... tragicomica di un paziente ammalato di carcinoma polmonare da ben quattro anni.

"Mi hanno convinto a provare di nuovo con questa terapia che due mesi fa mi ha quasi annientato. Mi hanno convinto?... diciamo che mi sono lasciato convincere, anche se non so come andrà a finire. I medici e pure i miei familiari continuano a ripetere che devo pensare positivo... ma io, fino ad ora che cosa ho fatto se non questo? Eppure sono tre mesi che niente è positivo per me.
Avevo un solo polmone colpito... adesso c'è anche l'altro, ho subito due interventi, cambiato due tipi di terapie e per giunta sono due mesi che non percepisco pensione di invalidità né accompagnamento. Tutto bloccato... e sai perché? Per un nome e un cognome che mi perseguitano da quando sono nato.
Ma si ha l'idea di quante persone si chiamano come me?... tantissime, ma fin qua ci sta, è comprensibile... ma che ce ne fosse uno, pure con la mia stessa data di nascita e quindi stesso codice fiscale, è proprio il massimo del "negativo"! Per Noi DUE quasi la medesima condizione, solo che IO la malattia non me la sono andata a cercare... LUI, al contrario da alcolista, fumatore con la propensione al consumo saltuario ma non troppo di sostanze stupefacenti, i danni li ha fatti e non solo a se stesso.
Ora chiedo... ma questo "blocco" è per entrambi?... o hanno fatto la conta, e poiché Io penso positivo, è capitato a me?"

Un sorriso amaro accompagna questa storia che mette in luce una delle tante contraddizioni di questa Nostra società che pare andare a senso unico.
Chi si trova a combattere non deve farlo solo contro ciò che minaccia la Sua vita, bensì deve fronteggiare l'incrollabile mostro della burocrazia che fa presto a scovare un "errore" o un "vizio" nella massa, ma sa chiudere i suoi tanti occhi di fronte ad una falla dalla gittata continua di energie.
Ormai, è vero... siamo abituati, ma rassegnati mai.
Per questo è bene che si continuino a... denunciare fatti che sempre più sanno di grottesco.


N.B.   il nostro indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it

domenica 5 gennaio 2014

C'è modo e... modo

Ormai questo "Nostro"appuntamento è un'abitudine che dura da molto, sentirci al telefono ogni domenica è come ricaricarci per l'intera settimana, e se assai di rado succede che non si mantiene fede, prendiamo a preoccuparci... l'una per l'altra.
"... ma come stai?", chiedo ogni volta, e Lei, sia pure acciaccata, magari perché di "fresca terapia", risponde puntualmente nel Suo dialetto italianizzato... "Sto bene, non ti caricare, e se non sto bene... mi faccio stare bene".
Più chiara di così...! E non è tanto per dire... perché davvero fa in modo di stare bene... vivendo la Sua giornata come Le
viene, affrontandola come se niente avesse o al massimo fosse... un inizio di influenza da battere in volata.
E in questo modo va avanti da oltre 10 anni.
Perché c'è modo e modo...
A nascere, è ovvio... siamo bravi Tutti ma è a lungo termine che si apprezza l'impegno e la bravura. Nell'arco dell'intera esistenza, tolti i "momenti no" che devono restare tali e soprattutto pochi, è l'"atteggiamento" quello che conta, e per citare sempre la mia "Amica della domenica", Lei dice a proposito della malattia... che non la pensa proprio, praticamente la ignora...
 "... ci sta lei e ci sto pure io, e se ci sto ancora vuol dire che sono più forte io, e quando sarà forte lei, che mi potrà succedere?... al massimo morirò. E va bene... comunque, prima o poi... però fino ad allora perché affliggermi?"
E' vero... perché affliggersi, dare tedio a se stessi e agli Altri? E non serve nemmeno essere malati, se si pensa a quanti, pur godendo di ottima salute, per una "spina di traverso" boccheggiando implorano il silenzio generale e in più non riescono ad apprezzare la salvifica morbidezza del boccone di pane che la manda giù.
La mia riflessione nasce da eventi recenti... in questi ultimi dieci giorni sono stata presente a ben tre funerali. Nonostante il Natale... il Capodanno e pure l'Epifania... le feste e l'allegria. E mentre mi chiedevo perché mai proprio in questo periodo si erano concentrati, la risposta è venuta fuori da sola nella massima semplicità tramite un'altra domanda... perché non proprio in questo periodo?
Quanti, infatti sono nati il giorno di Natale e nessuno si stupisce?... anzi si sorride all'evento o si piange di gioia.
Sicuramente la morte non è un evento lieto e non invita alla festa... ma perché non trovare anche in quel pianto che l'accompagna la "logica naturale" della Vita?

giovedì 2 gennaio 2014

Una sola frase

Credo davvero che "conservarsi positivi" nelle avventure della vita costituisca quella famosa marcia in più che permette di viverle al meglio e magari superarle pure.
Così sostengo convinta che la vicenda capitata a me come ad Altri potendo raccontarla, è stata una sorta di "avviso di garanzia". All'inizio abbiamo temuto, poi ce l'abbiamo messa tutta per dimostrare che con quel "momento" non c'entravamo affatto, infine ci concediamo il tempo per riflettere su ciò che è da recuperare.
Per questa opportunità, in un certo senso possiamo considerarci anche fortunati. E probabilmente tale pensiero matura pure strada facendo, anche in presenza di una positività non al massimo livello... matura perché conviene e la disperazione al contrario annienta. Ognuno vivrà il Suo percorso come meglio può fare... un briciolo o più di speranza al giorno e mai ai margini di un atteggiamento che traballa.
Sino alla fine...
... e alla fine resterà un'unica frase, solo una, forte ed emblematica nella semplicità di forma e pensiero, che costituirà il "programma" di una vita intera o l' "atteggiamento" nei confronti di una sua "parentesi".
"... tutto finirà quando tornerà il sole...", "... manca poco all'anno nuovo, chissà...", "... resto tranquillo ad aspettare, non ci penso proprio...", "dovevo viverla pure io questa storia, come l'ha vissuta mia moglie..."
Sono alcune frasi raccolte da un contesto di quotidianità... chiunque potrebbe dirle e avrebbero sempre un senso diverso, ma pure la cosiddetta "normalità" non è uguale per Tutti, così che quelle parole messe insieme, dopo attenta riflessione, acquisteranno un valore aggiunto.
Presentimento o speranza?... comunque prova che l'uomo solo non è mai... accompagnato per mano si porta là dove deve andare.

mercoledì 1 gennaio 2014

Un copia e incolla...?



Non vi lasci ingannare l'immagine buffa di quel pinguino... è solo per sdrammatizzare  il tono un po' serioso di un testo da "primo giorno dell'anno".
Col pensiero torno ai Capodanni trascorsi, gli ultimi quattro in particolare, e ci trovo una scenografia pressoché sempre uguale, con situazioni leggermente diverse. Quindi... ammesso si potesse  fare un copia e incolla ideale, in questo caso sarebbe impossibile, tanto sarebbe da modificare e rettificare, e non parliamo di quanto da cancellare. E così per l'ennesima volta si terrà conto delle emozioni che più o meno resteranno quelle, tranne qualche variazione sul tema, perché tutto può cambiare ma non il Cuore che in sé le trattiene.
E quest'inizio d'anno è stato un'altra vera novità. Dopo quattro anni per queste feste ho avuto entrambi i miei figli a casa. Mi ci ero quasi abituata a quella assenza, un evento né straordinario tanto meno drammatico.
 E forse a questo punto un "copia e incolla" ci sta... 
I figli diventano grandi  e s'impossessano della Loro  vita, anche se... anche se, a volte cominciano a sentirne il peso e "te la riportano" indietro a piccole dosi, in modo tale che dopo aver fatto sforzi immani per accettare la situazione, ti ritrovi a ricominciare tutto da capo. Ma non l'ammetterebbero mai di non farcela, non confesserebbero una sola volta, il vuoto provato per la solitudine e la nostalgia di casa.
E allora devi rassegnarti... partono e quando tornano, arrivano con la valigia vuota che puntualmente riporteranno indietro non piena ma stracolma, e si lamenteranno pure... perché, come faccio?!... è troppo pesante!.
Ci vorrebbe un "bagaglio" virtuale con un contenuto reale ma dal peso pure virtuale. E il viaggio?... magari di notte, mentre si dorme, e al risveglio trovarsi a destinazione.
E' pura "fantasia", d'accordo... ma potremmo impegnarci! I papà e le mamme possono tutto, no?! 
E sono capaci pure... per amore e necessità ad adattarsi alla "non presenza" dei Loro figli... dopo che lo sono stati si, tanto presenti... nelle notti in bianco per le coliche gassose, quando si presero morbillo e varicella, e poi a scuola, coi compiti e i finti mal di pancia, e le crisi adolescenziali... e ancora e ancora.
Ora mi chiedo... dopo tanti anni con la mente così uniformata, riuscirò e soprattutto "senza colpo ferire", ad abituarmi a questo nuovo tipo di "onnipresenza"?