giovedì 22 gennaio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.14) (Resilienti sempre)

Ancor prima di una diagnosi, il solo dubbio scatena una serie di emozioni in succesione.

Incredulità, ansia, sgomento che si confermano poi in paura e rabbia al momento della conferma.

Ci sia o meno la domanda, perchè proprio a me, cosa opportuna sarà contrastare un iniziale disorientamento col darsi da fare.

Ho trovato una frase attribuita ad Einstein... 

"Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime", ed effettivamente è così. 

Occorre cercare qualcosa da fare, un impegno che sia anche distrattore mentale, che gratifichi e stanchi insieme, ma che soprattutto distolga l'attenzione da sé.

Nel frattempo non si resta mai soli perchè altri volentieri seguono Chi si dà da fare e non indugia con il lamento.

Affrontare l'esistenza con leggerezza, che non vuol dire superficialità, è il primo comandamento per la sopravvivenza in genere e in particolare nelle esperienze estreme.

Potrei più o meno farmi interprete di quelle altrui, ma ognuno le vive in modo personalissimo anche se un denominatore comune c'è.

È quell'ansia del futuro che sembra minacciato e a sicura scadenza. 

Si deve vivere perché ci è stato dato, ed è necessario che passo dopo passo lo si faccia come meglio si può.

Anche per me ora è così. Perché ho scelto o sono stata scelta e non posso deludere, pure se a volte temo di perdere credibilità e dare poco affidamento. 


Con gli anni qualche imprevisto e acciacco in più, ma resisto, perché devo stare bene, tutto qui.


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