Ancor prima di una diagnosi, il solo dubbio scatena una serie di emozioni in succesione.
Incredulità, ansia, sgomento che si confermano poi in paura e rabbia al momento della conferma.
Ci sia o meno la domanda, perchè proprio a me, cosa opportuna sarà contrastare un iniziale disorientamento col darsi da fare.
Ho trovato una frase attribuita ad Einstein...
"Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime", ed effettivamente è così.
Occorre cercare qualcosa da fare, un impegno che sia anche distrattore mentale, che gratifichi e stanchi insieme, ma che soprattutto distolga l'attenzione da sé.
Nel frattempo non si resta mai soli perchè altri volentieri seguono Chi si dà da fare e non indugia con il lamento.
Affrontare l'esistenza con leggerezza, che non vuol dire superficialità, è il primo comandamento per la sopravvivenza in genere e in particolare nelle esperienze estreme.
Potrei più o meno farmi interprete di quelle altrui, ma ognuno le vive in modo personalissimo anche se un denominatore comune c'è.
È quell'ansia del futuro che sembra minacciato e a sicura scadenza.
Si deve vivere perché ci è stato dato, ed è necessario che passo dopo passo lo si faccia come meglio si può.
Anche per me ora è così. Perché ho scelto o sono stata scelta e non posso deludere, pure se a volte temo di perdere credibilità e dare poco affidamento.
Con gli anni qualche imprevisto e acciacco in più, ma resisto, perché devo stare bene, tutto qui.

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