mercoledì 30 novembre 2016

E TORNIAMO A PARLARE DI...



Caregiver. Ovvero, di Chi si prende cura.
Il termine è inglese, e indica coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un'altra persona.
La figura è di spicco, eppure non riconosciuta in modo adeguato dallo Stato Italiano. 
Questo, solo un accenno del primo incontro di formazione per caregiver, cui mi sono iscritta. Ci sarà modo ed altra sede per andare nello specifico dell'argomento, anche perché siamo ancora agli inizi, intanto...
Intanto, stasera ero ancora lì, quando ho cominciato a pensare, rivedermi all'epoca della Malattia.
Chi fu il mio caregiver?
Senz'altro mia figlia. Si prese cura di me, mi aiutò dall'inizio per l'andamento della famiglia, fu referente attiva, solerte. Poi mi chiedo... ed io per me non ho fatto proprio nulla? Si sa, è pensare comune e a volte a ragione, che il malato debba stare al "suo posto". Fare il malato è più che sufficiente. Personalmente penso e sostengo il contrario. Il malato deve trovare una forza sovrumana per prendere le distanze da sé, e diventare lucido caregiver di se stesso. Accompagnarsi, facendo le giuste scelte e mantenendo un certo equilibrio. E il ruolo di Chi ci sta vicino allora quale sarà...? Resta comunque un compito assai difficile.
Al di là della fatica vera e propria, che dire della responsabilità morale e poi del "fardello psicologico" che non deve rivelare mai strappi e cedimenti? E se difficile sarà per un caregiver di professione, si immagina quanto più potrà esserlo per un familiare, un compagno/a, un marito o una moglie?
Nel GAMA sono più numerosi i mariti come "partners sani", brave persone relativamente al loro carattere e alle situazioni. Molte volte però è stato ripetuto che quando è il marito ad ammalarsi, la moglie è più paziente ed accudente. Sarà per una propensione materna che dura pure 100 anni, ma anche perché la tempra interiore femminile è davvero tosta. E' come la roccia. Si leviga ed arrotonda per le intemperie ma non si frantuma, e resta salda là dove è posta.
Poi c'è il sentimento che lega, e anche in questo caso il primato è della Donna. Se ama, ama davvero e nemmeno l'ombra di un futuro nerissimo la farà mai scappare.

CREARE LA PROPRIA STORIA


Siamo al quinto incontro del GAMA, e alla consapevolezza di riuscire ad andare con le proprie gambe.
In questo sesto anno di vita appena iniziato sentiamo di esserci avviati su una strada nuova, verso la consapevolezza e l'autodeterminazione.
Ciò che prima ci si negava, oggi si promuove a gran voce. Forte è la condivisione di vissuti, emozioni e progetti tra persone che vivono la medesima esperienza. Con la vitalità della relazione esse non si lasciano andare, e non si sentono sole. Supportate dal senso di appartenenza e dalla forza del gruppo, sono sempre pronte ad accogliere e donare speranza.
E' questa una sorta di introduzione a ciò che abbiamo vissuto, e non solo... anche imparato, arricchendoci. Ospiti ed ottimi relatori uno psico-oncologo e una coach life. Dopo le presentazioni, accenni sulla differenza tra temperamento e carattere, su come esperienze vissute in modo diverso per reazioni ed emotività possono essere di utilità e beneficio comune. Argomenti per ora solo sfiorati, che troveranno approfondimento in seguito, stilando una vera e propria "lista" di bisogni individuali e comuni.
E' seguito l'intervento della coach life... come far scoprire le risorse, portarle alla luce con una forma di maieutica, allenarle.
Tiziana P. , questo è il nome della dottoressa, ha raccontato tramite slides la Sua "storia", per condurre ognuno di Noi a rileggere la propria e scoprire che tutto sommato, non siamo diversi gli uni dagli altri, e tutti dotati di risorse che allenate, rivalutate in maniera adeguata portano ad affermare con decisione... quando c'è necessità... "I can", lo posso fare.
La storia di una vita che vede la piena realizzazione dopo un momento di incertezze, senza una vera autonomia, fatta di scelte subite inconsapevolmente, presenta due parti ben distinte. La "Prima Vita" e la "Fase di Transizione".
La PRIMA VITA... Infanzia, Adolescenza, Età Adulta. Fasi vissute nella normalità, coi presupposti giusti di affetti familiari, relazioni serene, scelte di studi mirati ad una realizzazione in campo lavorativo sotto la spinta di un desiderio intuito ma non consapevole. Poi, come spesso accade, la vita va in altro modo, e ad un certo punto si percepisce una forma di inquietudine che da latente si fa sempre più forte e presente. A questo punto arriva se non il tracollo, la crisi. La crisi con se stesso, si richiede una pausa, mettersi in stand by per capire, chiedersi... che cosa davvero voglio fare della mia vita per essere me stesso?
E' il momento della svolta, del cambio di scenario. Tutto sarà stravolto. Ma sarà l'affermazione dell'autostima, della fiducia nelle relazioni che acquisteranno così un valore aggiunto.
La FASE DI TRANSIZIONE è la seconda parte della storia di una vita che si realizza, non accusa stanchezza, ed è un crescendo di entusiasmo, gioia, voglia di fare.
Finalmente, a giusto titolo, si diventa... artigiani della propria vita, che prende forma sotto le proprie mani.

lunedì 28 novembre 2016

PENSIAMOCI PER TEMPO


Ho da farvi una proposta. Pensiamoci per tempo, ché le cose affrettate non sempre vengono al meglio, e poi... se abbiamo giorni a disposizione perché aspettare?
Vi ho incuriosito? Bene, non intendo tenervi sulla corda più del dovuto, perciò vi svelo che cosa mi frulla per la testa.
Vera e propria novità non è... sapete, ho pensato di ripetere l'esperienza dello scorso anno per Natale. Un video che ci rappresenti in qualche modo, in ambientazione e suggestiva atmosfera natalizia. Che ne pensate?
Sarebbe un bel dono da fare a Tutti Noi che di questo gruppo siamo Anime.
Anime che fanno sentire la loro voce, Anime silenziose...
Anime che osservano e attendono un segno, Anime tutte speranzose.
I giorni per Noi non sono uguali. Diciamo che, anche quando ce lo possiamo permettere, ci tocca convivere con l'"idea", e già possiamo considerarci fortunati. Poi grande è la responsabilità, per quella sorta di privilegio che ci sentiamo addosso, di essere validi "compagni di cordata" per Chi ha qualche difficoltà nell'andare. In salita, soprattutto. Quando è scabrosa ed erta. Insomma abbiamo un gran da fare sempre, a sostenerci e sostenere. Senza mettere la testa sotto la sabbia, e nello stesso tempo cercando di ridimensionare ed alleggerire per non far torto alla Speranza. Ché se poi lei c'abbandona che cosa può essere di Noi?
Argomenti seri, qualche nota di tristezza non possono essere tralasciati, è ovvio... ma la parte ludica, giocosa e gioiosa deve pure esserci, così com'è del resto la Vita intera. Un insieme di eventi solo all'apparenza contrastanti, in realtà uniti da logica consequenzialità. La luce dopo il buio, il sereno che segue la pioggia.
Il tempo delle feste è l'ideale per riportare l'armonia venuta meno o zoppicante, pensare meno a ciò che manca, rivalutare quel che c'è. L'esserci ancora, per esempio anche questo Natale, contarci fra di Noi e constatare che ci siamo Tutti o quasi. Va bene comunque, perché nessuno mai scompare davvero, resta nella memoria e in ciò che ha lasciato.
Allora... per farla breve perché al solito mi sono dilungata... l'idea vi va? Vederci Insieme in un bel video per Natale...
Già mi pare di vedere lo sguardo di Chi legge... ma si, facciamolo!
Ormai è tempo di Avvento, l'abete ha preso a scintillare in salotto e il presepe è quasi terminato.
Che aspettiamo...? Mettiamo insieme le Nostre foto e prima di Natale il video sarà pronto. Una dolce melodia farà da sottofondo e per Tutti Noi sarà ancora un... Buon Natale. Sempre e comunque.
nb... le foto potranno essere inviate come al solito alla mia chat privata, o su WhatsApp. O per Chi è in possesso del mio indirizzo di posta elettronica, via e-mail.
Grazie a Chi vorrà aderire all'iniziativa, e Buonanotte a Tutti.

domenica 27 novembre 2016

COERENZA E FEDELTA'


Guardo il mio camice fresco di bucato, e mi sento serena. Di una serenità che sa di conforto e certezze. Non sono sicura, né lo sarò mai di aver vinto ma so per certo che il mio è l'atteggiamento giusto per me. Continuare per questa strada senza farmi troppe domande, scacciando i dubbi, rimandando le soluzioni. L'unica non solo plausibile bensì obbligata, mettermi fretta e darmi da fare qualora fosse necessario. Questo l'ho imparato.
E intanto vivo la mia esperienza di volontariato, a gennaio saranno 4 anni ufficiali eppure sento come avessi fatto questa cosa da sempre. Non mi pesa, al contrario mi dà gioia, e quando qualcuno mi ringrazia mi schernisco con sincerità. Davvero dovrei essere io a ringraziare, e non basterebbe mai perché è ricchezza che mi sta migliorando.
Se riesco a perdonarmi e perdonare, lo devo a Chi mi accoglie anche se stanco, dolorante, afflitto.
Se faccio un passo indietro e non provo la vergogna dell'umiliazione, è merito del coraggio che noto negli occhi di Chi non è mai stanco di lottare.
Se nonostante fatti avversi, non getto la spugna è per i sorrisi di cui mi si fa dono e gli "appuntamenti" fissati volta per volta.
C'avete mai pensato al valore che assume un appuntamento per Chi non dà per scontato più nulla, meno di tutto il tempo? Lo so bene io, che mi rassicuravo ad ogni data fissata in anticipo, pensando che almeno per tre settimane ci sarei stata ancora. Piccola ma benefica illusione. Già, fu proprio così.
Cominciai con poca convinzione poi mi convinsi davvero che ce l'avrei fatta... mi ripetevo alcune frasi che mi piacevano, mi tiravano su il morale, le ripetevo più volte al giorno o alla bisogna, a mo' di "mantra" e così sono andata avanti.
In pratica la "mia parentesi" ne conteneva tante altre, le aprivo e chiudevo a mio piacimento, fino a quando quella principale fu chiusa davvero e ora spero per sempre.
Non ho voluto mettere un "punto fermo" perché con la Vita non si sa mai, e così ho continuato a restare nell'"ambiente".
E' triste?... di certo non è una "festa" perché empaticamente si vive la sofferenza altrui, ma di contro si acquisisce "competenza", si abbatte la paura e le parentesi sono solo quelle che una "penna" apre e chiude su un foglio bianco. O su uno spazio come questo, che non avrà un limite a meno che io non lo voglia.
Ogni tanto ci penso a quel che è stato, soprattutto in questo periodo prima delle feste. Basta poco... e ci penso.
Eppure ostinatamente guardo gli occhi che mi si avvicinarono tramite l'inquietudine.
Lo sguardo non mi fa paura, lo sfido con un sorriso. Anche mentre ci penso. Ricorda solo la memoria e lo sente l'anima.
Mi metto di buon animo e non sono triste, stanca e sola. Con calma metto al bando i pensieri vagabondi e mi convinco.
Accoglierò giorno per giorno quello che di bello la vita mi dà. Ed io la ricambierò con il meglio che posso fare.

FARFALLE


E mi torna in mente lei... e quel modo tutto suo di accettare uno strano amore e ancor di più, ricambiarlo.
Lo raccontava con una naturalezza tale da farlo sembrare dignitosamente normale.
Era fiera di sé, di come sapeva destreggiarsi.
Se la cavava sempre e andava alla grande, raccontava la sua storia e portava sempre sottobraccio una cartellina colorata.
Mi serve per portare sempre appresso la mia storia precisa... diceva... così se qualcuno la vuole sapere o mi chiede qualcosa tengo subito pronta la risposta.
Tutti la guardavano meravigliati e divertiti, e in un certo senso era contenta che finalmente si accorgessero di lei e di quanto fosse importante. Finalmente almeno la malattia le stava regalando la dignità di "persona"
Quel giorno che la incontrai, era passato del tempo, pareva fosse più serena nonostante il luogo e la situazione.
Sperava che da quel giorno in poi le fossero risparmiate un po' di botte e concesso il lusso di rifiutarsi quando non ne aveva voglia.
Ogni anno, in questa giornata mi ricordo di lei, Anna. Una figura emblematica di un certo tipo di violenza perpetrata ai danni di una donna. Quasi non evidente, ma forse proprio per questo più subdola. La donna considerata "un passo indietro" all'uomo, la donna zittita e costretta sempre. Retaggio culturale di antica memoria.
Stare al proprio posto, non esulare dagli ambiti assegnati... ma quali sarebbero poi questi e Chi mai li avrebbe decretati?
Il 25 novembre è la giornata contro ogni tipo di violenza sulla donna. Fu istituita nel 1999 per ricordare l' assassinio delle tre sorelle Mirabal. Erano colpevoli di aver voluto contrastare con i compagni la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo nella Repubblica Dominicana. Avevano un nome in codice, Mariposas, farfalle.
Le farfalle hanno vita breve durante la quale non smettono però mai di volare.
Le tre sorelle Mirabal quel giorno vennero meno solo fisicamente, e ogni anno si librano ancora in aria libere, lontano dal loro Paese, simbolo di tutte le donne che vengono umiliate e maltrattate... uccise.

venerdì 25 novembre 2016

L'OASI FELICE



C'è ed è reale, anche se non puoi fisicamente esserci, respirarne l'aria. E' nell'angolino più remoto della mente, pronta ad ospitarti, accogliente per dare ristoro ai pensieri seri affinché non diventino negativi. Lì stai bene, qui ritrovi spensieratezza e pure l'entusiasmo di fare.
E' l'oasi felice, verosimilmente riconducibile all'infanzia, non violata da un passato inesistente, indifferente ad un futuro di cui non può essere consapevole.
Ci rifugiamo in quell'oasi per ritrovare il sorriso perso, la speranza momentaneamente smarrita, un'opportunità nuova... parlare di sé come ad Altro da sé.
Vari e colorati sono gli strumenti per arrivarci, mai unici per Tutti.
Ad esempio... ricordate la caramella rossa, quella famosa la cui origine si perde nei tempi?
Bene... è il mio asso nella manica, il Jolly vincente. La tiro fuori quando tutto è perso.
Una volta scartata diventa una "dolce medicina". La cartina rossa servirà a sedare l'ansia, il contenuto ad addolcire il momento.
Qualche giorno fa un'Amica delle Nostre è tornata a sorridere grazie alla caramella.
L'avevo rivista già da molto, così cupa e seria, certamente non poteva considerarsi l'immagine del miracolo, poi quella cartina fece il Suo miracolo. Ricordò così quando da bambina di quell'involucro rosso ritagliava pezzetti simili a unghie, e poi con precisione se le attaccava, pavoneggiandosi allo specchio. Il braccialetto preferito faceva allora tutt'altra figura ad un polso che per lei non era più da bambina, e si sentiva grande, già felice.
Mentre si narrava, il volto rapidamente cambiava espressione, poi fu un ricordo tira l'altro... di giochi, amicizie, infantili scaramucce. Dopo un po' il disagio e la tristezza del momento non ci furono più. Mi congedò con una carezza e un grazie di Cuore. Grazie per pochi minuti di serenità.

PIU' VICINI A LUI



Sia pure quasi definita la meta, stamattina siamo partiti indecisi. Obiettivo... non arrivare troppo lontano, raggiungere comunque un bel posto, di quelli che ci piacciono tanto. Molto antico e moderno con discrezione messi insieme, lussureggiante natura e, data la stagione, profumi inconfondibili che sanno di calore familiare.
L'Autunno avanza, mentre le giornate volgono maggiormente al crepuscolo e tramonto dell'inverno. Fa buio presto ormai, ma la prima parte del giorno è ancora straordinariamente soleggiata. E se qualche nuvola è presente, poi degrada dolcemente all'orizzonte.
Biccari, uno dei paesi montani della nostra Daunia, compare all'improvviso, ed è così raccolto e ben definito che immediatamente hai l'idea di cosa andrai a vedere.
Questi paesi solo all'apparenza sono tutti uguali, vicoli in forte pendenza, case vecchissime coperte di muschio negli antichi borghi medievali, e torri e chiese. Chiese bellissime, espressione autentica di una religiosità non fine a se stessa. Oggi ne abbiamo incontrate quattro, diverse ma tutte suggestive. Si entra e hai freddo da brividi, ti siedi e un tepore pervade, mentre lo sguardo si perde lungo la navata centrale fino all'altare. Stupenda sensazione di un abbraccio invisibile ma reale.
L'abbiamo visitato a fondo questo paese, dalle strade segnate agli angoli dalle stazioni della Via Crucis, che un tempo era noto per le 5 porte di accesso, delle quali oggi solo una è "sopravvissuta"... Porta Pozzi, e che vive stagioni estive di cultura, tradizioni popolari e poesia.
Quante ne abbiamo sapute stamani, accompagnati per quelle strade da una volenterosa ed instancabile "cicerone". Era contenta di condividere ciò che sapeva, ma soprattutto le piaceva essere in compagnia, parlare sicura di essere compresa da Chi non le opponeva chiusure. Ben presto ci siamo sentiti a Nostro agio, e passare dal Voi al Tu è stato tutt'uno. Così è quando si parla la stessa lingua in termini emotivi.
Trascorsa la mattinata, avremmo voluto recarci ancora più in alto, verso il Lago Pescara ma poiché la strada era interrotta per lavori di asfalto in corso, abbiamo deviato diretti non so dove. Noi non sapevamo dove, ma Qualcuno... si, e Alberona è stata la meta successiva. Qui da "cicerone" ha fatto un cane grosso ma bonaccione, che ha camminato al passo con Noi, salendo scale e accelerando in discesa, aspettandoci pure in fondo. Poi anche sull'ampio belvedere con la Torre del Priore, che si affaccia sui tetti del paese coi comignoli fumanti.
E' in posti come questi che avverti il Sublime ed hai la certezza che non sarai mai solo. Padrone del Presente, dopo aver parzialmente azzerato il Passato, consapevole con maturità di un Futuro sperato ma non certo.
Uno sguardo al cielo mentre cala la nebbia, e lentamente passi indietro sulla via del ritorno.