giovedì 2 giugno 2016

LUNA E CUORE


Era quello che ci voleva stasera, a conclusione di una giornata non proprio al top. Una dolce melodia. Serviva a rilassarmi ed aprire una breccia verso il giorno che sarà.
Sai quando ci provi, ma non riesci a sentire la motivazione giusta per domani? E allora cerchi almeno di pensare a ieri, chissà ti presta uno spunto, non sarebbe un copia-incolla ma quasi... e invece, niente.
Sospesa nel vuoto. Confusa. Nervosa. Irritabile, irritante... irritata. 
E così me la sono presa col malcapitato di turno, che poi è sempre lo stesso, di certo ha le Sue responsabilità... ma Chi non ha colpe? Io per prima ne ho. Pago ancora le conseguenze della malattia con una periodica "luna storta", pesantezza dell'arto destro, mal di schiena e protesi che, non so perché, a volte si sente proprio che c'è. Presenza scomoda eppure indispensabile. Quando poi il giorno volge al termine e la misura è colma, allora il Cuore duole, fa il "mea culpa" e ricorre alla Mente perché insieme si torni indietro, al mattino... e il giorno, uno di questi che sono i più preziosi non sia perso.
Il Tempo però non fa da gambero e indietro non torna mai, nemmeno in sogno.
Non si può tornare indietro come se niente fosse, sarebbe come rinunciare e questo io non lo faccio più, allora alcune parole, poche soltanto per condividere il mio stato particolare, un po' rammaricato, ma sempre proiettato a quel futuro che del presente sarà comunque speranza e motivazione. Anche se a volte pare non esserci più.

mercoledì 1 giugno 2016

UN FINALE APERTO


E tornando al film di ieri sera, "Se Dio vuole", mi andrà di parlarne cominciando dalla fine.
Il titolo è posto giusto al termine, poco prima di quelli di coda, con una scena che potrebbe costituire a sua volta un inizio.
Perché questa novità...? 
Per dare spazio ad una libera interpretazione, risposte ai vari quesiti che la trama offre, tutte possibili, sensate e valide.
Il film si può definire tranquillamente a lieto fine, anche se si chiude con una "vita in sospeso". Don Pietro, l'artefice della conversione dell'agnostico chirurgo, ha un incidente e, sottoposto ad un intervento non si sa se alla fine è salvo o meno. Mentre sicuramente ha recuperato il senso della Sua esistenza Tommaso, il dottore.
Pietro e Tommaso, guarda un po'... anche per i nomi la scelta non pare casuale.
L'ultima scena è emblematica, una pera si stacca dal ramo mentre Lui, in meditazione, la sta osservando. E sorride perché ricorda le parole del sacerdote proprio in quel luogo.
Sembra un segno dal Cielo, il compimento di un "progetto" che non riguarda il singolo ma anche quelli che gli "ruotano" intorno, non proprio comparse e nemmeno protagonisti. In realtà protagonisti non sono nemmeno Tommaso e don Pietro, forse lo è il loro "relazionarsi" o ciò che li porta a confrontarsi su due piani diversi e pure paralleli.
Una trama ricca che tocca vari tipi di relazione, e culmina in quella col divino. Da qui si parte per arrivare alla consapevolezza dei limiti umani, e poi ricominciare con un sorriso e nuove prospettive.

martedì 31 maggio 2016

COSE



Il titolo dei miei pensieri dopo la mezzanotte è lo stesso di una canzone di De Gregori... Cose.
Che poi è la colonna sonora di un film che ho visto stasera all'incontro del GAMA... Se Dio vuole.
Una trama dai mille spunti di riflessione. Ci sarebbe da fare un trattato per ognuno. Ne parlerò per esteso e più a lungo comunque la prossima volta, ora mi soffermerò su ciò che mi ha preso nell'immediato, un rapporto di coppia come tanti. All'apparenza collaudato e per questo scontato, finito nella bufera all'improvviso e salvato da una tenacia scoperta... all'improvviso.
I figli diventano persone adulte e non si conoscono fino in fondo, non si fa più di tanto per saperne di più, tanto si è presi ciascuno dalle proprie "cose". Lui, dal pieno "senso" di sé, che tutto sa e in tutto è bravo. Almeno così crede. Lei, dal "senso" di frustrazione, insoddisfatta, insicura, inadeguata... eppure non era così un tempo. Qualcosa fa scattare una molla che mette in crisi quel falso equilibrio, la decisione improvvisa di uno dei figli, che poi si rivelerà non definitiva ma intanto sarà servita a mescolare le carte e rimettere tutto in gioco.
Gli atteggiamenti e l'agire necessariamente esasperati nel film per esigenze narrative, fanno riflettere.
Più spesso dovremmo farci domande precise cui dare risposte altrettanto precise. Quanto ci conosciamo veramente, o diamo la cosa per scontata solo perché sono trascorsi tanti anni?
Se il "cambiamento" fa parte della vita, perché non riconoscere che potrà essere uguale per una "relazione"? Sia ben chiaro, non intendo... sentimento, che ha già in sé col passare del tempo una naturale evoluzione, parlo proprio di quel "rapporto" a due che muta perché l'indole del singolo assume aspetti diversi. Saranno le esperienze individuali come pure le sofferenze, che sia pure messe in comune restano comunque di Chi li vive mettendoci "sangue e sudore", sarà per la capacità di resistere che non è uguale per tutti, o la "stanchezza" del dare per scontato il quotidiano, sicuro è che non ci si riconosce quasi più.
Finirà tutto allora...?
Saranno la consapevolezza e il voler adeguarsi a tale "rivoluzione" a riportare su binari antichi ma con un andamento nuovo. Alla fine, diversamente e comunque insieme.

IL POZZO DEI DESIDERI


E come in modo scontato si suol dire, oggi è stato un altro giorno. Migliore. Perché doveva esserlo, e poi mi sono messa d'impegno perché lo fosse. Eravamo invitati a pranzo fuori, un compleanno "importante", nel senso un bel traguardo d'età da festeggiare, quindi... pensieri un po' sulle righe alle spalle, delusioni e rimpianti accatastati tutti e celati sotto una bella pila di progetti. Così si fa. Il Passato non torna che sotto forma di ricordi, impalpabili ed evanescenti come tulle. Non si può riparare. Il Futuro si delinea a contorni imprecisi, con un largo spazio all'interno ovviamente vuoto. Vale quel che vale come immaginazione. Solo sul Presente si può contare, ed anche questo va costruito passo dopo passo, apprezzandone quel poco o quel tanto, a volte... niente. Ci siamo e questo può bastare.
Un invito a pranzo, un domenica calda quasi estiva, e tanta voglia di cominciare a ricostruire su nuove basi e con atteggiamento diverso.
Ritrovarsi con la famiglia d'origine, e ricordare mentre si è lì, gli antichi insegnamenti materni fatti di ideali e buoni sentimenti. La Generosità, l'Umiltà, la Discrezione. Tutte facce di uno solo, grande e unico... l'Amore senza condizioni.
Ecco, anche per questo ieri... mi doleva il braccio. Perché se cozzi contro manifestazioni di incoerenza ripetuta, vorresti e non puoi fare né dire nulla, e intanto devi far finta che tutto va bene, come puoi non risentirne? Va be, poi si deve girare pagina, e pure questo si fa... ma un segno profondo resta ogni volta.
E intanto è trascorsa questa prima domenica calda quasi estiva, il pranzo è stato eccellente, la "location" rilassante, immersa nel verde più assoluto. Alberi e piante, una piccola pineta. E in uno spazio lì in mezzo, un pozzo e di lato un roseto. Mi sono seduta sulla panchina che era di fronte, e ho sostato a guardarlo. E' diventato per dieci minuti, il mio "pozzo dei desideri". Idealmente ho fatto cadere giù tre sassolini, uno per desiderio. Recuperare il tempo perduto, "conservarmi" così come sono a lungo, e poi...
Poi per Tutti quelli che conosco e conoscerò una vita tutta arcobaleno. Sia pure dolente e stentata, ma alla fine "dolce conquista" di momenti sereni e piccole gioie.

domenica 29 maggio 2016

NON SAREI CREDIBILE

Se dicessi che va sempre tutto bene, ditemi... sarei credibile?
Mi pare di sentire qualcuno che quasi sussurrando avanza un timido "forse", poi qualcun'altro prendere coraggio... certo che no! E infatti...
Infatti c'è che stasera mi fa male il braccio. Il destro, per la precisione, l'omologo della mammella che non c'è più.
Ti sarai stancata... ed è sempre il "timido" di prima a parlare.
Ma no, chissà che cosa ti passa per la testa. Sicuramente starai somatizzando. Conclude quella parte di me che mette in dubbio ogni cosa.
Il fatto è che mi duole il braccio destro, quello che sta all'opposto del Cuore, e quindi credo che stavolta abbia ragione. Perché non è un dolore propriamente fisico quello che si oppone al "sentimento", nasce da una situazione, o una qualsiasi probabile carenza.
Questa storia del braccio nella mia vita ha origine antica. Cominciò come "fanalino" d'allarme quando non avevo ancora tre anni. Mia madre entrò in clinica per partorire, e per tutto il tempo che ci restò a me fece male il braccio. Addirittura me lo appesero al collo, perché mi dava così tanto dolore da non poterlo muovere.
Che cosa mi faceva soffrire? Non vedevo la mamma in giro per casa a sfaccendare, non la sentivo cantare di buon mattino. Questo l'ho capito ora. All'epoca quel malessere era un "capriccio", l'espressione di un Cuore bambino che sentiva una mancanza.
Arrivò l'adolescenza con relativo conflitto generazionale. Adoravo mia madre, di Lei ammiravo quello che io non ero. Ed ecco di nuovo il braccio destro che doleva. Cercai di reagire, ribellandomi. Arrivai a dire che mia madre non mi capiva, e volevo trovare rifugio presso la "figura paterna". Cosa per molti versi impossibile e ingiusta nei confronti di mia madre.
E intanto il dolore era per il senso di inadeguatezza che non trovava risposta.
Anche stasera il braccio destro fa male. E' vero che ha lavorato un po' più del solito, e non potrebbe permetterselo, ma di altra fatica si tratta. Ho cercato, scrutato, scavato dentro me stessa. Alla fine ho stentato a riconoscermi in un ruolo. Una ricerca sofferta ed un dolore reale.

sabato 28 maggio 2016

ECCO PERCHE' NON POTREI MAI



Ma come sarà che certi giorni la luna per me è così storta che difficilmente riesco ad accettare persone dalle posizioni ambigue? E pensare che mi si dice... accomodante.
Nel silenzio di una casa vuota all'improvviso, è stato facile riflettere, considerare, giungere a delle conclusioni, che se pure incerte e non definitive, in parte sono veritiere.
Ho incontrato un'Amica che purtroppo non sta per niente bene. Peggiora. Poi una moglie, caregiver, che deve farsi in quattro nel vero senso del termine. E alla fine mi sono trovata di fronte ad una "donna" alta, imponente... sembrava fosse più che adulta, avanti negli anni intendo. Sembrava.
Una mattinata come tante, tutto sommato, ma probabilmente non ero io come sempre.
Ci sono giorni che mando giù bocconi amari e manco me ne rendo conto, altri che mi resta fermo in gola un groppo, e non va via. Allora mi chiedo come si può "interpretare" un ruolo, come fosse parte assegnata di un copione, entrarci e poi uscire e accampare pretese, quando si ha a che fare con dolore, speranze disilluse, fatica... tanta fatica, e un forte senso di ingiustizia?
Io non ci riesco.
Mi si racconta che tutto questo è difendersi, crearsi uno "scudo" per protezione. Questo lo faccio anch'io, ma poi mi fermo. Anzi mi va di tornare indietro, quasi di nascondermi. Perché mi mancano le parole, l'abbraccio mi pare poca cosa, e lo sbigottimento è tanto.
Oggi ho chiesto il nome a Chi sembrava avanti negli anni, e una voce sottile mi ha fatto capire che mi ero sbagliata. Una giovane donna dell'età di mia figlia. Ho avuto una stretta al Cuore, mi succede sempre quando incontro giovani in quel reparto, oggi è stato un "qualcosa" in più. All'improvviso mi sono sentita... povera.
Ho riflettuto a lungo, considerato, meditato.
Dovrò migliorarmi. Restare sempre e fermamente convinta "dietro le quinte". Ad osservare ed imparare.

venerdì 27 maggio 2016

DA UN ACQUARIO


Tutto cominciò da un acquario. L'inquietudine e il dubbio, l'affanno e la certezza. E poi la risalita.
No... non sono più ermetica di certe volte, solo ho ripreso dall'inizio. Chi mi conosce nella realtà o anche legge le mie righe da un bel po', sa che cosa intendo. Era inevitabile. Quando si torna a parlare di emozioni dopo aver spostato da sé analisi e discussione, bisogna riprendere il filo o la "maglia sospesa" perché il tutto proceda.
Perché allora l'acquario? Fu sei anni fa il primo, forse goffo e vano tentativo di dare una spiegazione a come mi sentivo. Sedici giorni dopo la risposta arrivò da sé, e fu quella immaginata, temuta e scacciata più volte. Cercai di mettere la testa sotto la sabbia, raccontai bugie ad altri e a me stessa. Indugiai, inventando scuse. La Paura, subdola e lusinghiera mi fece credere che tutto sarebbe passato così come era venuto. Un sogno, anzi un incubo che avrei dimenticato.
Passavo molto tempo a guardare attraverso il vetro di quell'acquario, ci vedevo riflessa la mia speranza. Quel lento fluire di vita mi rasserenava, l'assenza di suoni mi faceva da scudo, la luce del giorno addolciva i colori con una diffusa tonalità di verde. I momenti trascorsi nell' immobilità mi illudevano che fossi serena, poi bastava uscire da quella stanza perché il buio più cupo prendesse animo e mente.
Nel dubbio e nell'indecisione stare fermi, focalizzarsi su pensiero e azione che fanno da "rifugio" non conviene. Perché a tratti prenderà l'ansia e l'angoscia, e sarà un "finto movimento", avanti e indietro come su una sedia a dondolo.
Perché proprio oggi questi pensieri...? Stamane avrei voluto essere al posto di qualcuno perché non fosse più su quella sedia a dondolo. Stasera poi, sono entrata in un negozio di acquari. Sarà stato anche un segno, magari no... comunque sono tornati a riaffacciarsi così quei "miei ricordi".