giovedì 13 aprile 2017

NON C'E' POSSIBILITA' DI SCELTA


Eppure se dovessi scegliere, ancora e sempre non sarebbe che questo. Perché della mia nuova vita è la cosa più valida, fa bene a me e non solo, regala consapevolezza in divenire, e soprattutto fa dimenticare ciò che di inutile o sbagliato ho fatto in passato.
E' come un "percorso formativo" a più livelli. Si comincia dai rudimenti e... non si finisce mai. Dallo "studio" di se stessi all'"analisi" delle emozioni proprie in un contesto più ampio.
Non si finisce mai. E' vero. Ogni volta che sono tirata in ballo me ne rendo conto. Prove più difficili per "opportunità" altrettanto grandi. Di crescita fisica ed interiore, perché divento forte e resistente ma pure profonda e schiva. Tengo per me ciò che provo, come tesoro.
So di non essere compresa in pieno da Chi non ha lo stesso vissuto mio, anche se in quel tempo abbiamo condiviso i giorni, in parte le ansie. Ora i ricordi più vivi restano solo miei, mi brucia ancora la carne, il cuore batte all'impazzata, le lacrime tradiscono il resto della sofferenza, sbiadita solamente ma indelebile al pari di una cicatrice.
No. Non sono triste stasera. I miei pensieri sono il resoconto di una giornata forte, al termine della quale mi ritrovo esausta come avessi sostenuto un esame a cui tenevo in modo particolare, parzialmente soddisfatta e con qualche dubbio. Dovrò migliorare. Poi mi tornano quegli abbracci stretti donati a me con un sorriso. Dovevano essere un grazie, in realtà sono stati messaggio di speranza, un incoraggiamento per continuare a crederci. Potercela fare fino alla fine, motivare Altri a farcela senza aspettare la "fine".
Poco fa ci ripensavo... deve esserci per forza Qualcuno che muove Tutto e Tutti, per un disegno infinitamente grande. Altrimenti oggi non sarei stata lì, su per quelle scale e in quella stanza ad accogliere gli abbracci più belli. Non mi sarei ritrovata senza volerlo a guardare ciò di cui mai sarei stata capace, a stringere una mano talmente forte da farsi male.

martedì 11 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI




Si può ben immaginare come sia importante in una relazione di aiuto la comunicazione che possa essere anche terapeutica. Essa dipenderà da fattori generali e specifici.
L'ambiente deve essere accogliente e non freddo e asettico. Il paziente, superati i vari momenti di ansia, paura e a volte anche di prostrazione, ritrova un certo equilibrio se Chi ha di fronte si mostra sereno e rassicurante.
Importante è la "continuità relazionale" che fa nel tempo il rapporto amichevole, confidenziale. Non è raro che un paziente riesca a dire tutto ciò che lo opprime ad un volontario che sa prestargli ascolto, piuttosto che ad un familiare. La condivisione anche di ricordi tristi male elaborati gli favorirà il superamento sia pure parziale della sofferenza che vive.
Il volontario quindi sarà sempre disponibile all'ascolto e partecipe in silenzio. Mostrerà di comprendere, incoraggerà con piccoli gesti come una stretta di mano o una carezza sui capelli. E poi poche domande, discrete ed attinenti.
La risposta ad un tale comportamento del tutto corretto arriverà dal paziente tramite alcuni stili di "coping" (l'insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare le situazioni potenzialmente stressanti). Rassegnazione e fatalismo, riversare la colpa su qualcuno o qualcosa, tentativo di distrarsi, condividere e pensare ad altro, affidarsi con fiducia ad una persona e seguirne i consigli.
La qualità e l'efficacia del servizio è determinato prima che dal rapporto del singolo volontario- paziente, dai rapporti multidisciplinari e multidirezionali che si sviluppano in una organizzazione.
Lo scopo finale è quello di conservare o tendere a recuperare in ogni momento l'integrità globale della persona.
Il volontario è in una situazione di privilegio per esercitare una sorta di supporto nei confronti del paziente dal momento che ha il compito di soddisfare i suoi fondamentali bisogni che lo riportano alla condizione di normalità precedente alla malattia. Quindi all'equilibrio e alla serenità.
Chi si impegna nella relazione di aiuto sarà perciò sereno e rasserenante, equilibrato e capace di "svuotare" mente e cuore di ogni preoccupazione e affanno. I Suoi punti di forza saranno la determinazione e la costanza mai toccate dallo scoramento e dalla sfiducia, e se qualche volta il timore di non essere all'altezza e la paura di non farcela prenderanno, dovrà essere abile a trasformarli in punti di forza. Come...?
Mettendosi nei panni dell'Altro, immaginando la stessa sofferenza, chiedendosi poi... che cosa vorrei per essere quasi felice nell'infelicità di un momento?

VOGLIA DI LEGGEREZZA


Ho aspettato questo fine settimana con ansia. Sentivo stranamente il bisogno di chiudermi "a riccio", non proprio isolarmi, piuttosto concedermi lo spazio giusto per raccogliere le idee. Tante e varie, come del resto i sentimenti di questi ultimi dieci giorni. Non mi ripeterò, dirò solo che mi pareva essere reduce da una maratona che è stata pure una corsa ad ostacoli, durante la quale ho cercato di evitare i fossi. Bella impresa. Ma è così quando ti metti in sfida con Te stesso. Scendi in campo e non devi accusare stanchezza. O almeno non darla a vedere, e l'unico modo è obbligarti a delle pause, mentali. Necessarie per tornare a... guardare fino in fondo, non scorgere o solamente vedere.
Il fine settimana che culminava nella Domenica delle Palme, una giornata che... per credenti e non... parla di pace. E volano colombe con ramoscelli di ulivo nel becco, e sembra "parodia grottesca" di una realtà che quasi non si sogna più, eppure fa bene pensarle ancora così, leggere e pacificatrici. Un peso che si porta dentro pare alleggerirsi. Con questa bella sensazione ho incominciato la mia giornata, mi ero riservata di sbrigare qualche faccenda rimandata da tempo a causa di impegni, quindi avevo bisogno di serenità che mi caricasse di forza. Poi avrei voluto ritagliarmi un po' di tempo per scrivere qualcosa di speciale. Nulla di straordinario, anzi... solo qualche riga in semplicità, una specie di "oasi" dopo aver fatto il deserto. Quindi avrei potuto riprendere il cammino.
Altre volte ho parlato di quella che chiamerò sinteticamente, la "tecnica dell'armadio". Quando ho mente e animo in disordine, con pensieri e sentimenti che si accavallano tanto da non distinguere gli uni dagli altri, e non capire il senso dei primi e la veridicità delle emozioni, allora svuoto il mio armadio, ma proprio completamente e comincio a mettere ordine. E' un ottimo "distrattore mentale", mi costringe a venire fuori dal turbinio che si è creato, e rilassata... mi rinnovo.
Così ho tirato fuori... tanto col cambio di stagione quasi ci siamo... molta leggerezza. Ho indossato vecchi capi che non ricordavo più, parevano nuvole. Mi sono guardata allo specchio e mi sono piaciuta, e di riflesso in riflesso ho sorriso. E' stato tempo giusto speso bene per me.
E vecchi pensieri tra gli altri confusi, provati ad occhi chiusi e... straordinariamente leggeri.

domenica 9 aprile 2017

GLI ANGELI TI SFIORANO


Ricordo soprattutto in periodi determinati quello che mi fu detto un giorno.
Quando cadono le foglie... quando gli alberi e le piante mettono i fiori.
C'è quasi una teoria precisa a riguardo, forse supportata dalle statistiche, in autunno e primavera è maggiore il numero di decessi per tumore. Restai colpita da questa cosa, a tal punto che vivo le due stagioni con un pathos particolare. Sperando che statistica e teoria vengano sbugiardate ogni volta. Purtroppo non è così, ma poi in effetti si muore in ogni periodo dell'anno e per cause diverse, quindi alla fine supero la mia "piccola angoscia" lo stesso, e vado avanti come in realtà si deve sempre, con la forza della mente.
E per fortuna che c'è, questa forza anche se a volte è dura davvero accettare delle "perdite importanti", perché quasi di colpo realizzi che lì in mezzo ci sei per un verso, ci potresti essere per l'altro, e ti prende una morsa allo stomaco, e ti si annebbia il cervello. E poi c'è il sentimento, l'affezione che lega persone accomunate dalla sorte, insomma... si va in panne. E bisogna reagire, per non finire sulla "sedia a dondolo" dell'ansia, e anche per dare un senso a ciò che si è vissuto, e alle amicizie o semplici conoscenze che hanno segnato un periodo della vita.
Quest'ultima settimana per me è stata "tragica". In sei giorni sono volate via due Amiche, giovani e fortissime di animo, ammetto che sono rimasta profondamente turbata per il dolore.
La prima, Daniela... la conoscevo di persona, la seguivo quasi giornalmente. La seconda, Vanessa era una conoscenza virtuale, ma anche con Lei si era stabilita una bella relazione di mutuo aiuto. Si, perché anche se per me il percorso è al momento lineare e senza scossoni di rilievo, attingevo tanto dalla Sua forza. Vanessa... così forte e tanto sfortunata.
Dicevo... la Nostra era un' "amicizia virtuale", ci "messaggiavamo" spesso, negli ultimi tempi ogni giorno. Tranne negli ultimissimi. Io scrivevo e non ricevevo risposta, ma continuavo perché credevo potesse servire lo stesso, un po' come si fa con Chi è in coma. Si continua a parlargli per non interrompere il "legame", soprattutto con la Vita.
Una sera però, era fine gennaio, squillò il telefono. Era Lei... la prima volta che sentivo la Sua voce. Un po' rotta dal pianto, ridente a tratti. Aveva avuto una discussione in famiglia, si sentiva sola, incompresa, demotivata. Riversò un dolente fiume di parole.
Sono stanca, tanto stanca... ma ce la faremo, vero... Maria? Io ci credo, sai... gioia mia...
Gioia mia... così mi chiamava, e diceva che le trasmettevo tanta forza e mi ringraziava e mi chiedeva di continuare a farlo, perché ne aveva bisogno. Lei. E non si rendeva conto di ricaricare me in quel momento come in altri. Anche adesso che non c'è più, mentre continuo a guardare quel video che ha lasciato a Chi le voleva bene.
Vanessa, come Daniela, è andata via dopo aver segnato nel profondo tanti di Noi.
Perché è così. Gli Angeli ti sfiorano, e poi... volano via.

sabato 8 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI


Di questo quinto appuntamento con il corso per volontari prenderò ad insegnamento e non solo, pure come ricchezza personale, l'espressione... sereni e rasserenanti. Già perché rappresenta in sintesi come devono essere dei volontari consapevoli, che non si improvvisano, tengono a formarsi, e poi si confrontano per primi con se stessi. Ove sono carenti, si impegnano a colmare. Quando cadono in errore, si correggono senza "fustigarsi", per poi riprendere con serenità.
Serenità... la prima "dote" da trasmettere, perché è quella che si contrappone silente e benefica a Dolore e Sofferenza. Il Dolore, fisico, acuto e dalla sensazione immediata. La Sofferenza, che coinvolge anche l'animo e si prolunga nel tempo.
Il Dolore è un linguaggio, un codice affettivo, che comunica e necessita di risposte che apportino sollievo. Spesso è l'occasione-tramite per una "comunicazione" e scambio all'interno di una relazione a volte cercata ma comunque necessaria.
I volontari devono imparare ad interpretare tale linguaggio per diventare strumenti di sostegno. Un supporto a Chi chiede aiuto senza esprimerlo a parole. Dovranno essere sempre se stessi, ma pure intuitivi, accorti nella scelta delle parole, e soprattutto empatici. Quindi impostare la "relazione" in modo giusto, e verificare se si è davvero capaci di porre se stessi nella mente di Chi sta di fronte, sforzandosi di guardare le cose dal suo punto di vista.
Evitare un atteggiamento indifferente o distaccato, impersonale, freddo. Ma anche quello ispirato al pietismo, in quanto può far perdere il controllo della situazione stessa.
Essere vicino... e la "continuità relazionale" è molto importante... ad un paziente che ha un iter di malattia con un'evoluzione spesso negativa comporta il crearsi e l'accumularsi di tensioni emotive molto intense. I pazienti tenderanno a proiettare su chi lo assiste la propria angoscia di morte che deve essere rielaborata per poter tornare alla malattia in maniera positiva. Da solo probabilmente un volontario non riuscirà, sarà necessario perciò avere la possibilità di lavorare in ambito multidisciplinare, sapere a Chi rivolgersi nei momenti inevitabili di disorientamento.
(continua...)

venerdì 7 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO


Perché è ovvio che le reazioni potranno essere tante e varie, di conseguenza saranno prevedibili un comportamento adattivo e disadattivo con risposte verbali e non.
Chi cercherà di adattarsi alla nuova situazione improvvisa e traumatica, sarà ironico o negherà, proverà un tipo di rabbia senza oggetto o contro la malattia. Avrà paura e piangerà, nutrirà una speranza realistica, del tipo... una lunga sopravvivenza anche con la malattia, o tenterà una negoziazione.
Al contrario Chi si sentirà crollare il mondo addosso irrimediabilmente, proverà un senso di colpa per uno stile di vita all'improvviso considerato sbagliato, o penserà che la diagnosi sia stata per errore. Proverà tanta rabbia verso il medico, pretenderà l'impossibile per guarire.
Al medico spetterà comprendere la reazione, e poi proporre le modalità del percorso di cura. Come cominciare dopo aver superato il forte shock . Si tratterà di rifocalizzare emotivamente se stesso su un oggetto o un soggetto distante o diverso dalla reale fonte di focalizzazione. Questo si chiama spostamento adattivo, ovvero riorganizzarsi l'esistenza, come fosse "doppia", l'una parallela all'altra. E intanto imparare a gestire i sentimenti negativi, che alternativamente saranno presenti in entrambe.
Una diagnosi di tumore sconvolge la vita, non solo di Chi viene colpito ma dell'intera famiglia. Quando tutto procede nella normalità e senza scossoni di ogni tipo, tutte le famiglie si assomigliano tra loro. Ma se una malattia, un trauma e dei problemi sopraggiungono a stravolgere l'ordine delle cose, ogni famiglia è infelice a suo modo. Chi sta vicino al malato che lo voglia o meno in maniera conscia o latente si trova impegnato nel suo gorgo di instabilità, solitudine, sofferenze e perseguitato dallo spettro della morte. Senz'altro ha bisogno di sostegno, anche di tipo psicologico.
Importante è la comunicazione in terapia oncologica. Le parole dovranno essere pensate e scelte con cura, espresse con lo sguardo e l'atteggiamento giusto, perché il paziente sviluppa una sensibilità particolare ed è straordinariamente vulnerabile.
Si comunica molto con il corpo, e per imparare a non commettere errori sarà bene che il volontario si alleni prima con se stesso, simulando l'espressione del volto mutevole a seconda dei sentimenti (rabbia, gioia, paura, ecc.), si aiuterà anche con uno specchio.
Quando la situazione farà mancare le parole, andrà bene pure solo un abbraccio o una timida carezza (prossemica). In silenzio e con lo sguardo sereno.

giovedì 6 aprile 2017

SULLE OSSA INARIDITE


Oggi... giornata speciale, straordinaria. Celebrazione del rito eucaristico in ospedale da parte del Nostro Arcivescovo che non disdegna mai di venire a farci visita, anzi lo fa assai volentieri valorizzando ulteriormente ogni occasione.
Siamo in procinto della Santa Pasqua, e quale occasione migliore della consuetudine del precetto pasquale per festeggiare proprio oggi anche il Suo onomastico nel luogo che ama tanto?
E' arrivato puntuale come sempre, dopo aver visitato gli ambienti della dialisi. E' un Suo atteggiamento abituale, immergersi nella piena sofferenza, una sorta di preparazione prima dell'intima unione con il Signore.
Siamo uomini fortunati, Noi religiosi perché abbiamo avuto il dono del sacerdozio, la possibilità di servire i fratelli più bisognosi di cure...
Si è espresso così, Sua Eccellenza in uno dei numerosi passaggi che hanno costituito l'omelia, poi è tornato più volte sul tema della sofferenza, a partire dall'esordio...
Vengo volentieri in ospedale, e soprattutto in questo periodo che immediatamente precede la Resurrezione, tempo di rinascita. Qui si respira il senso vitale dell'esistenza, si tocca la "carne accesa" di Cristo. Gesù riaccende la carne su delle ossa inaridite...
Che espressione forte, sanguigna quasi, che implicitamente... e forse nemmeno tanto... intendeva contrastare le tristi notizie di stamattina che informavano di un altro raid aereo in Siria con bombardamento di gas sui civili, soprattutto bambini.
L'Umanità è morta... scriveva la stampa. Ci stiamo autodistruggendo, ha detto il Vescovo... crudelmente, insensatamente per sete di potere, denaro. Per colpa dei governi che hanno perso il senso del loro ruolo. E anche la Chiesa, se non si deciderà a scendere in campo con delle autentiche prese di posizione, finirà col morire per implosione. Mentre i ministri di Dio saranno semplici "professionisti del sacro".
Si è poi soffermato ad analizzare una frase del Vangelo, quanto mai inerente a ciò che è stato già espresso.
La Verità vi farà liberi.
Espressione che mette in rilievo l'ambiguità dell'uomo. Che cerca, aspira alla Verità ed intanto opera nella menzogna.
La Verità vi farà liberi, afferma il Maestro. Non le ricchezze, non l'osservanza dei dogmi, non il potere e nemmeno il piacere vi renderà liberi, ma la Verità. In una sola frase è contenuto il cuore, la direzione e il senso dell'esistenza umana. La nostra vita trova equilibrio, serenità e significato unicamente quando ci spendiamo completamente in una seria e totale ricerca di verità. Non possiamo agire, parlare, amare senza aver prima compreso l'essenza, il cuore della nostra stessa vita.
Spendiamo le Nostre vite alla rincorsa di infiniti traguardi, mete sempre nuove, progetti sempre più alti, ambiziosi, lontani e attraenti, lasciandoci fuggire la domanda fondamentale... che significato ha ciò che stiamo facendo?
Noi uomini, mai come in questo tempo, sentiamo, pensiamo e agiamo in modo superficiale. Partiamo alla cieca rincorsa del primo desiderio che ci coglie, senza chiederci perché, dove ci porterà e che conseguenze avrà. Ci siamo tremendamente ingannati ritenendo d'essere liberi per il fatto di poter scegliere o sognare di avere cose, oggetti, proprietà. Riteniamo che avere infiniti desideri e orizzonti perseguibili sia libertà, ma non v'è nulla di più falso.
Troppo spesso invece ci riduciamo al ruolo di marionette nelle mani di poteri forti. E non ce ne rendiamo conto, o magari... si, ma ci manca il coraggio di reagire, forse la cultura per farlo. Non ci facciamo più neppure domande.
Anche un uomo di Fede, invece dovrebbe e non solo, sarebbe pure bene che le condividesse.
Stimolo per le coscienze di una "comunità dormiente".