sabato 10 febbraio 2018

PROFESSIONALITA'... QUESTA SCONOSCIUTA


Perché sconosciuta? Semplicemente perché è un termine molto in uso, soprattutto per farsene vanto, ma il vero senso insito nella parola stessa pochi lo conoscono.
Per scrupolo parto da lontano, ovvero dalla "base" e consulto il vocabolario, dove accanto a "professionalità" c'è la definizione... "la capacità di svolgere la propria attività con competenza ed efficienza". Bene, e fin qui ci siamo, ma come si verifica una tale reale capacità in campo? Chiunque può affermarla e crederci pure, ma poi varrà qualcosa questa convinzione se non si riesce sempre a sortire effetti validi?
Io credo che professionalità sia anche umiltà, pensare di migliorarsi per fare bene, e saranno poi gli Altri a giudicare.
Qualsiasi lavoro va fatto o attività deve essere svolta con serietà, rispetto del ruolo e della comunità. Non per solo guadagno o gratificazione personale, perché alla lunga è inevitabile uscire fuori dai canoni, perdere il controllo e diventare così poco o per niente professionale.
Quindi, serietà... fare quel che si deve con impegno, costanza ed amore. Certo, anche con amore. Se si è innamorati del proprio lavoro o professione, gli effetti si vedranno a lunga scadenza. L'idraulico riparerà sempre più rubinetti, non gli stessi ma diversi, si farà il buon nome, sarà contento Lui e soddisfatti gli Altri.
Poi, rispetto del ruolo, proprio e altrui. Mai uscire dalle competenze, invadendo quella di Altri. A ciascuno il suo e fatto bene, e la confusione è di certo controproducente, crea conflitti ed equivoci.
Qualche esempio. A scuola, il bidello, anche se laureato... cosa che purtroppo oggi può anche essere... non si sognerà mai di sostituirsi all'insegnante, così pure in ospedale, dove molte sono le figure in camice bianco, il medico ha il Suo compito, visita, fa le prescrizioni, consiglia... infermieri fanno la loro parte, gli ausiliari hanno altri compiti, i volontari poi accompagnano per il tempo che a loro compete, con tatto, discrezione, senza giudicare l'operato di alcuno, perché sono Ospiti che a loro volta accolgono per offrire aiuto, e nient'altro.
All'inizio della mia attività di volontariato, una volta mi fu detto che avrei dovuto essere "più professionale", perché presa da eccessivo entusiasmo per la gioia di aver superato il culmine della malattia, ogni tanto esageravo in esternazioni, parlavo delle cure per me andate a buon fine, ne parlavo con Chi non avrei dovuto, dimenticando che ognuno è un caso a sé e soprattutto, in tale circostanza, estremamente fragile e vulnerabile. Ci restai male. Professionale... io? Non era un lavoro, il mio. Eppure era così, dovevo andare seguendo il Cuore, ricordando però quanto serio fosse pure il Cuore quando porge amore.

venerdì 9 febbraio 2018

IL PROGETTO... OGNI TANTO


Già, ogni tanto mi torna forte la pressione del progetto che ho da realizzare. Perché nacque da un sogno e si alimentò di esperienza, e diventando forte ogni giorno di più coi pensieri ben merita di essere condiviso. Non ha senso un'esistenza che serve solo a se stessa. Ci credo e a tratti mi sollecito a finire, mettere un punto fermo e poi pensare magari ad altro o a qualcosa di simile, e avere così sempre un progetto in un canto, ogni tanto. Si dice che non bisogna mai rimandare, quel che viene in mente bisogna fare ora, subito... però è bello dare appuntamento a se stessi per un impegno, è un tacito e inconscio allungarsi la vita.
Tutto questo è molto stimolante. Ricordo ciò che mi fu consigliato un giorno per battere sul tempo un'eventuale depressione dopo il tumore... fissarsi delle scadenze, fare progetti a breve termine, giorno dopo giorno insomma, per non pensare.
Come se questa vita non avesse mai fine, e infatti vivendola, assaporandola poco per volta è come vederla svolgersi in episodi, a se stanti per un verso ma comunque legati tra loro, e uno dopo l'altro si aspettano con quella curiosità che fa apprezzare tutto in pieno anche se tutto non sarà stato poi così felice.
Qualche volta, ed è cosa naturale, mi ritrovo pure a considerare l'"attimo estremo", o meglio la "paura" di quel momento, e alla fine concludo che in realtà si teme quell'evento quando ci si sente ancora lontani dall'eventualità. Perché se arriva improvvisa, la Morte non dà il tempo per averne paura, al contrario nel momento che "è", l'"intensità emotiva" è tanta e tale da non accorgersene quasi e perciò non potrà mai essere temuta.
Sfatato questo mito, allora la Vita sarà ancora più bella, attimo dopo attimo, e la "gioia" come il "dolore" ne saranno episodi, con un progetto ogni tanto che ne segnerà il passaggio, manterrà l'equilibrio, mentre passeranno lasciando ricordi ed emozioni.

giovedì 8 febbraio 2018

POTENZIALMENTE...


Siamo Tutti così, potenzialmente fragili quando ci sentiamo troppo forti e potenzialmente capaci di tutto quando sembriamo deboli.
No, ma Tu sei di più... più sensibile, più profonda... sei una ricchezza.
Stamattina l'ho sentito ripetere, e ancora una volta, schernendomi ho replicato con... potenzialmente e il resto. E ne sono convinta fortemente, perché anch'io credevo di non essere all'altezza di nulla, e poi semplicemente osservando intorno, apprezzando ciò che avevo, amando la gente con affetto sincero, ho scoperto i "pensieri", ove non fossero solo lamentose banalità, ossessive preoccupazioni ma gioia condivisa a voce e con parole scritte, stimolo a guardare oltre perché nulla è come sembra. Saranno a volte pure espressione di sofferti momenti, ma proprio in quanto momenti, considerati passeggeri con spiraglio aperto alla speranza. Incoraggiamento e voglia di accomodarsi l'esistenza sempre e comunque.
Perché poi, riflettiamo... a che cosa serve preoccuparsi di non riuscire a rispettare il programma prefissato? O prendersela per un torto ingiustamente subito? O ancora affrontare il giorno che segue oggi, ogni domani senza la sufficiente curiosità che alimenta l'entusiasmo?
E' inutile, potenzialmente può succedere qualcosa che farà saltare il programma, il torto potenzialmente avrà avuto origine da un equivoco, domani potrebbe essere il giorno migliore della tua vita. Potenzialmente.
E tutto questo anche se stai attraversando un periodo poco felice. Perché niente dura per sempre, come le 24 ore sono divise per metà... giorno e notte e in fasi graduali.
Persi i capelli a causa delle terapie, indossai la parrucca intenzionata a non abbandonarla fino a quando non avessi potuto tingere i capelli. Ero convinta di averli tutti bianchi solo per qualche filo che prima si intravvedeva tra una tintura e l'altra. Poi, erano passati dieci mesi dall'inizio, una domenica mattina lavai i cortissimi ricci grigi, e mentre li asciugavo un raggio di sole li illuminò, rendendoli d'argento. Mi piacquero tanto. Il grigio degli antichi capelli era potenzialmente l'argento di quelli che ho adesso. Sono trascorsi da allora esattamente sette anni. Era il 6 febbraio 2011.
Nulla è fisso nel tempo, tutto è potenzialmente diverso, comprese le Nostre opinioni, convinzioni... pensieri.

martedì 6 febbraio 2018

DESCRIVO... PERCEPISCO... RICORDO


Oggi all'incontro del GAMA, finalmente seria intenzione di riprendere la proposta della scorsa volta, il tentativo di approcciare ad una tecnica adottata in psicologia. Ricordate...? Alla base c'è l'utilizzo delle immagini per lo studio delle emozioni e dell'attenzione, ed è denominata con la sigla IAPS (International Affective Picture System).
Per riprendere il discorso rimasto in sospeso, riepiloghiamo per sommi capi.
Si propone al soggetto una serie di foto a colori che spaziano da oggetti e scene di tutti i giorni ad altre estremamente crude o eccitanti. Si comincia di solito con immagini di animali che possono suscitare sia tenerezza che repulsione o disgusto, per poi arrivare gradatamente a quelle di corpi mutilati e nudi erotici.
Scopo e caratteristica di tale tecnica è stimolare tramite la serie di foto, emozioni che saranno spiegate dalla valenza, dall'eccitazione e dall'autocontrollo. In parole povere, con la descrizione di ciò che si vede, la sensazione provata in quel momento, e il ricordo evocato.
Proposte alla Nostra attenzione stasera, 12 foto di animali (questo infatti il primo "step"). Dallo scarafaggio al topo di fogna (repulsione e disgusto), dal cane inferocito (paura) al mite gattino e agli uccellini implumi nel nido (tenerezza), dal cane e gatto di razza (quasi umanizzati) al cavallo (senso di libertà), per terminare con i pappagalli ara e una farfalla colorata su un fiore altrettanto variopinto (serenità).
Ognuno ha descritto ciò che stava guardando, mettendo in evidenza il particolare che lo aveva colpito, poi ha espresso la percezione provata all'istante, e infine il ricordo evocato, per qualcuno addirittura accompagnato da sensazioni a livello fisico ( batticuore, aumento della salivazione, nausea).
Al termine ne è venuto fuori un quadro davvero interessante di temperamenti diversi e variegata umanità. Soprattutto si è constatato che grazie alle IAPS l'uno dell'Altro è venuto a conoscenza di fatti ed eventi che mai nessuno avrebbe pensato di raccontare, magari perché considerati poco importanti, con particolari irrilevanti, e forse pure noiosi. Ma sappiamo bene che non è così, niente della vita va trascurato, meno che mai le reazioni provate nel passato, che diventano emozioni nel presente perché rivissute coi ricordi.

lunedì 5 febbraio 2018

TANTI PASSI AVANTI - 4 FEBBRAIO 2018



Tutti Insieme per la seconda camminata non competitiva in occasione della giornata mondiale contro il cancro. Prevenzione e sano stile di vita i primi strumenti per limitare le probabilità, ottimismo e condivisione le strategie per combattere e sempre più spesso vincere. Ed è alla fine nell'abbattere un falso mito la chiave di volta.
Quest'anno c'ero anch'io, ed è stata un'esperienza coinvolgente. E nonostante la partecipazione globale delle associazioni non sia stata del tutto convincente, non ha deluso invece il tiepido sole che ha riscaldato la fredda mattinata, incoraggiando ad andare avanti fino al traguardo.
Camminare può dare la vita, mantenendola in buona salute, una seconda vita dopo aver superato un difficile percorso di malattia. Perché l'attività fisica, e in particolare camminare regolarmente e a passo veloce, è uno degli strumenti di prevenzione più efficace anche per contrastare l'eventualità delle recidive.
E' un dato di fatto, allora... il cancro si sconfigge non solo a tavola ma pure camminando.
L'Associazione Runners Parco San Felice, e il "Med Food anticancer program" condotto da Michele Panunzio, dirigente il SIAN (Serizio Igiene Alimenti Nutrizione) della Asl di Foggia hanno organizzato la manifestazione dal titolo “Contro il Cancro, la prevenzione è per sempre”. Come già detto, l'evento ha visto la partecipazione di numerose associazioni motivate dall’importanza dello stesso e convinte del messaggio da trasmettere. Hanno partecipato all'iniziativa per manifestare concreta solidarietà ai malati di cancro e alle loro famiglie. Non si è mai soli in questi casi e l’adesione delle associazioni ne è un chiaro segnale.
La seconda camminata contro il cancro, aperta a tutti, malati e non, è iniziata con il raduno in Piazza Pavoncelli alle ore 9.30, immediatamente popolata di voci, striscioni, bici e i tanti colori delle varie associazioni. Naturalmente non potevamo mancare Noi del GAMA, operativi agli Ospedali Riuniti e sempre accanto ai pazienti nelle varie fasi del percorso.
E' stata un'autentica giornata di festa che ha visto strade animate e un aspetto nuovo, più umano della città. Progressivamente al corteo principale si aggregavano altri piccoli gruppi, creando un lungo serpentone umano, gioioso e colorato che, dopo aver percorso il centro cittadino, si è spinto fino alla rotonda antistante il viale che porta alla struttura ospedaliera. Quindi si è diretto verso Parco San Felice, dove era ad attendere il traguardo, metafora felice del termine di ogni percorso di malattia. Poi sugli spalti dell'anfiteatro e al centro del parco per qualche scatto e danza in allegria.
La mattinata di festa si è conclusa con uno spuntino a base di pane integrale ed olio di oliva. Sul volto di ognuno infine un largo sorriso contagioso, come speciale e personalissimo "souvenir" da portare a casa.
Che dire? Camminare Insieme è stata un'esperienza unica, da ripetere sicuramente negli anni a venire, per continuare a dire NO al cancro, e convincersi sempre più che Tutti Insieme si può vincere.

GRAZIE PER ESSERE PASSATA


Ieri è stata la giornata dei "ritorni". Ricordi, racconto, incontri dopo un certo tempo. Proprio ieri, guarda un po', e se vero è che la Vita parla per coincidenze, chissà che cosa avrà voluto che io capissi.
Sono stata a casa tutto il giorno e ho avuto modo così di mettere in ordine le idee.
I ricordi... beh, quelli non mancano mai e se vogliamo ogni volta, anche se sono sempre gli stessi, imparo qualcosa di nuovo. 
Raccontare ha un effetto terapeutico, un po' come lo è per la scrittura, aiuta a prendere le distanze ed alleggerisce. Quando incontri Chi non vedi da tempo, invece i pensieri sono molteplici e diversi. Puoi provare nostalgia, gioia, ansia di condividere il vissuto, come pure malinconia o addirittura una stretta al cuore, quando ti rendi conto in seguito di non aver riconosciuto una persona con cui hai trascorso momenti belli e spensierati nella giovinezza. Si potrà replicare... è naturale, dopo tanti anni! Ma non è così, soprattutto per Chi ha buona memoria, è fisionomista e coglie di ogni persona pure appena conosciuta, una nota distintiva. Non lo fa intenzionalmente, succede come il vento sulla sabbia, lascia almeno una lieve onda.
A me è capitato ieri. Incontrarsi dopo 45 anni, nella stanza di un Day Hospital Oncologico e non riconoscersi?! Io non potevo sapere il nome di Chi mi era di fronte, ma Lui leggeva il mio sul camice, poi io ho chiesto il suo e neanche allora ho ricordato. E l'età...? Medesimo anno di nascita... Lui ad aprile, io a luglio. Forse se avesse specificato il giorno... perché quello del compleanno non l'ho mai dimenticato. Con gli anni mi è rimasta buona solo la memoria per i numeri... o no?
C'era comunque qualcosa in quello sguardo, un tentativo... o un'espressione. Già, quella che io chiamo la "nota distintiva", gli occhi non invecchiano mai, si può cambiare di aspetto se la testa è calva e le rughe segnano il tempo trascorso, ma lo sguardo non perde mai la vivacità di un'intelligenza brillante, la pacatezza di un animo gentile, la buona educazione conservata nel tempo.
Oggi sfaccendavo in cucina e ripensando ai ritorni e agli incontri di ieri, quel volto e nell'insieme la persona in quella situazione non abbandonavano la mia mente, poi all'improvviso come si fosse rimesso in moto un meccanismo inceppato, ho ricordato e tutte le tessere hanno trovato il loro spazio.
Io non l'avevo riconosciuto, almeno non subito ma Lui probabilmente, si... solo che da riservato come è sempre stato, non avrà voluto rivelarsi. Oppure... chissà...
Altrimenti prima che andassi via non mi avrebbe stretto forte la mano, dicendo...
Grazie per essere passata da me...

sabato 3 febbraio 2018

UN GIORNO COME TANTI


Potrà sembrare un giorno come tanti, però per noi è un giorno speciale...
Esordiva così stamattina FB nel ricordarmi che otto anni fa, proprio in questa giornata, si effettuava da parte mia l'iscrizione al suddetto social, e sinceramente e nonostante la mia memoria di ferro, se non mi fosse saltato agli occhi già di buon mattino, non l'avrei ricordato di certo. Possibile...!? Assolutamente, si. Fu mia figlia, infatti a iscrivermi, lo fece e poi me lo comunicò, lo fece perché uscissi dall'abulia in cui mi vedeva e incuriosita mi dessi non all'ippica ma a qualcosa di "curioso", nuovo per me che da sempre odiavo internet e pc, reputandoli "diavolerie devianti". Ma poi quei giorni continuarono ad essere difficili, sempre più difficili perché presa da dubbi e paure non riuscivo a decidermi, e a FB non mi dedicavo più di tanto, solo una pausa tra un forum e l'altro, passando per youtube e wikipedia, per cercare di capire e non avere conferme. Tutto sbagliato, terribilmente inutile e dannoso, meglio in quel momento sarebbe stato il social nella sua forma peggiore, comunque tant'è e anzi così fu, e il resto è cosa ormai arcinota.
Chissà perché però si è voluto che mi raccontassi di nuovo, tutta la storia dall'inizio...
Da quanto, signora fate la volontaria?
Una domanda che non mi aspettavo, quasi a bruciapelo, forse scaturita da un mio accenno tra le righe. Una moglie, inizialmente silenziosa, caregiver di Suo marito in terapia, in quel momento appisolato. Volevo risponderle in sintesi, per somme linee ma Lei incalzava con le domande, e ad ogni mia risposta che necessariamente faceva riferimento all'esperienza vissuta, gli occhi le si facevano sempre più lucidi, fino a quando dalla parola "condivisione" ha preso spunto e forza e ha cominciato a raccontare di "loro". Una bella coppia, sempre unita e forte, per Lui ora si trattava di un "ritorno", e pure anziani lo stavano affrontando con la speranza entusiasta che non muore.
Lui è bravo, tranne quando fa i capricci. Io non gliene do vinta una. Così andiamo avanti.
Ce la farete anche stavolta, dico io.
Sorrido e stringo la mano a Lui che intanto si è svegliato...
Trasmettiamoci forza, dai...
E Lei...
Fate bene a fare la volontaria, perché lo fate bene.