giovedì 12 ottobre 2017

DELLA VITA I TONI CONTRASTANTI



Si parte sereni, poi una dolce foschia adombra l'orizzonte, e si continua perché il buon equilibrio non fa perdere l'orientamento. Proprio così com'è nella vita di ognuno.
Il mattino di buononora, un mercoledì come tanti dei Nostri. Abbiamo deciso... ci spostiamo un po' più in là della provincia solita, stavolta si va in Molise, a Riccia (CB), paese ad una discreta altezza, dal borgo incantato e con un castello che ricorda quelli delle favole.
Ci fermiamo subito di fronte ad una Chiesa, semplice ma accanto ci si presenta un rustico scorcio antico dove i pensieri odierni trovano quiete, poi prendiamo ad inoltrarci nella parte storica fatta al solito di stradine strette pari a strisce, lastricate a ciottoli e pietruzze a cuneo. Svicolando sotto i numerosi archi, incontriamo qualche passante che lento se ne va, in questi paesi nessuno ha mai fretta, nemmeno le persone giovani come l'uomo a cui abbiamo chiesto un'informazione e ci ha fornito in realtà una "guida turistica vocale". Tante notizie ed indicazioni utili, ed un invito... qui dovete venirci quando c'è la neve! Già, e anche se siamo ancora ad ottobre l'abbiamo immaginato questo paese innevato. La perfetta ambientazione per un presepe.
Si pensa all'inverno ed ecco che notiamo una legnaia piena di tronchi fino al soffitto, e sarà realtà o suggestione ci pare addirittura avvertire nell'aria l'odore di ceppo nel camino. O forse saranno solo caldarroste, chissà...
Certo è che in questi luoghi la natura è davvero generosa, prova ne è l'abbondanza di verdura e frutta di stagione...
- Signora, questa è tutta roba nostra. Fidatevi...
Ed io mi fido, perché c'è ancora la brina sulle bietole fresche, la cicoria campestre, la piccola verza e la riccia scarola. Compro tutto dal panciuto fruttivendolo e continuiamo il Nostro giro.
Sui muri qualche edicola, dispensatrice di fede, a più di un angolo la statuetta di San Pio, circondata da piante e fiori. Un paese silenzioso ma che percepisci vivo, col profumo del bucato steso ad asciugare che si mescola agli odori di cucina, e poi per i balconi fioriti e ben tenuti. Dove c'è tranquillità e poco arriva la mano maldestra dell'uomo la natura pare riconciliarsi con lui, e animo e mente trovano ristoro.
Per Noi oggi più che mai è stato così, e in particolare ho potuto testare la mia flessibilità di pensiero, quella che dona la serenità sempre e comunque, senza timore di apparire insensibili o sentirsi in colpa.
Nuvole non mancano mai, però l'Azzurro c'è sempre se lo si vuole vedere davvero.

mercoledì 11 ottobre 2017

CATENE SENZA ANELLI


Ovvero... non è vero ma ci credo.
Sono certa che è così, altrimenti non saremmo presi di mira dalla mattina alla sera con quelle catene inutili che paiono messaggi minatori. Ricatti occulti e presagi infausti... se oserai spezzare la catena, anatema! Così che la maggior parte degli esseri pensanti che in più si definiscono buoni cristiani, per non "rischiare" veicolano le baggianate in serie. In quest'era altamente tecnologica, tra fb e WhatsApp, ne sono assicurate almeno una decina al giorno. Ipotesi dell'irrealtà trasformate in realtà da menti fantasiose e nullafacenti. Eredi ricche di sproloqui delle note "catene di Sant'Antonio" di antica memoria. Quando trovavi una busta con l'indirizzo scritto a mano in stampatello nella buca della posta, potevi essere certo al 99,99% che all'interno, ben piegato ci sarebbe stato un foglio ciclostilato con la solita tiritera. Qualche volta però il finale era edulcorato da una doppia possibilità, premio o punizione. Se non avessi spezzato la catena, nel giro di 12/24 ore avresti ricevuto una bella sorpresa, tipo... grossa somma di denaro in eredità o vincita al totocalcio, in caso contrario sarebbe capitata una grave disgrazia, quasi sempre morte certa. Seguiva un doppio elenco, degli ubbidienti felici e contenti, e dei disubbidienti morti stecchiti. Naturalmente "i più" ci cascavano, non tanto per il miraggio di diventare ricchi quanto per la paura di finire molto male, e quindi giù a copiare quella "tristezza" per 12 volte, comprare 12 buste con relativi francobolli, affrettarsi ad imbucarle, perché 12 o anche 24 ore passano in fretta, che poi non era mai ben chiaro da quando bisognava cominciare a contarle. A casa mia era la nonna materna a ritirare la posta, dopo le prime volte a missive comunque non considerate da cui eravamo usciti indenni, aveva imparato a riconoscerle a fiuto. Non le apriva nemmeno, le strappava immediatamente e sospirando concludeva... ah, povero Sant'Antonio!
Quello che dovremmo fare anche Noi, oggi... tempi moderni ed obsoleta banalità.

martedì 10 ottobre 2017

DA CUORE A CUORE... ... passando per la ragione e molto buon senso



Non desidero annoiare e nemmeno essere ripetitiva, mi reputo una "volontaria un po' sopra le righe", mi critico ma non mi condanno perché in definitiva seguo il Cuore. Però ultimamente di fronte alle numerose criticità in reparto, mi chiedo come possiamo Noi volontari, appartenenti ad un'associazione con radici in un gruppo di auto aiuto, migliorarci per dare una valida mano. E' chiaro che non è un'opera che si improvvisa, ci si deve organizzare, ognuno deve fare un lavoro di auto analisi, condividerne gli esiti e confrontarsi.
Nel pomeriggio abbiamo fatto questo, riunito i volontari già operativi e convocato alcuni aspiranti, per fare il punto della situazione. Sia ben chiaro che già tutto procede per il meglio, ma necessita continua "formazione" che è processo dinamico con aggiornamenti continui. Per questo è in preparazione un nuovo "corso per volontari", specifico per operare in ospedale. Si partirà da una breve storia dell'associazione, con riferimenti alle attività svolte anche all'esterno, e poi si passerà ai vari interventi dei "docenti", cercando di coinvolgere anche le figure professionali (medici, infermiere) con cui collaboriamo e le altre che ci supportano (psiconcologo, life coach).
Importante sarà valutare le motivazioni di ognuno, gli obiettivi individuali e generali, e le modalità della relazione d'aiuto, all'inizio solo intenzionale e perché si evolva al meglio con partenza un buon "approccio". Tanto ascolto, che si dirà empatico perché teso ad entrare in sintonia con Chi vive il momento di difficoltà, e poco"svelarsi" che porterebbe a stornare l'attenzione e decentrare l'aiuto dal soggetto.
E ancora, acquisire poche ma efficaci competenze, per poter metterle in atto con umiltà e senza voler sostituirsi a medici e psicologi.
I volontari inoltre dovranno costituire un gruppo coeso, unito negli intenti, mantenendo ciascuno la propria individualità con le peculiari caratteristiche messe al servizio della Persona in quanto tale e pure in un momento di forte fragilità. Mossi da "amore incondizionato" devono comportarsi come "animali da compagnia" che non possono fare domande, e se allontanati si ritirano aspettando un eventuale ma non certo momento migliore.
Dimenticando tutto ciò che lasciano fuori prima di entrare in corsia, diventano come sabbia passata al rastrello. Liscia, pronta a disegnarsi di impronte, segni e a volte pure larghi e profondi fossi.

lunedì 9 ottobre 2017

COMPAGNI DI STANCHEZZA


Mi trovo su questa strada, e non scelgo altre per arrivare al noto traguardo.
Mi ci sono ritrovata per caso dopo la necessità, e poi appassionata.
Non mi piace essere spettatrice della sofferenza altrui, e per questo cerco di "affiancare" per "sfiancarla" e ridurla a metà o almeno in parte. E così soffriamo di meno, Noi... Lui o Lei ed io, compagni di stanchezza, quando diventa troppo pesante il fardello, gravosi i pensieri, e fa paura immaginare il domani.
Entro in punta di piedi, senza fare troppe domande, mi è sufficiente ciò che vedo e il poco che mi dicono. Il Dolore non ha gradi né stadiazioni, come non esiste un tumore da "primo posto" per gravità od altro, sempre merita rispetto, vicinanza e aiuto. Non ho in tasca la "panacea di tutti i mali", porto me stessa e la volontà di "accompagnare" nel bene e nel male, entro quello spazio ed oltre, fuori per continuare.
Questo è il mio essere una volontaria, termine che non mi piace molto, perché pare piccarsi di una professionalità, che se pur necessaria per serietà, poco riguarda il Cuore. Comunque... io mi comporto così, ma forse perché tale sono anche nella vita di tutti i giorni, pregi e difetti compresi.
Dimentico una cosa importante, una mia strategia. All'epoca l'adottai per far venir fuori, "partorire" la nuova me stessa. Stimolare le emozioni. Imparai alla grande, e oggi sono quel che sono, e qualcuno mi affianca e poi mi ringrazia, indegnamente giacché Tutti sono capaci di emozioni...
"Beh, a volte ripenso alla mia vita. Ho studiato, facevo doposcuola, avevo tutto, non mi mancava niente apparentemente. Un giorno d'estate venne a bussarmi una notizia che nessuno vorrebbe sentire mai. Da quel giorno la mia vita cambiò. Tutto mi apparve diverso, più nitido quasi per assurdo. Ho visto la mia piccolezza, il bisogno di affetto, l'accettare con serenità alcuni limiti. La sofferenza mi ha fatto muovere il cuore verso Dio.
Molti amici non ci sono più, io ho avuto la fortuna di esserci ancora. Quando faccio la terapia a volte mi capita di stare un po' male, ma quando il giorno dopo mi riprendo, mi sento rinata, emozionata come un bambino per aver conquistato un pezzetto di salute. Tutto sembra splendere d'infinita luce intorno a me e mi sento avvolta da un amore smisurato per merito di questa esperienza di vita straordinaria. Così ho capito che non avevo tutto, mi mancava questo evento che ha dato un vero senso alla mia vita. Anche se è molto faticoso. Però chiudo gli occhi e mi piace gustare, attimo per attimo il profumo della vita che diventa infinito. Afferro tra le mani e il mio cuore qualunque cosa venga a contatto con me, perché tutto è meraviglioso. Il sole che tramonta, il cielo che diventa grigio, la sera che cala, il vento che sfiora il viso, il profumo di un bambino, la carezza di un amico... ma se ho tutto questo, di cosa posso lamentarmi? La sera appoggio la testa sul cuscino quasi ricevessi una carezza dallo stesso, e col cuore ricolmo di pace attendo l'alba per riempirmi gli occhi, la mente e l'animo ancora di tante bellezze".
L. S.
Ecco... compagni di stanchezza ... compagni di sensazioni ed emozioni.
Nulla è da scartare mai. Neppure la "malattia".

domenica 8 ottobre 2017

E MI TOCCA...


Eccome se mi tocca, e non per dovere ma perché lo sento, visto che dico di metterci il Cuore in tutto, e bugia non è. Ora che sono "dall'altra parte", così come affermano non so quanto convinti, mentre io mi ci sento dentro più di prima. Ma preciso per tranquillizzare Chi legge, sto bene, tutto a posto, Follow Up ineccepibile... è altro che mi prende e non contagia, è sentimento ed immedesimazione, è come polline di un fiore quando lo sfiori, resta attaccato alle dita.
Empatia, si chiama così, e se empatico sei non puoi non esserlo, anche se lo volessi per soffrire meno.
Dall'altra parte. E mi chiedo, ma di che cosa?... della barricata?...della frontiera? Forse solo oltre gli ostacoli di un percorso che credo aver portato a termine, sarà il tempo un giorno a stabilire l'esito definitivo di quella "gara" tanto anomala per motivazione e modalità. Perché, è chiaro... il "traguardo" è sempre lo stesso ma il modo di arrivarci può essere diverso. Ecco... io spero fortemente di arrivarci non in maniera "ovvia", come erroneamente potrebbe far intendere ciò che ho vissuto, lo 048 che manco mi tocca più.
E mentre sono di fronte ad un paio di occhi chiusi e un respiro che pesca nel profondo, penso alle persone che vedo ogni volta, anche quelle con cui non scambio una sillaba. Le guardo sfilare come anime in cerca di quiete, e dai volti percepisco l'età di ogni storia.
Quanta umanità, ferita, martoriata nel corpo e nell'animo, privata di legittime aspirazioni e naturali progetti di vita... non si può immaginare, o forse si... immaginare si può, ma credere no... se non ci si è passati.
E continuo a guardare quegli occhi che ogni tanto si aprono a cercare la luce, e noto che hanno una luce propria, lo spiraglio di speranza per ricominciare. E' vita fino all'ultimo respiro, degna di rispetto dei tempi e pause di silenzio. Cambiano i bisogni e mute sono le esigenze, lievi carezze e voci modulate su note di infinita tenerezza.
Per empatia sento tutto questo, così mi tocca e non posso tirarmi indietro, anche se non so se sono capace o meno.

sabato 7 ottobre 2017

UNA PERDITA DI TEMPO


Ogni giorno che passa e ci vede spettatori, è guadagnato... donato... conquistato. E tutto quello che da parte nostra si fa è il prezzo da pagare... modo per ricambiare... strategia per arrivare a vivere quel giorno nella sua pienezza. Mai tempo perso.
- Come va?
- Al solito, sto perdendo tempo.
- Perché?
- Semplice, perché è una perdita di tempo.
Sono sincera, l'Amico in questione è uno dei pochi che incontro quando mi sento "forte", insomma all'altezza, altrimenti solo un semplice saluto e un sorriso. E anche se mi sento una codarda, poi finisco col pensare di aver fatto bene. Che cosa potresti con Chi non porge nemmeno la mano, sceglie una "frase" e la ripete come un disco rotto, e poi guarda di sbieco con un sorriso di sfida? Nulla. Eppure a volte mi cimento ad ascoltare le Sue poche parole, ad imbastire conversazioni su argomenti vari, che ad un certo punto finiscono sul tasto dolente del tempo perso...
- Posso sedermi allora, posso perdere un po' di tempo con Te?
- Prego, è casa tua...
Beh, è già qualcosa, ho pensato ieri che tanto in vena non ero ma ero capitata lì, in quella stanza e lo avevo trovato da solo...
- Ma se per Te è una perdita di tempo, perché vieni?
Solito sorriso a labbra strette e nessuna risposta, e dopo un po' un'altra delle frasi fisse...
- Questa non è vita per me che ho tanto da fare fuori.
Non ho replicato nulla, e per grazia di Dio è entrata l'infermiera che mi ha tolto d'impaccio parlando di pazienza. Già... un paziente che si rispetti dovrebbe essere "paziente" a 360°, credo e non solo, e poi considerare anche di non essere l'unico punto su cui poggia l'Universo. Ma c'è la rabbia, la non accettazione di quel che è successo, il farsi "vittima sacrificale" per tutti i mali del mondo, e allora si che è tempo perso, tanto tempo che potrebbe essere impiegato in compagnia, aiutando e nello stesso tempo essere aiutato, ma che dire...?
L'onda non si arrenderà a scontrarsi con lo scoglio, ostinato e fermo lì anche in alto mare, potrà ogni volta lasciare tracce del suo passaggio e non riuscirà a scalfirlo. Col tempo, forse...

venerdì 6 ottobre 2017

LA BOTTEGA DEI RICORDI (ovvero... il profumo della speranza)


A Rocchetta Sant'Antonio, sulla parte più alta c'è un castello spettacolare che domina il paese e la valle sottostante. La torre merlata a forma di scafo di nave fu chiaramente costruita a scopo strategico e di controllo, il resto della struttura appartenente al XVI secolo lascia attoniti per maestosità, precisione e anche per un certo alone fiabesco. Trovarsi lì è come capitare per caso nel bel mezzo di una storia destinata a diventare leggenda, di quelle che poi condivise diventano veritiere e quindi finiscono per sostituirsi alla realtà. Personaggi fissi... il duca, il conte o chi per lui... la dama e il cavaliere... e il cavallo, si perché un cavallo in una leggenda non manca mai.
Intorno a quel castello, con quei personaggi e avvalendosi di un presunto "ius primae noctis", il simpatico proprietario del bar-cinema-teatro-discoteca, aveva imbastito una leggenda per farsi bello e corteggiare da giovane le ragazze che gli capitavano a tiro.
Arrivato sul posto con quella del momento, raccontava sempre la storia di un amore tradito e conseguente fuga su un cavallo ancora con la catena che lo legava al muro. Quando la narrazione arrivava al punto che il tradimento era stato scoperto e i rei puniti con la morte, compreso il povero cavallo, vittima innocente, la ragazza mostrava un iniziale coinvolgimento che si completava con...
- ... da allora, si dice che ogni notte si ode nei paraggi del castello e risuona nella valle un sinistro rumore di catena. La catena del cavallo in corsa.
Hai capito, il furbacchione?! Che fantasia...
Certo che ascoltare questo spaccato di vita giovanile è stato per Noi come leggere un paragrafo di quelle brochure divulgative di una pro loco. Davvero un modo originale per promuovere una località già attraente di per sé. Strade lastricate all'antica e in salita, botteghe vecchie e negozi nuovi, vasi lungo i marciapiedi dove trovano locazione piante dall'improbabile convivenza, piccoli olivi o addirittura dracena e basilico insieme, questo a profumare e dare speranza di vita all'incredibile. Come una leggenda.