venerdì 11 agosto 2017

SCELSI UNA STELLA


E stanotte dormirò sonni tranquilli, perché me lo sarò imposto dopo aver chiesto alla mia stella di esaudire il desiderio più grande.
Sono stata sempre affascinata dal fenomeno delle stelle cadenti nelle notti di mezza estate. Ovunque fossi, chiudevo gli occhi per rendere fitta l'oscurità della notte e poi in silenzio esprimevo la "lista" dei miei desideri, ché almeno uno potesse realizzarsi. Puntualmente questo non accadeva, ma non restavo delusa perché ci vedevo la motivazione per fissare un altro appuntamento senza sentirmi in colpa del chiedere ripetuto e continuo.
Oggi la qualità dei miei desideri è totalmente cambiata, per questo ci spero veramente ogni volta che alzo lo sguardo al cielo. Ma stasera il mio cielo ha poche stelle perché il sole al tramonto si è fatto accompagnare dalla foschia che poi è rimasta a guardare..
Non mi perdo d'animo lo stesso, confido che anche attraverso quel velo riuscirò a vedere la mia stella mentre cade ed esprimere il desiderio.
Ne fisso qualcuna che vuol farsi strada e accende tutte le risorse. Basterà, come sufficiente è ogni tentativo di speranza.
Dovrebbe esserci una notte di San Lorenzo al giorno e ci sarebbe meno gente disperata in giro, non proprio felice ma sicuramente in trepidante attesa che prima o poi qualcosa cambierà.
L'aria troppo calda nonostante l'ora tarda fa indugiare ancora. Non mi stancherei mai di guardare il cielo in qualsiasi notte dell'anno, stanotte poi... come potrei?
Un pensiero, e nell'oscurità voglio sperare che quelle poche stelle visibili siano gli Amici tra "quelli che contano" andati via da Noi, ora su in Cielo a brillare di luce propria.
Ognuno ha lasciato un segno, una sorta di testamento spirituale perchè la sofferenza non sia mai sacrificio vano... e non lo è in effetti, se io che sono stata una di Loro e ancora mi considero tale, riesco a ricordarli con malinconica nostalgia ma senza timore per il mio domani.
Vorrei solo che fossero le ultime stelle "cadute" in Cielo da questa terra, anzi... che fosse concesso Loro di cadere di nuovo ma stavolta dal Cielo sulla terra, come le altre, quelle speciali nella notte di San Lorenzo.
Chiudo gli occhi... poi li riapro giusto nel momento che una stella cade.
Ecco... ho espresso il mio desiderio.
Forse è troppo grande, alquanto pretenzioso perchè altro non sono che un "microscopico" essere umano innanzi all'immensità dell'Infinito. Non si realizzerà, ma di certo stanotte mi è arrivata una risposta accompagnata da uno splendido sorriso.
Sarà questa la scia che illuminerà ogni giorno della mia vita.

FIORE DI CACTUS


Sono i fiori di cactus i più belli, perché imprevedibili spuntando all'improvviso tra le spine, e duraturi non si sa come, visto che necessitano di poche cure. Fiore di cactus senza profumo perché lo si possa immaginare e diventare così il fiore di ognuno.
Oggi... un "mio" mercoledì, trascorso in casa quasi da sola, troppo caldo per uscire e abbastanza per ricordare quella benedetta estate di sette anni fa. Non so Voi, ma io quando comincio a ricordare lo faccio per immagini, non scene ma veri e propri scatti fotografici di oggetti, piccoli e grandi, che mi riportano a quella parte di vissuto. La parrucca, la fascia sull'espansore, l'ustione da contatto, le polo di tutti colori... e in questo modo poi, dal particolare all'universale, che in questo caso è il senso profondo di vuoto e solitudine che accomuna tutte quelle persone che in un periodo dell'anno di solito atto alla spensieratezza e al diverimento, si trovano invece a vivere qualcosa non per scelta e subire terapie noiose e limitanti.
Il "particolare"mio personale mi fa tenerezza come non mi appartenesse perché di fatto sono oggetti che non uso e situazioni che non vivo più sulla mia pelle, l'"universale" al contrario lo sento mio perché lo vivo a pelle, dentro, coi pensieri e i sentimenti.
Se non fossi io a parlare di me, probabilmente la definizione giusta per la mia persona sarebbe... una specie di masochista, o anche una che si esibisce entro uno scenario di continua sofferenza e nello stesso tempo espia qualche colpa inconscia. Di queste azzardate opinioni sono consapevole e ogni tanto da sola mi sottopongo a verifica. Sono così come si potrebbe sembrare o... cosa?
E' che si elabora, si metabolizza, si supera pure ma non si dimentica, e allora quei momenti di solitudine, quando presa dai pensieri e dalla paura le lacrime salivano su e nessuno c'era ad asciugarle o trasformarle in timidi sorrisi, con prepotenza come appartenessero di nuovo si ripresentano in quelle storie che empaticamente si cerca di sostenere, e non si può... io non posso tirarmi indietro e ci resto dentro, con lucido distacco ma con tutte le scarpe, sperando di non affondare come nelle sabbie mobili. Perché tutto sommato non sono così grande e forte come si crede.
Sono piena di spine e dolori, a tratti pure inaridita perché mi basta quel che serve, ma per quel poco che faccio ogni tanto nasce un fiore. Non è mio vanto bensì lode per Colui che lo vuole.

mercoledì 9 agosto 2017

MENTRE IL MONDO VA


Mentre il mondo va, qualcosa accade e nessuno o quasi se ne accorge.
Aforisma? No. Sintetica e personale conclusione di una giornata in cui certe vicende note cozzavano stridenti con quelle altrui e persino con tutto ciò che era intorno.
Ma procediamo con ordine e pure con una punta di stizza. Quanto mi dà fastidio ricevere notizie di un certo peso per vie traverse, all'improvviso e pure in ritardo. 
Così scopro che giusto un mese fa, mentre cenavo fuori perché era l'anniversario del mio matrimonio, qualcuno a cui mi ero tanto affezionata volava via. Ed io ero ignara di tutto, e magari l'avrò pure pensata quell'Amica mia, convinta che fosse lì nel Suo giardino a dar da mangiare ai tanti gattini di cui si prendeva cura.
Ma perché deve andare così? So che è normale, naturale, la vita continua... ma come può continuare se non si ferma almeno un momento? Quei famosi tre minuti di silenzio...
Certo, sarebbero un'assurdità... di tre in tre, per tutto ciò che accade non si riprenderebbe più a parlare, ridere e nemmeno lavorare, accudire, curare.
E quell'essere ogni persona uno di un Tutto, allora? Come fa il "Tutto" ad andare avanti senza almeno accorgersi della piccolissima parte che non c'è più?
Per me... contraddizione esistenziale.
Poi perché sentissi forte il disagio fin sulla pelle, mentre stasera inumidivo friselline e tagliavo pomodori per la cena, un'altra delle persone cui tengo moltissimo veniva portata in terapia intensiva dopo un drenaggio al cuore. E a me nell'arco di un momento è parso immeritato privilegio ciò che stavo facendo.
Sicuramente Chi si vanta di essere sempre al massimo della lucidità consentita, sentenzierebbe... Sbagli a pensarla così, ti fai del male, non reggerai...
Bene, io l'ho sempre pensata così, anche prima che mi ammalassi ma senza soffermarmi troppo, dopo... e non posso farci niente... accompagnando mal di stomaco al pensiero.
Nel giorno della diagnosi che stravolse la mia vita, uscendo dall'ospedale presi a vedere come avessi il paraocchi. Era un modo involontario per evitare la realtà intorno, che nonostante quel che mi stava succedendo, osava essere senza pietà sempre la stessa.
Ero fuori di testa...? Di certo momentaneamente astratta dalla mia vita di sempre e con grandi, eccessive pretese.
Così ci sei solo Tu in questo periodo come volontaria? E le altre, sono al mare...?
Mi ha chiesto stamane una paziente che vedevo per la seconda volta...
E mentre Noi stiamo qui, e al mare non possiamo andare, loro vanno al mare. Ma come fanno? Ci lasciano indietro e non ci pensano.
Le ho risposto allora a mezza voce... oggi sono venuta io. Puoi perdonarci?

martedì 8 agosto 2017

A VOLTE SOLO LA VOCE...


Certo, è così... a volte basta solo la voce, oppure una frase scritta su un foglietto stropicciato, o un sorriso per rassicurare e far sentire meno soli. Ed è il più bel regalo che si possa fare, perché sono segni di "presenza".
Tempo dedicato, ritagliato dal proprio ed arricchito d'affetto gratuito, senza aspettarsi niente. Neppure il sentimento ricambiato nel tempo. Quanti infatti si sono scordati della promessa fatta spontaneamente di non perdere mai i contatti, poi è successo e a me personalmente ha fatto pure piacere perché ho dato una sgnificazione positiva, vuol dire stavano bene e avevano avuto di meglio da fare.
Ecco, anche in questo caso ho considerato il bicchiere mezzo pieno, perché mai prenderla per trascuratezza o ancor peggio offesa personale?
Io resto vigile, presenza costante, discreta e mai oppressiva, preferisco si ricordino di me quando serve e non come "illustrazione" di un periodo da dimenticare.
Qualcuno e soprattutto Chi mi è vicino mi definisce "particolare", a volte il termine mi sembra positivo altre no, ma è chiaro dipende da me, da come vivo il momento e da tutto un contesto.
Diciamo che sono accudente, si... in modo particolare, porto nei pensieri tutti... Chi ha preso la cosa per il verso migliore e pure quelli che non riescono proprio a vedere oltre, a guardarsi intorno e notare che c'è tanto di bello per cui lottare e invece si focalizzano su ogni piccolo sintomo ed impressione, ricavandone ansia a non finire, ritardando il "momento della positività".
Quelli che non ce la fanno ad andare da soli un piccolo aiuto possono trovarlo nella "condivisione"... solo un po' di coraggio per affidarsi e quindi all'Altro aprirsi e il resto va da sè.
Come per un bimbo ai suoi primi passi, tappa importante di crescita anche quella, l'aiuto viene prima dal forte sostegno che piano piano diventa più leggero fino a non esserci più, così Chi non riesce a fare della difficoltà una nuova risorsa può appoggiarsi all'Altro ma solo per un "breve tratto di strada", un momento di sicurezza che gli permetta di respirare profondamente, raccogliere le forze e... lasciarsi andare da solo. Perchè chiunque può farlo, deve solo prenderne atto.
La Presenza deve costituire un punto di riferimento e mai diventare "dipendenza".
Ricordo quell'Amica che ho sorretto a lungo perchè potesse andare. Lei non si sentiva mai pronta, forse anche per colpa mia... "ora devi fare da sola perchè puoi, altrimenti se lascio che ti appoggi ancora a me, ti farò del male".
"Ma no, che dici... Tu non mi potresti mai fare del male. Mi sei stata vicino, mi hai aiutato tanto, per me hai fatto... l'immenso".
Così parlava un giorno, oggi non mi cerca più.

lunedì 7 agosto 2017

DOLCI RICORDI E VITA "STEP BY STEP"


Affrontare l'esistenza con leggerezza, che non vuol dire superficialità, è il primo comandamento per la sopravvivenza in genere, ancor più per Chi come Noi la parola l'è vista scritta su un foglio e c'ha rimuginato a lungo, almeno fino a quando non ha fatto l'abitudine. Ma tra il dire e il fare a volte c'è l'oceano, e così può risultare difficile vivere come natura richiede e Dio vuole, perché mai vorrebbe diversamente.
Potrei più o meno farmi interprete dell'esperienze altrui, ma ognuno le vive in modo personalissimo anche se un denominatore comune c'è per tutte. E' quell'ansia del futuro che sembra minacciato e a sicura scadenza. Però stasera parlo per me, che oggi vivo in pseudo sicurezza senza alcuna certezza. Devo vivere perché mi è stato dato, ed è necessario che passo dopo passo io lo faccia alla meglio. Mi sono messa in gioco e non sempre è facile perché certe volte il coinvolgimento è inevitabile, ed allora il pianto silenzioso si alterna ad una rabbia che per me stessa non conobbi mai, poi faccio un passo indietro per recuperare il lucido distacco che serve e mi rifugio nei dolci ricordi di un tempo, ma quelli proprio antichi. Come rifugiarsi in soffitta e cavar fuori da bauli e cassetti la prima bambola o il foglio ingiallito di una ricetta. Sono espedienti che la mente cerca per proteggersi e nello stesso tempo ricaricarsi.
Oggi, ad esempio, mentre cercavo per il caldo di darmi sollievo a velocità progressiva con un ventaglio, mi è venuta in mente l'estate di molti anni fa e insieme la figura della mia nonna materna. Donna possente, volitiva era per noi piccoli una "gigantessa" cui nulla era impossibile, nonostante ciò quanto sembrava anziana pur avendo poco più di cinquant'anni. Così che all'epoca io pensassi ai miei 60 anni e me simile a Lei, ora mi guardo e ovviamente mi trovo diversa e me ne compiaccio, però quel ricordo mi è di conforto, mi distrae in un certo senso dall'idea del precipitare del tempo.
E il foglio ingiallito con la ricetta della torta di mele preferita dai miei bambini, mi riporta all'epoca felice di dolce responsabilità, quando da me dipendeva la loro piccola vita e per questo dovevo stare sempre bene. Sempre.
Anche ora è per me così. Perché ho scelto o sono stata scelta e non posso deludere, pure se a volte temo di perdere credibilità e dare poco affidamento. Devo stare bene, tutto qui.

sabato 5 agosto 2017

QUEL CHE DICE LA GENTE...


Potrei cominciare e finirla qui, con una parola sola. Ignorare. Ignorare l'opinione altrui del tutto gratuita, ignorare addirittura la presenza di Chi la esprime quando fa male.
E poi... curiosità morbosa, pettegolezzo, presunzione, elementi tutti di un substrato di ignoranza e analfabetismo dell'anima.
Perdonate questa introduzione che sa tanto di invettiva, in realtà è l'analisi di un fenomeno ancora presente in certi paesi e ogni tanto pure in qualche quartiere cittadino.
Ho pensato a Lei l'intero pomeriggio, e un misto di tenerezza e rabbia mi ha portato a questa riflessione. Dopo averla lasciata stamattina, mi sono chiesta, e c'è mancato poco lo facessi ad alta voce... possibile mai che una non può stare male in santa pace, costretta com'è a nascondersi dagli sguardi curiosi, dal chiacchiericcio crudele, persino dalle maldicenze manco l'avesse comprata a basso prezzo o rubata questa malattia?
Perché poi c'è anche il rischio che per non incorrere in tutto questo si trascuri quello che sta capitando, incoscientemente si aspetti che passi, e intanto si indossa una maschera, si cerca di camuffare alla meno peggio qualcosa che è sempre più evidente. Come ha fatto Lei...
... perché i fatti miei non li deve sapere nessuno.
Così con questo intento e perché non ci fosse alcuna fuga involontaria di notizie, non ha parlato neppure con Chi le stava accanto, non lo ha detto nemmeno alle Sue figlie, e la "cosa" è andata troppo avanti. Ora dice... speriamo che...
Guardare in aria o girare la testa per non vedere è già sbagliato, ma metterla sotto la sabbia per non farsi notare, non parlare né ascoltare può essere davvero pericoloso. Si rischia il soffocamento.
Capisco che non sia cosa facile dire spontaneamente di ciò che si teme, però bisognerebbe cominciare col non vergognarsene, poi accettare per combattere, e infine saper rispondere a Chi chiede. Fierezza, ironia, giusto senso di superiorità sarebbero presto naturali alleati per far fuori, prima ancora che la malattia, quel che dice la gente.

venerdì 4 agosto 2017

GIALLO SOLE E VERDE SPERANZA


Il caldo torrido di questi giorni sconvolge un po' abitudini e piani. E' anche tempo di vacanze e svago, si cerca di alleggerire il tutto e prendere la vita così come viene. In realtà per queste due ultime affermazioni, dovrebbe essere così tutto l'anno e non solo d'estate quando il sole picchia e impone una scelta. Quindi è da riflettere e poi decidere... se fino ad ora la Vita è stata in bianco e nero, oppure a tinte tenui quasi sbiadite, da oggi in poi sarà a colori, un autentico capolavoro.
Se chiedi aiuto, predisponiti ad accoglierlo, ma ancora prima cerca di aiutarti da solo con la positività dei pensieri, che non è incoscienza ma consapevolezza che tutto può cambiare.
Non dire mai e soprattutto prima di cominciare... servirà? Tanto non serve. Significherebbe dichiarare la sconfitta senza nemmeno combattere...
Solite frasi scontate...? Solite, può darsi... scontate, mai perché qualcuno spesso le dimentica rendendo così più difficoltosi certi momenti della vita.
I miei fiocchi di tenerezza sono sempre graditi, riscuotono un successo che mai avrei pensato. C'è chi li raccoglie in un barattolo chiusi e ben legati col nastrino originale, chi in un cestino, altri in una scatola di latta, stesi e pronti ad essere di nuovo letti, quando serve, se la solitudine prende e dà sgomento.
In quattro anni ho perso il conto di quanti bigliettini ho scritto e nastrini annodato. Per me è una "dolce incombenza" perché penso alla curiosità, allo stupore e alla gioia che leggo in quasi tutti gli sguardi che incrocio in quel momento quasi magico in cui coincidenza fa rima con speranza.
Tanti nastri colorati per identificare un segreto desiderio, una giusta aspettativa.
Non finire mai di scriverli... mi è stato detto stamattina, e questo invito ha accompagnato pure un dono, un nastro giallo sole ed un altro verde speranza. Messaggio colorato nascosto tra i miei variopinti.