mercoledì 7 giugno 2017

TRE GIORNI COSÌ...


Mattinata libera, dicevamo ieri... e poca dimestichezza con il luogo, ce la siamo però cavata ugualmente recandoci in un posto già visto che ci era piaciuto molto. La Chiesa di Santo Stefano, nota anche come le 7 Chiese.
Dopo una ricca colazione dal gusto "neutro", abbiamo preso l'autobus diretti alle "Due Torri", la strada perpendicolare a quella piazza infatti conduce proprio lì seguendo una doppia fila di portici. Portici molto antichi lasciati alla loro vetustà perché non se ne perdesse l'autentica bellezza. Poi, ecco alla fine apparire la facciata della prima Chiesa, più recente rispetto alle altre, piuttosto da considerare ingresso delle stesse.
Ci accoglie l'anomala ma coinvolgente melodia dei canti gregoriani, mentre un gruppo di turisti inglesi e la loro guida cominciano incuriositi la visita del luogo.
Tutto prende e incanta, dai lumicini accesi alle crepe nei muri, dalle scritte agli intarsi, dai crocifissi agli affreschi. Aleggia pace, profumo di sacralità, quasi non vorremmo più andare via. Dall'esterno del cancello che chiude il cortiletto una nonna coi Suoi nipotini ci riporta alla laica realtà.
Signora, mi scusi... la bimba ha fatto cadere quel giochino rosso. Dispiace se lo raccoglie?
Certo che no... e intanto penso a quel "mondo bambino", a quanto bene sta accanto agli oleandri colorati. Note variopinte che rendono ancora più bello e suggestivo il posto.
Ora di pranzo e veloce pasto con un panino, in previsione di un'altra lauta cena, poi appuntamento con Nostra figlia e l'occasione di non perdere l'uso delle "sane" abitudini. Fila di attesa e visita medica, e constatazione... gentilezza indiscussa a parte... che da Nord a Sud sconti non se ne fanno a nessuno, in tutti i sensi. E va be', meglio non pensarci perché alla fine conta la salute e che tutto vada per il meglio, visto che per il momento abbiamo già dato. Allora che si fa? Bisogna certamente festeggiare. Così, tanto per cambiare, a cena stavolta assai particolare, per gusto e costo. La scritta sulla parete del locale la diceva lunga, all'inizio mi sembrava bella e basta, il senso l'ho compreso dopo.
(continua...)

TRE GIORNI COSÌ...


Così diversi dal solito... densi di affetto e non si discute... pazientemente vissuti perché comunque un po' di fatica ci sta per Noi, che solo da poco abbiamo adottato la condotta di uccelli di bosco, cittadini del mondo... si fa per dire... nomadi per diletto. E siamo qui, a Bologna dopo le continue insistenze e i ripetuti rimproveri di Nostra figlia, per condividere qualche momento delle Sue giornate, farle sentire vicinanza e amore, che Lei sa e finge di non ammettere. Ah... benedetto amor filiale!
Così da stamattina sempre in movimento, prima... viaggio in treno col solito schizzato di turno incontrato per caso che non manca mai, poi... di corsa dietro una figlia abituata ormai a ritmi frenetici, infine e meno male... a cena in un caratteristico locale dal modesto appellativo di osteria, che si rivaluta con l'appartenenza all'Orsa. Orsa maggiore accanto ad una minore ed una mensola che regge candele di ogni tipo. Ottimo cibo, e prodotti tipici a "Km zero", genuini e di elevata qualità.
Quando si tratta di mangiare io non bado a spese... parole di Nostra figlia, se poi è papà a pagare, allora...
E intanto ci ha già anticipato che domani ancora meglio sarà. Staremo a vedere.
Domattina però avremo la mattinata libera. Liberi di andare come e dove ci va, coi Nostri tempi lenti, e poi comunque ansiosi di ritrovarci con Lei comunque, a metà giornata, sempre a metà strada perché per amore solo così si fa.
(continua...)

lunedì 5 giugno 2017

APPARENTI CONVINZIONI E INASPETTATE RISORSE



Giro per il web e scopro tante cose, stavolta ho trovato una breve storia che a mio parere dovrebbero leggere in molti, dai presuntuosi agli sfiduciati, inclusi i boriosi e quelli con scarsa autostima.
Chi mi conosce sa che non amo fare i copia-incolla ma riassumere e rielaborare con precisi riferimenti, perché adoro le metafore, le trovo estremamente efficaci e per questo non posso farne a meno. Quindi condivido questa storia un po' a modo mio ma non trascurando il suo profondo significato a partire dal titolo...
LA CAROTA, L'UOVO E IL CHICCO DI CAFFE'

Una ragazza si lamentava sempre con la madre di quanto la vita fosse dura per lei.
Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.
La madre un giorno la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo restando in assoluto silenzio.
Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino. Così fece anche con l’uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in una tazza.
Poi si rivolse alla figlia e le chiese che cosa vedesse.
Una carota, un uovo e del caffè... rispose la figlia.
La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota. Lo fece e notò che era soffice. Poi  di prendere in mano l’uovo e di romperlo.
Lo fece e notò l’uovo indurito dalla bollitura.
Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.
Che cosa significa tutto questo?
Ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità, l’acqua bollente.
E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso.
La carota era entrata nell’acqua forte e dura, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.
L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.
Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico.
Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata.
Ed ora a Noi. La storia finisce qui, con quale di questi tre elementi ci identifichiamo?
Quando l’avversità bussa alla porta, come rispondiamo?
Sono come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento soffice e rammollita e perdo la mia forza.
Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, e poi cambia con il calore.
Avevo un buon carattere e un’indole serena, ma a causa di una sofferenza sono diventato indurito e gelido.
Oppure, sono come il caffè macinato che cambia l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza.
Quando l’acqua si scalda, il caffè comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza.
Se sei come il caffè, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu diventerai migliore e riuscirai a cambiare persino la realtà.
Possa tu allora avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte, e abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e
abbastanza speranza da renderti felice.
Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio di tutto, sono quelle che sanno tirare il meglio da quello che la vita riserva loro.
Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato archiviato ma da cui hai imparato. Non puoi avanzare nella vita se non lasci andare gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire nel profondo
E' tutto estremamente semplice, vero? Rileggiamo questa breve storia, rivediamo il Nostro atteggiamento nei confronti della Vita quando non mostra il suo aspetto migliore. Poi facciamo la Nostra scelta, questa volta riveduta e corretta sarà di certo migliore. Suvvia, almeno proviamoci.

TEMPUS FUGIT


Era la scritta che troneggiava sulla parte alta di tutti gli orologi a pendolo che ricordo. Subito in basso il sole e la luna in un'unica immagine. Ricordo che avevo imparato a leggere da poco quando quella scritta prese ad incuriosirmi, non era italiano e naturalmente non conoscevo il latino, ma comprendendone più o meno il significato provavo un certo timore.
Il Tempo... puoi quantificarlo dopo che è trascorso, in parte mentre lo vivi ma non lo vedi né lo tocchi. Eppure "fugge", scappa via e non torna più indietro.
E' un concetto complesso da spiegare, almeno per come io lo intendo, ma pare un qualcosa di evanescente, ne senti il calore mentre ti scivola tra le dita. Come la sabbia, fatta di innumerevoli granelli però non infinita. Rende bene l'immagine della clessidra, classica a simboleggiare il fluire del Tempo.
Da bambina, dicevo... provavo timore a leggere quella scritta... io piccola con gli occhi in alto... davvero doveva sembrarmi minaccioso tutto quanto. Poi, crescendo e passando dall'adolescenza alla gioventù, e a seguire per gli anni che in genere vedono la piena realizzazione di qualsiasi progetto antico o in divenire, non c'ho pensato più. Tempus fugit, è vero ma avrei avuto tempo per pensarci. Il "fischio" di arresto l'ha dato invece la malattia al suo arrivo, uno "stop" per riflettere, ibernare quel momento, e ripartire con un nuovo modo di vedere e considerare la normalità di sempre. E all'improvviso fu "Tempus fugit" consapevole. Apprezzando ogni giorno, gustando ogni minuto. Valorizzando gli abbracci ma pure le litigate per poi fare pace, perché tutto questo è prova di sentimento, vivere emozioni senza le quali il tempo stesso non fugge perché resta in un ambito stretto, docile alla volontà di due banali lancette d'orologio.
E alla fine non m'importa neppure di invecchiare, perché in verità non mi sono mai sentita tanto giovane come adesso. Per me il Tempo da sette anni ha ripreso ad andare sì spedito, ma io con lui.

sabato 3 giugno 2017

STIMOLO IMPORTANTE


Lucida, raccolgo le idee per raccontare e condividere lo stato d'animo che mi ha accompagnato ieri prima, durante e dopo l'ecografia all'addome completo, un esame di per sé non complicato, affatto invasivo e neppure tanto lungo se le variabili coincidono e sono a tuo favore.
Devo precisare che a questo appuntamento non sono arrivata con la solita tranquillità e in più con tanti pensieri, comunque una volta che mi sono trovata lì ho preso a comportarmi come sempre. Passeggiare su e giù e nel frattempo bere mezzo litro d'acqua, io ne avevo addirittura un litro e per questo mi sentivo più che a posto. Dicevo... quando sono arrivata c'erano già tre persone prima di me, poi è arrivata un'urgenza che ha saltato tutti come da regola. Così si aspettava, mentre ogni tanto qualcuno veniva fuori a chiedere... come va?... riferendosi ovviamente alla condizione pseudo ottimale delle Nostre vesciche.
Per alcune indagini da Follow Up sarebbe opportuno che ad effettuarle fosse sempre lo stesso medico, gentile, attento e scrupoloso. Purtroppo da quando sono entrata "nel giro" non è mai stato così, anzi ora la cosa è persino peggiorata da quando ad affiancare i medici ci sono un paio di specializzandi per volta che ti scrutano, analizzano e parlano tra i denti, dimenticando di non essere ad un'autopsia. Ma prima ancora di "sezionarti", sono addetti all' "interrogatorio" che ruota intorno a quel "come va". Ieri una dottoressa in particolare era piuttosto insistente, poi quando è venuta fuori con un... "come sente lo stimolo, è importante?", allora ho capito... l'aveva imparato da qualcuno. Dopo qualche minuto mi è tutto chiaro perché mi sfreccia davanti colei che quasi due anni fa, sempre nella stessa occasione, mi tediò oltremisura e inutilmente con la storia dello "stimolo importante". Bene, mi dico, meglio che finisca tutta l'acqua allora, così vado sul sicuro.
Arriva finalmente il mio turno, consegno il referto dell'esame precedente e poi mi stendo sul lettino.
Prima specializzanda... tanto gel e sonda come rullo compressore. Sarà così...chissà, non è detto che sia, però... Signora, abbassi meglio il pantalone, che si vergogna a fare, ci siamo solo noi...
E sarebbe già abbastanza se non troppo, considerati i modi e le conclusioni full optional. Resto comunque in silenzio, interrompendo solo per dare aiuto con quel che so a loro che fino ad ora poco sanno.
Arriva il momento della "professoressa" famosa, e naturalmente mi bacchetta... la vescica non è ben tesa, e mia cara signora non sa fare bei respiri profondi, e poi... e qui comincia il bello si fa per dire, questo fegato ipoecogeno e disomogeneo sarà o no per steatosi o cosa? Non è che la steatosi dà sempre disomogeneità, allora che cosa sarà? E ancora... e si giri di qua e si giri di là anzi no si volti ancora di qua, chissà vediamo meglio...
Infine una "nota" di colore. Alla specializzanda di poco prima che intanto lamenta il mal di piedi, mentre io mi volto e mi giro come un rollè, suggerisce...
Dai, ora che il caldo è arrivato puoi mettere i pedalini con le ballerine... ah, il referto precedente l'avete letto?
No, professoressa. Pensavamo di confrontarci dopo, per vedere se avevamo indovinato.
Bene. Non sono un cadavere, ci vedo e ci sento, e nemmeno mi reputo materia da "quiz". Io avevo la luna storta, è vero ma le persone in questione avevano tutto alla rovescia. L'unico giusto per fortuna è stato l'esito. Perfettamente sovrapponibile al precedente.

venerdì 2 giugno 2017

SENZA LA PAROLA FINE


Mettere un punto fermo ma non voler concludere. Stasera mi sento così. Sarà il caldo arrivato all'improvviso, la ridda di emozioni contrastanti, la giornata vissuta quasi con affanno, sarà stato per tutto questo sono crollata mentre mi accingevo a scrivere, ho chiuso gli occhi e li ho riaperti solo qualche istante fa.
Non sempre si può tenere tutto sotto controllo, anzi spesso si perde quella sicurezza che fa ai nostri occhi la strada davanti quasi interminabile, perché le situazioni si presentano volta per volta diverse e le variabili sono tante. Così un esame che non è affatto una novità, diventa una scoperta da interpretare con chiave di lettura mai pensata.
Oggi, come altre volte ho fatto un'ecografia all'addome ma l'ho vissuta con disagio estremo, forse perché ci sono arrivata stressata, pensavo di sbrigarmela velocemente e così non è stato, o anche perché sono incappata nelle persone che in quel momento per me non andavano bene. Certo, è così... anche queste devono essere giuste al momento giusto, e tutto fila liscio, parole e azioni, proposte e risposte. L'ora è davvero tarda e non mi dilungherò nel raccontare come è andata, lo farò domani perché credo possa servire comunque anche a Chi leggerà, dirò solo dell'emozione bella provata al termine dell'esame, quando all'uscita ho visto, e non me lo aspettavo, due delle mie Amiche e colleghe volontarie. E' stata una gioia grande, ma davvero... e ho capito perché tanti mi vogliono bene e per me è sempre troppo.

VIGILIE


Voglio proporvi un test. L'intento non è psicoanalizzare, non potrei e non ho le competenze, è solo per confrontarmi e poi rilassarmi perché stasera ne ho veramente bisogno.
Se io scrivo... "vigilia", qual è la prima parola che viene in mente? Scommetto qualsiasi cosa, sarebbe... Natale, o altra festività o lieto evento, ed è logico, pure perché la Mente fugge da qualunque attesa che non sia di gioia. Diversamente si suol dire... il giorno o la sera prima, inconsciamente non creando così un'illusoria aspettativa.
Allora, giusto per non farla lunga e tediosa, per Voi che cos'è una vigilia?
Per me è un giorno come quello appena trascorso non proprio al top. La vigilia del primo degli esami dell'ennesimo Follow Up. Qualcosa che temo ogni volta, eppure desidero fare per tante altre volte ancora, e sarà forse questo il motivo per cui, quasi in contraddizione con ciò che ho precisato prima, io continuo ad usare il termine che esprime "trepidante attesa".
Era già sera e cercavo qualcosa che accompagnasse il mio stato d'animo del momento. Una dolce melodia, di quelle che a volte fanno commuovere. Con prepotenza mi ha preso invece... Che sia benedetta, ed è stato meglio così. Doveva rilassarmi ma pure aprire una breccia verso il giorno che sarà, perché oggi ho provato la sensazione che tutto si fermasse qui e ora, per un istante e per sempre.
Sai quando ci provi, ma non riesci a sentire la motivazione giusta per domani? E allora cerchi almeno di pensare a ieri, chissà ti presta uno spunto, non sarebbe un copia-incolla ma quasi... e invece, niente.
Sospesa nel vuoto. Confusa. Nervosa. Irritabile, irritante... irritata.
E così me la sono presa col malcapitato di turno, che poi è sempre lo stesso, di certo ha le Sue responsabilità... ma Chi non ha colpe? Io per prima ne ho. Pago ancora le conseguenze della malattia con una periodica "luna storta". Quando poi il giorno volge al termine e la misura è colma, allora il Cuore duole, fa il "mea culpa" e ricorre alla Mente perché insieme si torni indietro, al mattino... e il giorno, uno di questi che sono i più preziosi non sia perso.
Il Tempo però non fa da gambero e indietro non torna mai, nemmeno in sogno.
Non si può tornare indietro come se niente fosse, sarebbe come rinunciare e questo io non lo faccio più, allora alcune parole, poche soltanto per condividere il mio stato particolare, un po' rammaricato, ma sempre proiettato a quel futuro che del presente sarà comunque speranza e motivazione. Anche se a volte pare non esserci più.