venerdì 25 marzo 2016

DA PICCOLI PASSI A GRANDI FALCATE... quanta strada ancora...


Da allora quindi sono passati solo due anni, ma così ricchi da far sentire tutti più grandi e responsabili. Con forte senso di appartenenza al gruppo e determinati, pur tra gli alti e bassi dell'umana fragilità, a portare avanti la "mission" incentrata sul "benessere del paziente oncologico".
Ognuno "si prende cura" dell'Altro in una relazione di reciprocità che rende meno deboli soprattutto psicologicamente, e maggiormente consapevoli.
18 marzo 2014 - 21 marzo 2016... due date che segnano una sorta di riconoscimento. Esserci e poi Affermarsi. Due appuntamenti di Primavera, e la scelta della stagione non sembra casuale, perché è quella della rinascita e delle rondini. Le stesse rondini presenti nella locandina della F.A.V.O. la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, riguardante l'ultimo "tour" nelle regioni meridionali per la formazione delle associazioni federate.
Il GAMA naturalmente è stato presente a Bari, degnamente rappresentato dalla Presidente, che con entusiasmo e competenza ha poi riportato all'assemblea impressioni personali, iniziative e progetti.
L’obiettivo è sviluppare una nuova consapevolezza. Dare risposte non solo in termini di eccellenza tecnico-scientifica delle cure, ma anche di capacità di risposta ai molteplici bisogni complessi ed impellenti dei pazienti e dei familiari. La finalità che si prefigge il volontariato in oncologia è quella di indagare e far conoscere i bisogni globali (espressi ed inespressi) della persona affetta da tumore e della sua famiglia. Promuovere presso le Istituzioni la cultura interdisciplinare del “prendersi cura”. Realizzare consapevolezza nella relazione di aiuto, efficienza professionale e lavoro di rete delle realtà esistenti. E’ radicata la convinzione che, sempre più, le associazioni di volontariato, proprio per la loro peculiare vocazione di essere “dentro i problemi”, debbano acquisire un ruolo di movimento d’opinione, di voce autorevole e di protagonismo attivo nel panorama delle scelte strategiche istituzionali che riguardano le possibili risposte ai bisogni dei pazienti.
Solo così sarà possibile affrontare con risultati concreti temi spinosi, come ad esempio l’ottimizzazione della spesa sanitaria, la politica della spesa per i farmaci oncologici, l’accesso alle cure, la prevenzione, gli screening, la gestione dei processi socio sanitari, ed altro nella massima tutela di tutti gli interessi coinvolti.
Il rinnovato impegno di fare rete tra le varie associazioni è il principio ispiratore della mission F.A.V.O. e, sulla suggestione del nuovo logo, " Si può volare solo restando uniti", ci si sente coinvolti e consapevoli di essere sulla strada giusta e con l’entusiasmo di chi è in cammino per migliorare il rapporto tra l’individuo, la società e la malattia.

giovedì 24 marzo 2016

DA PICCOLI PASSI A GRANDI FALCATE... quanta strada ancora...

Eh già, cominciammo timidi quasi con la paura di osare, prendemmo a muoverci con piccoli passi temendo di essere poco considerati. All'inizio solo piccolo gruppo che si leccava le ferite, ognuno cercando nella sventura dell'Altro motivo di conforto, o speranza viva nelle tappe di successo, piccole battaglie vinte di una lunga guerra. In seguito gruppo di auto mutuo aiuto gradualmente diventato " corpo cellulare" di un vero e proprio organismo, un tutt'uno di cui il singolo si sentiva parte vitale. Si gioiva insieme, si soffriva altrettanto. Il lutto era dolore da elaborare insieme... insieme si riprendeva il cammino.
Un pezzo di strada insieme, è infatti il titolo del libro presentato esattamente due anni fa. Una raccolta di esperienze vissute e condivise da alcuni componenti del gruppo. Quella data segnò anche la presentazione ufficiale del GAMA, che da quel giorno in poi non si è più fermato.
Non è stato tutto facile e non lo è ancora, una bella realtà come questa a diretto contatto con la sofferenza fisica e ancor più con la paura, viene sempre vista da qualcuno con una certa diffidenza. E poi si deve mettere in conto la "miseria umana" che non si nasconde, anzi viene allo scoperto quando meno l'aspetti e sempre nel momento inopportuno. Ma Noi, al momento ci siamo rivelati sempre i più forti, e ad uno ad uno abbiamo superato gli ostacoli, non facendoci mancare entusiasmo per nuove iniziative, e soprattutto speranza per progetti futuri, sia pure a breve scadenza.
Quante attività in due anni... Musico-terapia, Make up in corsia, tentativi di scrittura autobiografica, lezioni e conferenze di specialisti, presentazione di terapie integrate e complementari... e tanto altro ancora.
Siamo un gruppo giovane che sta diventando adulto, aspira sempre ad una maggiore consapevolezza, e da poco più di un anno si è fatto anche "associazione" per la visibilità che serve ad acquisire voce, affermarsi ma pure per imparare a fare meglio la "strada" che appartiene a tanti. Perché si annulli la falsa credenza del vicolo cieco, del senza ritorno e si confidi sempre più in un "percorso" senza solitudine.
(continua...)

mercoledì 23 marzo 2016

MANCANO LE PAROLE


Davvero stavolta resto senza parole, di fronte all'ingiusto dolore e alle lacrime di Dio. C'è riuscito l'uomo alla fine a far piangere persino il Creatore, e non contento cerca ogni giorno di superarsi nel male. Che gioco perverso!
Quanta idiozia a generare tale disastro... addurre motivazioni in nome di una religione che nell'insieme poi non trova affatto il senso autentico del suo essere.
Ma quale Dio può essere assetato di sangue, desiderare morte e distruzione? E' sempre l'uomo, stupido ed ingrato, a strumentalizzare un credo e un ideale per avidità di supremazia e potere, e alcuna tolleranza.
Senza parole... è vero, soprattutto senza parole per trovare una soluzione, che siano a mediare per la Pace. Solo le obsolete, quelle che diciamo fra di Noi ogni volta che apprendiamo una notizia come quella di stamane, l'accaduto a Bruxelles. Cronaca di "terrorismo annunciato", consueta leggerezza di valutazione, raggiro vero e proprio.
Ci pensavo poco prima... certi fatti sconcertano ma ancor di più irritano, perché nelle modalità appaiono simili a gioco da bambini. Mentre sei concentrato per sorprendere all'improvviso, io ti distraggo e porto altrove, così che gli altri possano agire indisturbati.
Di Bruxelles si sapeva già subito dopo la strage di Parigi a novembre. Città assediata... armi spianate... controlli a tappeto? Mah, a questo punto qualche ombra la vedo. Certo è che una volta ancora il "ruolo del cattivo" ha vinto, cala il sipario senza applausi e solo qualche lacrima dei commossi, ma gli atti dell'uomo continuano. Con scene diverse sul palcoscenico della Vita.

martedì 22 marzo 2016

DISORIENTATA


Notizie


Devi troppo spesso adattarti in fretta al cambiamento, per giunta facendo finta che sia niente.
Mordere il freno per non far precipitare situazioni, far finta di credere ad ipocrite convinzioni.
Lasciar intendere che ridi di Cuore, mentre nel Cuore piangi e non puoi fare niente.
Quando ero bambina grandicella non vedevo l'ora di crescere, diventare adulta... poter scegliere e dire sempre la verità "secondo me". Ovvero analizzare nel mio piccolo le situazioni, valutarle e in base a questo decidere la condotta.
Una volta infatti, mi ero trovata a piangere tutte le mie lacrime per aver detto la verità, specificato giorno, mese e anno, la data di nascita insomma, di una mia sorellina. Avrei dovuto stare zitta, invece per mio padre, onestissima persona sempre ma non in quell'occasione. Perché a causa mia si ritrovò a pagare per intero il biglietto del treno per mia sorella. E pensare che volevo essergli d'aiuto, credevo in un momento d'amnesia... la stessa che gli prese quando volutamente dimenticò di "premiarmi" col giornalino settimanale. Per punirmi di aver detto il vero. Piansi a lungo e giurai a me stessa di tacere sempre e per sempre. In realtà modificai solo in parte il mio atteggiamento di verità ad ogni costo, mi feci più cauta, accorta ma restai ostinatamente sincera e lucida.
E lo sono ancora. Per questo non sopporto le "due versioni", la propria e quella che conviene, la palese falsamente schietta e la sommersa, imprevedibile ed anche qualche volta malefica.
Eppure non conto più ormai le situazioni in cui devo abbozzare sorrisi, far finta di credere a ciò che viene detto e poi smentito, non dare ascolto a repliche e controrepliche, soprassedere. E tutto in nome di un bene comune, scala valori, presunta ragion di stato.
Da quando si prese a conclamarla ad ogni pie' sospinto, la dura ragion di stato non ha fatto altro che creare vittime sacrificali, a volte sollevandole pure da eventuali responsabilità. Si evince quindi la sua totale inutilità, ed io allora perché dovrei continuare a... farmi violenza, piangere lacrime oneste, sentirmi totalmente disorientata se non addirittura in colpa?

lunedì 21 marzo 2016

ARRIVERA' DOMANI




E probabilmente qualcosa sarà diverso. E' difficile già pensarlo, il cambiamento... figurarsi viverlo.
Ma non si può nulla, l'abbiamo detto 10 volte e ripetuto tante ed altrettante, perché tutto va come deve, e toccherà solo adeguarsi per superare il momento.
Arriverà domani... e comincerà la Settimana Santa, breve periodo in cui massima dovrebbe essere la meditazione, alto il concentrarsi su ciò che è bene per evitare quello che è male. Una sorta di prevenzione, perché riconciliarsi non è lavare l'animo ma rendere bella l'Anima dopo aver conquistato la consapevolezza di quanto sei misero e poco misericordioso.
Arriverà domani... e chissà come sarà il cielo, perché ogni anno è così... sia che la Pasqua venga alta o bassa la settimana santa si apre sempre grigia e triste come se la natura tutta partecipasse al memoriale santo. E se non fosse per la luce che indugia a dispetto dell'oscurità del cielo si direbbe che è ancora inverno. Poi... a tratti, un raggio di sole riporta a quel che è veramente, la stagione è cambiata anche se non pare, l'instabilità vuol far da padrona ma ormai ha le ore contate.
Ciò che è passato non può ritornare.
In determinate condizioni l'animo e quel che sta intorno quasi diventano una sola cosa. Sarà per questo che osservo con occhio partecipe, addirittura complice ciò che è al di fuori da me.
Non sembra primavera ma inverno non è più...
Si litiga, ci si sbraccia, è un grande affannarsi, si dice per... cambiare e intanto mancano volontà e coraggio, si teme l'incertezza e si resta ad aspettare. Che cosa poi? Che tutto muti da sé, come la notte diventa giorno, una stagione cede il passo a quella che viene.
E' tempo d'incertezze, ma di quelle che se non vengono affrontate "a muso duro" comunque si trasformano, in certezze e anche molto dure.
Una ferita, una piaga lasciate così come sono venute e trascurate, alla lunga finiscono con l'ulcerarsi e certamente lasciano il segno, per sempre.
Non sono molto positiva di questi tempi, il succedersi di certi eventi, e poi oggi... Domenica delle Palme... una telefonata dopo tanto tempo che accampava pretese. Avrei voluto replicare con un... "ma perché sempre io sono in difetto?", però ho lasciato perdere. Non serve stizzirsi, fa amaro l'animo e lo priva della "dolce misericordia".
Ho detto solo... "ti chiedo scusa, domani sarà diverso", ed ho chiuso. La telefonata ma non il Cuore.

NULLA SI PUO'... dedicato a Teresa M.

Emoticon heart

Si è staccata dal gruppo, si è fermata anche se non voleva perché non ce la faceva più. Forse non poteva essere diversamente. Ogni tanto però... ne sono certa... guarda indietro, comunque tanta è la strada che ha percorso e questo la consola, riprenderà il suo cammino quando avrà riposato.
E il resto del gruppo cosa fa? Qualcuno si sofferma a guardarla, ma non più di tanto perché pensa alla sua di strada, altri non si accorgono proprio di ciò che è successo, sono troppo presi dall'incubo del loro passato, ne hanno vissute tante... meglio non pensarci e tirarsi su, la vita è così breve. Pochi si fermano con lei, solo per un po' ma intensamente, vorrebbero bloccare il tempo che corre via senza riguardo ma poi riprendono ad andare con un vago senso di colpa.
"Pensavo vi foste dimenticate di me", ma come si può, sarebbe come dimenticare se stessi, tale è il legame che si crea in situazioni come questa, forse è la paura di constatare fino a che punto può arrivare la vita che stende un velo sulla coscienza, fa chiudere gli occhi e riaprendoli dà l'impressione che dopo tutto non è successo niente perché non riguarda te e tutto continua.
Come lo scorrere inarrestabile dell'acqua di una cascata, il sorgere e il tramontare del sole, la nascita e l'appassirsi di un fiore, la violetta, che perde così il profumo ma rimane umile e modesta nel ricordo.
Non abbandonerà quei figli il ricordo di una mamma forte, fortissima che si è lasciata andare per non essere un fardello troppo pesante quando il corpo ha esaurito ogni energia. Loro avrebbero voluto trattenerla, impedire alla Morte di portarla via... purtroppo la Nostra volontà nulla può in confronto a quella ancor più grande di Chi tutto può...

STORIA DI UNA MADRE
Una madre sedeva accanto al suo bambino, era molto triste e temeva che morisse.
Bussarono alla porta ed entrò una vecchietta che cercava un po' di ristoro, perché fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso.
«Credi che lo perderò?» chiese. «Il Signore non vorrà togliermelo!»
La vecchia che era la morte in persona, fece un cenno molto strano che poteva significare si o no. La madre abbassò lo sguardo e le lacrime le scorsero lungo il viso, la testa le si appesantì, e si assopì, ma solo per un istante, poi sussultò, con un brivido di freddo. «Che è successo?», esclamò guardando da ogni parte. La vecchia se n’era andata, e anche il suo bambino era sparito.
La povera madre si precipitò fuori casa chiamando il suo bambino.
Là fuori, nella neve, si trovava una donna con un lungo abito nero che le disse, «La morte è stata a casa tua, l’ho vista uscire di corsa col tuo bambino. Va più veloce del vento e non riporta mai quello che ha preso».
«Dimmi da che parte è andata», implorò la madre.
Ma la donna rimase muta e immobile, e la madre, torcendosi le mani, pianse. Infine le disse, «Vai a destra e inoltrati nel buio bosco di abeti, lì ho visto dirigersi la morte col tuo bambino».
Nel bosco le strade si incrociavano e la povera donna non seppe più da che parte andare. Vide un rovo, senza più fiori né foglie...
«Hai forse visto passare la morte e il mio bambino?»
«Sì» rispose il rovo «ma non ti dirò da che parte sono andati se non mi riscalderai sul tuo cuore. Sto morendo di freddo e sono tutto gelato».
E lei strinse forte al petto il rovo, affinché questo si riscaldasse, le spine le penetrarono nella carne e da lì sgorgarono grosse gocce di sangue, ma al rovo spuntarono in quella gelida notte invernale nuove foglioline verdi e sbocciarono fiori. Il rovo le indicò poi la strada.
Lei giunse a un grande lago, che non era gelato tanto da poterla reggere, ma neppure era tanto basso che potesse attraversarlo a guado. Allora si chinò per bere tutta l’acqua del lago, non era una cosa possibile per un essere umano, ma poteva sempre avvenire un miracolo.
«No, è impossibile!» le disse il lago «cerchiamo invece di metterci d’accordo. Io colleziono perle e i tuoi occhi sono le perle più lucenti che abbia mai visto. Se piangerai tanto da farli cadere dentro di me, ti porterò sull’altra riva, alla grande serra dove la morte abita e coltiva alberi e piante, ognuno di loro è una vita umana.»
«Oh, cosa non darei per raggiungere mio figlio!» esclamò la madre piangendo, e pianse finché gli occhi caddero nel lago trasformandosi in due perle preziose. Il lago allora la sollevò, e volò in un colpo solo fino all’altra riva.
«Dove posso trovare la morte, che s’è presa il mio bambino?», chiese la madre.
«Qui non è ancora arrivata» rispose la vecchia becchina che faceva la guardia alla grande serra della morte. «Io non lo conosco. Tu sai che ogni essere umano ha il suo albero della vita o il suo fiore, a seconda di come ciascuno è fatto. Apparentemente sono come le altre piante della natura, ma hanno un cuore che batte. Anche il cuore dei bambini batte. Forse saprai riconoscere quello di tuo figlio. Ma che cosa mi dai, perché ti dica che altro devi fare?»
«Non ho nulla da darti» disse la madre afflitta, rispose la donna, « Mi puoi dare i tuoi lunghi capelli neri. Avrai i miei capelli bianchi in cambio»
E così le diede i suoi bei capelli neri e ricevette quelli della vecchia, bianchi come la neve.
Entrarono nella grande serra della morte, dove fiori e piante crescevano mescolati in modo strano. C’erano grandi piante in vasi molto piccoli, che soffocavano e sembrava che stessero per spezzare il vaso, c’erano anche da molte parti piccoli fiori insignificanti piantati nella terra, circondati dal muschio, ben custoditi e curati. La madre afflitta si chinava sulle piante più piccole e ascoltava il loro cuore che batteva, e tra milioni di cuori riconobbe quello del suo bambino.
«È questo!» gridò, e tese la mano verso un piccolo croco azzurro, debolmente piegato da un lato.
«Non toccare il fiore!» gridò la vecchia «mettiti qui e quando la morte arriverà, e sarà qui tra poco, impediscile di strappare la pianta minacciando di strappare tutti gli altri fiori. Avrà paura, perché ne risponde davanti al Signore, e nessuno può sradicarli senza il suo permesso.»
Improvvisamente soffiò un’aria gelida per il salone e la madre cieca capì che la morte stava arrivando.
«Come hai fatto a arrivare fin qui?» le chiese «come hai potuto arrivare prima di me?»
«Sono una madre!» rispose lei.
E la morte tese la sua lunga mano verso quel fiorellino delicato, ma lei vi tenne sopra le mani sfiorandolo quasi e temendo di toccare uno solo dei suoi petali. Allora la morte soffiò su quelle mani, e lei sentì che era ben più fredda del vento gelato, e le sue mani ricaddero inerti.
«Tu non puoi nulla contro di me», disse la morte.
«Ma lo può il Signore!» rispose la madre.
«Io faccio ciò che Lui vuole», replicò la morte. «Io sono il suo giardiniere. Colgo tutte le sue piante e i suoi fiori e li ripianto nel grande giardino del paradiso, in una terra sconosciuta»
«Rendimi mio figlio!» supplicò la madre piangendo, e improvvisamente afferrò due bei fiori che si trovavano lì vicino e gridò alla morte: «Strapperò tutti i tuoi fiori! Sono disperata!».
«Non toccarli!» disse la morte. «Dici di essere infelice e ora vuoi rendere un’altra madre altrettanto infelice?»
«Un’altra madre?» chiese la povera donna, lasciando immediatamente i due fiori.
«Ecco i tuoi occhi, li ho ripescati dal lago» disse la morte, «Riprendili, ora vedrai meglio di prima. Guarda nel pozzo profondo qui vicino. Io chiamerò per nome i due fiori che tu volevi strappare, così potrai vedere il loro futuro».
La madre guardò nel pozzo. Era una gioia osservare come uno dei fiori diventasse una benedizione per il mondo, e quanta gioia e felicità si spandesse intorno a lui. Poi guardò la vita dell’altro fiore, ed era solo dolore e miseria, orrore e infelicità.
«Entrambi sono volontà di Dio, sappi che uno dei due fiori è quello di tuo figlio, hai visto il destino di tuo figlio, il suo futuro»
La madre gridò di terrore: «Quale dei due era mio figlio? Dimmelo! Salva mio figlio da tutta quella miseria! Portalo via, piuttosto! Portalo nel regno di Dio. Dimentica le mie lacrime, dimentica le mie preghiere e tutto quello che ho detto e fatto».
La madre si gettò in ginocchio e pregò il Signore, «Non ascoltarmi, se prego contro la tua volontà, che è la migliore».
E piegò il capo in grembo.
La morte se ne andò col bambino in quel paese sconosciuto.

sabato 19 marzo 2016

SCIVOLANO VIA I GIORNI...



E puoi avere pure tanta forza e caparbietà, ma come della sabbia un solo granello al massimo ti resterà nella mano a pugno stretto, così in quel momento chiuso in un pensiero vedrai il "giorno" che vivi o quello appena trascorso. E' inutile andare indietro con rabbia o pensare a domani, se sarà meglio o peggio... questo hai visto e udito oggi, per questo hai sofferto, ti sei dispiaciuto... per tutto ciò resti amareggiato, deluso e sconfortato. Ma con la consapevolezza che quello che era in tuo potere l'hai fatto, e sarà così anche domani e poi domani ancora, perché sei quel che sei e non l'evento in cui sei "immerso". Nasce così la consapevolezza di una realtà che non scegli, non l'avresti mai scelta per quanto è contorta, ma di cui sei partecipe e che in fondo vorresti "accomodata" senza dolore per alcuno né perdite. Ma come si fa? Non dipende da Te.
Perché dobbiamo sempre trovarci in situazioni così? Talmente complicate, confuse, accidentate...
Sentirsi in balia di un mare grigio di lacrime, arrovellarsi girando intorno ad un problema, guadagnando un capogiro dopo l'altro? Come su una giostra posti a viva forza, non per divertirsi ma in attesa che il tempo passi.
Io sono per gli accomodamenti pacifici, il dolore vissuto in silenzio e modo personale, il non giudizio, ché qualora pure s'affacci... ed è possibile, perché siamo umani... sarebbe da mandare via con un'unica espressione da ripetersi tipo "mantra". Non sono io, non è per me... quel che io farei non è per lui/lei perché lui/lei non è me.
Alleggeriamoci un po' l'esistenza, per favore. Ansie e problemi, facili o impossibili soluzioni, paure e rancori, e voglio metterci pure le "fatue gioie"... tutto è inconsistente. Tra qua a 100 anni che cosa ne resterà se, evidentemente, non ci saremo?
Ecco... è il Presente da indossare, cucendolo addosso su misura.
I giorni scivolano via, e spetterà ad Altri ricominciare.