lunedì 30 settembre 2013

Non si torna indietro

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Quella di oggi è una storia molto particolare, quasi d'altri tempi e sentimenti... meglio sarebbe definirla... "una favola senza fine".
Avrei dovuto condividere un'altra delle storie che arrivano numerose... ma questa di cui sono venuta a conoscenza solo ieri, mi ha colpito in modo particolare, non posso rimandare...

Mi sento un po' "fuori posto" a raccontare la mia storia. Non sono malata. Sono una semplice donatrice di midollo osseo e sono iscritta all'Aido. Ho deciso di tipizzarmi quando ad un mio amico è stata diagnosticata una forma di leucemia. I medici gli avevano detto che solo il trapianto di midollo avrebbe potuto salvarlo. Ho pensato che gli avrei volentieri donato il mio e lo avrei fatto per tutti coloro che ne avrebbero avuto bisogno.
Durante il periodo di malattia di Tarci (il mio amico) avevamo l'abitudine di scriverci ogni giorno: ci raccontavamo le nostre giornate in una specie di diario a quattro mani. A volte, dovevo rileggere alcune delle sue frasi: era tanta la sofferenza che provava a causa della malattia che, al primo impatto, credevo di aver letto male.
Nonostante il trapianto, Tarci non ce l'ha fatta. Ho deciso di non mollare la lotta però: mi dedico alla sensibilizzazione nei confronti delle donazioni di midollo osseo. Un bacio.
 - Roberta -


Roberta è una ragazza giovane... gli intenti, le Sue parole non possono non lasciare il segno. Ed anche il modo con cui è stata accanto al Suo Amico potrebbe essere più che un insegnamento, addirittura... un monito o un richiamo per le coscienze sopite volutamente in un cieco egoismo.
A che punto può arrivare una "generosità" presente nel DNA... persino ad andare oltre, continuare a... lottare per Chi non può farlo più o non ha forze sufficienti.
Grazie, Roberta... la Tua testimonianza ci mette in pace con parte del mondo.


N. B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it
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domenica 29 settembre 2013

Il "bianco" fa la differenza

Mentre sto scrivendo è il "nero" il colore che predomina... tutti gli altri a causa dell'ora tarda, appaiono sbiaditi, smorti e spariranno del tutto quando l'ultima luce si spegnerà.
Il Nero... il colore che è assenza di colori, di luminosità, persino di vita.
La notte è naturale che sia tinta di nero... l'umore anche, quando respinge la positività variopinta "suggerita" dall'arcobaleno... la Morte poi non può essere che così, la morte fisica intendo... quando cessano sensazioni, sentimenti ed emozioni.
Decisamente non è bello come colore...
Ricordo che quando mi ammalai e poi nel pieno della chemio non indossavo niente di nero... neppure le scarpe, mi bastava aprire la scarpiera che dovevo chiuderla all'istante perchè mi venivano i conati di vomito.
Le infermiere consigliavano vivamente in occasione soprattutto di un prelievo, di evitare abiti "tetri"... sarebbero stati d'impedimento per un "esame sereno". In verità non ho mai capito il motivo preciso... Chi poteva accusare la mancanza di una serenità "deficitaria" in partenza? Comunque dai, diciamola com'è... un paziente o ancor peggio una paziente... con quella faccia, quattro capelli sparuti e due solchi così sotto gli occhi e in più con un vestito di color "buio pesto"... faceva una tristezza!
Perciò al bando, per tutto il periodo "nero"... il Nero... perchè era già troppo quello in dotazione.
Vuoi mettere invece il Bianco? Luce assoluta... presenza di tutti i colori dello spettro elettromagnetico... gioia completa a 360°... e quant'altro sarebbe da aggiungere!
Il bianco del velo di una sposa... di una perla in un'ostrica dischiusa... della rosa che spicca per la sua rarità.
E per tornare nella vita di tutti i giorni... la mia... il colore abbagliante di due reggiseni e una canottiera che lavo con cura fino a sbiancarli ogni sabato mattina.
Per me... è una festa... è rinascere ogni volta poi quando li indosso e mi guardo allo specchio.
Sembrano nuovi... esattamente come me.

sabato 28 settembre 2013

E le chiacchiere le porta via il vento.

Qualche volta c'hai pure pensato, non dico di no... non può essere sempre stabile e tranquillo, però accantoni l'idea...  osservi dentro di Te e non c'è un'ombra ed è sereno.
Succede poi che all'improvviso, quando meno Te lo aspetti, un "vento di marzo" si solleva portando con sè... "fogli" bianchi, vuoti, tenuti ben nascosti da apparenze ancor più vacue.
Ti chiedi da dove siano venuti, lo intuisci ma non hai certezza... poi per fortuna volano via volteggiando o travolti a seconda  della loro "grandezza" e finalmente finiscono nel "vuoto" con lo stesso "vento" che li ha portati su. E lasciano solo il ricordo di un "fastidioso disagio" in una serena giornata di primavera.
Sono così le chiacchiere e alla fine se le porta via proprio Chi le ha palesate... giustamente? Non si potrà mai dire.
Torna poi il "sereno" e restano i fatti, piccole soddisfazioni concrete... dieci minuti a chiacchierare con un Amico che non vedevi da qualche mese, la condivisione di speranze non disattese che pur lasciando un margine all'imprevisto e al sempre "temuto" riempiono comunque il Cuore di gioia.
Pensieri sempre ragionati... parole misurate... massima discrezione e poi sempre tanta tanta serenità. Non ci può essere ombra di dubbio, e se pure questo per un attimo mi ha sfiorato per quell'autocritica spietata che mai mi abbandona e l'alto senso di responsabilità, viene fugato all'istante dagli occhi, dai sorrisi  e dai progetti manifesti di quelle persone che sento "mie" in quanto non proprietà ma parte di me stessa.
Capisco Loro... come "solo Loro" possono capire me.
E di quei fogli bianchi strapazzati dal vento non resta che "carta straccia" finita chissà dove.

venerdì 27 settembre 2013

Finché c'è torta...

Sono sicura che qualcuno verrà tratto in inganno... l'immagine!... l'immagine che stasera accompagna le mie parole è un esplicito riferimento al "matrimonio"... ma di matrimonio non parlerò. Se non come punto di partenza.
"I DO"... lo lessi incuriosita sulla suola delle scarpe di mia nipote, inginocchiata all'altare... un "SI" talmente convinto da finire stampato dove difficilmente sarebbe stato visto... un "si", Dio solo sa quante volte, da ripetere prima a se stessi ogni giorno quando si ricomincia.
E' l' "apoteosi" del consenso, il "si" per tutta la vita o quasi, ma ci siamo mai chiesti quante volte l'ho abbiamo ripetuto nella quotidianità per Nostra volontà o per "dovere"? Magari non c'abbiamo mai fatto caso, ma se si potesse, a conti fatti... sarebbe "sempre".
Oggi, parlando con mia figlia un po' troppo giù di tono, è venuto fuori che ha detto pochi "no" e tanti "si", molto più di quelli che il Suo carattere avrebbe permesso... risultato, sta male... frustrata e stanca non sa neppure fare una scelta perchè teme di soccombere definitivamente sotto la "pressa" di quei due monosillabi che presi così sembrano volatilizzarsi nel tempo che sono pronunciati, ma in un contesto di un certo peso diventano come "pietre" lanciate a caso  o boomerang che tornano indietro col rischio di arrecare danno.
Va bene... per questa volta si concederà un po' di pausa... né si né no... e poi si vedrà.
"... intanto ora scendo, vado al supermercato e compro gli ingredienti. Faccio una torta..."
E' passato del tempo... non ricordo quando ha fatto l'ultima. Aveva preso a sfornarne di continuo quando era rimasta senza lavoro... poi aveva lasciato le torte e ripreso il lavoro.
Ora ci risiamo... deve dire "si" nuovamente ad una "vecchia situazione", e va bene... che vada pure come deve andare, tanto... finchè c'è torta...

giovedì 26 settembre 2013

Il Tempo toglie... il Tempo regala

Penso che le "esperienze"siano una grande ricchezza, quella che dà il vero senso ad un'esistenza.
Esperienze di qualsiasi tipo, belle e brutte, anzi sono proprio le peggiori ad offrire le più grandi opportunità.
E' il Tempo col suo trascorrere a far sì che si mettano insieme tasselli a completare una vita che possa dirsi tale.
L'altro giorno ho conosciuto una... "nonnina"... era in reparto per la terapia, accompagnata da una nipote. Le ho chiesto quanti anni avesse...
"Eh, tanti... sono del '26. Mi sa che mò me ne potrei proprio andare...", "... e dove? A 87 anni, non credere, c'è ancora da fare...", ho replicato. Sentendo questo, lo sguardo si è illuminato e anche la simpatica nipotina ha preso ad incoraggiarla mentre Le scartava una delle "mie" caramelle.
 Poi ha incominciato a raccontarsi...
"Certo, io non voglio morire... Chi è poi che lo vuole!? Nella mia vita ne ho fatte tante, sempre a zappa' la terra io e il marito mio, e pure con tanti figli!..." Le ho chiesto allora quanti ne avesse, mi ha risposto... "mi pare 7, è vero?", e si è rivolta alla ragazza che ha annuito. "E poi c'ho pure tanti nipoti... so' 7, è vero?",  "No, nonna... sono 11", "... e com'è sono aumentati tutti insieme?", e incredula ha cominciato a contare... "4 siete voi, 2 sono i figli di zio..., 1 di zia... Non sono 7?", "... ma hai dimenticato i figli di altri 4 figli".
"Possibile?! Meh, comunque 7 o 11 appartengono Tutti a me. Ora a me soltanto perchè il marito mio è morto più di dieci anni fa... sto sola, è vero ma poi non più di tanto, con tutta 'sta tribù".
Con i ricordi di fatiche compensate dalle autentiche soddisfazioni di un tempo, da quante volte era caduta e poi si era rialzata, con l'affetto di quella grande famiglia che era riuscita a creare e a mantenere unita... come poteva credere pur a 87 anni  che fosse arrivata la Sua ora? Arriverà, certo... arriverà, ma intanto c'è da fare, vedere, donare... sempre.
Il Tempo strada facendo può privare di vigore e affetti ma ripaga con la consapevolezza e la forza delle esperienze vissute.

N.B. Invia la Tua "storia" all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it
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mercoledì 25 settembre 2013

... e uscimmo fuori a rivedere il sole

E subito pare straordinariamente caldo quanto basta, propriamente tiepido a scaldare un Cuore che ha incamerato  "freddo" fuori stagione.
Ho spinto la porta che dà sul cortile interno dell'ospedale e mi sono beata all'istante del conforto di quell'abbraccio... era bello stamane, una giornata radiosa come solo "settembre" sul finire sa dare.
Ero scesa dal reparto quasi "infreddolita"... reagisco così a volte quando "perdo colpi " con la speranza e mi irrigidisco, rischiando di mettere in crisi tutto quanto. Come al solito il martedì è giorno pesante al Day Hospital Oncologico, lo si intuisce subito, appena si arriva notando le varie file di pazienti in attesa di essere presi in considerazione, così mi sono affrettata ad incominciare il mio giro. Inizio dall'ultima stanza dove incontro il paziente di cui stento sempre a ricordare il nome, ed un altro che mi pare di vedere per la prima volta... Lui dice di no, è vero che non mi ha mai visto, ma non è la "prima volta" che viene... è un veterano e scoppia a ridere. Il compagno di stanza gira lo sguardo lentamente verso di Lui e a malapena abbozza un sorriso, giusto per non apparire infastidito da quell'ilarità esagerata per tempo e luogo. Due modi quasi opposti di affrontare una situazione estrema di questo tipo, senza dubbio a causa della diversità dei caratteri ma probabilmente anche per l'"anzianità di servizio". Il tempo passa e alla fine la maggior parte delle persone per sopravvivere si adegua, ci "fa il callo" e va avanti, e alla fine persino osserva che tante volte il "male"  è peggio pensarlo che viverlo. C'è sempre però "qualcuno" che fa eccezione... e con il tempo diventa critico, ribelle, refrattario ad ogni conforto... sempre più sarcastico. E oggi ho visto anche questo.
Ma ciò che mi ha fatto gelare dentro è stata la vista di un uomo adulto, ridotto come un bambino... le metastasi cerebrali gli interrompevano la lucidità non appena riusciva a mettere insieme una breve frase di senso compiuto. Ed era un continuo... ecco, non rispondo più... perchè riusciva ad afferrare di aver perso qualche passaggio, e poi fissava lo sguardo restando con la bocca aperta. Sua moglie gli era accanto e alternava sorriso e sguardo triste.
Prima di andare via ho salutato... Lui mi ha preso forte la mano e la stretta era calda, indimenticabile.
Lei, Sua moglie... mi ha abbracciato, dicendo in un soffio... sottovoce, "grazie".

martedì 24 settembre 2013

La "signora dei giornali"

Ci sono dei momenti, delle occasioni in cui Tutto appare chiaro e preciso... di ogni cosa o evento i contorni diventano nitidi  e il senso insostituibile e definitivo.
Anche piccole frasi o perifrasi che se vengono apprezzate sul momento, quasi per caso... poi saranno considerate nel tempo e mai dimenticate.
Quando all'inizio di quest'anno sono stata promossa a "volontaria ufficiale" e insieme "dispensatrice di dolcezze", ho preso a girare per il reparto con la mia "scatola"... prima timidamente poi sempre più "sfacciata e sorridente". Offrivo caramelle non solo ai pazienti ma anche agli accompagnatori, a medici e infermiere... erano gradite a Tutti, anche perchè arrivavo all'ora giusta del calo glicemico. All'inizio il mio nome non era noto... una volta sentii un'infermiera che diceva alla collega... "ti senti un po'giù?... è naturale, ci vorrebbe qualcosa di dolce. Ah, aspetta... chiediamo alla signora delle caramelle!"... ed io, alle loro spalle replicai con il mio nome... L'infermiera si scusò ma io non ero intervenuta per correggere, tutt'altro... quell'appellativo mi aveva intenerito e nello stesso tempo insignito d'importanza. Un ruolo... un ruolo preciso che arricchiva di senso e finalità  quello che era stato ed era in essere.
Qualche giorno fa poi... entrata in una stanza mi sono avvicinata con la mia solita scatola ad una paziente... immediatamente questa, aggrottando le sopracciglia mi ha fissato come per dire... ma non ci conosciamo già?! In verità la cosa è stata reciproca perchè anche a me quel viso era noto. E mentre ognuna probabilmente consultava il proprio "archivio" dei ricordi... ecco che esplode lei per prima in un'esclamazione... "la signora dei giornali... TU sei quella che all'altro reparto, là al terzo piano ci portavi i giornali, i biscotti... guarda, puoi non crederci ma Ti ho nominato proprio stamattina, anzi ho chiesto di Te pure qui ma nessuno ha saputo dirmi niente..."
A sentir questo ho sorriso semplicemente però dentro di me era gioia grande... anche se nessuno lì aveva individuato che fossi io, la cosa del resto era più che comprensibile... mi conoscono come la signora delle caramelle!