domenica 13 settembre 2015

UN FIORE PER ME


Emoticon heart 
Fino a qualche anno fa per l'onomastico avrei gradito solo rose di colore rosa.
Delicate, profumate... le vedevo adatte a me, condizionata probabilmente dal nome che mi fu dato tanti anni fa e che riporta all'unica figura eterea e benedetta.
Associazione di idee? Forse qualcosa in più.
Quando pronuncio il mio nome, la risposta o replica è sempre la stessa...
che bello, il nome della Madonna!
Non importa se qualche tempo dopo avendolo dimenticato, glielo ripropongo a mo' di indovinello e non sanno rispondere. Sono a "senso unico", ma per me va bene ugualmente, l'ingenua simpatia e la tenerezza che ne consegue vincono su tutta la linea.
Comunque alla fine vengo sempre "identificata", e stimolati in modo giusto, si... che lo dicono questo mio nome, musicale assai e così dolce che davvero è "pura poesia".
Il 12 settembre ormai anche quest'anno è passato, auguri ne ho ricevuti e fiori pure... variopinti, e di rosa neanche uno. Qualcosa è cambiato, si sa... mi manca "quel fiore" ma è poco importante. Ora c'è altro.
E anche per il nome che porto... devo dire che mi piace... almeno ora, mentre un tempo non lo "gradivo" affatto, perché era così comune che quando fuori casa si rivolgevano a me, rispondevano almeno altre due con me... e sia chiaro, si parla sempre di spazi ristretti.
Le mie sorelle, nate dopo, portavano nomi belli ed originali per l'epoca, a me invece era toccato quello non di una ma entrambe le nonne... non si poteva scappare, e così arrivai a detestare persino il "privilegio" della primogenitura.
Tutto questo per un tempo abbastanza lungo... non quantificabile in anni perché a tratti il peso di un "nome da Nonna" si è fatto sentire anche in momenti ed occasioni recenti, quando "nonna" avrei potuto esserlo ampiamente. Poi... anche in questo caso tutto si è capovolto dopo la malattia.
E miracolosamente il "mio Nome" suonava in modo diverso, aveva una musicalità che non avevo mai notato prima e mi piaceva ripeterlo se mi veniva chiesto.
Ora... quando mi presento, più di una persona replica... non poteva essere altrimenti, non potevi chiamarti che così. A parte i soliti, infatti gli altri ricordano questo nome tanto comune, però adesso sono l'unica a voltarsi, perché come chiamano me non chiamano nessuna.
E c'è pure un 20% di persone che azzarda e traduce il mio nome, con un tocco "english" niente male... Mary, sfatando un grosso mito... che un nome comune come il mio non possa essere originale.
Quando nacqui, tantissimi anni fa... mio padre fu il solo ad osare, rendere "straniero" il nome più italiano che c'è, e di rimando mamma e nonna lo riportarono al "giusto rango" arricchendolo di diminutivi e vezzeggiativi da "voltastomaco". Col trascorrere del tempo gli restituirono dignità come da anagrafe, e così mi restò... affibbiato, sopportato e alla fine accettato.
Poi... per dar conferma ai cambiamenti che sarebbero stati, con la malattia il nome si modificò ancora, solo a volte per mio volere e altrui.
E fu... Mary per coraggio e Maria sempre, finalmente con se stessa in armonia.

sabato 12 settembre 2015

DAI TUOI OCCHI AI MIEI


Emoticon heart 
Quei particolari all'improvviso diversi, perché guardati con gli occhi del "poi" e intesi con l'Intelligenza del Cuore.
E accade quando è trascorso il tempo giusto, e dell' "esperienza" è rimasta la parte migliore, quello che si è imparato... dopo aver gettato alle ortiche la rabbia e il nervosismo, l'ansia e il nodo alla gola in stato permanente, le lacrime e i silenzi.
Quando c'era tutto questo ero più miope di quel che sono in realtà, e inoltre giravo col paraocchi, nel tentativo illusorio di isolarmi ché non si vedesse quanta angoscia avessi dentro. E i particolari di prima non erano più gli stessi, gli sguardi soliti di Chi incontravo mi parevano curiosi e indagatori, le voci stridule e fastidiose. Era il "chiodo fisso" a penetrarmi il cervello e occuparne lo spazio intero.
E che dire dell'approcciare con medici ed infermieri? Quando il medico è una donna? Perché una differenza c'è ed è sostanziale.
Di un "dottore" ero pronta, preparata ad accettare una professionalità seria ma che manteneva le distanze, quindi una battuta infelice mi dava da pensare ma non più di tanto, un "passaggio" per la corsia rapido e a volte poco attento poteva starci, si sa gli uomini sono fatti così e un camice fa poca differenza.
Da una "dottoressa" invece mi aspettavo comprensione, cura e "carezze", non sguardi taglienti e glaciali, silenzi prolungati ad ogni domanda che si smorzava in gola. Una donna doveva ben capire quello che provava un'altra donna che vedeva all'improvviso andare in frantumi ogni sua certezza... o no?
Vedevo tutto questo, lo guardavo secondo l'ottica del momento, lo intendevo diverso.
Ma qual è in realtà il punto di vista giusto?
E' chiaro che dipendeva da me, o meglio dalla prospettiva in cui ero posta, fortemente condizionata dalla Forza della Mente, quasi sottomessa.
Un po' alla volta ho imparato ad interpretare in modo obiettivo perché mi sono abituata a prendere le distanze da quel che accadeva. Ogni giorno presentava incognite, ma ne prendevo in considerazione una sola. Un'equazione con la "x", la "y" e la "z", non è che si risolve con un'operazione unica... si procede con ordine, si verifica e poi... poi tutto diventa chiaro, e sembra impossibile sia riuscita. All'inizio ogni più, meno, per o segno di frazione, e parentesi sembravano interminabili "tranelli". E invece erano solo "particolari".
Oggi non mi limito a vedere ma guardo. Non sento ma ascolto.
Vado oltre la percezione... soprattutto intendo.
Uso la Ragione ma anche il Cuore. Non erge barriere il Cuore e ben si dispone, non è diffidente ed accoglie.
Uno sguardo così non è più duro e distaccato e freddo... è solo compassione che fa fatica ad esprimersi perché si difende.

venerdì 11 settembre 2015

E DOPO ANCHE I COLORI... INSIEME



Emoticon heart 
La data del primo incontro col G.A.M.A. si avvicina, ed io mi sono attrezzata... nastri di tutti i colori. Per il prossimo anno fiocchi di tenerezza variopinti, come augurio di vita vera, non monocromatica, per niente piatta. Ché sarebbe la cosa peggiore soprattutto per Noi che ogni giorno cerchiamo "la scoperta" nella semplicità un tempo non considerata.
Con la consapevolezza che la vita non è mai tutta nera né bianca, ce ne facciamo una ragione, e viviamo comunque a colori. Ed è luce che accompagna la vita, sia pure più o meno intensa.
Anticamente ne parlò anche Aristotele, considerando appunto una scala cromatica in base alla luminosità. Si partiva dal Bianco che era luce assoluta e si finiva col Nero che ne era altrettanta negazione, passando per il Giallo, Rosso, Violetto, Verde, Azzurro. Tutti gli altri colori sarebbero stati il risultato del loro unirsi, mescolarsi... abbracciarsi.
Quasi perfezione nell'Armonia dell'Insieme.
Potrei fermarmi anche qui, ma a me non basta mai e per questo sfoglio, scartabello, navigo alla ricerca costante di qualcosa in più che arricchisca un concetto o un'idea. E così dopo quella delle farfalle colorate che si uniscono a formare l'arcobaleno, ho trovato un'altra leggenda riguardante i colori, che con la metafora spiega e valorizza la vita in solidarietà, che altro non è "Armonia di intenti"...
I COLORI FANNO LA PACE E TORNANO INSIEME
Era un sabato mattina e tutti i colori uscirono per andare al mercato.
“Buongiorno, signor Blu” disse il Signor Arancione.
“Buongiorno a Lei signor Arancione, ha visto che bel cielo azzurro oggi?”
“E' solo azzurro! Io sono più bello, perché sono arancione: il colore della vitalità, delle vitamine, delle carote e delle arance!”
“Ma che vi viene in mente?”, interviene il signor Verde, “Io sono il colore più bello: sono il colore dei prati e delle foglie degli alberi!”
“Vorreste che fosse vero! In realtà, sono io il colore più affascinante, perché sono il rosso, il colore della passione! Tutti i cuoricini che disegnano i bambini sono di questo colore, sono il colore dell'amore!”
“Anch'io sono disegnato spesso dai bambini, cari Signori! Sono il Giallo colore del sole!”
I colori si mettono a litigare: "Sono io il più bello...", "Non è vero, sono io".
E il cielo comincia a diventare grigio. Le nuvole spuntano all'orizzonte e… Boom! I tuoni si fanno sentire e sono molto arrabbiati, perché i colori non dovrebbero litigare. Sono gli amici dei bambini, sempre presenti nei loro astucci e disponibili a farli divertire aiutandoli a inventare mille disegni. I colori impauriti dai tuoni e dai fulmini si abbracciano e nello stesso istante spunta il sole da dietro una nuvola. Ed ecco la magia: appare un meraviglioso arcobaleno in cui sono presenti tutti i colori.
I Signori Colori hanno capito che tutti sono belli e importanti e, infatti, l'arcobaleno non sarebbe così stupendo se fosse composto da un unico e solo colore: è bellissimo proprio perché lo compongono tutti insieme, in un affettuoso e suggestivo abbraccio.
Bella... a me è piaciuta tanto. Credo ci sarebbe molto da imparare. Qualcuno ridimensionerebbe pretese e capirebbe il senso di essere, esistere non solo per se stesso.
E per concludere... poiché la vita non è in bianco e nero e ancor meno priva del sonoro come lo erano le prime pellicole, a più colori sarà pure ogni suo evento, e così mi sono divertita a "dar voce" ad un mio "scherzo poetico"... ogni tanto mi succede.
Ed ho colorato in questo modo il mio matrimonio, definendolo...
SAPIENTE TECNICA DI COLORE
Il Bianco di un velo da sposa,
il Rosa e l'Azzurro di due fiocchi sull'uscio.
Il Verde di speranza mai persa.
Pur coi mezzi toni, connubio quasi perfetto... comunque passione ben spesa.
Ed ora mi fermo, stasera davvero ho detto troppo.
Sosto... per una notte dai sogni a colori.

giovedì 10 settembre 2015

TRA LE RIGHE DELLA STORIA SOLITA


La "storia" è più o meno la stessa... non è sfogo di animo esacerbato ma osservazione della mera realtà. Anche perché Enne e Sua moglie, Gi sono persone amabilissime e pacate, non recriminano né rimproverano alcuno, non si piangono addosso. Sono sul percorso e pur consapevoli di queste e altre difficoltà, sereni e decisi guardano alla meta.
E' una recidiva per Lui, e a Lei ogni tanto vengono gli occhi lucidi, ma niente di che, tanto da confondersi con l' "umore da sorriso".
L'apparenza inganna, dice e poi riprende il suo discorso... dove eravamo rimasti? In realtà l'ultima volta non avevamo neppure incominciato, ma al momento di salutarci Enne mi aveva dato appuntamento con la promessa di raccontare un piccolo miracolo, quasi una chiamata per Lui soltanto, poco prima di ammalarsi.
La prima volta non aveva voluto accompagnare Sua moglie a Medjugorje, Lei poi non era riuscita a partire più per un disguido... e la seconda volta non aveva detto di no. Tutto ciò sempre prima di ammalarsi.
Così era successo... e un tumore particolare e raro l'aveva colpito. La prima volta e poi un'altra ancora, ma insieme erano e sono sereni. La Fede e la speranza non li abbandonano, e Lui ricorda sempre quel raggio di sole che non l'ha abbagliato. Avrà pure un significato un "fenomeno" del genere...
Intanto l'ansia è dominata, senza aver mai conosciuto angoscia e panico. Un solo cruccio, la sensazione a volte di essere su uno spazio esiguo, di fronte ad uno scoglio fermo lì che ti impedisce di guardare oltre.
E' l'insensibilità e la grettezza d'animo della gente, non tutta ma di "certa gente".
Prima comincia il "gran rumore"... Tutti vogliono sapere, Tutti vogliono essere vicini. Si allarmano, si informano... pressano per sapere di più, alcuni realmente sinceri altri meno. Curiosità e compassione che per gran parte nascondono ben altro... e se fosse capitato a me, se capitasse? Intanto non mi è successo, e poi dovrebbe... e perché proprio a me?
Intanto il tempo è trascorso e l'"Amico col brutto male" dopo l'intervento chirurgico si sottopone alle terapie previste dal protocollo. Sono lunghe, interminabili a volte devastanti... e il "gran rumore" comincia a scemare, può far paura vedere una testa senza capelli, fa impressione una maschera che simula la Vita. Si scansano le occasioni.
Quando non si può fare a meno, si finge di non guardare, di non dare importanza, oppure... si apre la "fiera delle parole inutili".
Ma insomma quando passa?
Ancora non passa?
Ma guarda un po', poverino... passerà?
E a un certo punto quasi Tutti si nascondono... per non essere travolti... "perché è giusto che ognuno si viva tranquillo la Sua ultima spiaggia". Forse.
Che "comoda supponenza"! Magari è proprio il contrario... magari quello "spazio" verrebbe da dividerlo con qualcuno, forse meno codardo... che non temesse di affogare in quello stesso mare.
Enne racconta e si duole perché si sente emarginato, guardato con sospetto. Atavico retaggio di stampo medievale per una malattia che si dice voler sfatare e poi non si ha il coraggio di affrontare nemmeno alla lontana.
Racconta e si rammarica, poi ricorda... quel raggio di sole che non volle fargli male.

mercoledì 9 settembre 2015

UN ARCOBALENO DA LEGGENDA


Non me ne sono accorta. Ancora farfalle, forse voglia di leggerezza
Emoticon heart 
In questi giorni mi ci vuole un po' più di colore, perché per quanto io sia forte o mi imponga di esserlo, la porta da aprire è grigia e il cielo da "ammirare", uguale. Lo ammiro lo stesso... è un dono per me. Come pure dovrei essere abituata a quel genere di porte, e mi ritrovo sempre a non esserlo mai abbastanza.
Che ne dite... ho pensato, per quest'anno quasi quasi legherò i fiocchi di tenerezza con il nastro verde. Verde come la Speranza.
Bella idea... ha replicato l'Amica che si cautelava dall'odore del farmaco, coprendo il naso con la bandana che fino a poco prima aveva sulla testa.
E dalla parte opposta si è sentita una voce... perché non color "arcobaleno"? Ci sono i braccialetti rossi, facciamo i fiocchi di tenerezza arcobaleno.
Bella idea... ho pensato io, ma più che un nastro arcobaleno userò nastri di diverso colore, nel cestino faranno lo stesso effetto variopinto e gioioso.
Si, farò in questo modo, e sono sicura di stupire ancora, ma non per mio vanto, ché Tutti possano sentirsi al meglio, provare pur tra cento pensieri e altrettante ansie, un breve momento di "benessere da leggenda". Uniti insieme, forti e solidali.
Un’antica leggenda colombiana racconta la storia di sette bellissime farfalle, ognuna di un colore diverso, che danzavano sempre insieme, unite da grande affetto, e dell’avventura che un giorno le trasformò in un grande arcobaleno, legandole per sempre. È una storia sull’amicizia come sentimento forte e duraturo, sul superamento dell’individualismo a favore di una solidarietà degli uni verso gli altri.
E' una bella immagine, vero? Le farfalle ricorrono spesso in storie di speranza.
Nell'approssimarsi dell'Autunno, quando cadono le foglie che hanno perso colore e vita, immaginarle e raccontare di loro è quasi respiro vitale.
L'Iride si inarca oltre l'orizzonte, qualcosa si intravvede... lo spiraglio su un mondo nuovo, dove non c'è più dolore, angoscia e sofferenza.
E al di sotto resta tutto il grigio.

martedì 8 settembre 2015

AUTODIDATTA IN... SENTIMENTO INCONDIZIONATO


Emoticon heart
Avrei dovuto forse chiamarlo in altro modo, verosimilmente Amore... ma non oso perché sono ancora in fase di esperienza, non mi sento proprio certa però con l'entusiasmo che solo qualcosa di bello e grande può donare.
Scaturì come scintilla, un guizzo tra le ceneri di progetti e sogni, lo colsi senza timore per accendere la speranza. E all'inizio mi restava solo quella. Per continuare a... ravvivarla, andavo senza sosta alla ricerca della luce, e l'ho trovata sempre intorno a me.
Non era facile perché avrei potuto scegliere se prestare ascolto e attenzione, o rientrare a casa e uscire solo il minimo indispensabile. Decisi per la strada più difficile, per me era una sorta di "riscatto", e invece a mo' di opportunità si riscattò, diventando "scuola di vita".
Mi ritrovai immersa in un flusso di energia che scorreva in un campo di Amore Incondizionato. Niente di astratto, ma concreto e quotidiano, limitato all'ambiente familiare o allargato... per me ancora di più. E diventai senza saperlo un'autodidatta assai speciale, da un'intuizione a malapena percepita ad una forma di empatia vera e propria.
Una volta mi fu detto che avevo il dono della "comunicazione", deve essere stato anche per questo, o tutte le cose e le situazioni messe insieme che mi hanno portato ad "imparare" tanto ancora.
L'Amore nel suo aspetto incondizionato ha mille e mille nomi... fiducia, coraggio, gentilezza, impegno, comprensione, sostegno...
Così, ieri mattina ho anticipato di un paio d'ore la solita telefonata domenicale... me lo sentivo che c'era qualcosa, e il telefono che squillava a vuoto confermava il presentimento. Qualcosa sta cambiando... dovrò adeguarmi al momento.
Quando muta il vento, sembro una foglia in autunno alla ricerca di riparo per sentirmi in pace. Poi mi riprendo a stagione avanzata.
Oggi, di nuovo... non vedevo né sentivo un'Amica da un po', non so che mi è preso, le ho inviato un breve sms... ci siamo sentite al telefono stasera.
Meno male che mi hai chiamata, Tesoro... mi sentivo persa ad un passo dall'angoscia, ora mi è bastato sentirti. Ritornerò a combattere perché io sono più forte del male.
Non è certamente mia capacità... ma per volere di Qualcuno ho ridato fiducia e coraggio, con gentilezza cerco di capire Chi ha bisogno di sostegno ma non lo chiede per un esasperato senso di forte dignità.
Per quanto sono amata, non posso non amare.

lunedì 7 settembre 2015

CARAMELLE E PENSIERI


Emoticon heart 
Parte da lontano una storia di dolcezze, diciamo dall'infanzia. Quando a casa con la febbre si aspettava il ritorno della mamma che sicuramente avrebbe portato un lecca lecca o un dolcetto...
Mamma, mi hai portato la "bella cosa"?... e all'improvviso la febbre spariva per la gioia. In fondo non era la caramella in sé, medicamento speciale ma ciò che rappresentava... una "dose supplementare" di affetto per casi di necessità.
Me ne ricordai in seguito, anzi venne istintivo quando per me si aprì quella strada che non è mai finita, e continuò perché fossi per gli Altri.
Non fu mia scelta, bensì fui scelta.
Non mi piaceva andare a mani vuote, e cominciai con un vassoio di biscotti all'amarena. Piacquero così tanto che in breve si moltiplicarono, e ogni volta il numero dei vassoi variava.
Era un modo di approcciare o continuare un discorso magari interrotto, era delicatezza, un pensiero affettuoso... un filo sottile con la normalità.
Dolcezze che si accompagnavano a racconti dolorosi, spesso intimi da cui scaturivano riflessioni a "misura unica". Erano giuste per Tutti.
E sono passati i mesi, son trascorsi 5 anni... e al posto dei biscotti sono arrivate le caramelle. Quella "rossa" che mi ricorda un Amico più amico, quella latte-menta preferita dall'infermiera solo sorridente, e poi alla liquirizia contro la nausea, la più gettonata e al caffè che quando manca il gusto preferito, va sempre bene. In tutto questo tempo ho imparato le preferenze di ognuno, e mi ricordo pure il modo di chiedere e i nomi strani per indicare la caramella preferita.
C'è una "al ghiaccio" per me?... e intuito alla grande da parte mia per non far mancare mai la menta glaciale al nonnino con la bocca asciutta, anzi "arsa", come dice lui.
Un pensiero per ognuno, prima solo pensato poi un giorno messo per iscritto, e da quel giorno anche questo moltiplicato, con fiocchetto colorato e tanta tanta tenerezza.
Un'Amica mi ha detto che li conserva tutti in un barattolo di vetro che tiene sul comodino. Poi c'è qualcuno che li sistema con le calamite colorate al frigorifero, un altro ancora li raccoglie tutti infiocchettati per farne decori dell'albero di Natale.
Speranza che vive e si rinnova giorno per giorno, di anno in anno. Promemoria di vita con una punta di dolcezza.
Sono felice di tutto questo. Sapere che in situazioni non facili fa sentire meglio, mi fa stare bene.