sabato 11 febbraio 2012

Settimana difficile... questa che sta per lasciarci, e la prossima? Chissà...
E' stata tutta all'insegna dell'emergenza. Emergenza neve... ghiaccio con le conseguenze tipiche del caso.
A parte quelle comprensibili e scontate ce n'è stata una che ha portato un po' di movimento e "scompiglio" là a quel terzo piano.
All'inizio della settimana, dopo la prima copiosa nevicata i dializzati pendolari della provincia sono rimasti bloccati in ospedale. La Protezione Civile aveva provveduto a trasportarli in città, ma dovendo tali pazienti sottoporsi alla dialisi in tempi molto ravvicinati, si era pensato bene di non riportarli indietro poichè la situazione meteorologica non prometteva nulla di buono.
Per una volta... come è noto... sono rimasta a casa, e il giorno dopo, quando sono tornata mi è sembrato d'aver sbagliato reparto... tante persone nel corridoio e quasi tutte in pigiama. Che cosa c'è di strano? Certo, è quello il "look" ospedaliero, ma inusitato per quel posto specifico. E' sì, un reparto di Medicina d'urgenza ma più che altro è  un Day Hospital terapeutico... ed io lì ho sempre visto gente... come dire... "in borghese".
Così... sono entrata quasi in punta di piedi, esplorando e cercando da me una spiegazione. Mi sono venute in soccorso le Amiche infermiere... "Abbiamo ospiti..." e poi è stato tutto chiaro. In una stanza in fondo al corridoio "erano state sistemate" le terapie solite... per quel giorno, Zia Si... "ma ne vale la pena?"... "la signora ancora col bel decolletè". Sono stata con loro... di nuovo a casa mia.
I giorni a venire, ugualmente animati hanno visto un personale più che indaffarato a cambiar lenzuola ed aggiungere coperte... procurare pigiami e biancheria per chi ne era sprovvisto, in pratica... tutti,  spostare persino letti ed armadi... come oggi. Perchè tanto per non smentire il detto, piove sul bagnato, una moglie che assiste il marito si è ritrovata con la febbre alta per l'influenza ed è stata sistemata nel letto accanto al suo... entambi "ricoverati" per motivi diversi ma per la stessa situazione contingente.
Stamattina, tra l'altro ho fatto una nuova conoscenza, l'"Amica che ha scritto il Suo nome su un foglio" perchè io lo memorizzassi subito... Non poteva fare altro. Tumore al seno anche per Lei... per Lei anche chemioterapia... e oggi era il "Suo primo giorno". Mi ha fatto capire con la lingua dei segni che in un primo momento aveva avuto paura... tanta, ma ora si sentiva pronta a reagire e a "superare" tutto.
E in perfetta sintonia con me, perchè comunque per una ragione precisa parlavamo "la stessa lingua"... ha cominciato a raccontare di sè...

venerdì 10 febbraio 2012

Sarà fato o casualità...mi trovo ad aver a che fare con "bilanci"... tanto per restare in argomento... a tirar  somme e a salvare voci in attivo di quelli che sì,  potrebbero essere simili a movimenti economici.
Naturalmente, penso si sia capito, non è di denaro che intendo parlare, ma di vicende umane... di Vita.
Mi piace fare questo parallelo proprio per il "contrasto" che c'è... profitto ed esistenza... due linee parallele che procedono affiancate, vicine ma alla fine non s'incontrano mai.
D'altra parte non ha forse la Vita una sua economia? Anch'essa non fa riferimento ad alcuna ideologia, e pur partendo spesso da principi, è mutevole... a volte strana e persino "bislacca"... e sempre evolve non come la si immaginava.
"Mai fare programmi non suscettibili di cambiamenti"... me lo son sentito ripetere non so quante volte,  prima di tutti da mia madre, che per Sua natura non programmava mai... tanto che s'era ritrovata ad essere mamma che andava ancora a scuola.
E poi ancora... "La Vita riserva sempre delle sorprese"... e della veridicità di tale affermazione posso certamente dire di essere "io" una prova vivente.
E torno ancora a citare la mia mamma che, fidanzata a lungo con chi riteneva fosse il Suo tipo ideale, si era poi sposata in breve tempo con la persona che mai avrebbe immaginato al Suo fianco... cioè mio padre.
Così è la Vita... un progetto in continua evoluzione. Aggiungi... cancelli... miri da lontano... ricordi dove hai sbagliato e correggi... In pratica non si finisce mai.
"Work in progress"... m'è stato detto anche questo, soprattutto durante la malattia perchè non guardassi troppo lontano e imparassi ad apprezzare il bello del momento. Stamattina l'ho ripetuto ad uno dei miei più cari Amici tra "quelli che contano", che dopo un esame s'è ritrovato con qualche metastasi in più.
"Mi sa che qui ci dobbiamo vedere ancora per qualche anno..." "E va bene... che fa?! Sai quanti biscotti all'amarena potremo ancora mangiare insieme?"
Ne è scaturita una risata... quasi "sonora", e intanto "ci" siamo concessi un'ulteriore aspettativa.
Perchè Chi lo può dire? "Programmi" non se ne fanno... è vero... ma neanche alcuno può stabilire  "date" nè "scadenze", e così... "consapevolmente ignari" andiamo avanti nella Vita prendendo il meglio che ci dà.

giovedì 9 febbraio 2012

Non sono stata ieri lì... a quel terzo piano...
Causa neve, gelo... selciato sdrucciolevole sono rimasta a casa. Un po' ho pensato... un po' ricordato... molto ho apprezzato il tepore delle "mie pareti". Una pausa forzata che mi è servita a fare il punto su me stessa... quella che ero, sono... e sulla gioia di esserci ancora e di ripetermelo.
Sicuramente qualcuno che mi legge e mi legge da molto troverà noioso il ritorno di tale affermazione ogni tanto... ma io ho bisogno di farlo per continuare a... testimoniarla, questa gioia prima a me, e poi per testare che non cali... che in caso ciò avvenisse dovrei darmi una regolata... e anche in fretta.
Si sa... l'essere umano è mutevole e magari mette una vita a fare dei passi in avanti e cinque minuti per tornare al punto di partenza.
Non si può mai dire... per questo mi fermo a pensare... ricordare... chiedermi che cosa voglio veramente ora che... ho capito.
Ho capito che è bello Vivere se l'esistenza non te la tieni stretta nel pugno come se fosse solo Tua... perchè Tua non è... è stata data "in gestione" per farne saggio uso e ricavarne un "buon guadagno"... e non solo per Te... anche se poi tutto ti ritorna e anche con gli "interessi".
Come sta capitando a me che non ho voluto tornare a vivere come prima...
Non avrei potuto, mi mette tristezza solo a pensarci perchè mi avrebbe riportato al tempo precedente al tumore... quando credevo che per essere felice o almeno soddisfatta mi servisse una casa con tutto ciò che occorre... al momento giusto... al posto giusto, e giusto non era affatto perchè mancava sempre qualcosa e in ultimo la serenità e l'equilibrio per dire... basta!
"Basta!"... non lo dico neppure adesso, quando mi relaziono con gli Altri, in genere ma soprattutto con i miei Amici... "quelli che contano", ma per lo meno mi sento contenta, gratificata... "raddoppio" i miei sorrisi... ne "ricavo" qualche altro.
Condividere per ricevere... "arricchirsi" per "donare".
Strano come dei termini in uso per materiale "profitto" acquistino un "valore" tutto nuovo e diverso applicati ai sentimenti...
Non si finisce mai d'imparare... ed è meraviglioso accorgersene.
E così ieri che sono rimasta a casa ho ugualmente continuato a... essere lì... a quel terzo piano con Zia Si, che avrei rivisto oggi... con un'amica che non vedo più ma a cui penso lo stesso perchè mi ha donato un "tassello" della Sua Vita... con "ma ne vale la pena?" e la Sua grande forza e voglia di combattere perchè la Sua gioia di vivere non finisca là dove è cominciata la lotta.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ormai è chiaro... ultimamente le cerniere lampo ce l'hanno con me, soprattutto quelle delle borse...
Neanche un mese fa se n'è rotta una perdendo un "dentino"... stasera un'altra, praticamente nuova, comperata da quaranta giorni.
Eravamo andati col compagno della mia Vita al supermercato, e all'improvviso ho visto la borsa aperta...
Oddio! Non è che m'avranno borseggiata!? ho pensato subito... ma per fortuna il portafoglio era al suo posto. Mah... allora l'avrò lasciata aperta distrattamente. E qui il "mio Grillo parlante"... "Sei sempre la solita... con la testa tra le nuvole". Chi io... e quando mai? A questo punto ho preferito far cadere la "questione"... non avevo ombrelli da far volare via, stasera. Ho richiuso la borsa... abbiamo fatto la spesa e siamo tornati a casa. E là, di nuovo... "il mistero della lampo"! Insomma per non farla tanto lunga... su e giù su e giù, a testare la "benedetta" per non so quante volte... e alla fine presa dal nervoso, questa volta ho lanciato la borsa... E poi non c'ho pensato più... o quasi.  E' vero... "era" una borsa nuova... bella... capiente... "a mano" quindi facile da portare... ma era pur sempre una borsa! E che... si può mai perdere del tempo per una cosa così? Beh... io ne avevo già sprecato un bel po'.
Per archiviare definitivamente il fatto, e quindi calmarmi mi sono fatta uno shampoo... come è il mio solito quando qualcosa mi va storto... e tutto "è scivolato via"  nello scarico insieme con la schiuma e qualche capello giunto al termine del suo ciclo vitale.
Ma che c'mport... avrebbe detto l'omonima amica. E se Lei dice così... io lo sottoscrivo.

martedì 7 febbraio 2012

Vinta ogni ritrosia finalmente l'ho riportato alla luce...
Ho tirato fuori dall'armadio quel cappello che comprai due anni fa in questo stesso periodo.
Nella mia vita credo d'aver indossato ben pochi copricapo... una cuffietta da neonata di lana d'angora, il classico berretto col pon pon, questo cappello appunto,  immediatamente ante tumore... la parrucca durante la chemioterapia. Non ho mai amato portare "cosi" sulla testa, innanzitutto perchè naturalmente insofferente, e poi perchè attribuivo alla stessa una forma strana, piuttosto quadrata e schiacciata... nessun cappello o cappellino, berretto o berrettino... persino spiritose bandane sarebbero riusciti ad abbellirla un po'.
Ma tant'è che due anni fa, quando ero già in "odor di malattia", ovvero avevo ormai scoperto... pur non accettando... che qualcosa in me non andava, decisi di comprarmi un qualcosa che non solo mi riparasse dal freddo, ma mi tirasse fuori da quella malinconia mista ad ansia che turbava i miei giorni. Sarebbe stata una "sferzata di novità"... una piccola cosa... m'illudevo che potesse bastare.
Così poi non era stato, in realtà... perchè una volta che l'ebbi indossato, per quanto fosse molto molto carino...inorridii. Mi guardai allo specchio... dimagrita e pallida, ritornò di me un'immagine del tutto diversa... magari era quella autentica del momento che però non volevo assolutamente vedere... non allora, forse perchè in cuor mio sapevo...
Senza capelli! Mi ero vista senza capelli... proprio come sarei stata dopo qualche mese. Tolsi di scatto quel cappello e non lo indossai più... lo riposi nell'armadio e lì è restato fino a ieri.
"Mary... non puoi uscire a capo scoperto in questi giorni di gelo... dobbiamo comprare un cappello." "Ma no... lo sai, dopo la parrucca non mi va d'indossare più niente." Così avevo risposto all'Amore della mia Vita... Lui aveva dimenticato quel "Suo regalo" di due anni prima... Io no.
Lo prendo o non lo prendo dall'armadio? Dopo tutto che cosa costa almeno guardarlo... ma sì, anche provarlo? Brutti ricordi... questo costa. Però sono ricordi di un tempo che non può ritornare... perchè anche se fosse... non sarebbe mai come quella volta, la prima... quando ti crolla il mondo addosso.
Così... ieri l'ho tirato fuori... e stasera l'ho anche indossato sotto una bufera di neve. Prima di uscire mi sono guardata allo specchio... un bel sorriso, come al solito... ed era tutta un'altra immagine.

lunedì 6 febbraio 2012

Già camminare sotto la neve dà un senso di pace...
Sarà perchè i rumori restano ovattati... sarà perchè concentrato sul Tuo passo non riesci a pensare ad altro... certo è che per un po' sei solo con Te stesso a respirare aria di "magia" e ti senti tranquillo... ascolti persino il battito del cuore.
E' una sensazione di "vago benessere" che non t'abbandona neanche quando prendi consapevolezza dei disagi che comporta una nevicata di portata media con tendenza a persistere... Traffico difficile, impossibilità di raggiungere mete programmate... freddo intenso che nei movimenti ti rende tanto simile a uno zombie... tutto appare come minima cosa. Passerà, ripeti... perchè a passare passa... anzi in cuor Tuo speri quasi che un'altra nevicata ci stia bene, così continui a... star bene anche Tu.
"Mamma, non ci crederai... stamattina ho aperto il freezer e lì dentro era meno freddo che fuori." "Ma noo... che dici?" "Sì... tu ridi... ma è proprio così!"
Valeria si trova in una delle città più colpite dal gelo di questi giorni... praticamente, come dice lei... sepolta nella neve, con le auto parcheggiate simili ad igloo e ghiaccioli come stalattiti che pendono dalle grondaie.
"Non ho mai visto tanta neve in vita mia..."
Nella Sua vita... già, in trent'anni mai niente di simile.
Quando era piccola... come tutti i bambini... balzava dal letto quando le dicevo... Vale, sta nevicando... e sorrideva, anzi rideva... cosa insolita per Lei... mentre a lungo si fermava a guardare fuori dalla finestra.
Oggi dice che della neve non ne può più... perchè non esce e...deve fare la spesa... doveva traslocare e non potrà farlo per il momento... non può neanche tornare qui da noi perchè i trasporti sono a rischio.
Chissà quanto desidera tornare nella "Sua" casa... tra quelle pareti che poco più di un anno fa ha sentito così strette. A ragione, comunque... strette a ragione. Perchè dopo aver inviato curricula vitae ovunque, senza aver ricevuto risposte soddisfacenti... doveva pur far qualcosa e qualcosa ha fatto... ha preso la valigia ed è partita. Eppure...per trovare qualcosa di simile a un lavoro, sia pur precario, da quel curriculum ha cominciato a depennare qualche voce. Perchè... si sa... di questi tempi è in uso così...

                  SCRIVERE UN CURRICULUM

Che cos'è necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.

E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.

E' la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
                                                                  Wislawa Szymborska

domenica 5 febbraio 2012

La pioggia dei giorni scorsi da ieri ha lasciato il posto alla neve...
Tanta per noi, perchè non è che sia cosa di tutti gli anni la neve, qui dalle nostre parti.
Dalla veneziana dello stanzino la luce di uno strano colore... grigio perla e un rumore "umido" di gomme d'auto che si muovevano lentamente avevano anticipato la "sorpresa"... Ho aperto la finestra e ho visto quel candore. La neve scendeva lieve ma copiosa... continuava a... ricoprire ogni superficie su cui si posava.
Sono andata in cucina a preparare la colazione... e come sempre mi succede in presenza di un "evento straordinario", mi sono ritornati dei ricordi... La memoria va all'infanzia...
Tempo felice quando una nevicata voleva dire... tepore, cioccolata calda al mattino... "semola battuta" al ragù di salsiccia a pranzo perchè così ci si riscaldava e soprattutto... vacanza a scuola, anche se per andarci dovevamo solo attraversare la strada. Così decideva la mamma... ancor più la nonna che da sempre aveva vissuto con noi.
Era bello appena alzati, stare con il naso appiccicato ai vetri e guardare le "farfalline bianche" volteggiare nell'aria e poi posarsi sugli oleandri nel cortile. Con la bocca aperta per la meraviglia alitavamo su quei vetri e con il dito disegnavamo cuori e stelline...
Da allora sono passati tanti anni... e se una volta sul libro di lettura leggevo, "sotto la neve pane"... oggi  l'animo mi suggerisce, sotto la neve... pace.

La terza neve
di Yevgeny Evtushenko




Guardavamo dalle finestre, là
dove i tigli
si stagliavano neri
nella profondità del cortile.
Sospirammo
ancora, la neve non veniva,
ed era tempo, ormai,
era tempo...
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa
giù dall'alto dei cieli
volava
a seconda del vento,
e nel volo
oscillava.
A falde sottili come lamine,
fragili,
era confusa di sé stessa.
La prendevamo delicatamente nelle mani
e stupivamo:
dunque, era quella la neve?
Ma la neve ci rassicurava:
Verrà, io lo so,
verrà la neve vera.
Non vi turbate
mi scioglierò,
non inquietatevi
subito... .
Dopo sette giorni
venne la neve nuova.
Non venne
precipitò.
Cadeva cosi fitta, da non potere
tenere aperti gli occhi,
a tutta forza
vorticava in cerchio, mugliando.
Con pervicace ostinazione
voleva inseguire il trionfo
perché tutti dicessero concordi:
si, è lei, la neve
vera, che non dura un sol giorno,
o due.
Ma disperò di sé, non resistette
e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani
si scioglieva
sotto
i piedi...
E noi inquieti, ansiosi
sempre più spesso
scrutavamo l'orizzonte: quando
quella vera verrà?
Perché era tempo,
era tempo...
E un mattino,
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d'improvviso aperta la porta,
meravigliati, la calpestammo.
Posava, alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
fittissimamente di sé sicura.
Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva
nel baccano dell'alba
fra il rombo delle macchine e lo sbuffare
dei cavalli
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.
Giaceva
fresca e scintillante
e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve. La vera.
L'aspettavamo.
Era venuta.