Scriverò della giornata trascorsa, poche righe ma di gran significato. Ne parlerò in senso laico perché possa arrivare a tutti un messaggio di solidarietà che trova radici nella spiritualità ed oltre la religione.
È una giornata speciale, quella dedicata al "Malato", a Chi soffre nel corpo e non può, almeno per una parte, non soffrire anche dentro di sé, per quella serenità negata, per aver perso la spensieratezza che lascia spazio solo ai crucci "semplici" di ogni giorno, per un futuro visto a malapena,
11 FEBBRAIO – GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
La Giornata Mondiale del Malato fu istituita da San Giovanni Paolo II nel 1992 e celebrata per la prima volta l’11 febbraio 1993, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes.
Il Papa la volle dopo aver sperimentato personalmente la fragilità della malattia, per ricordare al mondo che chi soffre non è mai uno scarto, non è un peso, non è un numero… ma è volto, storia, dignità.
Questa giornata ha un significato profondamente religioso, perché richiama la compassione di Cristo, medico delle anime e dei corpi, e ci invita a guardare al malato con lo sguardo del Buon Samaritano: fermarsi, curare, farsi carico.
Ma ha anche un valore laico e universale: è un richiamo alla tutela della salute come diritto fondamentale, al rispetto della persona fragile, al sostegno alle famiglie e al lavoro silenzioso e prezioso degli operatori sanitari e dei volontari.
In una società che va sempre di corsa, la malattia rallenta.
E proprio rallentando ci insegna qualcosa di essenziale: che l’uomo vale per ciò che è, non per ciò che fa, quando dona il suo tempo e non solo il suo denaro.
Quando ci prendiamo cura dell’altro, diventiamo più umani.
Doniamo presenza e mani tese perchè nessun malato si senta solo.
Che ogni carezza sia segno di Dio che non abbandona.
Perché amare significa, come il Samaritano, portare il dolore dell’altro senza voltarsi dall’altra parte.

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