domenica 8 febbraio 2026

FUORI DAL TEMPO (n.29) (Qualcuno vuole che continui a...)

Davanti ad un angolo vuoto, ne immagino solo la ciotola, e i pensieri si rincorrono per un po' ricordando, poi velati a nascondere la malinconia.

Uno squillo, il telefono, una giornalista chiede di raccontare una storia finita bene, la mia storia. È per celebrare questa giornata... dice... il 4 Febbraio, contro il cancro.

Il mio "oggi" che parte da lontano è fatto di emozioni che non posso trattenere. 

Sono ricordi rivissuti, sensazioni rielaborate.

Per mia natura non ho mai amato essere protagonista, con la malattia mi trovai ad esserlo mio malgrado, e se nella vita non potevo rifiutare quel ruolo, nella "scrittura" almeno avrei voluto ridimensionarlo. 

Di quella "storia" così decisi di non essere l'unico personaggio principale, e tutti quelli che la vivevano con me sarebbero diventati coprotagonisti.

Io non ero anonima, e neanche le mie emozioni. Anche attraverso un "quasi nome" mi si identificava benissimo ed io volevo questo, essere attendibile. 

Seguendo un'idea, pur nel rispetto della privacy, fui fedele in tutto, i dialoghi, perfino qualche voce dialettale, le lacrime, la rabbia... le parole di conforto, incoraggiamento da parte di medici e infermiere...

Quando rileggevo ciò che avevo scritto mi emozionavo ancora di più, restavo quasi senza respiro.

Poi alcune situazioni m'impedirono di andare oltre e cambiai così se non argomenti, stile.

Descrivere emozioni fu formulare "pensieri divaganti fissati nella realtà". 

Diventai più ermetica, comprendeva in pieno i miei scritti solo Chi conosceva me ed il contesto. Chi sapeva riconoscersi in quella sofferenza.

A volte fui giudicata prolissa, divagante a tratti incomprensibile, però si trattava di fare una scelta. Chiudere  baracca e burattini, dedicarmi alla scrittura solo per diletto, oppure con qualche accorgimento, "continuare a...".

Preferii quest'ultima e non me ne sono mai pentita.

Tempo è trascorso, ne è venuto fuori persino un libro, almeno così lo definiscono, per me è il semplice diario di due parentesi della mia vita a confronto.

Così ho avuto il privilegio di essere intervistata qualche giorno fa, e poi stamattina.

Che dire...? Penso alle risposte che ho dato e pare quasi che le parole non siano  mie. Eppure sono i miei pensieri, di questo sono certa. 

Del resto da quando ho cominciato a scrivere costantemente è sempre stato così.

Critica con me stessa, lucida nel drizzarmi per non cadere.


Un messaggio finale per questa giornata?

Mai sentirsi vittime, e determinati essere protagonisti convincenti e coinvolgenti della propria storia.

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