domenica 9 agosto 2020

VULNERABILE


Uno strano senso di stanchezza simile a quello dopo una gran corsa mi ha preso anche oggi.

Sarà perché forse pretendo troppo da me stessa, metto da parte esigenze e desideri personali per curare quelli di Chi mi appartiene, vorrei essere ripagata con quella gratitudine che fa sentire importanti e unici, e invece...

O forse sarà perché di correre non ho smesso mai, desiderando restare in pista con l'energia di una volta che inevitabilmente non può essere come un tempo, e poi dover accettare i rischi che la gara con se stessi comporta.

La gara con la Vita... non è sempre facile.

Ritorna tutto come in un film, un'esistenza intera.

Le aspettative della giovinezza, la strada che si apre dinanzi lunga ed interminabile, le gioie della maternità, l'ostacolo all'improvviso e il vicolo cieco... stop!

Tornare indietro, sfoltendo le foglie del superfluo e i rami della sofferenza, di buono resta più di qualcosa, ma ci sono giorni a fine corsa che ci si sente fuori luogo e tempo, come non aver fatto niente, come non aver vissuto.

sabato 8 agosto 2020

MENTRE FUORI "ESAGERATAMENTE" PIOVE


Penso che proprio dove non vorrei più... faccio incontri che non avrei pensato e che mi segnano.

Pioggia torrenziale stasera, che ben concilia i pensieri, il raccontarsi.

A proposito, stamattina ho incontrato una ragazza davvero speciale, un "modello" di resilienza. Già penalizzata da una malattia genetica, ora vive la parentesi del tumore.

Miki è favolosa, socievole e solare, abbiamo legato subito. L'accompagnava la Sua mamma che ha raccontato la loro storia, ha mostrato orgogliosa le foto delle nipotine.

Sintonia totale quindi e appuntamento alla prossima, assolutamente da non mancare.

È stato uno di quegli incontri che fanno bene all'anima, nello scambio di esperienze elaborate al positivo.

Mentre scrivo piove ancora, sempre più forte, la luce va e viene, il marito passeggia nervosamente, la figlia ha deciso che domani non parte più. Su due fronti diversi, due realtà opposte, la "giusta" e l'"esagerata". Potete immaginare io da che parte sto, dalla parte di Chi apparentemente è più debole ma in realtà è il più forte, che non va in crisi per la pioggia ma ne approfitta per piangere e non farlo notare.

Mi chiedo spesso perché a me è andata nel modo che si sa e Altri invece ne passano tante.

Dieci anni fa "partimmo" in molti, con alcuni percorremmo la strada affiancati...

in quanti siamo arrivati alla meta non saprei dire, probabilmente preferisco non sapere per continuare a crederci tutti al traguardo.

Intanto capitano giorni così, con questi incontri casuali tra virgolette che riportano quel vago senso di colpa misto a privilegio.

E mi sento come quel naufrago che si è salvato perché la sorte gli ha riservato l'unico tronco galleggiante.

Ma poi, tempo di approdare alla riva e quel tronco riprende il suo percorso...

...che possa essere la possibilità giusta a riportare l'equilibrio.

Finalmente non piove più.

La pioggia ci ricorda che la natura può ancora dettare ritmi e condizionare sia pure in modo relativo le Nostre reazioni.

Riceviamo il dono del tempo. Restiamo solo Noi e quel che dal Cielo viene.


venerdì 7 agosto 2020

QUANDO LA SOLITUDINE È NECESSARIA


Ci sono momenti in cui si ha bisogno di tempo, spazio e silenzio. Succede quando la mente è sovraccarica di "dati", gli occhi si limitano a vedere di sfuggita, l'animo sente il peso delle preoccupazioni. Ci si impegna per "ripulirsi", cancellare e poi in breve tempo è tutto di nuovo addosso.

Oggi per quindici minuti sono rimasta in casa completamente sola, oddio non proprio sola, da sola con le due cagnoline occupate nel loro particolare mondo. Padrona di quel breve tempo, dello spazio di due mattonelle del balcone su cui posavano i miei piedi, dell'aria fresca e finalmente respirabile. Ho amato quella "solitudine piena", densa di sensazioni.

L'uomo a volte eccede in razionalità, per cui diventa matematico arrivare alla conclusione che senza alcuno è solo, e quindi deve sentirsi solo. Eppure la solitudine sotto certi aspetti è amica, addirittura necessaria, per raccogliere i pensieri e le idee, per riprendere il contatto con sé stessi.

Tra due giorni riprenderò ad andare col mio ritmo normale, e sarà sabato, l'unico giorno della settimana in cui spesso sono sola in casa e sola non mi sento affatto. È momento di revisione interiore per me, mentre sfaccendo e mi rendo conto di poter farlo ancora, con gli acciacchi e le varie difficoltà, ma pure con rinnovata energia non di "muscoli" bensì di "mente". E i miei tempi lenti diventano opportunità per ripercorrere le giornate della settimana che si conclude, accorgermi degli involontari errori, pensare ad eventuali "rattoppi", progettare a breve scadenza... un passo alla volta, giorno per giorno, frasi che paiono fatte ma che in realtà sintetizzano una filosofia di vita.

L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, oceano, crepuscolo, nuvola, spazio all'aperto e natura, il seguente testo ""La solitudine è per lo Spirito, ciò che il cibo è per il corpo. " Seneca"

giovedì 6 agosto 2020

LA FORZA DI RIALZARSI


La forza di rialzarsi viene dal pudore per essere caduti e dall'istinto che pone il veto a farsi vedere a terra, quasi fosse una vergogna o una sconfitta.

Devo farcela... dici, e speri metterti dritto prima che Altri vedano, notino e arrivino in soccorso. Ma poi ci resti male quando vedi, noti che nessuno arriva. Pare che la paura faccia deserto intorno, la Tua e l'altrui.

Cadere e rialzarsi a fatica, a volte da soli, perché dopo tutto è anche un bene contare unicamente sulle proprie forze. Reggersi in piedi poi in equilibrio precario, e comunque andare avanti, e arrivare, e sorridere, e abbracciare con lo sguardo perché solo questo si può, per confortare ed essere consolati. Senza parlare.

Cadere e rialzarsi, con tutto il coraggio che c'è.

Metafora e riflessione di quel che spesso accade per caso o accidente, fuori dal proprio controllo. È la Vita, non si resta su due piedi senza mai cadere, può capitare un sasso, una buca, un passo falso e finisci a terra. Non è debolezza né sfortuna, è solo il modo per comprendere che non si resta a lungo alle corde, queste ti sostengono al momento dell'urto e poi ti spingono in avanti perché con un colpo di reni Tu possa drizzarti per continuare.


mercoledì 5 agosto 2020

DAI TEMPO AL TEMPO... e intanto pazienta


"La mente è uno strumento superbo, se usato correttamente. Tuttavia, se viene usato in modo sbagliato, può diventare altamente distruttiva. Per essere più precisi, il problema non è tanto nell’uso sbagliato della mente, anzi, di solito non la usi affatto, ma piuttosto ti usa. Questo è l’errore. Credi di essere la tua mente. Questo è l’inganno. Quando lo strumento ha preso il sopravvento su di te.”
- Eckhart Tolle -
Finalmente si respira. Si è levato un vento superbo che sta rinfrescando la sera di quest'altra giornata di fuoco e si dice pure che domani sarà ancora meglio.
Quanto ci siamo agitati per tutto il giorno, magari soffrendo di più per il caldo? Bastava aspettare, tutto non dura per sempre. Dare tempo al tempo, e la pazienza riporta la "calma mentale".
Abbiamo sempre fretta per tutto, anche per i desideri che vogliamo veder realizzati all'istante, e poiché naturalmente non succede, accantoniamo l'idea o ci piangiamo addosso seguendo una "catena" di pensieri negativi che stenteranno a "sedimentarsi sul fondo".
Una fiaba buddista racconta l'importanza di portare pazienza.
Buddha era con i suoi discepoli, ad un certo punto ebbe sete. Chiese allora ad uno di loro di portargli dell’acqua dal lago. Il discepolo camminò fino al lago, ma quando vi arrivò notò che un carro trainato da buoi era appena passato e l’acqua, piano piano, divenne torbida. Alla luce di questa nuova situazione, il discepolo pensò: “Non posso dare da bere al maestro quest’acqua fangosa”. Così tornò e disse a Buddha: “L’acqua è molto fangosa. Non penso sia giusto berla”.
Dopo circa mezz’ora, Buddha chiese di nuovo al discepolo di andare al lago e portargli dell’acqua da bere. Il discepolo, diligentemente, acconsentì. Ma l’acqua era ancora sporca. Tornò e con un tono deciso informò il Buddha della situazione: “L’acqua del lago è francamente imbevibile, faremmo meglio a raggiungere la città più vicina e chiedere agli abitanti che ci diano da bere”.
Buddha non gli rispose e il discepolo rimase sul posto, immobile, senza dire nulla. Com’era da aspettarsi, poco dopo il maestro chiese nuovamente al discepolo di recarsi, per la terza volta, al lago. Non volendo contraddire il Buddha, il giovane si incamminò nuovamente. In cuor suo, però, era furioso perché non riusciva a comprendere l’insistenza di un uomo così saggio.
Incredibilmente, giunto sulla riva, il discepolo vide che l’acqua era perfettamente trasparente, cristallina. Quindi, riempì le borracce di pelle e portò da bere al suo maestro e a tutti gli altri compagni della carovana.
Una volta al cospetto di Buddha, questi gli domandò: “Che cosa hai fatto per pulire l’acqua?”. Il discepolo non capì però la domanda, dato che ovviamente non aveva fatto nulla e non aveva alcun merito in quel cambiamento. Allora il maestro lo guardò e spiegò:
“Hai aspettato. In questo modo, il fango si è depositato da solo e ora possiamo bere dell’acqua pulita. Ebbene, anche la tua mente funziona allo stesso modo. Quando è disturbata, devi solo lasciarla stare. Dalle soltanto un po’ di tempo e non essere impaziente. Al contrario, sii paziente. Troverai l’equilibrio da solo. Non dovrai fare nessuno sforzo per calmarla”.
Avere pazienza, questo è l’insegnamento fondamentale di questa antica fiaba buddista. L’arte di saper aspettare, di rispettare i tempi e di fermarsi quando l’occasione lo rende necessario, soprattutto quando parliamo dei nostri pensieri.
Più ci sentiamo sopraffatti dai problemi, e la mente è confusa e stanca, più bisognerà avere pazienza.

martedì 4 agosto 2020

INCIPIT... tanto per incominciare


Abbiamo detto qualche settimana fa, tenere la mente occupata è altamente terapeutico, ed io ne sono un esempio.
Fare qualcosa di creativo gratifica molto, porta l'autostima alle stelle, convince che tutto si può, si comincia con una pennellata di colore su una tela, un punto basso ed uno alto all'uncinetto, una frase venuta su all'improvviso scritta su un foglio immacolato, ed è fatta perché poi si andrà più spediti.
Tutti sono più o meno capaci di esternare con le parole ciò che provano, perché allora non tentare di scrivere, o anche solo condividere un testo di altri, particolarmente sentito come affine a sé?
Più o meno rientra nel progetto proposto, "LIBRI SOTTO L'OMBRELLONE", che dite... vi piace l'idea di farvi contagiare ancora? È tutta "positività ", conviene davvero.
Come sapete in questi giorni sto condividendo i dieci compleanni del mio blog, un decennale è un importante traguardo, per quel che riguarda me, in quanto paziente oncologica, è l'entrata ufficiale nella lungosopravvivenza, per il blog è un giro di boa, un salto di qualità, un'evoluzione. Pensandoci, ho realizzato che potrei scrivere tutto di nuovo, con maggior finezza e in forma diversa, e il "mio diario" potrebbe diventare "un romanzo", scritto in terza persona, rivolto e dedicato a tutti coloro che sanno emozionarsi e si compiacciono di questo.
Un romanzo che si rispetti deve avere un inizio accattivante, che incuriosisca e inviti a continuare la lettura fino alla fine...
INCIPIT
"Sto per scrivere di qualcosa che all'improvviso ha cambiato il corso dei miei giorni e il significato della mia vita vissuta fino ad ora"...
Tutto ebbe inizio a dicembre di un anno qualsiasi.
Il primo foglietto del mese, staccato lentamente dal calendario, le creò una strana inquietudine. Già da tempo percepiva il precipitare dei giorni, dei mesi. Un altro anno era in conclusione, e si lasciava dietro uno strascico di acciacchi, ansie, paure, occasioni mancate.
Il suo chiodo fisso era il futuro. Provava timore... figli, marito, l'adorata cagnolina, se stessa.
Chissà come sarebbe stato il nuovo anno, prospero, felice, almeno sereno?
Tali pensieri ricorrenti la caricavano di un senso di precarietà esagerato, e per questo motivo procedeva nel suo agire quotidiano a piccoli passi per poter restare in equilibrio sia pur fittizio. Non era per niente serena, e si reclamava senza sosta un rimedio.
Doveva distrarsi! Certo, e poi essere positiva e fiduciosa.
Pensò allora ad un altro piccolo acquario. Ne aveva già uno, con dei pesci rossi, e forse dei pesci tropicali, piccoli, vitali, dall'energia inesauribile le avrebbero trasmesso forza e allegria, serenità e pure entusiasmo con lo scorrere della loro vita gioiosa sempre uguale, per niente scalfita dagli eventi del mondo esterno.
Pensato e nello stesso tempo messo in atto il suo desiderio si concretizzò alla vigilia del giorno dell'Immacolata.
Si sentì meglio. Forse ho trovato la soluzione, pensò... ed era contenta perché riusciva finalmente ad investirsi di potere decisionale sempre scarso a causa di alternanti crisi di autostima.
Poi il suo sguardo fissava quel piccolo mondo sommerso e l'animo era leggero, ogni zavorra a terra.
Qualche giorno dopo però ansie e pensieri tornarono prepotenti e gravosi.
I giorni trascorrevano e tutto la infastidiva. Pareva una sorta di incudine su cui lo stress martellante batteva sempre con lo stesso tono. Ripetutamente...
Beh, che ne pensate... potrebbe andare?
Anzi, perché non mi date una mano?
Conoscete tutti la mia storia, perché non continuate con un capitolo, un paragrafo o almeno due frasi?
Si può fare...? Io penso che si può e perciò ci conto.
Continuare a... e il resto lo aggiungi Tu.

lunedì 3 agosto 2020

AGOSTO... VITA MIA NON TI RICONOSCO


Primo agosto, e anche questa è fatta, siamo entrati ufficialmente nel mese delle ferie.
Altra giornata torrida che scivola via nel vero senso della parola. Colpa della copiosa e continua sudorazione. E poi stanchezza, sonnolenza, svogliatezza... e mi fermo qui perché se continuassi mi sentirei ancor più stanca, assonnata, svogliata. Domani è domenica e mi impegnerò per stare meglio, ho sempre fatto così, voltato pagina immediatamente.
Ogni anno penso... mando per un po' i pensieri in ferie? Ma poi rivedo l'intero "programma vacanziero", e torno sui miei passi, perché alla fine non m'interessa più di tanto.
Perché per me c'è stato "ieri", esiste il "momento" presente mentre scrivo, forse e lo spero tanto ci saranno molti "giorni a venire".
E tutto questo non può essere solo mio, ma in tenerezza sarà come dono anche d'estate.
Fu quasi un "voto", in pratica una promessa silenziosa, avrei donato sorriso, compagnia sempre, pure d'estate a Chi la viveva senza sole ma coi ricordi. Com'era successo a me, chemio mentre Tutti erano in vacanza, guardavo fuori dalla finestra, poi chiudevo gli occhi e sognavo il mare, ne sentivo addirittura la voce.
E ora trasmetto questo, si vede ciò che si vuole solo se fortemente si desidera.
C'è poi Chi non vuol sentir ragione, e vorrebbe mandare la malattia in ferie...
Ma si può... ?! Poi dici che non devo arrabbiarmi.
È un paziente a parlare, mentre sfoglia una pila di impegnative, tutte richieste di nuovi esami.
Ma dimmi Tu, possibile mai che passo il mese d'agosto a fare TAC, PET, ECO, RX?
Sicuramente viene fuori qualcosa ed io mi salto le ferie. Povera vita mia, non ti riconosco...
Non so perché mi ricorda qualcosa, forse un vecchio detto, così riveduto e corretto.