domenica 31 luglio 2011

Con Manu la storia fu un po' diversa...
Erano un paio di mesi che navigavo nel web... il blog cominciava a crescere, riscuoteva successi e per me scrivere ogni giorno un post era diventato un appuntamento importante. Un pomeriggio ero su "Dure come muri" quando lessi il messaggio d'ingresso di una nuova amica... Manu Manu. Ne restai molto colpita, forse per l'analogia con il mio caso, o le terapie, di certo comunque per il senso di smarrimento e di paura che le sue parole tradivano. Fu un attimo... le scrissi un messaggio privato... e lei mi rispose presto... molto presto. Restai stupita per tanta rapidità... lessi la sua risposta... mi resi conto di aver visto giusto. Manu s'era aggrappata alle mie parole come ad uno scoglio ed in me aveva visto (non so se giustamente...) l'ancora di salvezza per non andare alla deriva... era terrorizzata. Tutto il percorso la spaventava, e questo era comprensibile... temeva di morire, ed anche questo lo era... ma voler "stagnare in quella palude", no... quello non lo si poteva capire nè giustificare. Non è che non capiti a tutti, ma è doveroso per se stessi e per gli altri che sono vicino, scrollarsi di dosso quella patina di autocommiserazione che fa da alibi ma non paga. Quello che deve accadere accadrà, ma che almeno si resti in piedi con il rispetto della dignità.
Con Manu tanti ma davvero tantissimi  scambi di parole ci sono stati ... fu lei questa volta a trovarmi su fb e tra messaggi privati, lunghe chiacchierate in chat ed interventi in comune con altri, si può dire che siamo state sempre insieme. L'"ho accompagnata" alla prima chemio, la "rossa", le ho fatto coraggio quando è stata male, le sono stata accanto anche in seguito per le dodici settimane del TAXOL... "IO CI SARO'"... erano le mie parole quando la sera prima di ogni appuntamento terapeutico mi chiedeva, "Domani, Mary sarai con me a tenermi la mano?" Ed io c'ero... virtualmente ma c'ero... con il pensiero, con la preghiera... col sentirmi immedesimata in quella sua situazione che fino a tre mesi prima era stata anche la mia. Manu mi ha sempre chiamata "suo Angelo Custode". Forse è troppo grande per me questa responsabilità... non me ne sento degna. Io ho sempre visto lei come un cucciolo spaurito che si sente minacciato e si nasconde per non cadere in trappola... tante volte avrei voluto abbracciarla, ma davvero, fisicamente ed aiutarla a stare in piedi, ben eretta a guardare negli occhi chi la minacciava... sicuramente non avrebbe avuto più paura.

sabato 30 luglio 2011

Patrizia, la "scovai" io, a lei bastò solo far capolino...
Mia figlia, sempre lei... l'artefice, iscrivendomi al forum m'introdusse con una presentazione cui diede un titolo, "un blog per riemergere". Dopo qualche ora, decine di post di benvenuto mi avevano accolto in quella community, e in uno di questi con i saluti c'era un chiaro riferimento al mio blog con i complimenti. D'istinto guardai il luogo di provenienza... Imperia... Allora, era vero... potevo arrivare dovunque con le mie parole! Non me ne rendevo ancora conto dal momento che la mia "non cultura" in materia era abissale. E' inutile dire che fui molto contenta di quell'approccio, ma ancor di più quando notai tra i miei lettori fissi l'avatar di rossella'57, questo lo username di Patrizia. Come sempre succede a noi blogger quando riceviamo la visita di un nuovo amico, cliccai su quell'immagine e scoprii di lei quanto bastava per incuriosirmi. E se fosse anche su fb? Pensai immediatamente; avrei potuto cercarla perchè essendo anche lei una blogger risalire tramite qualche informazione non proprio esplicita era possibile. E così, quando fui quasi certa della mia "scoperta" inviai la richiesta d'amicizia accompagnandola con un messaggio di presentazione e saluto. Se fosse stata  la "Patrizia" che cercavo mi avrebbe risposto, altrimenti... pazienza! "Patrizia ha accettato la tua richiesta di amicizia"... era proprio lei e da quel giorno sarebbe nata una vera amicizia, perchè anche se un incontro di persona non c'è mai stato ci conosciamo bene... abbiamo vissuto la stessa esperienza, fatto lo stesso percorso... sofferto in egual modo... e come rende simili la sofferenza non si può credere. E poi con Patrizia abbiamo tante cose in comune... siamo entrambe blogger, anzi lei ha due blog... bellissimi, il primo... appunti di viaggi meravigliosi, corredato di tante foto, e l'altro, più personale, "il mio weblog, la mia storia..." Quando "ci" leggiamo scopriamo che le pagine dell'una potrebbe benissimo averle scritte l'altra e non solo per l'argomento, c'è una notevole affinità nel sentire, comunicare e rapportarsi con se stessa e gli altri. Eh sì, cara Patrizia... perciò capisco bene quando dici che hai tanto sofferto per non veder soffrire chi tanto ami... E continueremo a... capirci perchè, sono sicura, lunga è ancora la nostra strada...

venerdì 29 luglio 2011

Facebook prima, in un secondo momento il forum "Dure come muri", per ultimo il blog e il mio battesimo nel web fu completato. Mi sembrava davvero impossibile! Io, proprio io che non ero in grado di muovere il mouse nella direzione giusta (suscitando l'ilarità "sguaiata" della mia famiglia, aggiungo), ora avevo imparato non solo a fare quello in maniera, per me, magistrale, ma anche a digitare i tasti sulla tastiera senza perdere il filo del discorso. "Ma... mamma sei di una lentezza sconcertante!" mi ripetevano i due "esperti informatici" , mentre l'amore della mia vita ripeteva loro, "Ehi, voi due... aiutate vostra madre, e... poche chiacchiere".
Così un po' con l'aiuto di chi mi stava vicino, un po' da sola, con una caparbietà che non mi riconoscevo, cominciai a fare progressi... da formica... a lumaca... a... beh, non voglio esagerare, lascio a chi mi legge la facoltà di scegliere un animale un po' meno lento.
Con Facebook che fu il primo gradino di questa "straordinaria scalata", l'approccio da parte mia fu di "meraviglia"; gli "amici" che aumentavano a vista d'occhio... e com'era possibile? Certo... in cima a questa specie di piramide all'ingiù c'erano i due "geni" della famiglia, da ognuno partivano come rami di un ramo i rispettivi amici, un po' più su le mie sorelle con le loro amiche, e poi i parenti delle amiche, e... così mi ritrovavo ogni volta che sedevo al pc con 4 o 5 richieste d'amicizia, e devo precisare che mi sedevo molto spesso. Ad un certo punto arrivarono due amiche molto, molto speciali che con me avrebbero condiviso del loro vissuto una parte, piccola, breve ma tanto intensamente sofferta. Attraverso il forum di "Dure come muri", in un rapporto non esclusivo ma più diretto ed immediato, "incontrai" Patrizia e Manu.

giovedì 28 luglio 2011

"Come aprire un blog in poche semplici mosse..." Stavo sfogliando distrattamente "Donna Moderna" quel giorno, che poi è una data precisa, il 27 luglio di un anno fa, quando strabuzzai gli occhi nel leggere il titolo del dossier, ovvero inserto di quella settimana. Ma come diamine avevano fatto a sapere che quella era la mia fissa da qualche tempo?
Avevo letto di persone che nel blog avevano trovato il modo di superare problemi di varia natura, e poi nello specifico di "CANCER BLOGGER" che addirittura per il numero avevano costituito una vera e propria comunità on line di persone colpite dal cancro, venute fuori allo scoperto dopo aver vanificato il fantasma della solitudine causata dalla malattia. Il desiderio di alleggerire il cuore di qualche fardello, ma soprattutto di condividere una delle peggiori esperienze vissute sulla propria pelle, porta ad aprirsi, a considerare che nonostante tutto si può andare avanti, anzi si deve, e diventa quindi automatico voler "donare" ad altri questa convinzione conquistata con non poca fatica. La doni con tutto il cuore a chi, magari non è forunato come te.
E così, per tornare in argomento... lo so, mi sto perdendo un po', ma l'emozione è grande per il primo compleanno di questa mia creatura, che vedo crescere con me, attraverso i miei ricordi, l'emozioni e con la speranza che ci è stata sempre compagna fedele.
Allora... ripeto, e prometto di non "sviare" più, per tornare in argomento... leggendo il titolo di quell'inserto mi sentii all'improvviso non autosufficiente ma di più... capace di tutto! Le mie nozioni riguardo al web fino a quel momento erano state davvero molto esigue, cercavo continuamente aiuto ai miei figli che, puntualmente e all'unisono mi dicevano, "Vabbè, mamma ... finchè te lo spieghiamo... quando c'è tempo vediamo che cosa possiamo fare". Ed io mi sentivo sempre più impedita. E' anche vero che prima di ammalarmi avevo continuamente ricusato computer, internet, facebook... dicevo, non son cose per me, il mio cervello le rifiuta queste diavolerie, (e poi... invece... me le sono rimangiate tutte quelle affermazioni) e quel giorno, all'improvviso la folgorazione: AVREI FATTO TUTTO DA SOLA! Tanto bastavano solo poche semplici mosse... Così, piano piano cominciai, seguendo le istruzioni e guardando sul monitor la mia creatura prendere forma, piano, un passo alla volta... Alla fine, che emozione! Ecco la grafica che avrebbe fatto da sfondo ai post... Un anno fa, quando il mio blog vide la luce s'adagiava su un riposante color beige con l'immagine di uccelli in volo. Che bello, pensai, è proprio quello che io provo, il desiderio di aria, ampio respiro, di vita... librarmi in alto e guardare giù, dove tutto è passato, e poi CONTINUARE A... Nacque così il titolo del mio blog, che porta in sè, in un verbo e in una preposizione, un chiaro programma, deve AVERE UNA LUNGA VITA, almeno quanto la mia perchè, ne sono convinta, lo sarà perchè lo voglio con tutta me stessa...
Chiudo per un attimo gli occhi... mi rivedo... oggi 27 luglio 2010... "Sto per scrivere di qualcosa che   all'improvviso ha cambiato il corso dei miei giorni e il significato della mia vita..."

mercoledì 27 luglio 2011

Elvira oggi l'ombrello l'aveva portato ed ugualmente mi aspettava al varco; era nel bagno quando stamattina sono arrivata, e non appena ha "percepito" la mia voce è uscita "precipitosamente". "Scusa, ti devo dire una cosa...", convinta che non l'avessi sentita perchè lei stessa non "si sente", ha alzato l'indice della mano destra, là dove aveva il cotone per fermare il sangue. Il batuffolo è caduto sul pavimento e goccioline rosse hanno segnato il percorso che la conduceva a me. "Che c'è, Elvira?" "Devi fare la carità, per Gesù... (ecco, ho capito!...) mi devi accompagnare a casa. (avevo capito giusto!)" Ma ero appena arrivata... subito no! Avevo anche pagato il parcheggio per due ore... un po' di pazienza, Elvira! "No, non ti preoccupare faccio quello che dici tu, ce ne andiamo quando dici tu. Ora mi siedo qua  e aspetto. " Si è seduta su una delle sedie nel corridoio, con i capelli schiacciati per l'essere stata sdraiata a letto e con il mazzo delle chiavi di casa in mano. Io accanto a lei a cercare di farla parlare di qualunque cosa che non fossero le solite cose. "Quando ce n'andiamo?" Ma dieci minuti non sono ancora passati!
Così, poichè per tutte le persone anziane il tempo è una categoria a sè, non individuabile nè quantificabile, ho pensato di tagliare la testa al toro, non tirarla per le lunghe e accompagnare finalmente Elvira a casa. Beh, oggi terminavo prima il "turno", avrei fatto tutto con più calma, e, ringraziando Dio, almeno questa volta non pioveva. Col solito passo di lumache tramortite siamo arrivate all'auto, e piano piano è iniziato il "nostro viaggio", perchè un viaggio è sembrato quel non tanto lungo tragitto fino "alla piazzetta di via Pestalozzi, là...proprio là di fronte..." Oh, quante volte l'avrà ripetuto la cara Elvira!
Mentre andavamo poi mi ha chiesto, "Ma perchè ti devi operare un'altra volta?" E alla mia risposta che spiegava la necessità di un altro intervento, ha replicato, "Saranno molti i giorni di ricovero?" Mah! Chissà perchè me l'avrà chiesto... forse... forse ...lo so.

martedì 26 luglio 2011

Lo vidi nella vetrina di una libreria al centro commerciale; fui subito colpita dalla copertina, tutta bianca con l'immagine di una nuca femminile su cui ricadevano nastri rossi che s'intrecciavano con i capelli e li tenevano ben fermi con un nodo. Quella donna appariva senza tempo, poteva appartenere a qualsiasi epoca, poteva avere qualsiasi età. Entrai nel negozio, presi una copia, l'aprii. "In questo libro si parla di vita." Le prime parole dell'introduzione. E' proprio quello che fa per me, pensai, in un momento che la vita cercavo come fa un assetato con l'acqua; e poi... Umberto Veronesi, un luminare in campo oncologico, sarebbe stato interessante conoscere il lato umano di un medico, di uno scienziato. Comperai il libro e quando fui a casa cominciai a sfogliarlo...qualche frase, già dall'inizio che ti resta impressa nella mente e nel cuore: " ...uno dei ricordi più intensi che ciascuno si porta dentro, un sorriso di donna", o anche: "Lottare contro il male significa cercarne le cause, così da poterle eliminare una ad una..."
Un uomo decide di raccontare la sua storia attraverso le storie delle tante donne che ha incontrato, donne che per un qualsiasi motivo hanno deciso di combattere una battaglia personale con l'intenzione di non cadere, difendendo se stesse e i propri affetti sempre con il sorriso.
Ho letto questo libro prima in ordine, capitolo per capitolo, poi ho deciso di rileggerlo aprendolo a caso, convinta che la sorte sarebbe stata una guida silenziosa e mai fallace. Più volte questa amica mi ha portato dove l'autore si soffermava a trattare di fede e religione, e in verità un po' in tutto il libro aleggia il dubbio ed il tormento di una religiosità ereditata e poi perduta. Alla fine, quasi a farsene una ragione, si conclude con l'affermazione che chi non crede vive meglio il dramma della sofferenza e della morte con un'accettazione della realtà di stampo epicureo. Al contrario il credente arriva alla fine della sua esistenza come ad un esame, convinto di non aver fatto il suo "dovere" fino in fondo e temendo per questo la "bocciatura" o ancor peggio la "punizione". E' chiaro che tutto ciò nasce dal  bisogno di crearsi qualcosa che sopperisca a quel vuoto che è la mancanza della fede, che quando c'è invece è più di un sostegno, è una forza che spinge oltre il sublimare la sofferenza come mezzo di espiazione, porta a vedere la malattia e il dolore come un'occasione in più e non solo di riscatto, ma di conquista di un amore universale che fa provare la pienezza di se stessi, fa sentire unici  fra tanti"esseri unici" in una meravigliosa e immensa globalità.

lunedì 25 luglio 2011

Dopo il primo momento, non tanto breve, d'impatto con la malattia, mi trovai criticamente davanti a delle scelte, come quando arrivi di corsa ad un incrocio e devi prendere una strada, e lo devi fare anche in fretta perchè sai che non puoi perdere tempo. In un modo avrei dovuto reagire, o lasciandomi andare convinta che per me non ci fosse speranza data la gravità almeno apparente della situazione, oppure chiamando a raccolta le mie energie per giocare il tutto per tutto, tanto non avevo niente da perdere. Come ho già detto, il sentirmi spiattellata in pieno viso la cruda realtà scatenò in me un vero e proprio moto di ribellione, il tumore era il mio nemico ed io  lo dovevo annientare; c'avrei messo tutta me stessa e così "avrei dato una mano" ai medici che avrebbero fatto il resto, poi sarebbe stato quello che la sorte aveva in serbo per me. Non si può contrastare un avversario se non lo si conosce, e così cominciai ad informarmi di tutto, della patologia in ogni suo aspetto, terapie ed intervento, in questo modo conoscendolo bene avrei saputo come agire soprattutto senza avere paura. Poi "mi prescrissi un'autoterapia di supporto" per la psiche; dovevo venire a conoscenza di esperienze simili alla mia, non rifuggirle, anzi assumerle nella loro totalità, bella o brutta che fosse. Valeria, mia figlia, m'iscrisse ad un forum in internet, "Dure come muri", e per sdrammatizzare accompagnò il tutto con "... sono tutte donne sfigate come te, mamma, potrai comunicare con loro dubbi ed ansie, e vedrai, dopo un po', quando starai meglio sarai tu ad essere d'aiuto per altre". Dopo volli anche leggerle in maniera estesa quelle esperienze, e acquistai dei libri, alcuni erano saggi, altri pur partendo dalla vita vissuta sembravano romanzi, dove la durezza della realtà si stemperava nella vaga percezione della fantasia. E fu l'epoca di "La ragazza dalle nove parrucche" e di "Ho il cancro e non ho l'abito adatto", il tempo dei primi quattro cicli di chemio e dell'intervento. Ad ottobre terminai le dodici settimane di TAXOL, e mi feci un altro regalo, "Dell'amore e del dolore delle donne" di Umberto Veronesi.