lunedì 31 gennaio 2011
domenica 30 gennaio 2011
E di nuovo Pasqualina, come la buona terra, ha dato il meglio di sè. "Ma tu vai sempre camminando?" E per la seconda volta mi ha spiazzato, confusa, incerta se quella fosse una nota di merito o meno. "E meno male che va camminando, significa che campa!" Ha risposto Grazia venendo in mio soccorso, ed è vero "io campo" che è più forte che dire "io vivo." Vivere è logico, normale per ogni essere vivente, campare comporta una lotta, la fatica di sopravvivere, la riconquista della vita che non vuoi perdere. Me lo ripetevo ad ogni ciclo di chemio: "basta che campo!" e così riuscivo a superare il mare di disagi da affontare e a riprendermi una fetta di esistenza che mi spettava di diritto. Per quella volta avrei voluto una fetta più consistente perchè dopo qualche giorno sarei stata la madrina di Cresima di mia nipote Alessandra e dovevo essere in piena forma. "Speriamo..." mi dissi, impegnandomi ad uscirne indenne e tornai a casa con un piano di difesa da seguire scrupolosamente. Mangiare poco, niente verdure, neanche il "pastino", solo pasta con l'olio che è inodore e, diciamo pure anche un po' insapore: questo era il programma. Ma poi cominciarono i soliti crampi, sempre più forti, e resistere diventava un'impresa. Beh, avrei mangiato pane e pomodoro come la prima volta, il pensiero mi stuzzicava non poco e non mi dava nausea. Mi preparai la solita fetta abbondante, ben condita (addio, buoni propositi!) e me la gustai appagando quell'appetito menzognero, non completamente però perchè sentii il bisogno di aggiungere anche un bel pezzo di formaggio Asiago, e per concludere non poteva mancare la coppetta di fragole (a maggio no, non se ne può proprio fare a meno) ma senza panna, così restava un tantino più leggera. La coscienza era a posto: il pane e pomodoro era un pasto già collaudato, niente verdure, quindi... potevo star tranquilla. "Ma', mi sà che hai un po' esagerato!" Forse sì, ma ormai... che potevo farci?
sabato 29 gennaio 2011
In quell'ambiente già amico un altro volto familiare non poteva che farmi bene. Glielo avevo chiesto per scherzo ma mi aveva risposto con un "a che ora si parte?" e avevo capito che non scherzava; sì, perchè quando si parla con mia nipote Simona non si sa quando finisce l'ironia e incomincia l'atteggiamento consapevole e serio. Diversa dalla gemella Alessandra, più diretta e facile da capire, lei è così, ingenua quanto basta, vagamente ironica e dotata, forse anche a sua insaputa, di una sottile vena comica. Se parla di se stessa conserva tali caratteristiche e allora senti che dice "sono slanciata, bionda e bella", ironizzando, perchè sul "bionda e bella" possiamo essere d'accordo, sullo "slanciata" un po' meno. In comune con la sorella, però ha il grande affetto per me; aveva pianto tanto alla notizia della mia malattia, e di quel periodo ricordo le sue telefonate quotidiane che cominciavano sempre con un sommesso "ti disturbo?" Poi io avevo messo fuori la grinta giusta e con me l'intera famiglia, tutti solidali per una grande battaglia, compresa lei, "piccola, bionda e bella." Quel 18 maggio, allora era lì con noi, a tenermi compagnia, a parlarmi del suo lavoro, del suo amore e soprattutto dei preparativi per il matrimonio di Alessandra, fissato per il mese dopo, una festa bellissima che attendevamo con gioia: la prima dei nipoti di nostro padre che andava sposa! Ridevo di gusto anche con l'ago nella mano, tanto che il dottor Antonio, entrando aveva esclamato: "E brava te! Oggi ti sei portata la claque." Beh, in un posto come quello la claque ci vuole proprio, aiuta a dimenticare ciò che stai facendo e il perchè, alimenta la speranza e rischiara il futuro. Un supporto amico potenzia l'efficacia della terapia stessa così che si possa parlare come Gerardina: "Ma io a 'sta malattia non ci penso proprio, io non la tengo, non l'ho mai avuta perchè...mi sento bene!"
venerdì 28 gennaio 2011
"Come siete messe vi farei una fotografia!" aveva detto Marta sulla soglia della stanza, guardandoci. "E perchè? Certo, ho capito, siamo belle." Avevo risposto io sorridendo, anzi continuando a... sorridere, perchè era stato proprio questo a colpire Marta, che Isa ed io chiacchierassimo senza mai smettere di sorridere. E' che il sorriso ti viene da dentro, costituisce una parte di te, nasce dalla voglia di vivere, diventa un'arma per vivere. All'inizio di ogni storia di malattia ce n'è davvero poco perchè l'ansia e la paura la fanno da padrone, poi nasce come abbozzo perchè lo devi fare, non tutti sanno o possono capire, le occasioni si susseguono e continui a... farlo e scopri che, sì è vero, ti senti meglio e non smetti più. E pure per me era stato così, anche durante la chemio che non è certo cosa da prendere a ridere; ho sempre sorriso e qualcuno aveva persino notato di non avermi mai visto così allegra, e non era del tutto una forzatura da parte mia dal momento che dopo essermi imbattuta in una malattia del genere, che cos'altro di peggio poteva capitare? Ero quindi fiduciosa, ciclo dopo ciclo, andavo avanti guardando da lontano il traguardo che prima o poi avrei raggiunto.
E così tra passati di verdura e dolcissime gelatine, spazzolate color di rosa e parrucche sul comò ero arrivata alla vigilia della terza chemio. Avevo un po' di timore... dopo tutto quello che avevo passato la volta precedente, chissà cosa mi aspettava! Mi sentivo come l'atleta prima di una gara, che sa di dover percorrere lo spazio dello stadio correndo, e raccoglie tutte le sue forze e respira profondamente e si concentra perchè quella corsa la vuole vincere, costi quel che costi. Ma avevo bisogno anche, come l'atleta, d'incoraggiamento, che tutti "tifassero" per me; al Day Hospital il "tifo" era assicurato, il dottor Antonio, Dora, Marta, Grazia e persino Orlando sostenevano sempre le parti di chi era dall'altra parte della barricata, poi c'era Valeria ancora con me, ma quella volta chiesi anche a qualcun altro di essermi vicino.
E così tra passati di verdura e dolcissime gelatine, spazzolate color di rosa e parrucche sul comò ero arrivata alla vigilia della terza chemio. Avevo un po' di timore... dopo tutto quello che avevo passato la volta precedente, chissà cosa mi aspettava! Mi sentivo come l'atleta prima di una gara, che sa di dover percorrere lo spazio dello stadio correndo, e raccoglie tutte le sue forze e respira profondamente e si concentra perchè quella corsa la vuole vincere, costi quel che costi. Ma avevo bisogno anche, come l'atleta, d'incoraggiamento, che tutti "tifassero" per me; al Day Hospital il "tifo" era assicurato, il dottor Antonio, Dora, Marta, Grazia e persino Orlando sostenevano sempre le parti di chi era dall'altra parte della barricata, poi c'era Valeria ancora con me, ma quella volta chiesi anche a qualcun altro di essermi vicino.
giovedì 27 gennaio 2011
Ora Isa ha ancora tanto bisogno di aiuto e protezione, che quell'Angelo possa restarle accanto, pur non visto come segno dell'aiuto di Dio.
mercoledì 26 gennaio 2011
Oggi quando sono arrivata in ospedale Marta mi ha detto: " C'è Isa, sta facendo una trasfusione, va' da lei." Isa ha l'età di mia sorella Marcella, quasi 53 anni, e da quattro convive col tumore al seno. Quindi sono anni che viene curata con la sola chemioterapia, questo perchè ha rifiutato l'intervento, ha avuto paura e ha fatto la sua scelta, lucida ma non so quanto consapevole. Durante questo tempo di chemio ininterrotta il suo midollo è stato stressato dai molteplici trattamenti ed ora mostra dei cedimenti nei valori dell'emoglobina, e poichè anche il calcio non va tanto bene dovranno rimetterla in sesto, almeno una settimana di flebo.
"Ah Isa,come sei stata discola! Ma perchè non volerti operare??!" "Lo so, ma ho avuto paura, tanta. Solo ad ascoltare ciò che dovevo subire mi vedevo morta e poi ho pensato, se mi deve andar bene mi basterà la terapia." "Questo, è vero, può essere un punto di vista, più o meno la penso anche io così, però... la serenità?! puoi dire in cuor tuo di essere serena con "un alieno" dentro di te?" Isa ha fatto spallucce e ha sorriso con gli occhi, i suoi occhi straordinariamente miti. Quando ci siamo conosciute mi aveva raccontato la sua storia, del tumore e dell'evoluzione della vicenda e subito, per la sua particolarità, mi era parso che ci fosse un qualcosa, sì... un qualcosa di magico.
martedì 25 gennaio 2011
La base del mio "pastino" era il passato di verdure, ma ogni giorno il "menù" (posso azzardare questo termine? Chissà?!) cambiava. Un cucchiaio abbondante di ricotta e due altrettanto abbondanti di parmigiano rendevano il "pastino" particolarmente cremoso e saporito; altre volte per sopperire alla mancanza della carne, eliminavo la ricotta e aggiungevo un passato di lenticchie o di spinaci, oppure ancora un uovo sodo sminuzzato... i "cuoricini" poi, completavano il piatto, bello da vedere e ottimo da gustare. Mangiavo piano: essendo un pasto semiliquido le mascelle non dolevano, delicato al palato, sapido al punto giusto non provavo mai disgusto e nausea. Cambiava il modo di alimentarmi ma, tutto sommato non mi dispiaceva perchè mi sentivo bene e non debole, segno questo che il mio organismo non lamentava troppe carenze alimentari. Per sostituire la frutta fresca che non riuscivo a masticare sempre per la questione delle mascelle, andavo forte con gli omogenizzati al gusto di... tutti i frutti, anche quelli fuori stagione: che volevo di più? Ah, sì dimenticavo... decine di vasetti di yogurt al gusto fior di latte che appagava il mio desiderio di dolci e rinfrescava la mia povera bocca sempre arsa. Durante gli attacchi di crampi allo stomaco correvo ai ripari con le gelatine di frutta, quelle caramelle leggermente gommose, ricoperte di zucchero, e come funzionavano! Credo di averne consumato qualche chilo in quel periodo, mentre oggi non posso vederle nemmeno disegnate; per fortuna non hanno lasciato ricordi alla mia linea, altrimenti le avrei odiate ancora di più: ah, tanto amore, tant'odio!
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