mercoledì 25 aprile 2012

Sulla tavolozza del pittore due o più colori si mescolano insieme a crearne un altro di tonalità precisa...
Il grigio... non è tutto bianco non è tutto nero. Se ci sarà più bianco, è il colore della "perla" che ne verrà fuori... se ci  sarà più nero, la tonalità del " fumo"... ultima ed estrema di questo "non colore".

Lo si dice tante volte anche a fine consolatorio... la Vita non è mai tutta bianca  nè tutta nera... l'Esistenza, non parola astratta ma fatta di realtà concrete, è sempre quella dei mezzi toni. Così son contenti Tutti e Nessuno ha da lamentarsi. Poi il livello di "buona riuscita" dipende... da quanto l'"artista" mette di bianco... da quanto mette di nero, e bisogna includere anche l'eventualità di un'involontaria sbavatura.
Stasera mi sono data all'Arte... m'è venuto spontaneo... per poter spiegare in modo comprensibile il mio stato d'animo attuale. Che disquisire di ciò che si prova, è cosa nota, non è che sia sempre cosa semplice da fare.
Ci proverò ora... e il paragone con la Vita a "mezzi toni", ecco... m'è sembrato il più calzante.
Nel pomeriggio mi sarebbero state tolte le bende...
Stamattina, come al solito sono stata in reparto, là a "quel terzo piano", e  per pranzo non sono tornata a casa nel tentativo d'essere tra le prime visite del "mio dottore". Ormai, per l'Amore della mia Vita e me è diventata consuetudine... ogni volta che c'è visita o esame a partire dalle 15, andiamo a mensa. E nell'atteggiamento propenso a questa scelta c'è già una bella pennellata abbondante di "bianco". Ci sono sempre strategie, anche piccole per poter alleggerire l'esistenza.
Ore 14... dopo un buon caffè, subito al "quarto piano"... ben accomodata in modo da tenere sotto controllo la situazione... così almeno non avevo come annoiarmi. E a supporto di ciò avevo portato anche alcune riviste... In due anni ho imparato che le 15 sono in reltà le 14 per poter essere visitata entro le 17 o giù di lì... e non c'è alcuna vena polemica nelle mie parole... ma la "rassegnata constatazione" della costante anche se involontaria presenza di contrattempi.
"Ma sei già qui?! Non è troppo presto? Vai a prendere un caffè, a darti una rinfrescata..." già fatto, grazie... pranzo, caffè e rinfrescata. Spero solo che non faccia notte, perchè la cena... quella no, non l'ho fatta ancora.
Stavo quasi per addormentarmi... e nel mio dormiveglia "vigile" ascoltavo i dialoghi, i quasi soliloqui... il diventare tutt'uno col pavimento lucido del reparto. Ad un certo punto mi son levata. Che diamine... la tanto decantata dignità dove l'avevo riposta?
Il "bianco" diminuisce ancora un po' ma resta sempre il colore prevalente...

martedì 24 aprile 2012

Quando vuoi che il Tempo si fermi o vada avanti in fretta per lasciare un segno, cerchi di fissare l'emozione.
Un profumo... un suono... un'immagine... e il ricordo è lì di nuovo ad accarezzare il Cuore.

Dieci giorni dall'intervento... sette dalla dimissione ed oggi sono tornata là, a "quel terzo piano". E' sembrato fosse passato come al solito... un fine settimana non diverso dagli altri, e invece un po' diverso era il mio stato d'animo. Perchè ogni esperienza che si vive lascia il segno, come solco tracciato ad accoglier seme che porti frutto... ed io spero che anche stavolta ne sia tanto perchè la mia Vita possa avere ancora più senso.
Ho riposto il flacone di sapone liquido alla fresia sul lavandino... qualche goccia m'è caduta sulla mano. Non l'avevo mai usato prima dell'intervento, la sera precedente ho lavato il viso e quel profumo mi è restato addosso per tutta la notte... una notte insonne trascorsa a "rimirare" il Tempo che aveva rallentato il passo.
Di quel sapone potrò anche non farne più uso, ma ugualmente la mia pelle di quel profumo ne resterà avvolta.
E legato a quei giorni mi è rimasto il ricordo di un suono,  lo scampanellio del padre Cappuccino ogni giorno alle sette del mattino. Veniva per una parola buona e a portare Gesù... "Padre, stamane sarò operata... posso prenderla ugualmente la Comunione?" "Beh, figlia... un pezzettino e poi... vai sicura con Gesù"... e la solitudine non era più di casa in quella stanza.
E lunedì scorso, dopo una degenza tutto sommato breve, di soli tre giorni... finalmente sono tornata a casa.
Ho svuotato il borsone... biancheria da lavare in lavatrice... altro nei cassetti. Posto così... quasi senza cura, e saltato fuori... quasi per caso perchè ormai non ne tenevo più conto, ecco uscire quello che con la parrucca era stato il gran "supporto" alla mia "femminilità smarrita"... il  reggiseno a gel o ad olio che dir si voglia.
L'avevo smesso al ricovero, al momento d'indossare il pigiama ben sapendo che non mi sarebbe più servito.
Ora l'avevo di nuovo tra le mani... ho accarezzato le morbide coppe come fossero veri seni... l'ho avvicinato al viso per sentirne il profumo, quello della mia pelle che da ora in poi  nell'immaginario non sarebbe stato più lo stesso.
 Non commuovermi era impossibile... in certi casi anche gli oggetti parlano al Cuore.
 Ho deciso che l'avrei conservato così, come l'avevo smesso... con le stesse pieghe, con lo stesso odore.
L'ho riposto in un sacchetto a fiorellini, legato con un nastro rosso...
Aveva a modo suo segnato un'"epoca"... era giusto che la portasse via con sè.

lunedì 23 aprile 2012

Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte, è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo, sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.
                                   da: "Gesù figlio dell'uomo"
                                                                       Kahlil  Gibran

Sono dieci giorni che manco da "quel terzo piano", e anche se con molti dei miei Amici tra "quelli che contano" ho mantenuto contatti telefonici, la cosa mi pesa non poco. Mi sembra di vivere questo periodo di convalescenza non nel modo giusto... Concentrata troppo su di me e i piccoli disagi a volte mi sento vittima dell'indifferenza altrui e del pressapochismo facilone. "Ti vedo bene, sai... bella e pimpante. Non sembra neanche che tu abbia subito un intervento... che poi, in effetti era una sciocchezza." Appunto, sembra... vorrei ribattere... ma a che servirebbe polemizzare con Chi non potrà capire mai? E allora non rispondo, o al massimo un sorriso, accenno di risposta che comunque aiuta a non proseguire.
Però... ecco, mi rendo conto che forse esagero... "mi faccio vittima"... e questo no, non va affatto bene... devo uscire da me stessa e proiettarmi fuori, come fin dall'inizio ho sempre fatto... come intendo continuare a... fare.
Così, stamattina ho telefonato a due care Amiche...
La prima... la sento ogni domenica, la chiamo sempre alla stessa ora... io so che aspetta "quella" telefonata, e quando a volte per un qualsiasi motivo tarda ad arrivare, si preoccupa, pensa che io non stia bene... "Mannaggia a te, m'hai fatto stare in pensiero..." ma perchè, replico... "Come perchè?!... perchè tu devi stare bene". E lo "stare bene" diventa un mio impegno a prescindere, perchè coincide con quello di Chi tiene a me... che non ha obbligo alcuno eppure si preoccupa.
La seconda... l'ho lasciata dolente, l'ho ritrovata nello stesso modo. "Scusa... non ho potuto chiamarti, sono andata in giro per esami..." ma ti pare conti questo qualcosa?! Per me proprio nulla... a me basta sapere di occupare un piccolissimo spazio tra i pensieri ed essere ricordata con un sorriso... SEMPRE.
Sono esigente? Potete essere sinceri perchè non me la prendo... ogni appunto, nota o critica sono bene accetti nonostante siano al di fuori di me. Che anche questo è fino ad un certo punto perchè...
... Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo, sono con te in ognuno dei tuoi giorni...
Il "prossimo" è null'altro che Noi stessi... liberiamo la Mente e Il Cuore della zavorra, del "troppo" di Noi, e... magicamente sarà l'"incontro".

domenica 22 aprile 2012

"Ognuno non è lasciato mai solo con se stesso, soprattutto quando la partita si fa dura... Come pedine ci muoviamo sulla scacchiera della Vita e ciascuna da protagonista fa il  proprio gioco contribuendo al buon esito generale. Ne risulteranno Tutti vincitori e Nessuno... sconfitto".

Quando sono tornata a casa, lunedì scorso... ho ripercorso ciò che ho vissuto in questi ultimi due anni, e in particolare il ricordo è andato ai ricoveri in ospedale, alle mie compagne di stanza.
Sicuramente quello che sto per dire non sarà stata una mia esclusiva, e proprio per questo voglio condividere tale pensiero perchè Chi legge possa dire a se stesso... è vero, non sono stato nè mai sarò solo.
Di Chi ha fatto con me un tratto di strada ho già parlato, anche ampiamente... ognuno occupa un "posto" speciale tra le mie righe e nel Cuore... mi limiterò ora a rapidi accenni. Basta poco infatti per "riportare in vita" il bene che si è ricevuto...
Marzo di due anni fa... tre compagne di stanza, ognuna con una Sua caratteristica... tutte più anziane di me. Mi sentii protetta, confortata e a tratti anche coccolata. Mi aiutarono a non aver paura, a non piangere più e a guardare sempre avanti. Tutte insieme furono la "mamma" che invocavo spesso perchè mi fosse vicino in un momento tanto difficile.
Giugno di due anni fa, data del primo intervento... un'unica compagna, più giovane di me... con Lei, subito in sintonia... ho pregato... ho sorriso, non ho temuto per la prima volta di mostrarmi senza parrucca. Mi disse con aria soddisfatta... perchè quando Uno è bello è bello sempre... ed io volli crederle e fu un pizzico di serenità in più.
Otto giorni fa, data del secondo intervento... due compagne di stanza in successione, una ad accogliermi, l'altra a congedarmi. La prima, nello scambio di comuni informazioni riguardo le Nostre vite, scopro essere una collega di lavoro di mio fratello. Quant'è piccolo il mondo, verrebbe da dire... ma per me non è stato solo questo...
L'arrivo della seconda compagna in un momento di particolare insofferenza ha reso chiaro ciò che avevo intuito...
"Come ti chiami?"... All'udire il Suo nome un brivido lungo la schiena... lo stesso nome, non proprio comune, di mia sorella morta all'età di otto anni... del "Nostro Angioletto"...
Si chiudeva una sorta di cerchio, figura perfetta...
Il cammino era iniziato pensando a mia madre, chiedendole aiuto... era continuato con tanti Altri conosciuti per strada... si concludeva oggi con il ritorno alla mia realtà, alla famiglia con la protezione di Colei che da "quel giorno" fu l'Angelo Custode.
Non so se il mio è farneticare o quant'altro, ma di una cosa sono certa... Qualcuno mi è sempre accanto ed io non mi sento mai sola.

sabato 21 aprile 2012

"Tutto ciò che dai, mentre sei lì a parlare di te e ad ascoltare Chi t'ascolta ... a mangiare un biscotto in compagnia e a sorseggiare una tazzina di caffè a metà mattina, ti ritorna indietro centuplicato sotto forma di gioia, serenità e fiducia".

"Sei venuta anche Tu?!..." "E come avrei potuto mancare... mio marito ha preso qualche ora di permesso per accompagnarmi. Te lo dovevo."
Ma ciò che si fa col Cuore non è mai un obbligo.
"Ci sei anche Tu!?... E il lavoro?" "No, abbiamo finito... e poi te l'avevo detto che sarei venuta. Proprio da te non potevo mancare".
Si può mai immaginare l'effetto di tali affermazioni sulla coscienza semi-sopita e sul cuore decelerato di una persona che vien fuori da un intervento chirurgico? Sono soffi d'affetto che arrivano all'animo... carezze leggere per il corpo indolenzito, certezza che, se per puro caso non ci fossi più, qualcuno continuerebbe a... ricordarsi di Te, sempre e comunque.
Uno spicchio d'immortalità qui... sulla Terra.
E poi nel pomeriggio e nei giorni a seguire le telefonate... tante telefonate. Gli Amici che incontro lì, a "quel terzo piano"... tra "quelli che contano", c'hanno tenuto  a far sapere che sono stati vicini, m'hanno pensato...
"Ora, Mary... getta tutto alle spalle. E' finita e non pensarci più." Mi hanno detto questo pur sapendo che non è possibile non pensarci più, e qualora anche lo fosse io non lo vorrei mai. Il ricordo di ciò che è stato, la presenza continua nel mio Cuore di tutte le persone che ho conosciuto costituiscono la mia forza, quella autentica... Sono così nella misura in cui ho vissuto la "mia storia" come parte attiva, che ad un certo punto è riuscita persino a "deviare" il corso degli eventi. E' vero... a me sta andando bene, è questo non è di certo mio merito... ma quando ho conosciuto i momenti bui, ho affrontato gli attacchi frontali del male e delle terapie, trasformando il tutto in occasioni per "amarmi" un po' di più, allora sì, che i fatti andavano e si evolvevano come io desideravo... e questo sicuramente è stato merito mio.
Decisi in seguito di dover continuare a... restarci dentro, quasi invischiata, data la mia accorata partecipazione... ho dato tanto, mi dicono... ma sinceramente sento d'aver offerto solo la parte fragile di me stessa,  quella che s'ammalò e fece avanzare la malattia perchè non aveva mai fatto prevenzione... che si vergognava e soffriva per tale vergogna... ma che poi per riscattarsi, con un forte scatto di reni si levò e non si piegò più... almeno fino a questo momento.
Ieri sera un'altra telefonata... all'altro capo "Oggi... io parlo"... " Grazie... non pensavo che ti saresti ricordato di me." " Come?!... ricordi tu, invece quel giorno che mi desti tanto coraggio? Ero disperato... Allora, dovevo pur ricambiare prima o poi."

venerdì 20 aprile 2012

Le esperienze nel corso della Vita possono essere simili, molto somiglianti ma saranno comunque sempre diverse. Lo saranno perchè l'ultima in ordine di tempo porterà con sè un bagaglio emotivo forte e pesante, tale da poter addirittura cambiare il senso delle precedenti.

Strano... quell' "attimo" non me lo ricordavo così. Soprattutto il freddo, anzi il gelo da cui mi son sentita assalire... credo anche di avergli opposto resistenza, senza alcun risultato. Non che ce ne fosse l'intenzione, ma la "sorpesa" il "disagio" erano stati tali...
Due anni fa, ne sono sicura, fu altra cosa... m'addormentai addirittura parlando. Sarà cambiato il tipo d'anestesia o è in me un che di diverso?
Il risveglio però è stato lo stesso, accompagnato da quella sgradevole sensazione di... "inopportunità", sì perchè vorresti continuare a... dormire ma te lo impediscono, e ti senti quasi "scuotere", scuotere per davvero perchè torni alla realtà. Così quell'unica voce trasformata in cento sembrava urlasse, concitata e dura nello stesso tempo... "Devi svegliarti... hai capito? TI VOGLIO SVEGLIA!" Mi sono resa conto che muovevo il capo da un lato all'altro... forse per resistere ancora, ma come prima alla fine ho ceduto, e questa volta gli occhi li ho aperti. Era tutto finito... in un battere di ciglia.
Poi il ritorno in camera...  la vetrata del reparto operatorio che si apre, il tragitto lungo il corridoio.
Tutto ruota intorno... è come essere dentro un frullatore.
 Una fitta al seno sinistro, quello "buono"... odo il mio lamento.
Prendo sempre più coscienza e anche se a fatica cerco di guardare... intorno a me i volti noti. L'Amore della mia Vita, il primo... la Prima Rosa, la più bella... Lei non aveva voluto mancare, anche se operata da poco... non poteva perchè capiva come nessun altro. Il Suo è stato il primo nome che ho pronunciato... come due anni fa fu quello di mia figlia che questa volta... suo malgrado... non c'era. E ancora altri volti familiari ed amici... li ho riconosciuti tutti mentre m'accompagnavano in camera... ho udito le voci distinte, mentre un tepore "discreto" prendeva il posto del freddo ed io acquistavo la completa consapevolezza che c'ero ancora... con braccia e mani, con gambe e piedi che alla fine non sapevo come sistemare... con un filo di voce che a mala pena veniva fuori a causa del bruciore alla gola.
Ecco... anche questo fu diverso due anni fa. Uscii dalla sala operatoria con una "verve" che mi trascinò in una sorta di "comizio"... parlavo di continuo senza fermarmi, perchè non volevo... rifiutai l'antidolorifico, perchè ce la facevo a reggere il dolore... ero sicura d'essere forte, perchè me lo sentivo. Avevo grinta, grinta da vendere... e la volevo "sbandierare" prima a me stessa e poi agli altri.
Oggi... è tutt'altra cosa. Non ho bisogno di dimostrare niente che non sia già noto. Attraverso le vicissitudini di questi ultimi due anni, vicissitudini legate non solo alla malattia, la grinta s'è trasformata in "meravigliosa consapevolezza". IO sono perchè ho voluto esserci... ho lottato tanto per esserne in grado perchè non è affatto facile quando davanti hai l'incognito e tu stesso non ti conosci a fondo.

giovedì 19 aprile 2012

"E' più difficile pensarlo che viverlo..."
Quante volte sarebbe da ripeterlo a se stessi quando si teme quello che sarà! Poi "tutto arriva e passa" e ne resta il ricordo, scevro degli aspetti più duri... lineare nel suo significato.

15 Aprile...
Rimosso l'unico drenaggio e l'ago cannula dalla mano mi sembra di ritornare a vivere... Forse stanotte riuscirò a dormire almeno per un'ora di fila.
Eh, già... basta proprio poco...
Stamattina mi sentivo uno straccio o peggio ancora, come se mi fosse passato sopra un tir. " Ma che vuoi... è sempre un intervento..." mi è stato detto, ed io ora aggiungo, non è certo come la mastectomia ma nemmeno una passeggiata. Questo lo sapevo, l'avevo intuito... a tratti avrei desiderato evitarlo, solo se avessi potuto.
Intanto, però ora mi guardo questo "abbozzo" timido di seno, schiacciato e stretto dalle bende elastiche e sorrido... forse, due anni fa la scelta d'impulso fatta così come se non ce ne fosse un'altra possibile, è stata quella giusta. Per me, per Chi mi era accanto, per non darla vinta al Male.
E tornando indietro coi ricordi a qualche giorno fa...
"... sono stati due anni bellissimi"... ho detto alla dottoressa dal nome che ricorda il dolce più dolce, mentre mi accarezzava il fianco in attesa che l'anestetico cominciasse a scendere lentamente in vena.
"Benissimo allora, vuol dire che hai superato il trauma della malattia, hai elaborato il meglio e lo hai fatto tuo".
Poi a poco a poco è iniziato l'iter dell'anestesia... aghi, flebo, il camice verde  di tessuto non tessuto "strappato" secondo la necessità.
All'improvviso la mascherina che scendeva sul mio viso...
"Respira, respira..." una sola voce moltiplicata per cento, mentre il gelo mi scendeva dentro, attraverso la gola, il torace, lo stomaco, e il silenzio e il buio calavano sui miei sensi.