domenica 29 agosto 2010
In realtà durante questo mio particolare percorso di vita avrei avuto modo di constatare piu' volte di quanto fossero state errate molte mie convinzioni,tipo quella di voler programmare sempre e ad ogni costo tutto; un evento del genere mandava all'aria qualsiasi piano o progetto, bisognava quindi imparare a vivere giorno per giorno, assaporando ciò che di buono ti veniva offerto da questa nuova esistenza. Strano come all'improvviso sentissi mio un convincimento che da sempre avevo giudicato frutto di superficialità! Ma per tornare a quella lunga giornata di marzo, avevo da preparare mille cose e il tempo sembrava andare troppo in fretta. Mi occorreva una vestaglia, certo! Almeno quella avrei dovuto comperarla. Con mio marito entrammo in un negozio; ne scelsi una color rosa-lilla, bella e poi di una tinta molto di moda quest'anno. Visto che ci sono, pensai, prendo anche qualche pigiama. Ma poichè si era alla fine della stagione invernale ne trovai uno solo, anche un po' triste in verità: pantaloni neri e casacchina di color grigio e beige, come unico vezzo un fiocchetto pure beige, guarda caso, proprio sotto il seno. Non mi bastò; andammo da un'altra parte e ne presi altri due, piu' vivaci e di tonalità simili al colore della vestaglia. Piano, piano tornavo ad essere serena, riuscivo a pensare a cose futili e un po' alla mia vanità. Questo fu un primo atteggiamento positivo da parte mia: avevo vinto la paura, avevo trovato il coraggio, mi sentivo viva. Volevo continuare a...piacermi per poter continuare a...vivere.
venerdì 27 agosto 2010
Piu' decisa di prima chiesi: "Quando mi operate? Presto, vero?" "Domani vi ricoverate, iniziamo gli esami di routine, per venerdì c'è la RM, poi vedremo se consultare l'oncologo circa l'opportunità di sottoporvi a qualche ciclo di chemio prima dell'intervento, data l'entità della massa." Chemio! Che parola terribile! Quasi peggiore della stessa malattia. Avrei dovuto fare anch'io la chemioterapia. Oddio, mi sarebbero caduti i capelli! E' vero, non li avevo mai considerati un granchè, ma erano pur sempre i miei capelli, mi appartenevano, erano una parte di me, e vederli cadere sarebbe stato il segno di una mia lenta agonia. Pur attonita per quello che avevo appena sentito, ripresi: "Ma che tipo di operazione mi aspetta?" Il dottor F.C. rispose: "Noi pensiamo al vostro unico bene e vista la situazione..." Lo precedetti: "Mastectomia?" "Sì, probabilmente bilaterale. Nel vostro caso una quadrectomia non servirebbe perchè il tessuto mammario è ampiamente malato e inoltre si andrebbe piu' facilmente incontro ad una recidiva." Ma di che si trattava, di una sorta di offerta speciale? Credi di avere il tumore ad un seno e te ne tolgono due? Tutto era incredibile ed assurdo.Tuttavia non mi sentivo agitata piu' di tanto, ora almeno la situazione era chiara pur nella sua gravità. Provavo una sensazione completamente nuova; era come se fossi staccata da quella realtà e la osservassi dall'esterno, rimanendo comunque emotivamente coinvolta.
Mio marito ed io andammo via dall'ospedale, vi sarei tornata il mattino dopo e c'erano ancora tante cose da sistemare! Dovevo preparare il necessario per la degenza, dare disposizioni in casa su come dovevano organizzarsi,e tanto, tanto altro ancora. Fino a quel momento avevo voluto fare sempre tutto da sola, troppo da sola, forse pensando che così mi sarei guadagnata una medaglia: beh, mi ero sbagliata di grosso!
Mio marito ed io andammo via dall'ospedale, vi sarei tornata il mattino dopo e c'erano ancora tante cose da sistemare! Dovevo preparare il necessario per la degenza, dare disposizioni in casa su come dovevano organizzarsi,e tanto, tanto altro ancora. Fino a quel momento avevo voluto fare sempre tutto da sola, troppo da sola, forse pensando che così mi sarei guadagnata una medaglia: beh, mi ero sbagliata di grosso!
giovedì 26 agosto 2010
"Non guardiamo troppo lontano, e soprattutto non vi sentite una "privilegiata", perchè purtroppo non siete nè la prima, nè sarete l'ultima ad avere questo problema. Al momento in reparto ci sono tre donne come voi; una, anzi è stata dimessa proprio oggi, è la piu' giovane, 29 anni. La cosa piu' importante è convincersi di fare un passo alla volta, senza fretta nè panico, e se ne esce."
Quando semplicemente ho una persona difronte, o ancor meglio ci parlo, quello che osservo sono gli occhi; beh, notai, il dottor F. C. ha proprio gli "occhi che ridono", di quegli occhi che fanno una notizia da tremenda a brutta, da insopportabile ad accettabile, perchè infondono la speranza. Mi era mancata fino a quel momento, ora cominciavo a sentirne la timida presenza. L'ansia allentò un po' la sua morsa, poi il dottore volle visitarmi e sottopormi ad un'altra ecografia; non potè che confermare quello che già si sapeva: al seno destro una massa di cm 3,2, al sinistro tre noduli sospetti che non gli piacevano affatto. Mi rivestii in fretta, poi mi sedetti davanti a lui per ascoltare che cosa pensava di fare; accanto avevo mio marito, impaurito, intimidito piu' di me. Entrambi sapevamo che da quel momento molte cose sarebbero cambiate, a partire dal fatto che spesso saremmo stati costretti a stare lontano per un po', e questo nella nostra vita insieme era successo solo due volte, quando erano nati i nostri figli. Noi due: tanto diversi eppure sempre tanto vicini! Sentii, allora, di amarlo di piu'. "Nella salute e nella malattia finchè morte non ci separi". Non potevo permetterlo! La morte non poteva già separarci; il dottore, aveva detto, se ne esce, con calma, con pazienza. Ingoiai a vuoto, respirai profondamente e decisi di iniziare il difficile cammino.
Quando semplicemente ho una persona difronte, o ancor meglio ci parlo, quello che osservo sono gli occhi; beh, notai, il dottor F. C. ha proprio gli "occhi che ridono", di quegli occhi che fanno una notizia da tremenda a brutta, da insopportabile ad accettabile, perchè infondono la speranza. Mi era mancata fino a quel momento, ora cominciavo a sentirne la timida presenza. L'ansia allentò un po' la sua morsa, poi il dottore volle visitarmi e sottopormi ad un'altra ecografia; non potè che confermare quello che già si sapeva: al seno destro una massa di cm 3,2, al sinistro tre noduli sospetti che non gli piacevano affatto. Mi rivestii in fretta, poi mi sedetti davanti a lui per ascoltare che cosa pensava di fare; accanto avevo mio marito, impaurito, intimidito piu' di me. Entrambi sapevamo che da quel momento molte cose sarebbero cambiate, a partire dal fatto che spesso saremmo stati costretti a stare lontano per un po', e questo nella nostra vita insieme era successo solo due volte, quando erano nati i nostri figli. Noi due: tanto diversi eppure sempre tanto vicini! Sentii, allora, di amarlo di piu'. "Nella salute e nella malattia finchè morte non ci separi". Non potevo permetterlo! La morte non poteva già separarci; il dottore, aveva detto, se ne esce, con calma, con pazienza. Ingoiai a vuoto, respirai profondamente e decisi di iniziare il difficile cammino.
mercoledì 25 agosto 2010
In quel momento tutti i sogni, le speranze, i progetti sparivano all'istante e lasciavano il posto alla strana sensazione di avere una vita "a scadenza"e al timore di non farcela. Lo scorrere della barrella lungo il corridoio mi fece sussultare e mi distolse dai pensieri; mi avvicinai a mio padre e accarezzandogli la guancia lo chiamai, poi mi allontanai perchè non riuscivo a sostenerne lo sguardo ancora non pienamente cosciente. Ora toccava a me! Fra un po' il chirurgo che lo aveva operato mi avrebbe visitato, ci sarebbe stata una diagnosi ufficiale, avrebbe deciso il da farsi. L'ansia mi aveva asciugato la gola, non avevo praticamente piu' saliva, mentre le mani erano madide di sudore gelato; intorno gli altri cercavano di rassicurarmi ma le parole arrivavano alle orecchie come ronzii. L'attesa non fu breve e comunque parve lunga un secolo allorchè il dottor F.C., terminato il giro di visite al reparto, venne ad aprire il suo studio.
"Prego, accomodatevi", e varcai quella soglia come se facessi un salto nel buio. "A vostro padre è andato tutto bene, si riprenderà presto". Lo so, pensavo, ma non posso gioire di questo, ora almeno,e domani, che cosa succederà domani? Fu Maria Cristina, la mia carissima amica medico che mi aveva accompagnato per essermi vicino in quel momento molto particolare, ad esordire rompendo il ghiaccio. "Dopo il padre c'è ora la figlia che ha bisogno di aiuto; ha un problema al seno ed è molto angosciata". Presi coraggio e con un filo di voce dissi: "Dottore, aiutatemi, perchè il pensiero stesso di non aver molto davanti a me ,mi sta logorando: ho tanta paura." Non riuscii ad aggiungere altro, mentre gli occhi mi si riempirono di lacrime.
"Prego, accomodatevi", e varcai quella soglia come se facessi un salto nel buio. "A vostro padre è andato tutto bene, si riprenderà presto". Lo so, pensavo, ma non posso gioire di questo, ora almeno,e domani, che cosa succederà domani? Fu Maria Cristina, la mia carissima amica medico che mi aveva accompagnato per essermi vicino in quel momento molto particolare, ad esordire rompendo il ghiaccio. "Dopo il padre c'è ora la figlia che ha bisogno di aiuto; ha un problema al seno ed è molto angosciata". Presi coraggio e con un filo di voce dissi: "Dottore, aiutatemi, perchè il pensiero stesso di non aver molto davanti a me ,mi sta logorando: ho tanta paura." Non riuscii ad aggiungere altro, mentre gli occhi mi si riempirono di lacrime.
domenica 22 agosto 2010
Come spesso succede alle persone miopi che per mettere a fuoco l'immagine interessata perdono di vista la globalità, così la mia mente, offuscata dalla notizia appena appresa vagava tra mille pensieri, incurante di tutto ciò che succedeva intorno: le immagini le arrivavano come attraverso un filtro in un rassicurante effetto "flou", i suoni venivano percepiti in modo ovattato. In quel momento avrei voluto essere da sola! Ma non potevo. Come un automa attraversai la strada per andare al reparto di chirurgia generale; di lì a poco mio padre sarebbe uscito dalla sala operatoria ed io dovevo e volevo esserci. Trovai nel corridoio tutti gli altri; ci guardammo senza parlare perchè ormai era tutto chiaro. In quel rigido mattino di fine inverno ci sembrava di vivere una situazione surreale, incredibile: due ansie simili, lo stesso male, nello stesso momento!
Mi sedetti in un angolo, con la mia busta in mano: all'improvviso mi sentii piccola, piccola, terribilmente indifesa e con un forte senso di colpa. Non avevo mai fatto prevenzione; tante volte avrei voluto, ma avevo rimandato sempre, forse pensando che così avrei allontanato da me la possibilità di ammalarmi. Ero stata una vera incosciente ed ora ne pagavo le conseguenze ma a quale prezzo?
Un breve squillo del cellulare, un messaggio di Valeria: "Dai, mamma!Ce la faremo!" Negli occhi avevo tanti spilli mentre mi sentivo raggelare. Come avrei potuto affrontare una cosa tanto piu' grande di me, non ne ero assolutamente capace, e forse il mio destino era segnato. Tutto, in un attimo mi sembrò inutile.
Mi sedetti in un angolo, con la mia busta in mano: all'improvviso mi sentii piccola, piccola, terribilmente indifesa e con un forte senso di colpa. Non avevo mai fatto prevenzione; tante volte avrei voluto, ma avevo rimandato sempre, forse pensando che così avrei allontanato da me la possibilità di ammalarmi. Ero stata una vera incosciente ed ora ne pagavo le conseguenze ma a quale prezzo?
Un breve squillo del cellulare, un messaggio di Valeria: "Dai, mamma!Ce la faremo!" Negli occhi avevo tanti spilli mentre mi sentivo raggelare. Come avrei potuto affrontare una cosa tanto piu' grande di me, non ne ero assolutamente capace, e forse il mio destino era segnato. Tutto, in un attimo mi sembrò inutile.
sabato 21 agosto 2010
8 marzo! Strano modo di ricordare la festa della donna: andare a ritirare l'esito di una mammografia con un nodo in gola, le gambe tremanti, e una pressione alle tempie perchè pensi già di conoscerlo.
Quel mattino mi accompagnò mio marito al centro di senologia; nella buona e nella cattiva sorte, no?! Lo avevamo giurato tanti anni prima ed ora , forse, era arrivato il momento. Volle essere con me anche una delle mie sorelle, Marcella, come sempre silenziosa, ma per questo rassicurante. All'accettazione mi consegnarono una grande busta con le lastre e un foglio; se volevo spiegazioni dovevo tornare il giorno dopo per parlare con la dottoressa che mi aveva visitato. Aprii la busta, presi il foglio e...gli occhi caddero subito su una parola che da sola faceva capire tutto: "eteroplasia". In precedenza tante volte pensando ad un'eventualità del genere,mi ero detta: "Se un giorno mi dovesse capitare mai di ricevere la notizia di essere malata incurabile, penso proprio che morirei sul colpo perchè il mio cuore non reggerebbe". Non fu così anche se oltre all'eteroplasia al seno destro si rilevavano all'altro, il sinistro, tre noduli sospetti, per cui si riteneva necessaria una RM.
Ero sgomenta, ma viva; il cuore batteva forte in petto ed io lo sentivo appena. Guardai gli occhi del "compagno della mia vita"e vi lessi lo smarrimento, guardai gli occhi di mia sorella e nelle lacrime trattenute a stento trovai il dolore. Che cosa mi stava succedendo? Che cosa ci stava capitando?
Quel mattino mi accompagnò mio marito al centro di senologia; nella buona e nella cattiva sorte, no?! Lo avevamo giurato tanti anni prima ed ora , forse, era arrivato il momento. Volle essere con me anche una delle mie sorelle, Marcella, come sempre silenziosa, ma per questo rassicurante. All'accettazione mi consegnarono una grande busta con le lastre e un foglio; se volevo spiegazioni dovevo tornare il giorno dopo per parlare con la dottoressa che mi aveva visitato. Aprii la busta, presi il foglio e...gli occhi caddero subito su una parola che da sola faceva capire tutto: "eteroplasia". In precedenza tante volte pensando ad un'eventualità del genere,mi ero detta: "Se un giorno mi dovesse capitare mai di ricevere la notizia di essere malata incurabile, penso proprio che morirei sul colpo perchè il mio cuore non reggerebbe". Non fu così anche se oltre all'eteroplasia al seno destro si rilevavano all'altro, il sinistro, tre noduli sospetti, per cui si riteneva necessaria una RM.
Ero sgomenta, ma viva; il cuore batteva forte in petto ed io lo sentivo appena. Guardai gli occhi del "compagno della mia vita"e vi lessi lo smarrimento, guardai gli occhi di mia sorella e nelle lacrime trattenute a stento trovai il dolore. Che cosa mi stava succedendo? Che cosa ci stava capitando?
giovedì 19 agosto 2010
"Mamma, allora?" "Non so, ho un nodulo che non ha un bell'aspetto" "Che cosa vuol dire?" "Non lo so, e poi..." Non riuscivo ad aggiungere altro perchè le parole si smorzavano in gola: non era stato detto ancora nulla, ma per me era già tutto chiaro. Lentamente si andava delineando ciò che io sentivo da tempo, mentre la speranza che io mi sbagliassi diventava sempre piu' sottile. Guidando verso casa guardavo solo dritto davanti a me: vista e udito erano una sola cosa con la mente, concentrati su un unico pensiero. Valeria che fino ad allora aveva parlato cercando di rincuorarmi, ad un certo punto restò in silenzio: aveva capito. Pensavo: adesso dovrò dirlo al resto della famiglia, alle mie sorelle, a mio fratello, a mio padre. A mio padre! Come fare a dirlo a mio padre che doveva essere operato proprio lunedi'?! Quanto dolore avrei arrecato non volendo! In quel momento tali pensieri mi facevano soffrire moltissimo e quasi velavano l'ansia che avevo.
A casa trovai mio marito e Francesco, mio figlio, che cercarono già nei miei occhi smarriti una risposta, la trovarono e fu necessario aggiungere solo poche parole: bisognava aspettare lunedi'. Quel sabato non fu come gli altri, come non fu come le altre la domenica che segui'; inutili erano le parole del "compagno della mia vita", tese a confortarmi, incoraggiarmi, con lo sprone di "continuare" la nostra vita, perchè era giusto che fosse cosi', io lo sapevo bene, ma quanto era difficile!
Passò anche la domenica e arrivò quel lunedi'.
A casa trovai mio marito e Francesco, mio figlio, che cercarono già nei miei occhi smarriti una risposta, la trovarono e fu necessario aggiungere solo poche parole: bisognava aspettare lunedi'. Quel sabato non fu come gli altri, come non fu come le altre la domenica che segui'; inutili erano le parole del "compagno della mia vita", tese a confortarmi, incoraggiarmi, con lo sprone di "continuare" la nostra vita, perchè era giusto che fosse cosi', io lo sapevo bene, ma quanto era difficile!
Passò anche la domenica e arrivò quel lunedi'.
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