Perché il Natale non può essere chiuso entro limiti, bruciato nell'arco di due settimane, se così fosse sarebbe non solo giustificata ma anche logica la malinconia che l'accompagna... questo per "i più".
La "minoranza" invece, di cui faccio parte anch'io... non sa quando comincia Natale e quindi nemmeno quando finisce... ovvero, se si dà credito al calendario ci si rende conto, però se si potesse vivere fuori da ogni contesto, sarebbe sempre festa.
Quella festa che si vive con la serenità nell'animo, con la voglia di fare e la certezza che ci sarà sempre un domani... la continuazione di una "storia" anche dopo la parola "fine".
Natale è fare spazio dentro di sé, eliminare le zavorre che appesantiscono il Cuore e lo fanno vecchio, acquistare quella disponibilità a sorridere intorno perché fa bene a sé e agli altri.
Addormentarsi ogni sera pensando a qualcosa di bello e gratificante da fare il giorno dopo, magari anche... un "profumato minestrone", se questo risponde ai requisiti.
Perciò ho deciso. Un
po' alla volta riporrò gli addobbi, senza fretta, e continuerà reale davvero là dove l'abbiamo posto, il presepe.
Non molto grande, delicato e non caotico non sembrerà strano pure ad agosto, quando ad illuminarlo basterà la stella cadente nella notte di San Lorenzo.
Da domani, spente le luci, sarà una presenza discreta e costante perché c'è bisogno di un "promemoria" efficace, di significati profondi e tanta serenità.

Riporremo anche noi, e un angioletto permanente rimarrà come sempre, a sorvegliare luoghi e persone, sguardi, speranze, sorrisi, sogni...
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