Gli altri ci considerano per quello che mostriamo, nel bene e nel male.
Prima della malattia ad esempio, io convinta di essere inadeguata per tutto, mi ritenevo addirittura incomprensibile, e di conseguenza incompresa a vita. Anche in famiglia, ed era un disagio che comunicavo con le lacrime facili, ovviamente
mal interpretate.
Poi il "grande evento"... e da quel momento quasi ogni giorno una nuova scoperta.
Cominciai a farmi strada per capirmi, farmi capire ma senza confronto sarebbe stato impossibile. Sono trascorsi tutti questi anni, ed è stato un crescendo di auto affermazione, determinazione. Sempre schietta, meno accomodante, decisa. È superfluo dire che a tratti non mi riconosco più, però in compenso ciò che intendo arriva forte e chiaro.
Ho compreso che l'empatia è una valida chiave di lettura, purtroppo non comune a tutti ma che aiuta a comprendersi simultaneamente. Ci si ascolta senza parole, si sente con l'animo e ci si comprende. Basta tendersi la mano.

Nessun commento:
Posta un commento