È cosa nota quanto importante sia la continuità, soprattutto nell'esperienza di malattia.
Darsi appuntamento e impegnarsi a mantenervi fede.
Fare insieme progetti a breve scadenza.
Stabilire vere e proprie relazioni che vanno oltre l'aiuto.
Si crea una sorta di "rete", le cui maglie si alternano larghe e strette, dove quest'ultime sono le persone di cui prendersi cura, mentre le larghe siamo Noi, parenti ed estranei, "caregiver" comunque.
Succede, si sa, che qualche maglia fra le piccole ceda, e si crei un buco davvero pericoloso, dannoso per quella accanto che rischia di annullarsi del tutto.
Ed è qui che la continuità potrebbe dare il massimo di sé, con un "rattoppo" che diventa ricamo.
Continuità di parole ed emozioni per voler bene, donare oltre il Bene. E stare bene. Insieme.
Per essere efficaci occorre continuità.
L'impegno discontinuo cancella il buon operato, fa dimenticare le persone.
Invece un ricordo fissato nel tempo resta forte e poi si desidera perpetuarlo, riagganciarlo ad altri, e ad esso collegare fatti recenti e nuovi.
E poi ci sono i volti e persino le voci, tutto resta in mente, comprese certe espressioni ricorrenti e qualche conversazione che ha lasciato il segno.
Continuità. Desiderio di non veder sparire del tutto Chi ha lasciato orma di sé. Non si calca sabbia spazzata dal vento, ma "terra viva" ove si semina.
La Vita va custodita anche come principio.
Bisogna resistere per proteggerla, la Vita. Perché non finisca con un'esistenza.