Rapidamente, inesorabilmente, ma tutto sommato è una gran bella cosa se siamo ancora qui a contarlo e raccontarlo...
Nonostante sporadici venti avversi, che se da una parte travolgono, dall'altra aiutano a voltare pagina.
È ora tarda, e mentre il festival della canzone italiana è alle sue ultime battute, penso ad altro genere di pensieri che possano accompagnare degnamente al riposo della notte, quando la mente cerca un'oasi di ristoro. Cerchiamo altro allora, guardando oltre.
Vero è che non si può né si vuole dimenticare, però se ci si sofferma a pensare, nel dolore c'è, a saper vedere, un'opportunità, trasformare lo stesso in vita.
E fu così che sedici anni fa, a Marzo tra delicatezza e timore per me si pose il primo seme di speranza.
Ogni tanto ne riparlo perché vuoi o non vuoi,
Marzo arriva ogni anno e altri ne verranno, sicuramente da raccontare come furono i giorni miei e quelli per l'Arcobaleno al tempo della pandemia, all'apparenza persi ma tutti da rivalutare per nuova consapevolezza.
Vi lascio intanto ripetendo l'inizio della mia storia che mi piace pensare come antica favola, un "c'era una volta", il cui seguito ancora continua, dopo aver voltato pagina.
