dicembre

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venerdì 25 aprile 2014

NON SAPEVO COME FARE... PERCHE' TI VOLEVO...

Letta così, intervallata da quei puntini in sospeso sembra quasi un'unica frase... un richiamo all'attenzione, un bisogno... d'amore.
In realtà si tratta di due espressioni distinte, stralci di conversazioni con persone diverse, accomunate si, da un bisogno... quello di essere ascoltate e considerate.
Per non dimenticare.
Per non essere dimenticati.
Ed è storia che si ripete per me, ad interrompere la serie di quei famosi "giorni no"... ecco arrivare un segno, simile ad una mano che si leva in alto a significare che sono stati abbastanza, davvero troppi quei giorni... che in fondo non c'è motivo ma solo timore e pure vago... e invece di concreto c'è quello che si è fatto e la voglia di continuare a...
Strano che ogni tanto non me ne ricordi, o forse non vuole quella pur piccola parte di me che ama piangersi addosso.
Forse ancora, è un modo come un altro per non dimenticare... o chiedere attenzione, per non essere dimenticata.
E quel bisogno... d'amore, quel richiamo viene ascoltato sempre e solo da Colui che tutto sa, e poi muove le "pedine giuste" nella partita continua che è la vita di ognuno. Così si intrecciano le "storie" anche solo per pochi minuti, e la forza va e si ferma dove deve... te ne rendi conto già nel mentre, ma il beneficio grande lo senti dopo.
Prima una telefonata... e Chi se l'aspettava?... quell'Amica non aveva nemmeno il mio numero, eppure...
"Non sapevo come fare... per contattarti, poi ho chiesto là in reparto e alla fine ho trovato la persona giusta...", e gli auguri per la Pasqua appena trascorsa, e ancora "grazie" per la parrucca prestata, anche se... "non mi sta bene, sai e vorrei restituirtela. Sarà la scusa per abbracciarti ancora".
Eh già, mia cara... sei arrivata al momento giusto, ed io sono uscita dal "mutismo" in cui mi ero rifugiata e nascosta.
Solo un po' più tardi la seconda telefonata, non proprio attesa ma prevedibile.
"Ciao... solo 5 minuti perché aspetto che mi chiamino per la seduta di radio. Nessuna novità, ho chiamato perché ti volevo... sentire. Tutto qua."
E a questo punto avrei dovuto essere proprio sorda per non "capire".
Scuse e nemmeno attenuanti posso trovare per non venir fuori da me stessa, quando mi ostino ad essere un po' meno di quel che sono.


mercoledì 23 aprile 2014

SOSPESA

E se qualche giorno prima di Pasqua ho riso fino a piangere, dopo, immediatamente dopo ho pianto e basta.
Un pianto senza lacrime, nato da un senso di inquietudine, qualche delusione e un "vuoto pieno" intorno.
Si aggiunga poi che ormai dormo "a notti alterne", è ben immaginabile come possa stare al risveglio... si fa per dire... il mattino dopo la notte "austera". Mi consolo pensando che comunque è già qualcosa... e molto peggio sarebbe stato se non avessi dormito mai.
Ieri perciò non era giorno propizio, con solo due ore di sonno fatto chissà come, ho preso a muovermi per casa come automa che si inceppava, e poi per ogni azione portata a termine mi sentivo simile un naufrago che aggrappato ad un relitto aveva raggiunto la riva con grande fatica.
Dovevo comunque sbrigarmi... in ospedale mi aspettavano.
So che è così... è sempre così.
Non ho cartellino da timbrare né orario da rispettare, ma "persone" da non deludere, quelle si... mi appartengono. Tutte.
E mi davo un'accelerata, poi all'improvviso un'onda pensierosa mi coglieva, mi afferrava... mi toglieva le forze.
Ma non perdevo di vista... la riva, e riprendevo ad andare con respiri profondi e la determinazione di arrivare... come ogni volta, ancora. Mi sarei svegliata e sentita meglio, ne ero certa.
Mi sono trovata così per quel corridoio con la stanchezza sulle spalle e una leggera oppressione sul cuore... un nodo alla gola quasi di lacrime frenate, ma non ho pianto neppure quando ho preso a vederne tante, ieri... guarda caso proprio ieri. Ad un certo punto ho provato disagio perché mi sono sentita inadeguata... mi sono detta, possibile che io cada ancora in crisi per qualsiasi sciocchezza? Naturalmente sciocco non era quel pianto che vedevo, bensì il motivo che m'impediva di "asciugarlo" e trasformarlo almeno in "cauto sorriso".
Poi ho capito e sempre da naufraga nel mare dei pensieri mi sono fermata su "quella spiaggia" dove si può anzi si deve restare soli... per riprendersi.
Nuotare tra i flutti avversi della vita insegna a restare a galla, si impara a schivare le onde improvvise e a ridimensionarle perché è così soltanto che si superano. Vorremmo che tutto filasse liscio, essere capiti sempre e al volo... dopo tutto che ci vuole? Siamo così... semplicemente chiari... certo, per Noi stessi ma ammettiamolo pure, neanche sempre.
Bisogna mettere in conto le "turbolenze" esterne, il mutamento dei venti... il fatto che non si ha mica sempre ragione. Non è così?
E quando già ti trovi a riconoscere che forse non era proprio giusto ciò che hai fatto se pure in buona fede, ecco che qualcuno non te lo perdona e rincara la dose.
Vorresti arrabbiarti persino urlare, poi al ristoro di quella spiaggia... sorvoli e decidi di "perdonare" per entrambi.
















lunedì 21 aprile 2014

LACRIME DAL RIDERE

Un dono di Pasqua qualche giorno prima delle feste, inaspettato ma non troppo perché, contrariamente a quello che si può pensare, si ride anche lì e pure di gusto.
Eh già... quando si sa di precipitare nell'abisso anche un ramo che sporge miracolosamente dalla roccia rappresenta un appiglio valido, potrà non bastare ma almeno per un po' sarà servito a non lasciarsi andare.
Le lacrime là dove si combatte per la vita, sono all'ordine del giorno. Paura e angoscia, come incredibilmente allegria e gioia ne sono le cause motrici, le scatenano all'improvviso, poi esse stesse, quali aspetti si ridimensionano riportando l'emotività all'equilibrio giusto.
Potere catartico del pianto... di qualunque natura esso sia.
Così appunto per una paziente, che continua a... darsi forza ripetendo a se stessa e a Chi incontra... si, per fortuna sono forte. Ed ogni tanto però si passa le mani tra i capelli, fissa lo sguardo lucido e il viso Le si arrossa, e... non lo dice più.
L'altro giorno poi...
"Siedi qua, sulla sponda... voglio raccontarti due barzellette per ridere con te".
Sono rimasta perplessa, di solito ascolto altro... non so se sono preparata, penso. Poi mi siedo e Lei prende a raccontare, la barzelletta dei due carabinieri in "seria" difficoltà nel distinguere ognuno il proprio gatto... uno bianco e l'altro nero, e quella dei due morti in breve licenza con relativa lapide come documento di identità, ovviamente scontata la prima, quanto imprevedibile e grottesca la seconda.
E se in un primo momento avevo creduto di dover ridere per compiacere, a un certo punto mi sono ritrovata a farlo quasi senza accorgermene. E rideva Lei e ridevo io, in un crescendo... soprattutto io mentre mi immaginavo le situazioni incredibili e comiche, quando Noi stesse in quel preciso istante ne stavamo vivendo una... paradossalmente serena.
Così siamo andate avanti per un po', fino a sostenerci il fianco... fino alle lacrime dal ridere.

sabato 19 aprile 2014

E NON SI FINISCE MAI...


In questo ultimo scorcio di Quaresima, non poi così tanto diversa dalle altre, episodi vari (... così com'è la vita d'altronde) e ravvicinati mi hanno riportato ad un mare di pensieri, con molte domande a me stessa, così... da sola... tanto che, convinta come sono della forte rinascita interiore, mai avrei pensato di dover sentirmi a tratti turbata.
Anche stavolta ho peccato di presunzione, lo ammetto.
Penso sempre che ormai niente possa scalfirmi, di essere forte e superiore abbastanza, e invece mi rendo conto di non esserlo affatto e probabilmente non lo sarò mai. Magari un po' meno sprovveduta e disincantata, ma nulla di più perché... Chi tondo nasce non può morire quadro.
E non si finisce mai... di restare sbigottiti nel vedere qualcuno che all'improvviso Ti volta le spalle... e pure si mostra offeso. Mi dico... avrò fatto qualcosa, certamente si... altrimenti non poteva essere. Chiedo "venia" e non mi viene concessa... mi approccio col sorriso e questo viene colto come provocazione. Cerco di "sorvolare" ma all'improvviso il pensiero torna e mi fa cupa... tutto viene messo in discussione e si rimescola.
Ma non avevo superato queste fasi simil - adolescenziali? Forse no...
E non si finisce mai... di provare una specie di pudore per il tempo concesso, uno "strapuntino" di vita... come lo chiamo io. Quando mi trovo a "dispensare" sorrisi e caramelle, sono tante le occasioni che mi fanno sentire di avere avuto tanto di più della persona che in quel momento ho davanti...
 Ne asciugo le lacrime per un ricordo all'improvviso, condivido anche la risata per una battuta... sempre all'improvviso, e così mi pare di aver donato pure un po' di questo "mio tempo"... di aver fatto posto sullo strapuntino. Meno male... almeno questo.
Che conflitto di emozioni strane!
E così non si finisce mai... di imparare che c'è sempre qualcosa al di fuori di Noi, difficile da gestire e che minaccia la presunta sicurezza. Tante prove si susseguono per il raggiungimento di una "maturità interiore" che in realtà non si consegue mai, perché intimamente fragili e sempre "intimiditi" come per un privilegio immeritato, che fa sentire Altri autorizzati a ferire anche col semplice silenzio.
Un silenzio che preoccupa e fa sentire in bilico... quasi tutto stesse per finire.
Ma così non è. In realtà è la Mente che vive il suo "travaglio" prima di "rinascere", ogni volta per tante volte.
E poi si riprende a guardare avanti... a girare pagina perdonando e giustificando non solo se stessi, continuando a... donarsi, perché una rinascita non è solo una "seconda volta", ma un'autentica opportunità di cui mai sentire il peso.




















martedì 15 aprile 2014

LA DISCREZIONE... Amorevole Rispetto

E una "guaritrice ferita" se pur acciaccata nell'anima non può tirarsi indietro mai... nemmeno quando la Sua strada incrocia il percorso di un Amico che si ferma, perché non può più andare. Allora raccoglie quel "barlume" di forza, fatto di brevi battute, ricordi ed anche storie di intimo dolore, e va ad accompagnarlo idealmente "oltre la frontiera".
Questo è un momento di commozione e silenzio... soprattutto di silenzio.
Appunto...
Prima del commiato finale Chi sente il desiderio di mostrare la propria vicinanza alla famiglia, si appresta in fila ordinata  per un abbraccio o anche una semplice stretta di mano... in "solitudine" tra tanti, in preghiera se si vuole... comunque coi propri pensieri.
In silenzio.
Appunto...
E invece succede che capita dietro di Te qualcuno che comincia a fare una serie di domande, una vera e propria "intervista trasversale", dato che il soggetto intervistato non saresti Tu bensì chi rispondere non può più. Per giunta, tra una domanda e l'altra ci mette un commento, naturalmente non richiesto e del tutto inutile perché nulla aggiunge all' "onore della memoria".
E così...
... e quanti anni aveva G?
... e da quanto tempo era ammalato G? (certo che... 'sta malattia non perdona!)
... e quanti figli aveva G?
... e tutti maschi? (ah, no?... allora tutte femmine!)
... e voi, come avete conosciuto G?
Ecco, è ovvio... cambia il soggetto da intervistare che a questo punto non può che replicare...
IO... ci sono perché G lo conoscevo, magari non so "tutto" di Lui e manco mi interessa, ma ricordo quello che mi ha lasciato... l' "eredità" del Cuore.
Ma LEI, mi scusi... perché è qua?... non sarà per caso che ha sbagliato?
 (ndr - sbagliato in tutto, aggiungerei. Modalità ed intenti)

domenica 13 aprile 2014

PRIMA DI CONTINUARE A... SIA "PACE"

L'ascolto del Vangelo di questa giornata mi coinvolge molto emotivamente.
Cristo ha patito per il bene dell'umanità, ha subito percosse, umiliazioni, e tanto altro non per scontare una propria colpa ma per redimere gli altri uomini, perché uomo lo era anche lui.
Dio Padre lo elesse a tale e duro compito e Lui fu qui per amore e con infinito amore.
Che fosse valsa la pena, questo poi lo giudicherà ognuno secondo la propria sensibilità, cultura, capacità di riflessione, per Cristo si, valse la pena e lo sarebbe stato anche per un solo uomo.
Pecorella smarrita che della retta via perde la vista quando in sé non riconosce più la pace. L'inizio della "mia storia", quattro anni fa... coincise col periodo di Quaresima. Ed io per sublimare ciò che provavo a livello emozionale mi sentii al fianco di quel Gesù, non per paragonarmi a Lui come vittima sacrificale, ma per dare una motivazione giusta ad un evento "apparentemente" ingiusto. Fu strategia anche quella... massima speranza per l' "oggi" che sto vivendo. Così che ora sento dal profondo del Cuore e non solo perché è Domenica delle Palme, il forte desiderio di dire "grazie" a Chi pazientemente mi ascolta e legge, e fare di nuovo l'augurio più grande... quello che li racchiude tutti.
La Pace sia con NOI... con Tutti NOI, ovunque e sempre.

venerdì 11 aprile 2014

LA DISCREZIONE... solo una "parola"?




Mi pare di averla già manifestata questa mia intenzione... si, qualche tempo fa. Un giorno, se tutto andrà come spero, vorrei mettere insieme  le "voci" più importanti della "mia storia", quelle che ne hanno segnato i "capitoli" e nello stesso tempo hanno dato un senso al tutto, o meglio la "chiave di lettura".
Una sorta di "dizionario" con i termini... per capire. Ma non come il vocabolario filosofico che ai tempi del liceo il professore di filosofia c'impose anche se della materia conoscevamo solo il significato letterale del nome. Sosteneva... lui, l'inarrivabile docente... che quel "libretto" c'avrebbe aiutato a capire. Cosa impossibile per dei "neofiti" come Noi, ancora lontani dall'essere presi dal fascino del ragionamento e dalla pienezza dell'idea. Ciò che non si sente proprio infatti, non può del tutto essere compreso.
Non voglio comunque addentrarmi nella selva di riflessioni che tra loro legano fino ad intrecciarsi per non perdere di vista la "voce" che riguarda il periodo che sto vivendo, quello del post tumore in qualità di "guaritrice ferita" o... come suggerito da un Amico... "ferita guarita" che da una consapevole rinascita trae risorse per far guarire a sua volta... nell'anima.
Facendo capo così di nuovo al dizionario... resto tra le prime lettere e poi mi soffermo sulla "D"... come "discrezione".
E qua ci sarebbe da dire quanto in un trattato. Discrezione, un pieno diritto sempre, e come non mai in presenza della malattia... discrezione, assoluto dovere sempre, e in particolar modo quando è da lambire l'intima sofferenza della malattia. Reputo questi due brevi concetti esaurienti per una spiegazione puramente teorica, aggiungere altro... si rischierebbe di cadere nella retorica, molto meglio raccontare quello che mi è successo qualche giorno fa, episodio che porta naturalmente a delle considerazioni.
 Le lascerò libere ad ognuno, così magari imparerò dell'altro ancora per continuare a... essere guaritrice ferita, e proprio per questo... discreta al massimo se non di più.

   (continua...)






















martedì 8 aprile 2014

PER CONTINUARE

E giorno dopo giorno va avanti questa mia vita... la "rinascita", eh già!
In teoria adesso avrei poco meno di quattro anni, e tra gioie ed entusiasmi, sorrisi e qualche lacrima... com'è che a volte me ne sento più di quanti ne ho in realtà?
Non si sarà magari inceppato l'infallibile "ingranaggio" di questa nuova esistenza?
Ci penso... e immediatamente mi balena la risposta.
E' una sfida dura... quasi un "gioco d'azzardo".
E' come se dopo aver vinto alla grande la massima posta... osassi rilanciarla non una ma più volte.
Con l'adrenalina a mille... arrivo alle stelle, so di avere le "carte" giuste, ma il bluff è sempre in agguato perché il mio non è un "solitario", bensì una lunga e continua "partita a due". Anche... quando "presto la mano" e incito al "gioco", sperando in cuor mio che non si faccia troppo duro e poi... deluda.
E c'è purtroppo pure il tempo in cui vedi perdere e senti di aver perso in parte anche TU... e il dispiacere si fa dolore... dolore vero, e le carte vanno rimescolate, per necessità... per continuare.

















lunedì 7 aprile 2014

DA LI' IN POI...


L'ho detto più volte che io sono fatta un po' "strana", mio marito per essere gentile mi definisce... alla rovescia, e in verità a volte non me la sento di dargli torto. Chi mai, ad esempio si sognerebbe di pensare al giorno della prima chemio come ad un anniversario da ricordare in positivo?... appunto, solo IO.
Ovviamente... perché segnò la "piena accettazione" e l'inizio della "mia battaglia".
Anzi tre anni fa, addirittura lo festeggiai come un compleanno, avevo detto che l'avrei fatto e così era stato, in mezzo alla gente che "mi appartiene", i medici, le infermiere, gli altri pazienti.
Mi rivedevo solo 12 mesi prima tanto triste ed impaurita, quel giorno sarebbe stato tutto diverso perché definitivamente avevo lasciato la paura dietro l'uscio chiuso a chiave.
Tornando sui miei passi e vivendo di nuovo coi ricordi le varie tappe di angoscia e nello stesso tempo di speranza crescente, rivaluto me stessa e vedo di quanto io sia stata capace.
Finalmente!... "autostima" a 4 stelle, anche se miro più in alto ancora, alla quinta che costituisce l'eccellenza.
Ieri ho solo ricordato quel 6 aprile di 4 anni fa, ma il primo anniversario l'avevo festeggiato in piena regola, con pizza e pasticcini e non perché di solito si fa così, un po' salato e un po' dolce. Per me anche questo aveva un valore simbolico, il salato era la fatica per riconquistarmi la vita che avevo temuto di perdere, e il dolce tutto il sostegno e l'affetto che avevo ricevuto.
Un affetto che poi avrei moltiplicato per 10... 100... 1000 e mille ancora fino a farlo diventare quel sentimento contagioso che in breve abbraccia sempre di più e ti fa sentire tutt'uno con chi avvicini, quando siedi al suo fianco, gli chiedi come sta e di rimando ti racconta la Sua storia perché non ne può più di tenersela dentro e sente che di te si può fidare.
E come posso non considerare ogni giorno un dono?... di sicuro lo è, e poiché non è per merito, credo fortemente che questo tempo non sia da sprecare ma come "talento" da impiegare, mettere a frutto e non solo a beneficio di me stessa.
Questo vuol dire... riprendere in mano la propria vita. Io voglio crederci e ci credo.
E conservo quel coniglietto di peluche con un fiore che sorride... teneramente, dono per quel "primo anniversario" con queste parole... "il fiore è quello che porti tu qui ogni volta."
Ora come quel giorno... grazie, con il sorriso ed una lacrima.












venerdì 4 aprile 2014

DELLA VITA... UN EVENTO, DI UN EVENTO... IL SENSO

Quando la "situazione" lo richiede, continuo a... raccontare la mia storia, e la riprendo ogni volta dall'inizio però sfrondandola di qualcosa perché ne arrivi diretto e forte il "senso" e Chi ascolta possa trovare il Suo nel  "percorso" che sta vivendo. Anche se gravoso è il peso dei pensieri... pure se rifiuta e con ostinazione mantiene le distanze, dandomi del "lei".
No... non insisto, non ne avrei il diritto ma... "coinvolgo" e in questo trovo sempre la complicità di qualcuno capace di alleggerire già i Suoi pensieri e che mi accoglie col più bel sorriso... dandomi del "tu".
Anche se quel "senso" famoso non l'ha trovato ancora.
Per quanto riguarda me, ormai al quarto anno di sopravvivenza... che è successo qualcosa lo ricorda solo la memoria e lo sente la mia anima che ne ha ricavato "risorsa nuova e vitale"e tuttora non ha finito, sennò... come potrei?
E ritornano appunto i ricordi dei momenti più gioiosi, quando mi riaffacciavo alla vita con l'entusiasmo di Chi crede aver perso una cosa per sé preziosa e poi la ritrova... e di quel simpatico signore che un giorno, andando via dal reparto mi salutò con un augurio... buona guarigione! Avrei voluto rispondergli sul momento però mi ero limitata a pensarlo... sono già guarita, grazie, sono guarita dentro, nel carattere e nello spirito.
Che poi è la vera guarigione, quella che conta, dal momento che si può anche guarire dal cancro ma non si ottiene certo il privilegio dell'immunità a vita o addirittura dell'immortalità.
E potrò essere anche monotona, ma la "medicina" è una sola... vedere il bicchiere mezzo pieno e cercare di ogni cosa il lato positivo che a saperlo riconoscere dà più di una soddisfazione.
E la "cura"...? E' l' "affettuosa attenzione", il "premuroso ascolto"  che dai e poi ritorna indietro, arma che non fa male ma guarisce, o almeno allevia e ripaga.  
Perché udire al telefono, "Ti ho chiamato... avevo bisogno di sentirti", o anche... "complimenti per questo vostro spirito nonostante tutto. Siete... splendida!", a me fa immenso piacere, e quando questo si ripete più volte e con persone diverse, mi fa capire che forse un senso l'ho trovato e non solo di ciò che per me è stato... ma della vita intera.        







mercoledì 2 aprile 2014

LA "CARAMELLA ROSSA"

Che un uomo potesse chiamarsi così, con "quel Suo nome"... non avrei mai pensato, almeno fino al giorno che me lo disse, e mi spuntò un sorriso.
Pallido e con la testa reclinata da un lato sorrise anche Lui... perché, non ci credi?... aggiungendo col tono scontato e sicuro di Chi aveva motivo di ripetere la stessa domanda per l'ennesima volta, quasi fosse retorica e non per ottenere una vera risposta.
Perché non avrei dovuto credergli?
Certo se fosse stato "donna" mi sarei stupita di meno anche con quel nome, come dire... un po' demodé , ma poi avevo pensato che di Lui mai mi sarei dimenticata e non solo per il nome che alla fine gli stava a pennello per lo sguardo pacato e la dolcezza del sorriso. Eppure era stremato per la malattia avanzata e tutti gli inconvenienti che il fatto comportava, e pur rassegnato aveva preso a lamentarsi alzando leggermente i toni ed immediatamente dopo aveva concluso... dammi la caramella, quella rossa e non ci pensiamo più. Di quella richiesta esplicita ero rimasta contenta, perché fino ad allora non aveva mai preso caramelle, neppure "quella rossa"... ed ora invece... ed io avevo interpretato la cosa come finalmente la  piena accettazione del mio "affetto".
E per le volte a venire è stato così... sempre una caramella rossa, magari sul comodino perché... ora non mi va, la mangio dopo.
 Poi ieri... un dito in alto in senso di diniego ma gliel'ho lasciata ugualmente mentre gli stringevo forte la mano... con tutto il mio affetto.
Che fosse energia per Lui, in quel momento debole da non riuscire a pronunciare una sillaba... che fosse conforto e vicinanza, come dire... ci sono, che fosse riferimento e poter sussurrare ancora... sempre, ogni volta che vorrai.