giugno

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domenica 30 marzo 2014

L'ARROGANZA... nella malattia


Quando capitano episodi che me lo ricordano, non posso fare a meno di pensarci. Incallita ottimista verso il prossimo non avrei mai pensato fosse cosa possibile l'arroganza nella malattia, e invece è proprio in questo caso che dà il "meglio" di sé, appunto perché "insospettabile".
Mi è stato detto che il cancro mette fuori, evidenzia la vera natura di Chi ne viene colpito, così che la "persona buona" appare... più buona, e naturalmente Chi non lo è mai stato, buono... sembra anche peggio.
Successe un po' di mesi fa, quando non solo ottimista ma ancora sprovveduta nel rapportarmi con la malattia altrui, andavo forte del mio entusiasmo e di un'errata convinzione sulla purezza sincera di sentimenti ed emozioni alla base di un chiaro rapporto tra due persone.
Beh, quella fu l'occasione giusta per ricredermi, creare qualche "angolatura" di difesa... ridimensionare uno o due atteggiamenti con giusto equilibrio.
 Ne uscii malconcia, lo ammetto... ma sapendone di più.
Imparai che Chi è arrogante per natura, si trincera dietro la malattia per avere sempre ragione, protestare per il minimo contrattempo e disagio... non credere mai a quello che gli si dice.
Come fosse l'unico "sventurato" sulla terra non rispetta affatto la sensibilità dell'Altro che se non gli corrisponde, rischia ad un certo punto il peggio che possa immaginare... se non di più.
Vivere la malattia vuol dire trarne opportunità, e perciò bandire tutti i sentimenti negativi. L'arroganza è uno di questi, e andrebbe tenuta fuori o al massimo rielaborata in "sicurezza", anche se cosa facile non è.
Tiene prigionieri in una gabbia e impedisce di comunicare con gli altri.
Non conosce silenzi e giuste parole, quelle per chiedere scusa dopo un errore... chiarire un dubbio... o rafforzare un'amicizia.
Crea incomprensione, impedisce di pensare perché animata dall'impulsività... e si nega l'ascolto, strumento indispensabile per la conoscenza del bisogno.
Pieno di  me stesso, non conosco altro che me stesso... se non la solitudine.


















giovedì 27 marzo 2014

DIPENDE DA TE...


Dipende da TE... se non Ti senti sempre capito, perché Tuo è il disagio... quel malessere diffuso che prende all'improvviso e non sai spiegare, visto che solo poco prima ridevi divertito.
"Lottare, cercare, rialzarsi...
     Sperare, credere...", quante volte lo ripeti ancora e non solo agli Altri, perché devi esserne prima convinto per poterlo fare, e poi scopri quanto sia difficile metterlo in pratica quando sembra che Ti abbiano archiviato come "pratica evasa".
Ma dipende da TE, sempre da Te che questo non accada, e chiedi perché devi combattere  per "la cura" che Ti spetta in quanto persona, sana o malata... "forse" sana o "ex" malata.
 E intanto... anche se non Ti senti né carne né pesce, pure se non ce la fai, devi continuare a... mantenere la dignità, è quella che alla fine resta a dispetto di tutto ciò che è arrivato per toglierti altro.
E... perciò dipende da ME, "aggiustarmi" questa vita, continuare a... farlo contando sulle "mie risorse" che a volte si celano sotto la trama fitta della malinconia e il "cielo smorto" del cattivo umore.
Domani tornerò al mio da fare, a casa e in ospedale... devo lasciare alle spalle anche bruscamente quel che oggi è stato e riprendere il mio atteggiamento di sempre fatto di "stabilità"... perché anche se non sembra, in fondo stabile lo sono... e di "gioia" che apparente non è, ma solo altalenante.
Così, come Chi davanti a tanti doni non sa quale scartare per primo per poterne gioire, io quasi mi affannerò... pensando, questo non mi era mai venuto in mente, oppure... è vero, è capitato anche a me e com'è che l'avevo scordato?
Insegnamenti, ricordi che si aggiungeranno e ritorneranno senza far peso sul mio animo ma lievi come carezze conforteranno una sofferenza solo sopita dal tempo che nel tempo a volte ritorna sotto mentite spoglie.
E alla fine tutto dipenderà dalla forza che c'avremo messo e dalla volontà di non nasconderci... come bestie ferite... per lasciarci morire.

mercoledì 26 marzo 2014

LE ATTESE

"Paziente oncologica in stand by, cautamente ottimista e carica di speranza"... immagino sia scritto su un ideale biglietto da visita, quasi curriculum vitae... una "specializzazione" conseguita con tanta fatica.
Parlo di me così quando l'occasione lo richiede ed il contesto è giusto, ma sempre in tono discorsivo che intende sdrammatizzare. In effetti lo desidero davvero, non minimizzare ma dare la dimensione esatta di ciò che mi è capitato e nell'eventualità possa ripresentarsi.
Questo comunque comporta sentirsi sempre al limite, una sorta di confine, varcato il quale è necessario essere pronti a fare guerra, perché è inevitabile e netta la percezione di una certa instabilità.
E continua l'Attesa... fatta di tante occasioni, appuntamenti, circostanze... momenti... e nessuno la vorrebbe tale o per lo meno assai breve che lasciasse il posto a notizie certe ed esiti concreti... Sicurezza.
Perché mi vengono questi pensieri al limite (tanto per cambiare) della rassicurante ragionevolezza? Fra un po' si ricomincia con l'iter consueto... impegnative, esami ed ecografie... stavolta mi toccherà anche la mammografia annuale e mi conforta almeno che il disagio per la fastidiosa "pressa" è scontato del 50%.
Ma mentre quest'ultima è stata fissata nella logica dei tempi al ritiro stesso del referto precedente, Dio solo sa che cosa ho dovuto fare per un'ecografia addominale...
... FOLLOW UP oncologico dopo 6 mesi?... giustissimo, e com'è che si prescrive un esame che ne richiede 8 di attesa? E si tenga conto che si usufruisce... per modo di dire... della decantata "corsia preferenziale", cosa che puntualmente viene rinfacciata come per dire... e ti lamenti pure?
Eh già, perché i "non privilegiati", i "non tumorati da Dio" devono aspettare anche più di 1 anno, come se prenotarsi per un'eco addominale equivalesse a farlo per un lifting.
Ma che assurdità sono mai queste?
E poi anche per me c'è pure qualcosa per cui attendo da 11 mesi.
Lo scorso anno, nessuno me l'aveva prescritto, avevo deciso da me la visita specialistica fisiatrica. Il braccio destro, l'"incriminato" suo malgrado, da un po' mi doleva... si stancava facilmente ed era anche un po' gonfio.
Ci mancava solo l'altro accidente del linfedema, erano quasi tre anni è vero ma poteva presentarsi in qualsiasi momento.
Così... dal medico curante mi feci prescrivere la visita che prenotai tramite CUP... dopo 40 giorni mi presentai alla visita... dopo 3 ore fui ricevuta ma solo dopo 24 mi guardò, tastò, misurò il medico specialista "più specialista", quello che ne sapeva di braccia disastrate da mastectomia.
Si... il braccio era leggermente gonfio, sicuramente ero stata imprudente e sconsiderata quindi la colpa era mia. Va bene... dopo il "mea culpa" che cosa avrei dovuto fare? Linfodrenaggio e fisioterapia per braccio e relativa spalla, per un totale di 30 sedute.
Quando...? Mi avrebbero chiamata... c'era una lista di attesa!
Per compilare 3 impegnative fu impiegata mezz'ora... già tanto per scrivere termini mandati giù a memoria, ma niente al confronto dell'attesa.
Sono ancora nel cassetto quelle impegnative... ad aspettare.

martedì 25 marzo 2014

OCCHI

Me l'avevano detto, non posso negarlo... me l'avevano detto che pur "vivendo" nel quotidiano quell'ambiente è difficile farci l'abitudine. Ed è così, anche se il tempo che trascorre ignaro di quel che potrebbe... fornisce di corazza indistruttibile si, ma non inattaccabile.
Perché inevitabili sono gli attacchi da parte di un nemico subdolo sempre in agguato... che a volte si finge persino "morto e sepolto" solo per "resuscitare indisturbato".
E così  non ci si abitua mai a vedere qualcuno che riprende il percorso o... si ferma, e anche se non può essere diversamente si resta sgomenti e sorpresi come da una sconfitta.
Quando si è a stretto contatto con questa malattia  si mette in conto e tutto fa parte del gioco... questo da una parte, dall'altra la vita va avanti da sé, scevra di condizionamenti, e bisogna... se si vuol continuare, permettere che le due "realtà" convivano se non addirittura interagiscano fra loro.
Impresa ardua... non per deboli di cuore, ma poiché non saprai mai quanto sia forte il Tuo se non lo metti alla prova... ecco che Ti inoltri e timoroso, una dopo l'altra apri le "porte" come di stanze intercomunicanti, sempre più strette e con luce più fioca, almeno all'apparenza. Sarai TU, infatti con la determinazione a tratti temeraria mista ad incoscienza ad "illuminare" finché puoi andare e poi indietro tornare.
Per ricominciare...
... e incontrare i "volti", sconosciuti e noti... fissare lo sguardo, non necessariamente per molto, in quegli occhi che raccontano "storie".
Occhi "smarriti"... che hanno perso la strada di sempre, "spaventati" perché sono al buio e intravvedono qualcosa che non vorrebbero immaginare... a volte "disperati" senza vedere l'uscita.
E ti chiedi quindi... come appariranno i miei occhi che fissano per un solo attimo i loro... per non tradirsi e non svelare ciò che provo?... è difficile nascondere e soprattutto facile non è trasformare il "dispiacere" immediato del momento in "risorsa" di speranza.
Così faccio appello al mio ultimo "vissuto"... a quando tutto cominciò ed era nebbia, pioggia e a tratti sole tra le nuvole... e poi mi ricarico dagli altri sguardi che incontro.
Occhi "stupiti"... che hanno ritrovato ciò che credevano aver perso, "gioiosi" perché vedono una luce anche fioca ma concreta... "pieni di speranza", consapevoli  della bontà del vivere al presente.
Dal "passato", sfrondato del dolore, si ricava il meglio... ciò di cui si è fatto tesoro per vivere il momento "presente". E mentre lo si vive, giorno dopo giorno... si costruisce quello che sarà, comunque.
Ed è già il "futuro" che volevi.








sabato 22 marzo 2014

AMORE... QUASI DA MORIRE

Ed è anche assai facile passare dal pianto al riso o ridere e piangere insieme... e sono le lacrime più vere perché assai motivate, e risate di sicuro autentiche, "sgorgate" magari per una frase inaspettata che mai pensavi, commovente e pure ironica insieme.
Quando succede diventa difficile contenere l'emozione, e ad alto rischio è "tradirsi".
In realtà ha poca importanza, perché ho notato l'Altro da me molto colpito dal "coinvolgimento" di Chi gli sta di fronte, tanto che non lo lascerebbe più andare via e si racconterebbe ancora, andando sempre più indietro nei Suoi trascorsi.
Angelo e Angela... li chiamerò così, non sono i loro nomi, ma per quello che mi hanno raccontato e stanno vivendo hanno richiamato nell'immaginario l'atteggiamento oltre l'umano che possono avere solo le creature celestiali... le più vicine a Dio.
Gli Angeli appunto...
Ero entrata in quella stanza... tre letti, due occupati da uomini, l'altro da una donna. Un uomo, nel letto sotto la finestra... la donna, in quello accanto alla porta. Entrai come al solito col mio "buongiorno" a mezza voce... per non disturbare, ma abbastanza scandito per consentire di chiudere gli occhi e far finta di dormire a Chi non avesse voglia di "chiacchiere e caramelle". Fui accolta invece da un sorriso generale... e presi coraggio.
"Posso offrirvi una caramella?", la donna... Angela appunto, accettò subito come pure l'uomo che era al posto centrale, l'altro... Angelo rispose che ne aveva appena mangiata una, quindi ringraziava ma... "sarà per un'altra volta, signora".
Va bene, risposi... ma il mio nome è Maria.
Sarà stato questo o non so cosa, subito l'atmosfera si fece ancora più familiare e il discorrere confidenziale. Nel parlare "ci scambiammo" acciacchi e battute, raccontammo le "storie"... fu a questo punto che venni a sapere che Angelo e Angela erano marito e moglie. Facevano la chemio nello stesso giorno per gentile concessione del primario, perché, vivendoli insieme, pesassero meno i disagi per entrambi.
Pensai... la Vita è una "rappresentazione" con  intrecci spesso assurdi ma soprattutto con continui colpi di scena.
Era stata Angela ad ammalarsi per prima e ad essere operata il primo giorno di un certo mese... esattamente sei mesi dopo era toccato ad Angelo, anche per lui... un tumore.
Lei mi raccontava la "loro" storia... come contasse su di Lui dopo che si era ammalata... come poteva contarci ancora, anche se dei due era il più acciaccato. La grande forza di carattere, l'estrema assoluta positività.
Raccontava con gli occhi lucidi, mentre Lui armeggiava col cellulare... forse per "sdrammatizzarsi".
Beh... mi sono commossa pure io, ed allora per sdrammatizzarmi  mi sono rivolta a Lui...
"Però... davvero vi amate così tanto, per ammalarvi insieme...?!", e Lui... "Come no?!... il Nostro è un Amore... quasi da morire".

giovedì 20 marzo 2014

CIO' CHE HO...

GUSTAV  KLIMT -  LA SPERANZA
Vorrei comprendere...perché nel fine settimana, intervallo lungo che mi tiene lontana dai miei Amici, "quelli che contano", trovo più difficile proseguire per la mia strada. Mi muovo a rilento, sono stanca... quasi sentissi tutta sulle spalle, la fatica di questo tratto di via.
Chissà, perché!?
Eppure so bene che ogni tanto devo starmene per conto mio, nella realtà che mi appartiene per poter meglio porgere, con la serenità giusta e il sorriso sincero, ciò che ho da dare.
Che presunzione, la mia... ciò che ho da dare!
Ma che cosa sarà mai... non vorrei alla fine mettere a posto la coscienza, pensando anzi convincendomi che sia gran cosa, condividere un tratto di strada. Tra l'altro l'ho già percorso e ne conosco bene le insidie... e non potrei stare lì, coi miei pensieri ad immaginare.
Ciò che ho da dare...
 Non è gran cosa, niente di preparato, studiato... è solamente il desiderio di riuscire almeno per un po' a non far pensare. Essere l'occasione, lo stimolo e, in quanto persona, una sorta di "promoter" del "vivi qui e ora" senza pensare a "ieri" o preoccuparsi del "domani".
Ecco... se c'è una cosa che studio è proprio questa.
Facile non è perché non sai Chi avrai di fronte la prossima volta e... l'altra ancora, ed anche le condizioni fisiche e dell'umore, potrebbero essere diverse pure nella persona che incontri abitualmente.
Non c'è niente di più difficile e complesso dell'animo umano... e questo è valido anche per me che ho già le mie non poche difficoltà nel capire me stessa quando quei famosi "momenti no" mi colgono all'improvviso.
E allora? Allora, io vado e basta... seguo il Cuore e un pizzico di buonsenso, e se c'è da commuovermi... mi commuovo, e se c'è da ridere... rido, come vita normale chiede, come l'Altro da me richiede.

martedì 18 marzo 2014

E PIANO, PIANO...

E piano, piano vengo fuori allo scoperto...
...chissà che cosa ne uscirà, mi chiedo, passando dal "timore di..." all' "euforia per...", entrambi a stento contenuti nell'incessante tentativo di "concentrazione su...".
Non è una sorta di indovinello, ma l'elaborazione dell'atteggiamento più normale possibile, disinvolto e al tempo stesso responsabile per qualcosa che dovrò vivere a breve... la presentazione del libro narrante l'esperienza del gruppo di auto mutuo aiuto oncologico di cui faccio parte. "Un pezzo di strada insieme" è il titolo, e suona subito come incoraggiamento, un invito a non isolarsi, non rifiutare l'aiuto offerto, anzi a cercarlo perché INSIEME SI PUO'... INSIEME E' MEGLIO.
Ci saranno i saluti delle Autorità... si spera... tutte quelle in cui confidiamo per un riconoscimento, l'intervento centrale più importante del Nostro facilitatore che ha ideato, creato e fortemente voluto il gruppo e in esso continua a... credere senza mai risparmiarsi, e infine le "esperienze" di alcuni di Noi, in varie fasi della malattia.
Orbene, è stato chiesto anche a me di intervenire nella veste di... "guaritrice ferita".
Non sono più la "timidona" di un tempo, ma parlare ad un pubblico fa venire un po' di ansia... non vorrei impappinarmi, non vorrei presentare male ciò che sento mi appartiene quanto la mia vita stessa... se non di più...


" Buonasera, innanzitutto grazie per essere qui e l'attenzione prestata ad un argomento che resta, sia pur trattato con le giuste competenze, piuttosto difficile.
Il mio è un intervento in veste doppia... da "paziente oncologica" al quarto anno di sopravvivenza, e da "guaritrice ferita" in quanto opero da volontaria nello stesso reparto di Oncologia Medica che periodicamente mi segue per i controlli di routine.
Non a caso ho anteposto la condizione di paziente, perché mi sento in primo luogo questo... una paziente che vive con consapevolezza, cauto ottimismo ma pure grande speranza, e poi perché è alla malattia che devo quello che sono diventata... in tutti i sensi.
La mia "storia" comincia esattamente quattro anni fa... con una diagnosi di carcinoma mammario infiltrante.
Chiunque ci sia passato, sa bene che cosa comporta nell'immediato, l'impatto con questa malattia... sgomento, panico, angoscia. Per più giorni si vive una non - vita, convinti quasi di essere già fuori posto.
 Io mi sentivo così. Passato quindi il primo momento e avendo realizzato che comunque ero ancora in vita, venne spontaneo chiedermi quanta voglia di vivere avessi e perché. La voglia di vivere era tanta e il perché fu suggerito da un desiderio che da un po' di tempo mi prendeva Cuore e pensieri... diventare nonna.
Cominciò così a venir fuori quella "grinta" inaspettata e necessaria per affrontare ciò che sarebbe venuto in seguito... il doloroso "iter" delle terlapie, interventi... la mortificazione della femminilità nel corpo e anima.
Per vivere al meglio quello che comunque può essere definito un "evento" della vita, e soprattutto combattere mi scelsi delle strategie... sorriso, parrucca e tanto "condividere". Cominciai a parlarne da subito, sempre e con Tutti... alla fine per coloro che mi ascoltavano, diventò "normalità"... sia per i cosiddetti sani sia per i "miei compagni di percorso" che in questo modo si ritrovarono a vivere meglio, per quanto possibile, la loro condizione.
Terminato il periodo terapeutico, fui congedata con la raccomandazione di essere serena ma non illudermi troppo, cosa appunto che non ho fatto ma pure mai vissuto con angoscia. L'aver scelto di vedere la malattia come "opportunità" mi aveva fatto scoprire nuove risorse che erano più che sopravvivenza... era Vita con la "v" maiuscola.
La serenità che ne è derivata è stato la spinta giusta, l'input per essere quella che sono ora... guaritrice ferita.
E il resto è ancora tutto da raccontare"

Ieri erano queste le parole, nate dal Cuore... messe giù a mo' di promemoria, perché il Cuore stesso non mi tradisse.
Poi... stasera con l'espressività della forza sono cambiate, diventando un... canovaccio dove da sole, come un ricamo... si son tracciate le emozioni mie, vecchie e nuove.

domenica 16 marzo 2014

MENO MALE CHE IL SOLE C'E'...

E poi arriva una domenica di sole con la sensazione che la primavera è sempre più vicina...
Bene, allora la serenità, vuoi o non vuoi, non può venire meno perché avvolge in uno stato di benessere che, a saperci fare, potrà durare anche più di un giorno.
E' come sentirsi racchiusi in un guscio... protetti in un nido... inattaccabili! Così la piccola contrarietà di un momento, l' "inezia" che ha lasciato la spiacevole sensazione di essersi alzati col piede sbagliato, vola via dalla finestra. Quella finestra che hai spalancato per far entrare l'aria fresca del mattino... aria pura.
Poi, è inevitabile... qualche ricordo ritorna. Era la stessa stagione... erano gli stessi giorni.
Ma quello che hai vissuto sembra un sogno lontano oppure cominci a credere che sia capitato "di passaggio" o " per sbaglio" e che se è così non potrà ritornare... Mai più.
Certo, bisogna essere abili assai per trasformare dei ricordi in emozioni dai benefici effetti, a volte però basta solo predisporsi con l'atteggiamento giusto, semplice di Chi vuol godersi l'attimo di piacevoli sensazioni.
Continuare a... essere sereni, dopo tutto non è difficile... lasciarsi alle spalle la zavorra che pesa... guardare sempre e solo avanti. Senza andare troppo oltre... badando a non inciampare.
E questa domenica è arrivata con un tepore che fa ben presagire... come non essere contenta?
Stamattina mi sono alzata alla solita ora da giorno festivo... "elastica" da qualche tempo a questa parte... caffè e muffin al cioccolato per colazione... e imposte aperte.
E a questo punto devo dirlo... fa star tanto bene anche la tavola apparecchiata di buon mattino con un'allegra tovaglia a quadretti. E' una piccola magia che ricarica... a volte anche trasforma, e tutto diventa più buono, non solo quello che mangi ma l'intero momento.
Dopo la colazione presto all'opera... un ragù  in abbondanza, quasi da "piccola comunità" così ci ricavo pure qualche vasetto in più per la "mia piccina"... e per oggi nessun altro programma stabilito.
Quel che può venir fuori senza sapere dà più soddisfazione, e allora... perché non provare, mi son detta... e una volta non l'avrei neanche pensato.
Mi viene un dubbio... sarà stato per tal motivo che tanto spesso mi sentivo "pressata" dalla noia? Sì... la prevedibilità, tra i tanti ha anche questo difetto, si sa.
Così tra faccende e ricordi, pensieri ed emozioni... con un "pizzico" di disappunto e tanto "condimento", anche questa domenica è andata.
 Perché è col Cuore e con la Mente che si deve volere "la festa"...
... e poi c'è pure il sole, e se per caso non si vede... vuol dire semplicemente che si è preso una pausa per splendere di più, e serenamente dare vita al sogno del nuovo giorno che sarà.


sabato 15 marzo 2014

FIGLIA... DELLA PROPRIA FIGLIA

I figli possono diventare genitori dei propri genitori e imparano a vivere il valore della reciprocità.
E' così... succede in alcuni casi ben precisi, seri e dall'esito incerto. Reazioni e comportamenti sono sempre gli stessi,  fatta eccezione per qualche differenza di carattere, che resta talmente irrilevante da poter non essere affatto considerata.
Che cosa succede quando una "figlia" si trova a dover far fronte alla malattia di Sua madre? Non a caso ho parlato di figlia e non di "figlio maschio", perché è la prima in modo particolare che vive empaticamente il dramma occorso alla madre.
In questo tempo che mi ha vista prima "protagonista" e poi "comparsa" nella malattia, ne ho conosciute di madri e figlie... io stessa con la mia ne potremmo raccontare di episodi che ci hanno riguardato, ansie ed emozioni provate, decisioni prese e svolte di vita.
Ed ancora... fino a questi ultimi giorni
Negli occhi di una figlia ho visto quel "luccichio" che ho imparato a riconoscere perché sempre accompagnato da un certo tipo di sorriso, tenero e protettivo tanto simile a quello di una madre per la Sua creatura. E non solo, pure quello "stare in piedi, a braccia conserte", vigile e pronta allo scatto per agire in caso di bisogno... come Colei che accompagna con lo sguardo i primi passi incerti della Sua creatura.
E di nuovo... i ruoli che s'invertono e fanno sì che la figlia diventi la mamma di Sua madre e poi si fondono in un' "armonia" che sa di divino.
Tornata a casa ho cominciato a ricordare... e di proposito sono andata a cercare tra le tante pagine di questo "mio diario", ne avevo già parlato della "dolorosa complicità" che lega madre e figlia quando la malattia... decide...

"Dall'altra parte, poi era seduta un'Amica che non avevo mai visto, era così  perché questo era il Suo primo ciclo di neoadiuvante per ridurre il tumore, e più in là c'era Sua figlia. Dopo dieci mesi mi sono rivista. Parlando, non intenzionalmente le guardavo negli occhi, e in quelli della "mamma" vi ho letto il timore di affrontare qualcosa di troppo grande e sconosciuto, un misto di ansia e di preoccupazione, stati d'animo che conosco bene, e nello "sguardo" della figlia il desiderio di rassicurarla ogni momento, di proteggerla in una sorta d'inversione di ruoli tenera e commovente. Quell'atteggiamento... anche quell'atteggiamento, lo conoscevo molto bene."

Da allora sono passati tre anni... incontro meno quella madre con la figlia, ma sono sicura che poco e niente è cambiato.
E mi pare di vederle ancora... la prima che si "appoggia" alla seconda ed entrambe serene...
Ognuna sa che l'Altra c'è, ed è... al sicuro.

venerdì 14 marzo 2014

Vivo AMANDO... quello che la VITA mi offre...


E' finita un'altra settimana...
Tornata a casa ho lavato il camice, la "divisa", il "lasciapassare" che permette di non nascondermi più per passare inosservata, che mi consente di continuare a... fare quello che sento e altrimenti mi mancherebbe.
Ricordo ciò che disse una paziente conosciuta tempo prima... mi aveva visto di spalle, mi aveva abbracciato... "E tu, che ci fai qui... lavori?" Eh già... indossavo il camice!... "No... qui non lavoro. Vedi?", e dicendo questo le avevo indicato il fiocchetto verde appuntato... "Ah, ho capito... fai quello che già facevi".
E non so perché, tale espressione così generica, diciamo pure per niente chiara, mi era piaciuta davvero tanto, in quanto dava significato e valore al mio massimo impegno.
Capita spesso, infatti che io sosti di più, eppure non me ne rendo conto. Il tempo passa in fretta quando si è in "buona" compagnia e si ha tanto da fare. E il "Nostro Amico", purtroppo... tante pause non concede.
Quest'ultimo periodo si sta rivelando alquanto particolare... denso di avvenimenti, fronteggiarli con lucido distacco non è sempre facile.
 Resisto perché esisto, e devo darne prova. La mia attuale esistenza, come seconda opportunità va vissuta come un proclama, un inno alla gioia di vivere... almeno fino a quando e se mi verrà concesso. Altrimenti hai voglia di nominare la speranza... sarebbe solo un vuoto termine.
Di ciò che dico sono più che convinta... eppure oggi sono rientrata con un nodo alla bocca dello stomaco... appetito nullo e fiacca di forze.
Mi hanno detto... scrivi quello che dici, fanne un libro... grazie, perché ci sei. Ed io sento forte il senso di questa responsabilità, non è peso ma desiderio di non deludere mai.
Non devo avere cedimenti... la mia "sopravvivenza" è un privilegio da non tradire.
Tempo fa ho trovato una frase attribuita ad Einstein... "Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime", ed effettivamente è così. Occorre cercare qualcosa da fare, un impegno che sia anche "distrattore mentale", che gratifichi e... stanchi insieme facendo sì che alba e notte s'incontrino in un punto di un cerchio meraviglioso. Alfa e Omega, l'inizio e la fine del giorno... senza quasi accorgersene. Nel frattempo non si resta mai soli perché Altri volentieri seguono Chi si dà da fare e non indugia col pianto. Le lacrime fanno paura, ad altro non servono che suscitare "uggia" o nel migliore dei casi, "pietà"...
Oggi ho colto ansie e visto lacrime, non ho avuto la pretesa di asciugarle, nessuno può perché c'è un tempo per tutto anche per il pianto. E' liberatorio, sgrava da un macigno sul Cuore, lava la ferita che si ha dentro... così col tempo magari potrà anche rimarginare e con molto impegno sanarsi con la forza del "sorriso" sempre e a tutti i costi. All'inizio forzato, poi di continuo stampato così per darsi coraggio, e infine semplicemente spontaneo perché espressione dell'amore per quello che la Vita dona... ogni giorno.

giovedì 13 marzo 2014

UN ANNO E' PASSATO... da quella fumata bianca

Quando la sera del 13 marzo 2013, dalla Loggia delle Benedizioni fu annunciato alla folla il nome di Jorge Mario Bergoglio come duecentosessantaseiesimo vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, grande fu lo stupore generale. Poi il presentarsi con un semplice... buonasera!... vestito della sola casula bianca e senza la stola di ermellino, fecero sì che quest'uomo "scelto quasi alla fine del mondo" apparisse come inviato dalla Provvidenza, dopo un periodo difficile e drammatico nella storia del pontificato.
Ricordo che quella sera mi trovavo al centro commerciale, tutti i televisori erano sintonizzati sullo stesso canale, in attesa di conoscere il nome del nuovo papa, sentire le Sue prime parole. Si sa, il primissimo inizio di un pontificato è molto importante, dall'approccio coi fedeli può dipendere il rapporto futuro. Molti ricorderanno il... "se sbaglierò, mi corrigerete..." di Giovanni Paolo II dalla loggia pontificia, lo rese immediatamente "simpatico" nella Sua umiltà, uomo tra gli uomini, degno rappresentante di Cristo. Così anche stavolta c'aspettavamo frasi simili, per essere rassicurati che almeno il mondo cattolico potesse contare su una guida valida, partecipe delle problematiche rilevanti di un'umanità disorientata.
Ripeto... quella sera appunto, ero al centro commerciale e in mezzo ad un "emiciclo" di televisori con l'immagine di piazza San Pietro, quasi mi girava la testa, ad un certo punto fermai lo sguardo su uno solo, avvicinandomi piano.
"Magnetismo" prodigioso!
Date le circostanze, non avevo vissuto la grande emozione da conclave. Non accade spesso, infatti che un papa dia le dimissioni, fino ad ora ero abituata a piangerne la morte per poi gioire all'elezione del Suo successore... una sorta di... è morto il re, viva il re. Nella tristezza della perdita si faceva strada lo spiraglio della speranza.
In questo caso, nell'atto di rinuncia di papa Benedetto c'era stato per Tutti il dolore della resa, di aver gettato la  spugna per non poter più continuare, un rifiuto inspiegabile di condurre fino alla fine una doverosa sfida.
E in quel momento gruppetti di persone, capitate là, in un luogo così normale... si erano adunati davanti a quegli schermi, magari come me non sapevano nemmeno quante fumate nere c'erano state prima di quella bianca decisiva, però non avevano potuto fare a meno di fermarsi... un papa non si fa tutti i giorni, ma soprattutto non si poteva perdere la fiducia che finalmente qualcosa cambiasse... che arrivasse quella "svolta"... da passo indietro. Non sarebbe stato un segno negativo, tutt'altro... avrebbe significato un po' tornare alle origini, quelle dai "grandi significati".
E le aspettative non le ha certo deluse, quell'uomo semplice venuto da tanto lontano... ha rinunciato agli sfarzi del ruolo, ha improvvisato omelie proclamandole dall'ambone invece che ex cathedra, in un certo senso ha voluto dare un "nuovo inizio". Non a caso ha scelto il Suo nome, Francesco e non Francesco I. Francesco e basta.










martedì 11 marzo 2014

COME VENTO DI PRIMAVERA

E non ho raccontato il resto che ha contribuito a rendere particolare e non solo, la giornata di ieri... e non solo quella. Perché uno stato di grazia per essere veramente tale deve durare nel tempo, continuare e rinnovarsi nei giorni a venire... non può essere passeggero.
Niente di eclatante per carità... ma minime cose, novità e forti emozioni (quelle non mancano mai)  che... come i tiepidi venti di primavera... scompigliano ma portano pure all'ampio respiro.
Forse perché avevo smesso di "pensarci" ed avevo ripreso il mio "percorso del sorriso", ad ogni momento della giornata ho dato un'interpretazione ed un valore preciso, a cominciare da una telefonata proprio mentre ero sul punto di riprendere mano ai "fiocchi di tenerezza" per l'incontro del pomeriggio.
Era piuttosto tardi per quello che avevo da fare, ma nonostante tutto ho risposto con l'entusiasmo di sempre riconoscendo la voce dall'altra parte.
"Tu lo sai..." m'ha detto,"ogni tanto ho bisogno di sentirti... per qualche dubbio ma anche solo per la voce. Ti ho mai detto che hai una voce che rassicura?" Oh si... certo, l'aveva detto... lo dice ogni volta che mi telefona... sempre alla stessa ora.
Però, di nuovo... ancora si tira in ballo la "mia voce". Mi verrebbe voglia di ascoltarla da "esterna" questa mia voce.
Me lo dicono sempre e ancora... "mi era parso di sentire la tua voce..."
E' una storia "antica".
L'anziana padrona di casa che non m'aveva mai vista, e con cui parlavo al telefono per la prima volta... "che bella voce giovanile, molto dolce", e comunque allora non mi parve strano perché giovane lo ero davvero.
E l'Amore della mia Vita? Di me si era innamorato ascoltando la voce che di certo l'aveva molto colpito se dopo incontrandomi non aveva mostrato segno di delusione.
La Voce, la voce... devo esserne ormai convinta... ho una bella Voce, una voce che serve e non solo per "comunicazioni di servizio", ma che pure qualche volta è stata d'illusione per qualcuno.
Però alla fine è stata più utile che "svantaggiosa" e allora ... va bene così, vale la pena di continuare a... credere che il vento favorevole durerà.
Poi, nel pomeriggio l'incontro... i volti di sempre ormai familiari, i sorrisi aperti e quelli stentati, il simpatico "beccarsi" per sdrammatizzare... l'entusiasmo per un convegno tutto nostro di cui saremo unici e grandi "protagonisti", l'impegno sicuro a non suscitare compassione ma piuttosto ammirazione e pure invidia perché non ci siamo piegati e portiamo con orgoglio le cicatrici, soprattutto quelle che non si vedono.
Così il vissuto di un giorno mi ha regalato forza e serenità, mi ha portato a riflettere... che cosa mai sarà ciò che mi coinvolge tanto?
E' la Volontà di non essere Una che è solo circondata da Tanti... un'isola sconosciuta perché deserta e abbandonata... bensì di sentirsi tutt'uno con Chi le è intorno, dare appoggio e riceverne anche quando le acque non sono poi tanto tranquille e difficoltosa diventa la traversata.

lunedì 10 marzo 2014

L'UCCELLINO

Due giorni fuori dal "mondo", quello che ho deciso sia fortemente mio perché la speranza non abbandoni me e non soltanto me.
Due giorni per "festeggiare"?... non proprio, piuttosto per "ricordare" ma in modo diverso quello che è stato e poter ripetere per l'ennesima volta... ci sono. Non importa per quanto perché conta che sia ora ed io ne possa gioire.
Giunta alla conclusione che se "ci credo" non devo farmi destabilizzare da niente e da nessuno, decido almeno per il momento di non pensarci. E ancora una volta mi sento serena come non mai.
Mi addormento in tale stato di grazia e così mi sono svegliata stamattina, felice che ci fosse il sole e che la sua luce, filtrata dalla veneziana dello stanzino, illuminasse l'intero corridoio. Fa giorno sempre più presto, ormai per l'inverno c'è poco da fare... il tempo giusto per qualche saluto qua e là e poi via.
In cucina per la colazione, mentre mi annodavo il grembiule, dietro i vetri guardavo sul balcone... ecco un uccellino ad ali spiegate, planare sulla ringhiera. Rapidamente e a scatti muoveva il capino, a destra e sinistra, si fermava reclinandolo da un lato... sembrava in attesa... poi all'improvviso, forse allertato dal movimento sospetto della tendina a malapena percepito, ha riaperto le alucce ed ha spiccato il volo.
Gli uccelli sono timide creature... riservati e paurosi cercano la quiete per vivere in tranquillità la vita che è data loro.
Chissà dove era diretto quel "mio" uccellino!? Continuavo a... pensare a lui e intanto mi rasserenavo sempre di più... oggi sarebbe stata una giornata diversa, di una normalità... rinnovata.
"Che cosa vuoi che ti porti al mio ritorno?"... ho fatto quasi un sobbalzo! Nella stessa luce, col medesimo profumo nell'aria, quella domanda... come quattro anni fa. L'Amore di una vita mi stava chiedendo se desideravo qualcosa... come quattro anni fa, quando gli risposi... "si, portami un cappello", e Lui me ne regalò tre. Furono i "primi alleati" nella battaglia.
Ho capito che cosa muove l'altalena dei miei sentimenti attuali, d'altra parte da qualche tempo è sempre lo stesso "meccanismo"... il ritorno dei ricordi, vivi e fortemente sentiti perché collocati come un tempo.
Sembra che tutto sia  fermo ad allora e di conseguenza tutto abbia da ricominciare.  Un "groppo" alla gola ed un sussulto... no, quel che doveva essere è passato.
 Stavolta ho voluto persino che quei giorni trascorressero altrove!
Ho aperto la finestra, un respiro profondo... l'uccellino non era andato troppo lontano.
Si era posato solo sui fili stendi-biancheria del balcone accanto.

mercoledì 5 marzo 2014

QUELLE "SANTE" BENEDIZIONI

Che il Signore ti benedica...
Quante volte l'ho sentito ripetere per tutto questo tempo... un po' mi schernivo, però ammetto pure il gran senso di sollievo a quelle parole, quasi fossero "garanzia illimitata" e prima ancora "ansiolitico" senza rischio di dipendenza.
L'ultima volta che le ho ascoltate... mi è tornato vivo un ricordo.
Tre anni fa e... un bacio sulla punta delle dita.
All'ultimo appuntamento non si era presentata quella mia amica "assai particolare", come lei stessa amava definirsi, venti giorni dopo ero venuta a sapere che non c'era più.
Avevo tanto parlato di Lei, la vecchina che un giorno di luglio, sotto un acquazzone che faceva dimenticare l'estate, accompagnai a casa dopo la terapia. Me l'aveva chiesto con tono supplichevole ma in realtà imponendolo, forte della Sua "autorità" di persona anziana. Naturalmente le risposi di si... e da quel giorno ogni 21 giorni fui il Suo autista preferito.
Non aveva nessuno che potesse accompagnarla in ospedale, Lei era sola, ma molto probabilmente preferiva esserlo... "Il fatto è che io c'ho un carattere mooolto particolare..." e calcava il tono su quel "mooolto" che la diceva lunga... poi prendeva a piangere, all'improvviso si asciugava le lacrime e cominciava a "intervistarmi". Ma quante domande mi avrà fatto... e tutte insieme pure, a rischio di mettere in seria difficoltà il mio già carente senso d'orientamento.
"Non Ti preoccupare... è facile, devi andare sempre dritto. Dritto... ancora dritto e sempre dritto." Forse poteva avere anche ragione... solo non teneva conto dei sensi unici... e quante volte mi son trovata a fare lo stesso giro prima di arrivare dove dovevo. Allora scoppiava a ridere... una risata sottile, quasi a singhiozzo... e poi ricominciava con le domande.
Prestissimo era passata al "tu"... "Ma ti sei operata? E dove? Alla mammella? Ah... ma quella è 'na stupidaggine! Sent' a me... tu si' guarita."
Magari... le rispondevo e continuavo a... guidare, però lo ammetto, con un pizzico di serenità in più.
Arrivate sotto casa, l'aiutavo a scendere dall'auto... e mentre lei apriva a fatica quel portone le reggevo  la borsa a retina che mi ricordava l'infanzia e in cui teneva in bell'ordine tutte le "carte" del Suo "curriculum" sanitario. Poi tolta la chiave dalla serratura, prima di salire le scale mi guardava... "Che il Signore Ti dia tante benedizioni, ma soprattutto... tanta salute!"
Oggi mi resta questo ricordo... le Sue parole di sante benedizioni  e un bacio al volo in segno di saluto.












martedì 4 marzo 2014

VERSO IL DOMANI... COMUNQUE



 Vero è che molto dipende dallo stato d'animo. Se il terreno è predisposto a ricevere il seme, lo accoglierà  e gli consentirà di germogliare.
Ormai sono mesi che faccio un gran lavoro su di me perché la malattia o meglio la paura che l'accompagna, non lasci dietro di sé deserto e aridità impedendo alla sua "parte buona" di dar frutto.
Non è sempre stato facile... non lo è ancora, dalla mia però ho il dono della "fede", la consapevolezza dei suoi "vantaggi".
Non è questa certo la sede giusta per affermarne le validità... che sia Tutto vero o falso poco importa... per me sono "verità inconfutabili" e comunque già dire, proclamare "Io Credo" infonde coraggio, sicurezza... non Ti senti solo ed hai una marcia in più.
Può avere anche le medesime certezze Chi ha una posizione agnostica a riguardo, purché "creda" in qualcosa o in qualcuno sia pure solo se stesso.
Non si può procedere alla cieca, travolti da tutto quello che succede... così ci si lascia solo vivere.
Scegliere Cristo come "compagno di viaggio" non significa però "rassegnarsi" al proprio destino... tutt'altro, è sentire il Suo aiuto, il "braccio forte", l'ausilio nel combattere, nel sollevarti quando cadi.
Con LUI non si muore mai...
... ma non possono nemmeno essere ignorati "momenti" grevi di sofferenza maturata nel tempo e vissuti con una lucidità... destabilizzante.  E a questo punto se ognuno di Noi non facesse  ricorso alle risorse proprie e a quelle acquisite con tanta fatica, dovrebbe rimettere ogni cosa in discussione.
C'è poi sempre la testimonianza del tutto "positiva"... un'altra di Chi "vive" la speranza assecondando la Vita come va, non pensa affatto a quello che può essere ma solo a ciò che vuole... "qui" e "adesso".
Con una "marcia in più", però non si è soli nel continuare a... desiderare, e le certezze si consolidano quasi per miracolo.
E quando spesso sopraggiunge l'improvvisa voglia di piangere, forti di quell' "aiuto" riusciamo pure a superarla, attribuendole valore e giusta spiegazione.
Ci mostriamo fragili solo perché stanchi di essere stati troppo a lungo forti... passerà, soprattutto perché finalmente non dovremo dimostrare più niente.
Siamo come siamo... e di sicuro mai soli.
Oggi... dalle mie riflessioni traggo un piccolo tesoro, sintetizzato con una frase che trovo emblematica, soprattutto per Chi è credente...
"LUI, TE ed IO... per mano... sempre avanti".

lunedì 3 marzo 2014

UNA COPPIA

L'anno scorso conobbi Lui per primo ad uno degli incontri del gruppo cui appartengo. Venne da solo, senza Sua moglie che in realtà doveva essere la persona interessata.
E' una cosa che capita di frequente...
l' "accompagnatore" precede o sostituisce, quasi a compensare parzialmente il "rifiuto" di una realtà che pesa al pari di un macigno.
Era venuto per portare testimonianza di qualcosa che aveva letto prima per caso nel trafiletto di una rivista, e poi approfondito con lo studio di un testo sull'importanza di bere acqua alcalina per contrastare i tumori ed anche prevenirli.
Ciò che immediatamente mi aveva colpito di Lui era stato lo sguardo, l'espressione... l'intero volto di una serenità che prendeva totalmente. E poi... la pacatezza del Suo dire, soprattutto quando prese a parlare di Sua moglie, impaurita... titubante in ogni azione e nello stesso tempo "ribelle" ai tentativi per indurla a reagire positivamente. Con tenerezza la descriveva quasi fosse una bimba terrorizzata dal "buio", ma con la speranza di riuscire prima o poi a rassicurarla.
In seguito conobbi anche Lei ed ebbi modo di verificare le mie deduzioni, perfettamente sovrapponibili alla realtà con l'aggiunta forse l'aggravante di un'evidente diffidenza nei confronti di chiunque Le si avvicinasse.
Occhi azzurri, melanconici e sfuggenti... sedeva sulla punta della sedia, pronta allo scatto per... fuggire.
 Così, ogni volta.
Piano piano però riuscii ad aprire uno squarcio in quella fitta cortina che ci separava, e alla fine fu breccia nell' animo, merito della mia memoria, grazie alla quale non dimenticai  il Suo nome di battesimo assai particolare. Così tutte le volte che la incontravo, prima di "tutto il resto" la chiamavo per nome, Lei ne gioiva e a lungo andare venne a crearsi una sorta di legame tra il "familiare" e il "complice", fatto di molte parole che però acquistavano valore solo in virtù di quel nome "mandato" a memoria.
Qualche giorno fa ho rivisto entrambi...
"Guarda!?... stavolta mi stanno cadendo pure i capelli. Dovrò pensare seriamente alla parrucca... ma dove andare?... mi viene l'angoscia solo a pensarci. E con quello che costano, poi... le parrucche..."
E' stato tutt'uno... Ti porto la mia, Le ho detto... Ti vedrai nuova, diversa... più bella.
E col solito atteggiamento "piccato"... "Me la devo provare... E se non mi piace?..."
Lui intanto, la guardava come per dire... siamo alle solite.
Se non Ti piacerà, me la restituirai... stai tranquilla, non mi offendo.
E Lui... a mitigare il tutto... "Ha visto signora, quanto è tremenda? Me ne fa di cose... povero IO"
C'ho pensato dopo a quello che forse solo in apparenza era un errore.
Per quante ne facesse in nome di quell'amore, niente per Lei andava bene... e questo inconsciamente lo mortificava oltre il pensabile... fino ad arrivare nell'intimo Suo.
Ma dopo tutto non importava, sembrava dire con gli occhi... siamo "solo" alle solite.