marzo

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sabato 31 agosto 2013

Nonostante tutto...

Nonostante tutto... quante volte in tre anni l'ho ripetuto?... e ancora continuo a... ripeterlo.
Quando al mattino mi sveglio e mi guardo allo specchio, e "nonostante tutto" mi trovo come prima forse anche meglio. Poi mi sfilo la casacca del pigiama ed è come se non fosse mai successo niente... è vero, tolgo il reggiseno "notturno" giusto un minuto prima di indossare quello che porto durante il giorno... ma che fa?... questo è un "dato" che la mente non riconosce, perciò... nonostante tutto mi posso ancora guardare.
Faccio tante cose che non avrei mai pensato o che, appartenenti ad un tempo ormai remoto, ora ho ripreso ad apprezzare sentendole "mie" e "per sempre".
Sono in ospedale a relazionarmi con gli Amici miei, quelli che contano e nonostante tutto, nonostante il mio vissuto... sto bene e non perchè lo dimentico ma perchè riesco a vederne il senso. Sono a mio agio persino quando mi coglie una caldana improvvisa e il viso gocciola di sudore... non maschero, non mento e c'è sempre qualcuno che mi dice... non ti preoccupare, ti capisco perchè anch'io... e poi mi chiede dopo un po'... va meglio, è passato?
Ed anche se mi trovo lì per dare aiuto, sono io a riceverlo da Loro che... nonostante tutto... non "si risparmiano" con me, in un mutuo scambio spartito non sempre in egual misura.
E se volessi... quante occasioni ancora... nonostante tutto.
Essere sempre in qualche modo a "quel passato" legata... eppure vivere il presente con una serenità che appaga ma non convince.
Temere il futuro ogni volta che ci penso, poi parlare di esso come fosse infinito... eppure non avere il coraggio di fare programmi a lunga scadenza.
Oh... potrei continuare e non fermarmi mai... continuerei nonostante l'ora tarda e una stanchezza che incalza.
Faccio solo la pausa di una notte... giusto per riprendermi, perchè a dispetto di qualsiasi "incognita", nonostante tutto non voglio arrendermi, neanche per le "piccole cose".

venerdì 30 agosto 2013

Dalle lacrime un sorriso

E dopo aver pianto al pensiero della Sua bimba che non c'era più, mia madre sorrideva ricordandone il carattere vivacissimo e le Sue numerose marachelle.
Lacrime e sorrisi in così rapida successione quasi da confondersi, indiscutibili prove di sentimenti che pur contrastanti lasciano un segno di positività. Niente è del tutto negativo o meglio, nello specifico... a colmare la perdita c'è sempre il conforto dei bei ricordi, o ancora... si può da eventi dolorosi e tristi ricavare della positività persino contagiosa. Un po' quello che è capitato a me dopo la "bufera"... un po' quello che continua a... essere ancora mentre guardo il nemico negli occhi e lo sfido con un coraggio che a volte pare "incoscienza" persino a me stessa.
Guardarlo negli occhi... lo percepisco, sento che ricambia lo sguardo quando vedo spuntare una o più lacrime in Chi ho davanti, in quel momento è come se dicesse... tu e i tuoi sorrisi!... vedi di che cosa sono capace, far piangere anche quando si parla di cose belle.
Ma ho imparato e non mi faccio prendere più alla sprovvista. "Vado" preparata... tiro fuori dalla tasca uno dei tanti fazzoletti di cui son fornita, e già questo suscita il riso di Chi ho di fronte perchè non se lo aspettava, e poi "insieme" continuiamo a... beffeggiarlo, smontarlo pezzo per pezzo per fargli vedere di che cosa si è capaci anche con la paura a 360° che prende e lascia e non ha mai fine. E a questo punto vinciamo Noi ed è partita patta, e tutto sommato va bene così, anche a lungo può andar bene così.
Ci sei TU... ma ci sono anch'IO, ognuno al proprio posto senza dar fastidio... anche se tutto passa e ne resta solo il ricordo che poi diventa qualcosa di più... un pensiero tenace ma non continuo, come un unico grosso nuvolone davanti al sole in un cielo per il resto terso. Si sposta e splende il sole, ma minaccioso resta lì a ricordare un suo "ritorno".

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giovedì 29 agosto 2013

Un ricordo quasi "remoto"

Si dice che con l'avanzare degli anni si è portati a ricordare meglio fatti e avvenimenti molto antichi, magari dimentichi che cosa hai mangiato ieri e puoi invece aver ben fisso nella mente persino come eri vestito quel tal giorno e perchè.
Se è così allora devo dedurre che nonostante le "apparenze" sto invecchiando davvero.
O forse no... perchè il ricordo che oggi è riaffiorato quasi all'improvviso non è stato per caso, anzi... portato dal pensiero di quelle due "mamme giovani" e sull'onda delle note di una vecchia canzone.
Quando si ammala la mamma il timore di perderla fa diventare il figlio capace di qualsiasi cosa pur di salvarla... vede vacillare il punto di riferimento più importante e fa l'impensabile, non l'avrebbe creduto possibile Lui stesso.
E quando ad ammalarsi gravemente è il figlio... che cosa succede alla Sua mamma?
Sono consapevole che se mi inoltrassi in questo argomento rischierei di parlare per frasi fatte, scontate che invece di alleviare la pena di una mamma che legge, la farebbero diventare più grande, aggravata a tratti da un senso di sconforto alternato ad un'irritazione latente. Ma perchè rinvangare quando il tempo ha fatto il suo dovere appianando le "scabrosità" di un percorso doloroso e difficile che non ha eguali?
Se fosse viva mia madre risponderebbe che si può o non si può rinvangare quel che è stato, nulla cambierebbe... Lei, una figlia l'aveva persa e sosteneva che pur avendone altri quattro, quando faceva mente locale c'era sempre uno spazio vuoto... tra il primo e il terzo... e sarebbe stato così per sempre.
Poi accadeva di riascoltare una canzone, guarda caso... per caso, e Lei scoppiava a piangere... perchè quella musica per l'epoca ed un'immagine le rinnovava un dolore affatto antico.
E' la stessa canzone che oggi... guarda caso, per caso ho ascoltato ed il ricordo di quell'ultima lacrima sul viso di una bimba di otto anni che lasciava la Sua mamma, mi ha preso anima e cuore e un brivido mi ha percorso senza che potessi opporre alcuna forza.

mercoledì 28 agosto 2013

Quando si ammala la Mamma...

"Ma TU... Tu non puoi fare così, devi andare da un medico, insomma preferisci rimanere con il dubbio?! Non Ti capisco... perchè IO sono angosciata da questo pensiero, capisci!? ANGOSCIATA!"... e poi si chiudeva in camera dopo aver sbattuto la porta. Passata mezz'ora, non di più... me la ritrovavo di fronte... "Allora... che hai deciso?... quando vai da un medico?", ed io facevo spallucce, incoscientemente cacciavo la testa sotto la sabbia, sperando che quando l'avessi tirata fuori "quel che mi stava capitando" non ci fosse più.
Oggi... se sono ancora qui molto probabilmente lo devo a mia figlia... se non mi avesse sottoposto ad una terapia d'urto come quella, avrei continuato a... ignorare ciò che istintivamente non avevo sottovalutato. Eppure per quella dannata paura lasciai passare due mesi... eppure fu Lei, mia figlia alla fine a trascinarmi dal medico. Prima di sapere era angosciata ed arrabbiata, poi quando diagnosi fu fatta era diventata tranquilla e rassicurante... al fianco mio per dirmi apertamente o in silenzio... ce la faremo!
Perchè questi ricordi?... a volte sembra che io voglia davvero farmi male da sola, però non è sempre così, stavolta ad esempio è stata una naturale conseguenza.
L'altro giorno in reparto ho incontrato due "giovani mamme" e una mamma, diciamo così "grande", non anziana ma appunto... grande perchè accanto a Lei c'era un "figlio grande". Erano stranieri dell'Est... la mamma in Italia da più di dieci anni, Lui, il figlio qui solo da 28 giorni, venuto per starle vicino.
La "mamma grande" si è ammalata da quattro anni e non riesce ancora a venirne fuori... ha cercato di proteggere la Sua famiglia lontana, ha affrontato tutto da sola senza mai lamentarsi o chiedere aiuto... ora non ce l'ha fatta più e il "figlio grande" l'ha raggiunta e non andrà via fino a quando tutto non sarà finito.
Quello che mi ha colpito nel guardarli è stato l'evidente scambio dei ruoli e nello stesso tempo la volontà di entrambi di proteggersi a vicenda.
Era perciò naturale che mi ricordassi gli inizi della mia "storia", quando mia figlia era diventata la madre di Sua madre, ed Io... pur angosciata, vulnerabile avrei voluto che nulla fosse per non darle dolore... non farla sentire smarrita, costretta a mostrarsi forte per darmi forza.

martedì 27 agosto 2013

E' sempre più tardi...

Ogni sera faccio sempre più tardi... neanche lavorassi, o meglio non è che io non faccia niente da "mane a sera", solo che non lavoro dietro retribuzione. Questo per quanto riguarda la mia attività in proprio di... imprenditrice familiare. Poi c'è... non so trovare la definizione giusta... compito, attività, ruolo o missione? No no no, quest'ultimo... "missione" è il termine peggiore, sa troppo di sacrificio... un po' di privilegio, come dire sono stata prescelta e questo non è vero. Mi sono ritrovata a fare qualcosa di buono... questo è vero... ma quando cominciai, l'intento era far stare bene soprattutto me stessa, restare nell'ambiente per sdrammatizzare quel che era stato. Per questo quando mi si chiede... siete una volontaria? oppure... fate volontariato?... a me suona strano molto strano, all'inizio cercavo di spiegarmi ma notando l'incredulità e il tentativo vano di comprendere nello sguardo di Chi ascoltava, a un certo punto ci rinunciai e presi a rispondere, si... sono una volontaria ospedaliera... e il resto, quel che facevo e il perchè, il senso tutto restava nel mio Cuore.
E torno a stasera... più tardi delle altre sere, sto scrivendo e non so nemmeno come... e spero di non  scrivere tante corbellerie, almeno non più del solito. Mi sa che dovrò prendere in seria considerazione il suggerimento dei miei figli... mamma, dovresti assumere una segretaria che risponde al telefono al posto Tuo, appunta gli stralci dei Tuoi pensieri, li mette in ordine e ne fa una bozza al posto Tuo, tiene per conto Tuo la "contabilità" dei numerosi contatti. Contatti?... ma per me non sono semplici... contatti, uno per uno li sento a me vicini, ricordo i Loro nomi, ne conosco le "storie", non possono essere "contatti"! Però... "contabilità" ci sta, la lascio passare... perchè se ogni Amico è da considerare un "tesoro" allora le mie ricchezze sono davvero tante e una contabilità nello specifico, non può mancare.

lunedì 26 agosto 2013

Il senso della misura

Ne parlavo con un'Amica proprio oggi... del senso della misura.
Qualche retore latino c'avrebbe fatto un'orazione, di quelle tramandate ai posteri, croce e delizia di studenti indifferenti a tanta saggezza.
Il senso della misura in ogni cosa per gestire al meglio se stessi, la propria vita senza invadere, danneggiandola, quella altrui. Può capitare tuttavia a volte di smarrirlo, forse per entusiasmo o eccessivo affetto, ma va ritrovato subito per non continuare a... farlo e convincersi pure di essere nel giusto.
Ricordavo... quando tre anni fa giunsi alla fine del percorso terapeutico e mi fu detto... oggi ti licenzio, fui pervasa da una gioia così grande che mi sembrò di... poter tutto, avrei voluto gridare... ho vinto perchè avevo superato il male "innominabile" per eccellenza, anche se... avevo un seno in meno ma dopo tutto non mi interessava più di tanto. In un'unica parola ero "entusiasta" di questa nuova vita che mi si prospettava e avrei voluto comunicarlo al mondo intero che sentivo di amare per intero e da cui credevo di essere amata così com'ero. Sprizzavo gioia ed allegria... ero instancabile e mi tuffai in ogni impresa tanto da essere considerata credibile ed affidabile. L'impegno ben presto si rivelò importante, e l'entusiasmo per una vita ritrovata non poteva essere la soluzione unica e giusta per muoversi senza sbagliare, e così di errori ne ho fatti tanti... giustificati, è vero come a una "bambina troppo a lungo imbrigliata", ma mai passati sotto silenzio a scapito di grande sofferenza da parte mia.
Però ho anche tanto imparato passando attraverso vari livelli di crescita... oggi sono molto più misurata eppure so che non è finita... ho ancora da lavorare su me stessa perchè presa da quegli attimi di entusiasmo senza misura io mi fermi in tempo e sbagli poco... nei limiti che il senso della misura impone.

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domenica 25 agosto 2013

Vorrei solo dire che siete stelle che brillano

"Stelle che brillano"... ci ha definito così, Elena nell' e-mail in cui racconta la Sua storia...

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Buongiorno, le scrivo perchè colpita dal suo blog. Vorrei raccontarle la mia storia, non sono né sono stata malata di cancro, ma questa malattia ha colpito una persona a me molto cara che ha rifiutato il mio aiuto dicendomi che non ne ha bisogno e che ci rivedremo quando l'avrà sconfitto. Ovviamente non poterle essere vicino e di aiuto mi ha destabilizzato parecchio ed allora invece di allontanarmene ho cercato di capire nel limite delle mie possibilità cosa le stesse succedendo. Ho iniziato a leggere articoli su come una donna colpita da tumore al seno si possa sentire... Le paure le ansie...La solitudine interiore... la ricerca spirituale. Stranamente anche dentro di me è iniziata una nuova ricerca e alla paura e allo smarrimento ha preso il posto il voler conoscere, non per tenere sotto controllo o per dire io so... Semplicemente come opportunità per scoprire una realtà nuova ben nascosta nella nostra società, che nessuno vede finchè non ne entra in contatto. Volevo solo dire che mi ha sorpreso ciò che ho visto avvicinandomi al percorso interiore che porta l'affrontare il cancro. Vorrei solo far capire che non si è soli... Con il dialogo e la voglia di ascoltare si può imparare uno dall'altro. Con umiltà basterebbe venirsi incontro... Non si è soli, c'è chi cerca di comprendere. Grazie  e buona giornata.
- Elena La Bianca -


Ecco l' "avventura" vista da un'altra prospettiva, forse anche più difficile di Chi la vive. In effetti quando ti ritrovi dentro in prima persona e all'improvviso, nell'immediato non hai il tempo di fare troppe considerazioni. Il primo pensiero in assoluto al momento della diagnosi è quello di non farcela, ti senti crollare il mondo addosso... vorresti fosse tutto un brutto sogno, un incubo da cui risvegliarsi al più presto. Una volta realizzato che così non è, l'istinto di sopravvivenza fa il resto e vengono fuori grinta e coraggio, ribellione e spavalderia nei confronti del male. Questo nella stragrande maggioranza dei casi... in tutto questo la "positività" di cui tanto si parla. Le persone che sono intorno, familiari e amici, invece stentano a venir fuori dallo stato di smarrimento e sgomento perchè si sentono impotenti, vorrebbero fare di più ma non possono... perchè non ce la fanno ed allora si ritirano oppure... come nel caso della Nostra Amica, viene alzato un muro da parte della persona colpita che teme nella Sua vulnerabilità di mostrare gli eventuali cedimenti durante il percorso e quindi provarne vergogna, o anche di non poter essere capita a pieno.
Se da una parte è comprensibile la volontà di mantenere una certa dignità nell'atteggiamento, per quanto riguarda la seconda eventualità, quella di non essere capiti... penso che ci sia poco da temere. Aprirsi agli Altri sin dall'inizio... parlarne non può che portare risultati positivi, Chi sarà all'altezza resterà e capirà... Altri si dilegueranno come neve al sole, scompariranno all'improvviso e velocemente in una sorta di "auto-selezione naturale". Meglio di così...

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sabato 24 agosto 2013

Lo specchio deformante

 Le mie giornate ora sono davvero piene, zeppe d'impegni... di un gran da fare... quando va bene mi sento sdoppiata, altre volte penso di non raggiungere nemmeno la sufficienza del rendimento. Tant'è... comunque mi impegno e spero sempre di non deludere troppo.
Questa vita però mi piace... tutta, come seconda occasione ed anche per come riesco a viverla destreggiandomi tra le tante opportunità. Non sarò il massimo per ognuna ma anche in questo caso si tratta sempre di accontentarsi... il meglio di me sicuramente viene fuori poi l'importante è mantenere il rispetto di se stessi e degli Altri.
E torno a far riferimento a quel signore dal nome e cognome armoniosamente uniti insieme... tra le altre cose l'altro giorno ha fatto cenno a come sia mutato il rapporto con Sua moglie. La malattia, le terapie e non ultima l'età hanno molto levato dell'antica passionalità, però... "... sapete, signora Maria... quando la sera vado a letto e mi trovo accanto la donna che amo da una vita, mi basta allungare la mano e prendere la Sua nella mia, stringerla forte e mi sento come un tempo... le stesse sensazioni ed emozioni. Per Noi non è cambiato niente, anzi..."
Non so perchè ma a queste parole mi sono commossa davvero, tanto che ho dovuto metter fuori il fazzoletto simulando l'arrivo improvviso di una caldana, poi avrei voluto abbracciarlo quel signore grande e grosso dal cuore tanto tenero, stringerlo per prendere parte della Sua vulnerabilità e dargli in cambio un po' di forza, perchè possa continuare a... sperare che tutto torni come prima, nell'ambito del possibile... più o meno come prima...
"... ma vi dirò, signora Maria... a me basta così, vorrei solo qualche malanno in meno,  il resto è più che sufficiente..."
Gli ho dato due caramelle, una per Lui, l'altra per Sua moglie... le ha messe nel taschino della camicia ed ha detto sorridendo... vi ringraziamo.
Incontri così mi fanno pensare... mi convincono sempre più che la vita vera sia questa, quella che vivo ora... autentica nel dolore come pure nella gioia, lo è per me come per gli Altri.
La vita di una volta era solo l'immagine speculare di questa e neanche tanto fedele... l'immagine riflessa in uno specchio deformante. Nulla più.

venerdì 23 agosto 2013

Come ogni sera...

Come ogni sera qui... alla fine di un altro giorno "speciale".
Ma non sono poi così da "allora" tutti i miei giorni? Eppure diversi, tanto impegnativi con un qualcosa di fatica fisica che alla sera fa addormentare senza pensieri, anzi uno solo... sono contenta.
E della settimana due in special modo sono quelli che mi riempiono le "giornate"... non è un gioco di parole perchè è proprio così, sono talmente forti di esperienza e ricchi che posso vivere di rendita per i restanti e tutto quel che faccio anche banale e noioso avrà un senso.
Stasera ripenso a due persone incontrate oggi in ospedale, la prima al Suo "battesimo" con la chemio... una giovane donna che dall'aspetto mostrava di essere ancora più giovane e un signore anziano dal nome che richiamava il cognome e insieme armonizzavano in un suono.
La donna mostrava nel volto quella "sicurezza forzata" di Chi si era volenterosamente preparato per il "ruolo". Chissà quante volte aveva ripetuto a se stessa... devo essere positiva, devo essere positiva... per non farsi prendere in castagna dalla "brutta bestia" e dai tanti "buoni amici" che sarebbero andati a farle visita per vedere come l'aveva presa. Come se ci fosse una normativa o una regola, o si potesse scegliere da una vasta gamma di atteggiamenti quello giusto. La "batosta" te la prendi e basta, e poi a forza di cerotti e fasciature vai avanti, qualcuno resta attaccato più a lungo, qualche altra resiste meno, ma alla fine dai, il contributo ce lo metti a far capire che si può fare... non è così tremendo come pare.
E il secondo signore poi...
"IO sono positivo, positivo davvero anche se oggi il dottore, meravigliato nel constatare i marcatori notevolmente abbassati, si è lasciato scappare che è cosa strana perchè quelli come me, che hanno iniziato con me... son tutti morti. Meh, vabbè... non siamo tutti uguali, ho detto io... anche se poi ora ci sto pensando e un po' sto male. Ma sono positivo e continuerò a... esserlo. Tanto, mi dico... che cosa cambia?"
Certo, non cambia nulla perchè si può far un gran parlare di casistiche e statistiche, tanto ogni cosa va come deve andare e se uno ha da vivere... vivrà in barba a tutto. Cancro compreso!

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giovedì 22 agosto 2013

Le due "rive" opposte

Chi mi conosce ma pure chi mi legge sa bene quanto io ami parlar per metafore... non lo faccio apposta o per rendere il concetto contorto, mi viene spontaneo e poi trovo che andare per similitudini addirittura renda più semplici spiegazione e comprensione.
Non sarà verità assoluta ma credo di non avere proprio torto e che anzi la cosa funzioni.
Ad esempio... pensavo stamattina a quanto appare diversa una situazione o condizione secondo due punti di vista opposti... come i due profili di uno stesso volto o i lati di uno stesso tronco irregolare mentre scivola lungo un corso d'acqua. Chi sta sulla riva sinistra noterà i rami rimasti, Chi l'osserverà da destra lo crederà completamente privo.
Due rive opposte, due convinzioni diverse e sarà difficile che l'uno possa convincere l'altro perchè in effetti entrambi hanno ragione. Il tronco su una parte conserva i rami, se è considerata l'altra pare non ne abbia mai avuti.
E dai ricordi sono venute fuori due "figure-chiave" di questa "mia storia"... la dottoressa che diagnosticò la malattia e l'oncologo che mi prese in cura. L'impatto con entrambi fu molto duro, soprattutto... è ovvio... con la prima, inoltre la stessa ebbe nei miei riguardi un atteggiamento che nell'immediato mi sembrò cinico e poco incline all'umanità... mi "sembrò" oppure non poteva essere altrimenti.
Con l'oncologo il discorso fu leggermente diverso... professionale, serio ma estremamente schietto, tanto che mi "sembrò" crudele eppure non poteva essere altrimenti.
Il tempo e i fatti che ne seguirono dimostrarono che quel che mi era parso non poteva essere oggettivamente diverso e per vari motivi.
In particolare... avevo giudicato con eccessiva severità entrambi.
Non è facile sottoscrivere le rivincite di un nemico assai crudele, comunicarle poi senza lasciarsi coinvolgere lo è ancora di più, per questo è necessario davvero indossare una "maschera" che lascia lucidi e distaccati, quello poi che succede Loro una volta che l'avranno dismessa... a Noi non è dato sapere.

mercoledì 21 agosto 2013

Sempre di "compleanno" si tratta!

Oggi avrei dovuto essere operativa di buon mattino, mi sono alzata presto per esserlo dato che avevo un bel po' da fare, e poichè solitamente ho bisogno di abbondanti novanta minuti prima di essere "connessa" col mondo esterno, avevo fatto il calcolo giusto dei tempi.
Ieri sera avevo mentalmente "impostato il programma", sottoscritto con un "mi piace" e poi ero andata a dormire, ed oggi... beh, oggi è andata come è andata, più o meno come al solito... sempre in ritardo recuperando in corsa. Si fa quel che si può!
E poi certo non è stata tutta colpa mia... al telefono vengo chiamata e c'è la mia frenetica attività al pc che mi prende mi prende a tal punto che il tempo va avanti ed io lo inseguo sempre senza successo.
A proposito di computer-dipendenza... avete notato che parlo anche "tecnologico"? Magari a sproposito, l'ammetto... ma è che ormai ci sono così dentro che mi viene spontaneo ed anche mi diverto. E pensare che fino a tre anni fa tutto questo per me era "diavoleria", roba da far appiattire e guastare il cervello, poi c'è voluto il cancro per farmi cambiare idea. E così arrivò il "forum" delle sfigate come me da consultare, nacque questo mio blog, comparve il mio profilo su fb e giusto un anno fa, il gruppo... "Continuare a... parlarne con speranza". Quest'ultimo in particolare ora sta dando molte soddisfazioni, aumentano gli iscritti e le interazioni, poi sta ottenendo discreti consensi anche la proposta del grande progetto di condivisione, insomma tanti regali per un "compleanno" in piena regola e speriamo di continuare così.
Perchè in questo "spazio" credo molto, vorrei che diventasse grande per essere un aiuto in più... un "posto" virtuale dove rifugiarsi ma senza nascondersi da quel che è stato o è tuttora. Condividere e ritrovarsi nella condivisione altrui per ridimensionare problema e problematiche, arrabbiarsi e poi tornare sereni, piangere pure e far sì che le lacrime si confondano con il riso.
Concludendo, continuare a... essere se stessi sicuri di venir sempre compresi.
Per Chi non ci conosce ancora è tutto chiaro? Allora, che aspettate... cercateci su FACEBOOK!

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martedì 20 agosto 2013

Stimoli e gratificazioni

Non te li vai a cercare ma arrivano puntuali se hai deciso di metterti in gioco, e le une dipendono dal modo in cui recepisci gli altri, pochi o tanti non ha importanza. Anche perchè quando tutto manca la più grande delle gratificazioni viene da se stessi, per quanto si sia riuscito a fare e per le motivazioni che spingono a fare ancora di più.
C'avevo pensato per tutta la giornata di ieri... quando mi chiedevo se fosse alla fine ritornato sui suoi passi accettando quell'ultima possibilità... ero stata inquieta per questo e anche stanotte mi sono svegliata più volte con questo chiodo fisso.
Poi, stamattina sono tornata in reparto e dal fondo del corridoio ho visto prima alzare un braccio e dopo agitarlo in segno di saluto.
Ma no!?!... era proprio Lui, aveva accettato allora la terapia sperimentale, non gettava la spugna Lui che per tre anni aveva fatto della Medicina l'unica fede. Non poteva farlo... doveva ricordare per forza quante volte aveva sostenuto che nessun Dio poteva salvare, solo i dottori e le terapie e sempre l'aveva replicato con convinzione radicata se pur nel massimo rispetto di Chi lo stava ad ascoltare. All'improvviso, fortunatamente solo per un po'... sembrava si fosse arreso, poi è andato a trovare la Sua famiglia d'origine ed oggi che è tornato a questa Sua realtà, espressione a più incognite, ha cambiato direzione ed ha ripreso a provarci.
Due... tre mesi di vita? E Chi mai lo può dire!? E poi... meglio vivere senza tentare di "aggiustarseli" questi mesi, limitandosi a fare un triste conto alla rovescia, oppure animato da un "novello entusiasmo", chiamiamolo pure "gioco del tutto per tutto", e nello stesso tempo aggrappato ad una piccolissima speranza?
Gli ho detto... ricorda quante volte ne abbiamo parlato... ne vale sempre la pena, afferra un sogno o anche un semplice pensiero e stringilo forte e poi ripeti a Te stesso, non può finire così... ho ancora tanto, troppo da fare.


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lunedì 19 agosto 2013

Dalle negatività... ricarica e forza?

Deve essere così altrimenti saremmo Tutti, soldati sconfitti senza aver sparato un colpo. Tutti, nessuno escluso e il "discorso" va anche oltre la malattia.
Stamane mi sono destata con un "che" di inquietudine... forse perchè sapevo che "il caro Amico" oggi doveva prendere una decisione dura, difficile per sè... tentare un'ultima carta.
L'ho sentito al telefono prima di ferragosto, mi salutava e poi mi ha detto che non ce la faceva più... aveva persino firmato per "essere lasciato in pace" tutto il tempo che gli restava. Ho cercato di convincerlo che non era la cosa giusta da fare, ho tentato ma perchè ci credo davvero... finchè si può si deve, fosse anche solo per qualche settimana in più. Poi in Cuor mio ho pensato... è facile dirlo ma metterlo in atto è un'altra cosa, quando c'è il dolore... fisso opprimente che toglie il respiro, quando le forze vengono meno a poco a poco e l'unico desiderio è quello di chiudere gli occhi e poter dormire a lungo, forse sognare che nulla sia mai accaduto e tutto sia rimasto come prima.
Il "prima" e il "dopo" costituzionalmente diversi... fra loro un "abisso" quando si tratta di un malato oncologico che ad un certo punto non riesce proprio a vederlo un futuro, un "dopo" ancora... ed erge così un muro oltre il quale non sa o per forza di cose non vuole andare.
Maledetto cancro!... quanti se n'è portati via.
Oggi mi è capitato sotto gli occhi il numero dei componenti del gruppo su fb, "Continuare a... parlarne con speranza"... siamo 196... solo altri 4 e arriviamo a 200, un piccolo traguardo per gente come Noi, un bel regalo per l'intero gruppo che in questi giorni compie il primo anno di vita. Poi, guardando le varie foto e scorrendone i nomi ho notato che alcuni di questi Amici non ci sono più... solo visivamente però perchè sempre presenti con lo spirito e l'esempio della Loro lotta. Nel gruppo resteranno, non saranno nomi di un "bollettino di guerra" perchè continueranno accanto a Noi... arrabbiati, agguerriti, pronti a difenderci e a conquistare ciò che alcun nemico può togliere... una dignità mai persa.

domenica 18 agosto 2013

"Un altro giorno è nostro e cosa vogliamo di più?"

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
L'avevo conosciuta in ospedale un po' di tempo fa, poi non l'ho più rivista ma mi era rimasta nel Cuore e nella Mente per la Sua palese solarità nonostante tutto ed anche per il nome di battesimo che guarda caso era anche quello della mia mamma. Quel giorno, quell'unica volta che c'eravamo viste ci scambiammo i numeri di telefono, così qualche giorno fa l'ho chiamata per farle gli auguri di buon onomastico. Felice, forse stupita che mi fossi ricordata di Lei, ha preso a mandarmi sms quasi ogni giorno... in questi "racconta di sè", la malattia e le emozioni, la consapevolezza di non poter mai guarire...

"Dal 2007 faccio terapie chemio e radio e sospendo solo per alcuni mesi. Il massimo della sospensione è stato un anno. La mia malattia è curabile, ma inguaribile per cui come finisco una terapia me ne preparano subito un'altra per tamponare. Fino a quando finiranno o le terapie o le mie forze fisiche e poi naturalmente anche quelle mentali. Un giorno pensavo proprio a questa fine e come sarebbe stata e non stavo molto su di morale, anzi... e stavo sul mio letto di ospedale a fare la chemio e tutta 'sta roba mi frullava tristemente nella testa. Questa testa troppo lucida per i miei gusti. Comunque, mentre ero immersa arriva una donna con una caramella in mano e io penso... ma come la caramella? Io sto pensando a cosa dovrò mettere il giorno della fine e questa donna parla di caramelle? Chissà perchè si chiamava e si chiama come colei che tutte le volte che faccio la domanda: MAMMI'... ma come sarà la mia fine?... lei risponde in un altro modo. Quella caramella e quel parlare mi hanno ridato il sorriso e la gioia di andare ancora avanti pur sapendo che dovrò andare via, ma chi lo dice poi che l' ALDILA' è un posto triste?"

Ecco... questo è uno degli sms di Assunta. Sinteticamente parla della malattia, forse troppo lunga e dolorosa da raccontare, e infatti a che cosa servirebbe rinverdire i ricordi della sofferenza? Meglio è certamente aprire un "varco" alla speranza in qualsiasi caso, riscoprendo anche in un gesto semplice magari banale la "gioia della quotidianità", fatta di cose normali, parlare pacato e soprattutto di "sorrisi"...ampi che nascono dal Cuore per giungere dritti ad un altro.

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sabato 17 agosto 2013

Forte, io?!

Diciamo che... in linea di massima passi in avanti ne ho fatti, mi muovo più sicura e ho raggiunto un discreto livello.
 No... non sto parlando di uno di quei tanti giochi che impazzano nel web ma di "me" come persona che può cominciare a definirsi tale, siamo però agli inizi perchè ancora c'è tanto da fare. Me lo ricordano le "sbavature" di qualche mio atteggiamento, certe "reazioni" emotive che a questo punto non avrebbero ragion d'essere.
Ma cosa posso fare oltre che impegnarmi per il futuro?... nulla.
Che cosa devo fare invece di concreto al presente per non sentirmi disorientata e in piena contraddizione?... meno che nulla perchè certamente non è un impegno accettarsi per quello che si è e aspettare che sia il tempo a fare il resto.
Questa riflessione nasce da un momento vissuto oggi... quando all'improvviso quasi non mi sono riconosciuta.
Festeggiavamo il compleanno di Biù Biù, la Nostra cagnolina... le avevamo comperato il numero 4 con la candelina ma invece della torta l'Amore della mia Vita ha preso un secchiello di gelato... niente da dire, per carità, però decisamente poco adatto per un compleanno con... la candelina. Così, per contrasto abbiamo ricordato riguardo Biù Biù un'altra occasione con un altro genere di torta, quando la Nostra "piccola" arrivò a casa a colmare un vuoto e per aiutarmi a continuare l' "illusione" che nulla di grave fosse per me.
Una torta bellissima di benvenuto, una "specie" di festa dai sorrisi amari... per non pensare. Nel Cuore tanta tristezza, con l'ansia che mi toglieva il respiro.
"Mary, ricordi...?", l'Amore mio non ha potuto finire la frase, io... sono scoppiata in lacrime.
Niente poteva scatenare questa reazione... solo "quel ricordo"... quei due mesi passati ad arrovellarmi cervello ed anima senza voler prendere l'unica decisione giusta.
Nessun ricordo... terapie, interventi, caduta di capelli... niente avrebbe potuto farmi più male.

venerdì 16 agosto 2013

Una ragione ci sarà

Per un momento, giuro... c'ho anche pensato, stacco da tutto e per due, tre giorni mando i "pensieri" in vacanza.
Niente squillo al mattino come invito a richiamare... al gruppo su fb solo la buonanotte perchè voglio levarmi col sole già alto... e persino il blog, straordinariamente per quest'anno... chiuso per ferie!
In uno di quei negozi cinesi dove entri magari per degli spilli ed esci con tutt'altro, avevo addirittura comperato una tovaglia allegrissima anti-macchia no-stiro per avere un'incombenza in meno, poi... poi non ce l'ho fatta. E non perchè non ho voluto o ceduto all'abitudine ma son successi fatti che alla fine mi hanno fatto capire che ci sto dentro fino al collo e passi indietro non ne posso fare.
E dopo un iniziale sgomento, dovuto più a stanchezza che altro... mi son fermata a riflettere, e poi ieri mattina un sms che era pura poesia... uno dei tanti "messaggi" che mi arrivano quando sono più dubbiosa e sfiduciata...
"Voi siete lampade che devono far luce. Non si accende una lampada per tenerla nascosta, ma perchè illumini chi la vede".
Bello, vero? Parole che mi sono subito entrate dentro, nell'animo e nel cervello e da ieri non faccio che pensarci.
Così ho compreso perchè ho dovuto rivedere l'intero "programma vacanziero", perchè per me c'è stato "ieri", esiste il "momento" presente mentre scrivo, forse e lo spero tanto ci saranno molti "giorni a venire".
 L'ho detto altre volte... ciò che mi è capitato non solo non è per caso ma ha uno scopo ben preciso. Una lampada che deve far luce... come tante come Tutti... quella "parentesi di vita" è stato l'olio che ha alimentato lo stoppino e intorno è stato più chiaro ed ogni cosa più visibile, compresa la parte migliore di me, di cui mi privavo senza sapere.
E allora i due, tre giorni sono stati come gli altri, a capofitto nella mia realtà attuale... squillo al mattino, buongiorno, buon pomeriggio e buonanotte, e blog in piena attività ed altro ancora.
Ho usato però almeno la "tovaglia" e per due, tre giorni non ho lavato... non ho stirato più.

giovedì 15 agosto 2013

I "rami" e le "foglie" della Vita

"Ogni tanto tenta di vivere e basta. Vivi semplicemente. Non lottare e non forzare la vita.
Osserva in silenzio ciò che accade. Lascia accadere ciò che accade. Permetti a ciò che è, di esistere. Lascia cadere ogni tensione e lascia che la vita fluisca, che accada. E ciò che accade, te lo garantisco libera."
- Osho -


E questo l'ho fatto tutto... oggi, a conclusione di tre giorni "tosti" davvero.
Perchè non si può contrastare mai quello che deve essere, e se solo tenti rischi di ritrovarti come quest'albero... contorto, piegato quasi affaticato sotto il peso delle sue stesse fronde. Rami e foglie che vanno come devono andare.
Anche il "bonsai del mio compleanno" sta mettendo foglie nuove, si è adattato all'ambiente e si è deciso, e pure i suoi rametti si allungano e si intrecciano apparentemente senza ordine, ma ad osservarlo con occhio critico e distaccato trovo che se la cava proprio bene ad adeguarsi perchè nell'insieme appare folto ed armonioso.
Appunto... adattarsi e continuare ad... adeguarsi per vivere e non finire schiacciati dal peso di ciò che accade, spesso bizzarro esito senza senso ed armonia.
Così ho fatto tutto ciò che è scritto pur senza la consapevolezza che fosse il "giusto", ora mi sento molto meglio e sono doppiamente grata perchè mio merito certo non è stato.
"Qualcosa" mi ha fatto capire che non sempre posso avere la presunzione di gestire la vita e molto più spesso devo semplicemente lasciarmi andare... proprio come i rametti del bonsai.
Ho dovuto farmi da parte perchè era il momento di tacere e solo da lontano stare ad osservare, perchè le cose facessero il loro corso naturale, senza forzature inutili se non addirittura dannose.
Anche se con dolore ho gettato alle ortiche la tensione e l'ostacolo è caduto... quello che deve essere sarà perchè ha già ripreso a fluire.
Di tutto ciò io sono felice ed è vero... mi sento all'improvviso leggera, completamente libera!

mercoledì 14 agosto 2013

Non si finisce mai...

"... per non finire mai di essere", è il nome dato alla nuova sezione di "Continuare a..." ma il titolo del post di stasera non è ad esso collegato ed ha un altro valore e significato.
In tre anni di esperienze continue e ripetute, il più delle volte non cercate ma per forza di cose, capitate, ho imparato davvero tanto, soprattutto a ridimensionare qualsiasi cosa mi trovassi a vivere di persona o come spettatrice. Ho sofferto e tanto, e non solo a causa della malattia... e in questi giorni, oggi... ho capito che nonostante le "cadute", gli "sforzi", le "batoste" da cui pensavo di essermi ripresa alla grande, ho capito che non si finisce mai...
Non si finisce mai... di provare dolore e rabbia quando vieni a sapere di qualcuno che non è più. Perchè è vero, stava male e anche tanto però poi si riprendeva, e mi rideva il Cuore vederla non più coricata ma seduta a letto, appoggiata a due cuscini e aveva anche la messa in piega fatta di fresco. Le offrivo la caramella come a Tutti ma non la prendeva mai... tranne l'ultima volta che l'ho vista, è stata Lei a chiederla... ce l'hai la "rossana"? Ed io l'ho scavata dal mucchio... poi me l'ha quasi strappata di mano e scartata con rabbia l'ha messa in bocca. Chiudendo gli occhi e respirando profondamente. Sono azioni- reazioni che sul momento ti colpiscono ma ci pensi non più del tempo dovuto... è "dopo" che si trasformano in "immagini" fisse dal significato inequivocabile.
Non si finisce mai... di provare una stretta al cuore e nello stesso tempo un impeto di ribellione quando qualcuno che conosci da tempo ed è stato "compagno" per una parte del percorso, ti telefona per salutarti perchè sta male e gli hanno detto che ha poco da vivere, partirà a giorni, andrà a salutare la Sua famiglia ma non sa se al ritorno sarà ancora in condizioni di...
Va bene, basta ora... è meglio che non vada oltre tanto ho compreso in pieno.
Non finirò mai... di essere quella che sono... strana molto strana, volontaria col Cuore e col "camice di forza" che mi sta stretto, Dio solo sa quanto... poi, quando finalmente me ne libero ecco che mi resta addosso, sulle spalle tutto quel dolore, eppure lo faccio mio, è parte di me e ne sono contenta.
Non sono una specie di masochista ma è così che riscatto in parte il "privilegio" di essere ancora qui.


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E FORSE CAPIRAI QUANTO ANCORA HAI DA GIOIRE ...

martedì 13 agosto 2013

Un giorno... normale? Chissà...

E così oggi il caldo mi dava meno disagio, la pasta coi peperoni aveva un altro sapore, rigovernare la cucina mi pesava meno... perchè è stata una giornata "speciale" nella sua normalità, di quelle talmente dense di fatti ed emozioni che pare debba non esserci seguito nel giorno a venire.
Voglio spiegarmi meglio... un domani c'è sempre e sarà ovviamente diverso ma difficilmente potrà raggiungere lo stesso livello emotivo... altri saranno i fatti, altre le persone incontrate e le sensazioni.
Ed anche mentre sto scrivendo me ne è capitata un'altra... essere fraintesa, e poco prima cercare di spiegare una "posizione" per evitare una "presa di posizione"...
Ma perchè mai l'essere umano si deve tanto affannare e poi rovinare la bellezza dei Suoi giorni? Ormai, dopo ripetute esperienze credo che non lo capirò finchè campo.
Comunque... visto che posso avere la "presunzione" di conoscermi o almeno sapere quanto è sincera la bontà dei miei intenti, vado oltre e non ci penso più e "annoto" quest'ultima cosa in coda alle altre ma solo perchè accaduta alla fine di un giorno... normale.
Perchè poi... che vuoi che siano fraintendimenti, malintesi e prese di posizione di fronte al fatto che arrivi una mattina come tante, nel posto dove incontri tanti e vieni a conoscenza di tanti e tanti guai nel corpo e nell'animo e Ti viene detto...  sai, devo darti una brutta notizia... e resti così, come un'idiota senza parole e in un attimo ti sembra tutto inutile... quel tuo stare lì, quasi a contar favole, ed anche lo stare lì o altrove, oggi e domani forse pure tra un anno, mentre...
Mentre qualcuno che hai visto solo una settimana prima in uno di quei letti... non c'è più.
Ecco... l'emozione mi sta tradendo ancora e devo per forza di cose... mettere un punto fermo. Solo per stasera.
Domani riprenderò da dove ho smesso perchè sempre si continua ad... andare quando si crede che quella percorsa sia la strada giusta.

lunedì 12 agosto 2013

In una conca... la luce

Un pensiero... un solo pensiero ben radicato, dai giusti presupposti o anche no... che sia frutto di prove concrete o partorito dalla "non coscienza", un unico pensiero può bastare a rendere accettabile e meno dura una realtà che mai si sarebbe scelta.
L'avevo capito dal Suo accento che non era delle nostre parti, forse... settentrionale!?... ma a sentirlo bene... sicuramente, no!
"Non sei di qui... vero?", gli avevo chiesto... "No... sono di Francia, francese...", mi sarebbe venuto allora di chiedergli come mai si trovava qui e per giunta a curarsi, ma dopo tutto avrebbe avuto poca importanza e così mi ero limitata a compiacermi per aver intuito o quasi le Sue origini non italiane.
"Come va?...", "Bene... per il momento, poi non so... comunque la mia bella età ce l'ho e non mi lamento. Il prossimo anno saranno 80 e poi tanto tempo fa mi trovai già ad essere morto e ritornare, acchiappato per un pelo...".
Il "sempreverde Renè", vedendomi incuriosita aveva ripreso a raccontare...
"Mi ammalai ai polmoni e stavo tanto male, un giorno mi accorsi di essere lucido e nello stesso tempo senza le forze necessarie per muovermi. Qualcuno continuava a... ripetere, fai un respiro profondo ma io riuscivo sempre meno, di lontano intanto sentivo un pianto soffocato, avrei voluto dire che comunque ero lì, andava tutto bene, ma... ad un certo punto anche la vista si offuscò e per un attimo credo che venni meno. Poi, mentre sentivo una voce che diceva, tentiamo l'ultima... ebbi l'impressione di scivolare o... essere sollevato, non so spiegare bene e seguendo l'onda di una brezza lieve ma decisa, arrivare alla fine di una galleria. Quella che mi si presentò fu una scena incantata... non saprei descriverla, forse un paesaggio, una valle o anche un interno... non so, ma l'unica cosa certa era la grande luce, accecante e racchiusa in una conca. All'improvviso mi sentivo finalmente bene... tranquillo, contento e al sicuro. Un breve momento e poi di nuovo quella voce... ecco, lo abbiamo di nuovo. Ne abbiamo salvato un altro... per un capello. Ero tornato alla vita. In seguito raccontai quello che avevo visto... i medici scuotevano il capo, mia moglie disse, non è niente... sarà stato lo chock o i farmaci, hanno fatto saltare per un po' qualche rotella. Non mi ha mai creduto nessuno, però io sono sicuro..."
Vero o no, Lui continuava a... crederci e questo pensiero lo faceva star bene, e allora?... era "reale" come la Sua attuale "realtà".

domenica 11 agosto 2013

Si continua a... condividere

Bene... sembra che i miei ripetuti inviti stiano trovando il riscontro che meritano e dopo un'iniziale ritrosia o forse pigrizia, la risposta è arrivata.
"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Non è facile si sa, parlare di sè, soprattutto quando entra in campo anche la sofferenza, perchè c'è un'immotivata vergogna, un esagerato pudore e poi ci si illude che non pensandoci, parlandone più si possa archiviare del tutto e ricominciare ex-novo. Ciò è impossibile se il dolore non viene completamente rimosso tramite l'elaborazione degli eventi e in seguito soppiantato dalla grande voglia di farcela, di ridimensionare ogni cosa... riprendere a vivere su basi completamente nuove.
La e-mail di oggi è dell'Amica, Ale... non parla di cancro "fisico" bensì dell'animo, di quello che porta ad una volontaria solitudine, inconscia ma ugualmente dolorosa e che richiede lunghi tempi e grande impegno fino all'uscita dal tunnel, proprio come avviene col cancro...


"Ho paura della morte, ho paura delle malattie, della solitudine... Questo perchè un incidente mi ha tolto i miei genitori... Sono passati tantissimi anni ormai, ma la paura è rimasta. Ho provato la depressione, l'ansia, il panico, altri lutti. Avevo 17 anni.
Mi trovo "immobile", non riesco a vivere, non riesco a gioire per le belle cose che succedono...
Anche se non ho avuto il cancro, parlo di sofferenza e dolore... di ferite aperte, dentro la mia anima.
Non so se questo piccolo racconto possa servire al "progetto" continuare a...

Un abbraccio mia cara Mary
Ale

Credo che quando si parla di dolore e sofferenza non sia possibile stabilire una scala per importanza ed intensità... si soffre e questo basta perchè è già tanto, troppo. Per un tempo più o meno lungo è come se si venisse fuori dalla propria "essenza" e si vagasse nel vuoto in attesa di un segnale che preannunci il cambiamento. E bisognerà essere lesti nel coglierlo se non si vuole continuare a... errare, rischiando lo sfinimento.
Ale ha raccontato la Sua "storia", e questo è già un grande passo in avanti per Lei  perchè nonostante tutto ha mantenuto lucidità e sobrietà nell'analizzarsi... 
Chi le risponderà, magari raccontandosi? Chissà... potrebbero venir fuori storie che cominciano in modo diverso, evolvono simili e si concludono alla stessa maniera.
 Perchè ognuno è unico, speciale quanto basta ma tutto sommato tanto simile a Chi gli "siede" accanto.


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PROVA A RACCONTAR DI TE... TORNERA' LA TUA IMMAGINE RIFLESSA



sabato 10 agosto 2013

Con lo sguardo al cielo

E' questa una notte speciale... si scruta, si cerca nel cielo stellato la scia luminosa che indichi l'astro che cade.
E' un attimo, velocemente scegli tra i desideri il più grande per esprimerlo in cuor Tuo e poi attendi... potrà realizzarsi o meno, ciò che resterà comunque da domani sarà la speranza che si avveri.
E stanotte dormirai sonni tranquilli.
Dovrebbe esserci una "notte di San Lorenzo" al giorno e ci sarebbe meno gente disperata in giro, non proprio felice ma sicuramente in trepidante attesa che prima o poi qualcosa cambierà.
Stasera il "mio cielo" ha poche stelle ma non mi perdo d'animo lo stesso, confido che pur tra le "nubi" riuscirò a vedere la mia mentre cade e ad esprimere il desiderio.
 Sono proprio quelle poche a suggerirmelo mentre nell'oscurità di questa notte di mezza estate mi piace pensare che esse siano gli Amici tra "quelli che contano" andati via da Noi, ora su in Cielo a brillare di luce propria.
Angelina, Paola, Oscar, Carlotta, Katia... solo gli ultimi tra quelli conosciuti in tre anni, ognuno ha lasciato un segno, una sorta di testamento spirituale perchè la sofferenza non sia mai sacrificio vano... e non lo è in effetti, se io che sono stata una di Loro e ancora mi considero tale, riesco a ricordarli con malinconica nostalgia ma senza timore per il "mio domani".
Solo vorrei che fossero le ultime stelle "cadute" in Cielo da questa terra, anzi... che fosse concesso Loro di cadere di nuovo ma stavolta dal Cielo sulla terra... come le altre, quelle speciali nella notte di San Lorenzo.
Chiudo gli occhi... poi li riapro giusto nel momento che una stella cade.
Ecco... ho espresso il mio desiderio.
Forse è troppo grande, alquanto pretenzioso perchè altro non sono che un "microscopico" essere umano innanzi all'immensità dell'Infinito... non si realizzerà, ma di certo stanotte mi è arrivata una risposta accompagnata da uno splendido sorriso.
Per me basterà.

venerdì 9 agosto 2013

Il confronto con la sofferenza...

... e non intendo solo con la propria che arriva all'improvviso e che sia di media o grave entità può essere vissuta in modo diverso secondo le situazioni, il carattere, l'atteggiamento che ci si impone.
Parlo in particolare di quei momenti in cui ci si trova spettatori dell'altrui sofferenza ed altro non si può fare che stare accanto e spendere qualche parola ed anche con cautela e sensibilità.
Non è sempre facile...
All'Amica che stamattina raccontava con ironia "spiazzante" le innumerevoli Sue patologie che culminavano in una forma di tumore al seno tra le più aggressive, non potevo replicare che allo stesso modo, ironizzando anch 'io e complimentandomi  per il Suo buon carattere. Però venuta fuori da quella stanza un po' disorientata lo ero, che ci fosse sofferenza si percepiva  ma che si facesse qualcosa di concreto per ridimensionarla o addirittura eliminarla, non so.
E qui si parla soprattutto di "sofferenza interiore", vissuta si, col sorriso ma quasi facendone una maschera.
Poi è stata la volta di una paziente che si dichiarava "stanca" dopo dieci anni, ora a 79 di età sentiva di non reggere più, anche a causa di vertebre malandate che Le impedivano di stare a lungo in piedi. Nella stessa stanza, una "compagna di avventura" più giovane ma combattente anche Lei da dieci anni.
Ho pensato e l'ho detto... ma sono dieci anni! Un tempo con questa malattia era già molto parlare di mesi... oggi addirittura si mira alla cronicizzazione della malattia, convivere con essa come si può con il diabete o l'ipertensione, patologie ugualmente serie ma considerate in modo diverso, diciamo pure... più leggero.
E mentre parlavo così con Loro, sentivo che lo ripetevo a me stessa e ne traevo fiducia, speranza, anzi la sicurezza di poter guardare lontano...

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giovedì 8 agosto 2013

Superare la paura

Finalmente entra un po' di fresco dalla finestra... è molto tardi ma è solo a quest'ora che mi sento libera e padrona e perciò voglio godermelo in pieno questo momento. Per l'aria che respiro e sa di "calura rinfrescata", penso che dopo tutto "oggi" tanto caldo non è stato, e poi c'è "domani" che sicuramente tanto caldo non sarà... ed è questa una consapevolezza che mi fa sentire forte, persino "potente" capace di gestire qualsiasi situazione, perchè alla fine conta come sono convinta di viverla.
Sopravvivere ad una giornata di gran caldo non è certo un atto eroico, anche se a volte... però rende bene l'idea di come si possa superare ben altro.
Tempo fa un'Amica già in terapia per una recidiva, fu terrorizzata dal sopraggiungere di un continuo mal di testa che la debilitava, non riusciva a pensare ad altro e più ci pensava peggio si sentiva.
"Per me è il male che avanza... non ci sarà più niente da fare...", e mentre diceva così le si riempivano gli occhi di lacrime e il dolore... lo diceva Lei... le annebbiava la vista.
"Ma non saranno le lacrime?!", replicavo io... "No no...", e intanto se le asciugava e... lo diceva sempre Lei... per un momento anche breve il dolore si calmava.
"Vedrai, passerà... ma ricordi quando è iniziato il mal di testa?", "Si... perchè fino a quel giorno ero stata, diciamo bene. E' iniziato quando ho terminato la radioterapia..."
"Ecco la causa, allora...", "Tu dici?... secondo me, può essere o forse no. E se non è... io che ne so?"
Appunto... mi veniva da dirle... Tu che ne sai?
"Senti... concentrati solo sul dolore come fosse un comune banale... raffreddore! Un raffreddore passa prima o poi, perchè di questo sei sicura, no?... allora andrà via anche il dolore che Ti tormenta. Non conta quello che hai avuto, ancor meno ciò che sarà."
La paura arriva a togliere il respiro perchè manca quel pizzico d'incoscienza che fa affrontare il "vuoto" con audacia che non è amore del rischio bensì coraggio vero e proprio. E dall'altra parte abbonda la presunzione di poter programmare tutto, compresi gli imprevisti che, chiaramente è bene non ci siano.
Eppure... basterebbe tornare un po' bambini, quando giocavamo senza accusare mai la stanchezza, ci sbucciavamo le ginocchia e dopo poco tornavamo a correre e saltare. Senza limiti di "forze" e "tempo".
Da grandi è ancora così... tutto è importante ma nulla è serio.

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mercoledì 7 agosto 2013

Non per tornare sullo stesso argomento...

Nella difficoltà si valuta la tempra dell'essere umano che all'improvviso si trova a dover crescere in fretta.
Delusioni e sconfitte, vittorie che sanno di conquista, e poi... scelte da fare, decisioni da prendere. Molte volte ci si trova da soli ad affrontare tutto questo, e forse è anche meglio così perchè la "grinta" viene fuori autentica trattandosi di "sopravvivenza".
Non tutti sono uguali però, ci sono quelli che non riescono proprio a vedere oltre, a guardarsi intorno e notare che c'è tanto di bello per cui lottare e  invece si focalizzano su ogni piccolo sintomo ed impressione, ricavandone ansia a non finire, ritardando il "momento della positività", quello conclusivo.
Ed ecco che torniamo sul solito argomento... Quelli che non ce la fanno ad andare da soli un piccolo aiuto possono trovarlo nella "condivisione"... solo un po' di coraggio per affidarsi e quindi all'Altro aprirsi e il resto va da sè.
Come per un bimbo ai suoi primi passi, tappa importante di crescita anche quella, l'aiuto viene prima dal forte sostegno che piano piano diventa più leggero fino a non esserci più, così Chi non riesce a fare della difficoltà una nuova risorsa può appoggiarsi all'Altro ma solo per un "breve tratto di strada", un momento di sicurezza che gli permetta di respirare profondamente, raccogliere le forze e... lasciarsi andare da solo. Perchè chiunque può farlo... deve solo prenderne atto.
L'ho detto ad un'Amica che ho sorretto a lungo perchè potesse andare... Lei non si sentiva mai pronta e forse anche per colpa mia... "ora devi fare da sola, perchè puoi... altrimenti se lascio che Ti appoggi ancora a me, Ti farò del male".
"Ma no, che dici... Tu non mi potresti mai fare del male... mi sei stata vicino, mi hai aiutato tanto... per me hai fatto... l'immenso".
 Così ha replicato, così mi ha battuto.

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martedì 6 agosto 2013

Ciò che fa la differenza

Lo infilo in busta quasi tutto spiegazzato prima di andare via... arrivo a casa e la busta è sul divano... in attesa fino al pomeriggio. Poi finalmente arriva il momento di sistemarlo e riporlo, ed è qui che io do il meglio di me stessa... lo adagio sul letto, lo accarezzo e lo spiano con le mani, lo ripiego con movimenti precisi... a pensarci bene, non sono mai stata così brava nemmeno con le camicie di mio marito, alla fine è tutto fatto... fino alla volta seguente. Quando, indossato il camice potrò di nuovo circolare per il corridoio, entrare nelle stanze senza sentirmi in assoluto fuori luogo o fuori tempo.
Non avrei mai pensato di dovergli dare un giorno tanta "importanza", perchè detta così la cosa sembrerebbe il "dettaglio" che fa la differenza. Francamente non lo era e non lo è, piuttosto lo considero come un lasciapassare... le "circostanze" me lo imposero, all'inizio mi sentivo "mascherata", oggi mi fa sentire un tantino in disagio ma credo sia più che altro per il caldo... per il resto mi è completamente indifferente.
Una paziente mi ha chiesto che significato avesse il nastrino verde-blu che porto appuntato, lì per lì stavo per chiederle... quale nastrino?... poi per fortuna mi sono ripresa ma non sono andata oltre... è il simbolo dell'AVO... ho risposto e la cosa è finita là.
Decisamente per me il camice non è importante. Ho rifiutato anche di indossarlo durante gli incontri del gruppo di mutuo- aiuto, in quei momenti sono una paziente come gli altri ed allora si, che farebbe differenza portarlo, sarebbe come stabilire delle distanze, sottolineare una condizione di privilegio.
Distanze... privilegio, superiorità assurda.
Detto questo... non è un camice ciò che fa la differenza, ma la capacità di caricarsi ogni volta di un peso che un tempo fu già Tuo, alleggerirne qualcun'altro mentre con Lui procedi, cercando di far apparire normalità ciò che normale non è.
E la cosa straordinaria è che alla fine di quelle due ore riesci a crederci e non solo Tu.


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E ALLA FINE CI CREDERAI CHE LA TUA E' UNA STORIA DI ORDINARIA NORMALITA'


lunedì 5 agosto 2013

Sogni e progetti

Il "via" ad un'altra avventura è andato, ora si aspetta. I consensi continuano ad... arrivare ma le "storie" devono aumentare perchè si costituisca quella "rete" capace di mantenere a galla Chi ad essa si appressa.
E se il "progetto" come spero, andrà... ne ho in mente uno ancora più grande, prestigioso che potrebbe coinvolgere coloro che avranno aderito.
E' molto stimolante avere di questi pensieri e mi torna in mente quello che fu consigliato un giorno per battere sul tempo un'eventuale depressione dopo un tumore... fissarsi delle scadenze, fare progetti a breve termine, giorno dopo giorno insomma, per non pensare...
Come se questa vita non avesse mai fine, e infatti... vivendola, assaporandola poco per volta è come se la si vedesse fatta ad episodi, a se stanti per un verso ma comunque legati tra loro, e dopo uno si aspetta l'altro con quella curiosa aspettativa che lo fa apprezzare in pieno anche se non sarà stato del tutto felice.
Stamane poi, mi sono ritrovata a fare delle considerazioni sulla morte, o meglio la "paura" della morte ed ho concluso che in realtà si teme quell'evento quando ci si sente ancora lontani da quella eventualità. Perchè se arriva improvvisa, la Morte non dà il tempo per averne paura, al contrario nel momento che "è", l'"intensità emotiva" è tanta e tale da non accorgersene quasi e perciò non potrà mai essere temuta.
Sfatato questo mito, allora la Vita sarà ancora più bella, attimo dopo attimo... e la "gioia" come il "dolore" ne saranno solo episodi che passeranno lasciando ricordi ed emozioni.

domenica 4 agosto 2013

E da oggi si comincia.

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Una settimana fa nasceva come idea... oggi comincia ad essere qualcosa di più e spero continui a... crescere così come è stato per lo spazio che la ospita, "Continuare a...".
La prima risposta mi è arrivata immediata, non avevo ancora pubblicato l'indirizzo e-mail... mi è arrivata come commento al post dove parlavo della "novità" in fase embrionale.
Naturalmente in cuor mio ho gioito... c'ho visto giusto, ho pensato... e poi ho cominciato ad aspettare. Intanto avevo la "prima storia" in sintesi, questa sarebbe diventata la "copertina" della nuova sezione di "Continuare a...", l'Amica ben meritava un riconoscimento e non solo per la tempestività, soprattutto per il coraggio, cosa non facile davvero...


"Ciao Mary, mi chiamo Grazia e la lettura del tuo blog è per me un appuntamento quotidiano. Anch'io ho avuto un cancro al seno nel 2010 e anch'io pensavo che non avrei più festeggiato un altro compleanno e invece domani festeggerò i miei 52 anni. Continuo ad essere una moglie, ad essere una mamma e 15 mesi fa sono anche diventata nonna. La vita continua a... stupirmi e io credo fermamente a ciò che diceva Carlotta: non sarei la persona che sono oggi se non fossi passata attraverso l'esperienza della malattia. L'idea di raccontare le nostre storie è molto bella. La condivisione di tante esperienze potrà sicuramente essere molto utile a chi all'inizio del suo percorso vede davanti a sè solo dolore e disperazione e invece no... anche la malattia si trasforma e ci trasforma e... diventa occasione. Ti abbraccio con tanto affetto."

La "storia" parla da sè, non si può non si deve aggiungere altro per non guastarne la "fresca bellezza", quel "coraggio di osare" capace di "sbrinare" l'animo, riportare alla vita gli antichi sentimenti rinnovati da emozioni mai provate.
Grazia ha raccontato la Sua storia perchè vuole continuare a... essere.
TUTTI / E  lo vogliamo, no?!... e allora, proviamo a "raccontarci"!


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E LEGGENDO LE ALTRE STORIE... POTRAI RILEGGERE LA "TUA"

sabato 3 agosto 2013

Continuare a... emozionarsi

Oggi nel rileggere le mie "vecchie pagine" mi è capitata una che risale ad un anno fa, proprio di questi giorni e... mi sono emozionata. Non è stato solo un ricordo ma un vero tuffo al cuore, un nodo alla gola... tanta malinconia.
Parlavo di "Angelina" che ora non è più, andata via sul finir dell'anno ai rintocchi dell'Ave Maria.
La rivedevo dopo un certo tempo, in una condizione sicuramente non felice che faceva presagire quel che sarebbe stato.
Ho letto e riletto e mi pareva di riascoltarne la voce, lo scambio delle Nostre battute... di provare ancora quella sensazione di latente disagio per la diversità della condizione... eppure "avevamo cominciato" insieme.
Perchè, mi chiedevo e mi chiedo ancora... non deve essere per Tutti uguale?
Poi, consapevole che questa domanda è senza risposta, cercavo di fissare i momenti di quell'incontro ed un velo di tristezza è stato inevitabile. Non mi pento però di aver insistito, è stato un ulteriore sforzo per "scongelare" le emozioni e in parte è andata bene... ho pensato con affetto immutato ad un'Amica che mi ha lasciato molto più di un semplice ricordo e mi sono resa conto di quanto io sia stata fortunata per aver ricevuto  una seconda "opportunità", e questo anche se non so che cosa sarà nè come andrà a finire.
Liberare il Cuore dal gelo che è sceso a proteggerlo, quando non serve più ed è ora che riprenda ad andare sicuro per Vivere ma davvero. La "condivisione" è un modo per farlo, il sale che scioglie il ghiaccio... costituisce la certezza che hai accettato, superato e non hai più niente da tener celato a Te come agli Altri. Così, pur con qualche timore ed ansia per il futuro senti che "puoi", ti cimenti a gestire il presente qualunque esso sia e conquisti la serenità del giorno dopo giorno, del progetto a breve scadenza. E alla fine ti senti anche privilegiato perchè TU sai, hai capito che è in questo modo che si deve vivere... senza ipoteche sul futuro.

N. B. Invia la Tua storia a: "continuarea@virgilio.it". Sarà pubblicata nella nuova sezione, "... per non finire mai di essere" - racconta la Tua storia.
Perchè... IL PESO DEL DOLORE CONDIVISO PUO' TRASFORMARSI IN SERENITA' DA CONDIVIDERE.


venerdì 2 agosto 2013

Solo se lo vuoi davvero.

Mi sto rendendo conto soprattutto per esperienza personale di che cosa possa essere capace la Mente.
Ha un potere infinito... si suggestiona e suggestiona, si convince e convince e spesso tutto questo contemporaneamente. Perciò pur nel massimo rispetto per la professionalità dello psicologo, penso che a nulla servirebbero studi fatti e sforzi per trarre dal "buio" una mente che non vuole. Il ruolo del professionista è al massimo maieutico e l'opera sua è tutta intesa nell'aiuto a far venire alla luce la "nuova persona", mentre l' "antica" deve impegnarsi con doloroso travaglio in quello che non è altro che un parto di sè.
La forza, le risorse non mi stancherò mai di dirlo, sono in ognuno di Noi, anche se non sempre siamo ... al top per crederlo, gli eventi e a volte il modo non giusto di affrontarli, solo sembrano "congelare" sentimenti ed emozioni, così che pare dover tutto finire da un momento all'altro, la stabilità, gli affetti, la vita stessa. Se questo può essere comprensibile per un tempo ragionevole, il perdurare è inammissibile... sarebbe come dare per normale la "capacità" ridotta di un  freezer per metà occupato dal ghiaccio. Non liberarlo prima o poi dal freddo ingombro impedirà di poter metterci altro. Un animo dai sentimenti cristallizzati come ghiaccio non potrà mai provare nuove emozioni nella loro autenticità, rischierà di subire ciò che accade senza gestirlo e poi farsene una ragione.
Non esistono per complessità di animo due esseri umani uguali, come non esistono regole e canoni per capirli validamente... si può andar giù con mano pesante quando si vede minacciata la dignità o indugiare nella carezza quando c'è paura o sofferenza, ma nessuno potrà mai essere sicuro di aver visto giusto e di essersi comportato di conseguenza. Solo tempo e fatti potranno dar  ragione dell'operato.




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Perchè... CONDIVIDERE è DARSI IL CORAGGIO CHE MANCA

giovedì 1 agosto 2013

Rabbia senza risposte

Mary come Snoopy... riposa e pensa, e una volta sveglia continua a... pensare.
E naturalmente ho ripreso a pensare a quello che avrei scritto se non mi fossi addormentata... della "rabbia", l'ho già detto... che nasce spontanea come erba gramigna pur tra buone intenzioni e sentimenti di positività.
Come quella ben si radica ed è difficile da eliminare del tutto... quando sembra che ce l'hai fatta, eccola di nuovo venir fuori e guastare tutto ciò che hai seminato, coltivato ed anche guadagnato.
La conosciamo Tutti, Chi più Chi meno... alcuni si danno da fare per riuscire a non considerarla, magari guardando a quel minimo di buono che hanno ottenuto pure a prezzo di grandi sacrifici, altri purtroppo, non riescono ad andare oltre il proprio animo devastato ed impaurito.
E così... dove eravamo rimasti?... ah già, riprenderò da qui...
 ...quando sono entrata nella stanza Le ho fatto un semplice cenno di saluto e poi sono andata oltre, dalle altre due pazienti che si trovavano lì con Lei , una di esse non l'avevo mai vista...
Il televisore era acceso, sintonizzato da poco su un canale di cucina per volontà dell'Amica "sconosciuta" che poco prima si era lamentata dell'eccessiva politica in televisione e per questo avevamo cambiato programma. Il cibo, si sa è un argomento che raccoglie facilmente consensi, richiama alla vita e mette allegria e Noi c'eravamo lasciate coinvolgere... Noi tre, l'Amica "sconosciuta", quella nota ed io... solo Lei continuava a... nascondere  metà viso sotto il lenzuolo. Con la coda dell'occhio l'osservavo mentre si parlava di "braciole alla pugliese" ed "orecchiette col cacio-ricotta", da parte Sua alcun intervento nè debole cenno di interessamento, solo uno sguardo perso nel vuoto. Entrando le avevo lasciato la caramella e inaspettatamente mi aveva ringraziato con un sorriso tirato ma ben visibile, così nell'uscire mi ero fermata una seconda volta per un altro momento di "dolcezza".
"No, dai... non fa niente, mi dispiace che devi comperare altre caramelle", "... e che fa?! Non penserai che sono sempre le stesse da gennaio... e poi te ne voglio dare un'altra perchè oggi sei più sorridente..."
Beh, se l'avessi colpita in pieno viso avrei sortito certamente una reazione migliore...
"Che cosa?!?... sorridente io?! Ma se sto malissimo... questa maledetta (chemio) mi sta distruggendo, ha fatto venir fuori tanti altri mali. Sono 24 anni, capisci... 24 anni di sofferenze, terapie e lacrime e di guarire non se ne parla proprio", e mentre parlava aveva l'espressione dura e il viso contratto.
Nella stanza era entrata da poco l'infermiera che sentendola parlare in quel modo, l'aveva garbatamente ripresa... ma Lei niente, sembrava cercasse la rissa. Ad un certo punto l'Amica "sconosciuta", serena e decisa le si era rivolta, dicendo... "Scusa, signora... tu stai così arrabbiata, te la prendi con tutti... dici che vuoi morire, allora perchè  vieni qua per curarti? Non venire più e può darsi che vieni accontentata, e con Te passa pure la rabbia".
Non ha saputo rispondere, come non seppe replicare la prima volta che ci vedemmo e mi chiese, Lei da non credente, di pregare perchè potesse morire presto.
"Si prega per la Vita, mia cara... pregherò ma non perchè Tu muoia", e poi fu il silenzio.

Mi sono solo addormentata...

"Ma... Mary, mi hai fatto spaventare! Ti stavo chiamando, non mi hai risposto... vengo qua a vedere e... ti trovo addormentata, seduta in una posizione assurda, davanti al pc. Sei tornata normale, finalmente!"
Ecco, si... diciamo sono tornata normale, "come prima", quando era sufficiente una sedia o anche uno stipite cui appoggiarmi per addormentarmi come niente fosse. E così la "pagina" di ieri sera è saltata, perchè era davvero tardissimo, cerebralmente non ero affatto connessa e mi sentivo sdoppiata... da una parte "me", dall'altra "una cosa" che non sapeva dove collocarsi. Poi mi sono diretta nell'unico posto che fosse giusto alle 2,05 di notte... a letto.
Adesso è quasi ora di pranzo e devo fare in fretta, ma non potevo mancare... non si può senza una spiegazione... solo poche righe e il vuoto si colma.
Intanto pubblico ugualmente quel po' che avevo messo giù prima di cadere in catalessi... dovevo parlare di "rabbia", quella che non conosce limiti e non accetta aiuto. Forse sarà stato anche per questo che stranamente non ho retto. La "rabbia" sfianca anche solo a parlarne...

"Sapevo che ieri l'avrei incontrata di nuovo in reparto... c'eravamo lasciate con una specie di "promessa" impostale da me... avrebbe pensato sull' "opportunità" di darmi il Suo numero di telefono oppure mi avrebbe chiamato Lei se l'avesse desiderato. Non mi aveva chiamato e sull'altra opzione francamente nutrivo forti dubbi. Per questo quando sono entrata nella stanza Le ho fatto un semplice cenno di saluto e poi sono andata oltre, dalle altre due pazienti che si trovavano lì con Lei, una di esse non l'avevo mai vista..."

Riprenderò da questo punto, continuerò a... parlarne anche se l'argomento è ostico e doloroso, perchè "condividere" è anche questo... superare insieme qualsiasi cosa, compresi i disagi latenti, quelli che crediamo  estranei a Noi e perciò non ci appartengono.