marzo

marzo
marzo

venerdì 30 novembre 2012

"Ciao... io vado domani a fare lo Zometa, che fai ... vieni? Un bacio."
Sempre così... un messaggio secco e via, la mia Amica "I speak English" non si smentisce mai. E' vero, ci siamo viste l'ultima volta a luglio, al Suo compleanno, molte altre occasioni sono saltate per vari motivi ma era naturale dal momento in cui il reparto a "quel terzo piano" era stato chiuso. Quella era la "Nostra casa", rappresentava la "normalità" nel quotidiano anche se ci si vedeva una o due volte al mese... era così!
A quel messaggio che più che un invito sembrava un ordine perentorio, prendere o lasciare... ho risposto immediatamente con una telefonata... Vengo! le ho detto e l'appuntamento è stato fissato.
Stamattina allora ci siamo riviste... un grande abbraccio per esprimere affetto che non conosce distanze nè discontinuità... "Quanto vorrei averti più vicina..." mi ha detto con un sospiro ed una punta di commozione, poi si è subito ripresa, perchè "I speak English" è una "dura", almeno così vuole sembrare ma ha un cuore tenero che di più non si può.
Quando la conobbi ero al mio secondo ciclo di chemio ed ebbi subito la sensazione che fosse molto molto arrabbiata o, come Lei ama sostenere... "fortemente inc....ta". La guardavo mentre si muoveva a scatti...  intimidita, cercavo di abbozzare ogni tanto un mezzo sorriso e Lei, per tutta risposta, sempre "fortemente inc....ta" alla fine mi aveva detto solo... siete all'inizio? Beh...  buona fortuna!
Ed io, ancora oggi, di questa donna stupenda continuo a... ricordare soprattutto questo.
Tornata a casa, ho acceso il pc ed ho cercato il post, la "pagina" dove per la prima volta parlavo di Lei... all'epoca il mio "giudizio" era leggermente diverso, "inconsapevolmente benevolo"? No... magari "timoroso d'azzardare"... beh, lascio a Chi legge l'opportunità di un parere più obiettivo... secco.


... "Quella mattina conobbi anche D., una donna più anziana di me, già mastectomizzata, era lì per l'infusione dello Zometa a causa di metastasi ossee. Sicuramente molto emotiva, col Suo muoversi a scatti manifestava un malcelato nervosismo, non riusciva neanche a sistemarsi sulla poltrona, pur essendo una veterana, quasi fosse la prima volta che le veniva attaccata una flebo di quel genere. A D. non andava di parlare, ma poi, forse le feci tenerezza, capì che per me la strada era ancora lunga e cominciò... Parlò di sè, del Suo "seno ballerino" a causa di un tumore strano, simile ad una mastite (carcinoma infiammatorio?) che le aveva dato febbre e tanto dolore, la sofferenza dell'intervento e della terapia ed altro ancora. Ogni tanto azzardava anche dello spirito, delle battute, però lasciando intendere sempre un po' d'amarezza..."

Così la descrivevo due anni fa... c'è molta differenza?
A rileggere tutto... forse un po', ma mi sorge il dubbio che sta tutta "in me" la "decisa" differenza... o no?

giovedì 29 novembre 2012

Quando mi sentii elogiare per il gran "carisma" della comunicazione, lusingata e felice mi convinsi che finalmente qualcosa di buono al di fuori dello scontato avrei potuto fare perchè "capace".
Vincendo così un'iniziale debole riluttanza cominciai ad andare per la mia strada da "volontaria prodigio".
Ricordo il primo giorno che entrai in una stanza da sola, quasi di proposito...
Nel letto era un uomo anziano, molto magro e dal colorito oltre il pallore... accanto a Lui ma non troppo vicino, la moglie e la figlia, quest'ultima non l'avrei più rivista in seguito.
Sorridendo al solito, iniziai la conversazione con un tono di voce basso e pacato per non disturbare Chi all'apparenza stava dormendo. Da sguardi significativi e cenni di sottintesi riuscii a capire che per il "poveretto" ormai c'era poco da fare, ma non percepivo l'ansia angosciante che precede una perdita imminente. Raccontai parte della mia "storia", restai per qualche altro minuto, poi andai via.
Quel paziente si riprese, in seguito lo vidi sempre e solo accompagnato da Sua moglie... Lui, burbero ed accigliato in ogni momento... la moglie, "poverina", dimessa e rassegnata ma con l'aria di essere sul punto di...
Passarono altri mesi e il "poveretto" si aggravò, e un giorno di quelli "più arrabbiati" sua moglie mi prese in disparte e mi raccontò la storia allucinante di un uomo padre-padrone che tiranneggiava ancora nonostante la malattia, cocciuto e testardo pretendeva di curarsi a modo suo, incurante dei sacrifici di Chi viveva accanto.
"Non ne posso più... francamente, non dovrei dirlo ma spero che tutto finisca al più presto".
Dopo qualche tempo vidi per l'ultima volta la "poverina" lasciare il reparto in gran fretta dietro al marito che andava via incupito più che mai perchè non faceva la terapia... non poteva più. Fece in tempo solo a sfiorarmi una mano scuotendo il capo... il marito morì dopo una settimana.
E' questa una vicenda a cui penso spesso... a me era sembrata inizialmente in un modo ed invece era tutt'altro.
Quel che appare spesso non è... e quando devi percorrere strade che non conosci su cui ti sei trovato per caso quasi all'improvviso, non puoi non procedere se non con la massima cautela.
Stasera ho sentito ripetere... una parola di troppo può far danno, una parola di meno può farlo altrettanto... meglio tacere e restare all'ascolto.
Ed io, volontaria prodigio rifletto ed imparo perchè la mia "disponibilità" all'ascolto e sorriso non sia solo carisma ma scelta voluta e consapevole.

mercoledì 28 novembre 2012

"Dicono che non ho bevuto abbastanza... l'esame non può essere completato."
 "E va bene, allora... non Ti preoccupare, bevi altra acqua"... mentre pensavo, per fortuna che gliel'avevo detto... ma per Lei era già tanto così! Comunque... a quel punto, ora più ora meno, minuto più minuto meno non facevano una grande differenza, e magari poteva essere per me anche il momento buono per qualche riflessione in più, per pensare visto che altro non era possibile fare.
Questa... confesso... è la "mia attività" preferita nelle lunghe attese.
Raccogliere le idee su "come" e "quanto" ancora stia evolvendo la mia Vita.
Percorsi nuovi... consapevolezze inaspettate, altre "conoscenze" che rapidamente sento come fossero da sempre. Non è però cosa nuova, dall'inizio di questa "mia storia" il tempo corre veloce, brucia le tappe perchè tutto avvenga in fretta ma tuttavia senza approssimazione.
Nuovi "contatti", altre "relazioni"... ed anche "incontri" dimenticati, di ritorno dal passato.
Ieri sera ho rivisto un "vecchio Amico" dei tempi del liceo... coetanei, facevamo parte della stessa comitiva condividendo suono di chitarra e l'"onnipresente" Fabrizio De Andrè. Ci siamo incontrati di nuovo... Lui, medico a pochi anni dalla pensione... Io, paziente da pochissimi anni rimessa "in corsa" per la Vita.
Eravamo in una lezione-conferenza sul "contesto relazionale" di cui era il relatore. Nella discussione, tra l'altro interessantissima, ho riconosciuto la Sua vivacità e l'essere simpaticamente "prolisso", che comunque ha molto stimolato portando interventi in rapida sequenza.
Quando è arrivato anche il mio momento mi ha fatto però un certo effetto sentirmi dare della... "signora", anche se razionalmente era più che logico e naturale.
Al termine poi, mi sono avvicinata per stringergli la mano e salutarlo.
"Posso?..." gli  ho chiesto... e Lui, gioviale come lo ricordavo, ha risposto... "Certo che puoi..." e ha ricambiato la stretta con un abbraccio.
"Sai..." ha continuato, "... so tutto di te..." e al mio sguardo perplesso ed interrogativo ha aggiunto, "... di Chi era la firma in calce alla cartella clinica di cui hai fatto richiesta ultimamente?" "La Tua?!..." "Certo... per questo conosco per intero la tua storia."
In quel momento ho avuto la  netta sensazione come se fossi stata vista "nuda"... ma, stranamente non provavo vergogna.
La Vita è molto strana...
Passano anni, decenni e due persone non s'incontrano mai, poi succede... chissà perchè... in occasioni critiche.
L'ultima volta che avevo visto il mio "vecchio Amico" fu circa 31 anni fa, quando nacque mia figlia. All'epoca era neonatologo e fu chiamato dalla terapia intensiva neonatale perchè per la mia piccola si temeva la sofferenza fetale. Anche allora un' "occasione critica"...
La Vita, sì... è molto strana ma ancor più "benigna" di quello che si possa pensare, perchè in fondo "riproponendo antichi incontri" ravviva lo spirito con energia, entusiasmo e coi ricordi troppo in fretta accantonati.

martedì 27 novembre 2012

Poniamo che sia giusto o preferibile seguire l'insieme di stati d'animo che porta alla volontà di "appartarsi" in una condizione di malattia...
Ho cercato d'immedesimarmi per capire... ma da qualsiasi angolazione  mi ponessi, non riuscivo.
Gli animali quando stanno male, è vero, lo fanno sempre ma solo perchè "perdono il controllo" di quella che è la loro normalità, in un certo senso hanno la percezione di un nemico che li perseguita, un pericolo incombente per cui nascondersi.
Probabilmente se potessero rendersi conto dell'aiuto concreto all'esterno da loro, non scanserebbero la persona in grado di offrirglielo.
Ma che cosa spinge un essere umano lucido e sempre consapevole di sè e ciò che gli accade, a comportarsi allo stesso modo?
Pur ammettendo le naturali diversità caratteriali... faccio fatica a comprendere.
E poichè non posso certo giudicare e non solo per mancanza di elementi ma per l'indiscussa soggettività della sofferenza e del dolore, per l'ennesima volta "analizzo" me stessa, il comportamento di una persona che non ha mai inteso "isolarsi" anzi... non ha fatto altro che " proclamare" a gran voce il Suo "male" per superare il "malessere" che ne derivava.
In realtà i primi due mesi, quelli che hanno preceduto la diagnosi sono stati i più difficili da vivere... non accettavo l'"eventualità" della malattia pur toccandola con mano, guardando nello specchio gli occhi fissi, "incantati" dal terrore. Per questo evitavo il confronto con gli Altri... che non "leggessero" anche Loro quello che io già segretamente sapevo. Temevo di "essere sbattuta" contro la realtà a mani e piedi legati in modo da non poter "scappare"... non più.
Però, una volta che "da sola" mi posi contro quel muro, la vista offuscata dalle lacrime "del profondo" m'impedì di vederne la "bruttura" per intero, e la sensazione di vulnerabilità mi spinse a chiedere aiuto  a TUTTI e IN TUTTI I MODI. E per Tutti, intendo proprio  tutte le persone che conoscevo, le simpatiche e le antipatiche... gli amici ma anche quelli che fino ad allora salutavo appena.
Cominciai ad amare davvero... forse perchè ero in una condizione di necessità? Non so... fu molto dura ammetterlo, accettare che da sola non ce l'avrei mai fatta fu anche doloroso, convincermi poi di poter restare coi miei pensieri come unica compagnia... fu impossibile. Dovevo venir fuori... "urlare sottovoce" e col sorriso (per non spaventare... i "sani" hanno paura di Chi non lo è più) tutto il mio dolore... "denudarmi" perchè Altri potessero provare a prendersi cura di me... in ogni modo.

lunedì 26 novembre 2012

"La Vita se ne andrà in silenzio
    facendo scendere
  il sipario sui miei occhi"
(R. Tagore)


Un "fiocco di tenerezza" non destinato a me, nè all' "Amico dai profondi occhi azzurri" che sempre mi cede il Suo, un fiocco di un'altra Amica ancora che oggi serena lo era poco e niente, letto a voce alta e da Lei definito... "poesia pura".
Mentre tornavo a casa, continuavo a... ripetermelo per tenerlo a mente, memorizzarlo e non scordarlo mai.
E' un' "immagine" talmente poetica... di una serenità "illimitata"! Stasera serviva  a chiudere il tema che ha preso l'intero incontro... il "contagio emotivo" all'interno di un gruppo di auto-aiuto.
Lo spunto è partito dalla condivisione di un'esperienza del genere all'insegna della scarsa fiducia nel gruppo stesso, nonchè dello scetticismo e diffidenza sugli incontri. Ci si lamenta di trovarsi a parlare sempre dei medesimi argomenti... cancro e sue conseguenze, terapie e controlli... quando invece bisogna rimuovere, parlare di altro, non vedere persone malate... divertirsi perchè del futuro non si è certi e poi si hanno già i propri problemi, perchè farsi carico anche solo mentalmente di quelli altrui!?
E' chiaro come in tutto questo "giro di parole" sia ben visibile la "non accettazione della malattia".
Oh bella... verrebbe da dire... Chi mai può accettarla? Già solo l'idea è fuori logica umana, destabilizza... fa paura. Vorresti scappare in un posto lontano, dove malattia e morte sono escluse a priori... raggiungere il "paradiso" senza tappe intermedie.
 Ma così non può essere e non serve nemmeno mettere la testa sotto la sabbia o tenerla "bella alta" tra le nuvole, dico sempre... TUTTO VA COME DEVE ANDARE, e fino a questo momento i fatti mai mi hanno smentito.
Voglio ripeterlo, anche a costo di sembrare noiosa... io l'ho adottato come metodo e magari potrà servire a qualcuno come spunto per rivisitarlo, correggerlo e farlo proprio.
Preferisco "avvelenarmi a piccole dosi"... immergermi nelle realtà dolorose, portare un sorriso  a Chi le ripetute prove l'hanno spento... trovare nel "segno" di un periodo il senso di una Vita intera.
E potrà sembrare strano, così anche la paura a poco a poco vien meno e anche se non va via del tutto appare sopportabile perchè comunque... SI VIVE... e SI RIDE fino alle lacrime... e SI PIANGE ma non da soli.
Ed è qui la grandezza della cosa... uscire fuori dalla SOLITUDINE, il male più grande che logora la voglia di vivere e la forza della mente.

domenica 25 novembre 2012

IL REGNO DELLE DONNE  (ALDA MERINI)

...
... E NASCONDETE IL VOLTO
PERCHE' IL DOLORE SPLENDE...
Una stampella d'oro
per arrivare al cielo
le donne insegnano l'amore.
Qualche volta, amica mia,
ti sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto
perchè il dolore splende.
Un mistero che mai
riusciremo a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.

Guarda il sole quando scende
ed accende d'oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perchè sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male.


Oggi, 25 novembre... una giornata per la donna. La donna violata, maltrattata... privata della dignità.
Vittima non colpevole dell'uomo, anche in seno alla famiglia.
Una giornata per dire... basta... e riprendere un discorso mai incominciato, perchè per quanto si faccia un gran parlare di emancipazione femminile, maggiore credibilità in campo lavorativo, si troverà sempre quell' "unica casa" di cui la donna non è regina.
Mi ha colpito la foto che ho proposto... una donna musulmana coperta dal "burqua", gli occhi sono visibili forse ancor più se fosse stato l'intero volto scoperto.
E' chiara la profondità di quello sguardo, esprime pietà... rassegnazione preghiera, perchè la donna continua ad... amare anche se il sentimento è mal riposto.
Ricordo, poco più di due anni fa... quando fui sottoposta al primo intervento, quello demolitore, tre o quattro donne si avvicinavano più volte al giorno alla mia stanza... volevano vedere la "signora senza una mammella" ma col "cappellino". S'affacciavano... sbirciavano, fino a quando le invitai ad entrare e sorridendo spiegai Loro tutto quanto. Restarono a guardarmi ammutolite, poi una prese la parola... "meh, non sembra così tremendo, mò che ce l'avete spiegato. Penso che lo posso sopportare, anche perchè... quante ne ho passate nella vita mia! Gravidanze brutte, aborti... persino calci nella pancia quando ero incinta... e ho superato tutto."
Calci nella pancia?! "Sì, pure quelli... però il marito mio m'ha sempre voluto bene ed io a Lui."
Strano modo d'amare, pensai quel giorno... ma le donne sono così, "insegnano l'amore" e quando l'imparano sembra loro di toccare il cielo, anche se "gli uomini non sono angeli".

sabato 24 novembre 2012

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina

disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio,
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.  (Alda Merini)


E' inevitabile... non può essere Tutto semplice, qualcosa sfugge di mano e c'è lo scivolone, quello "classico"sulla "classica" buccia di banana, imprevista... capitata all'ultimo momento.
Già rialzarsi è un impresa non di poco conto... torni in piedi ma con le ossa dolenti in ogni punto.
Poter avere una moviola che riporti indietro, a prima dell' "incidente"... gran bella cosa sarebbe, oppure precederlo avendo a disposizione una sfera di cristallo... ma questa è pura fantasia.
Allora che cosa resta? Aspettare "in silenzio", senza rumore... che troppe parole aumenterebbero il danno e poi... poi c'è bisogno di raccogliere i pensieri, capire dove è l' "errore", non certo in quella "buccia di banana" in quel momento, per caso. E' a monte, piuttosto... nell'aver prestato poca attenzione, essersi lasciata andare all'entusiasmo di un'occasione, senza capire...
Ora sento la necessità di restare in silenzio e concederlo pure a Chi crede di essere stato deluso perchè pensava altro e altro non era.
Raccolti i pensieri, tirate le somme magari i conti torneranno... oppure no...
Quando si tratta di relazioni umane c'è sempre la possibilità d'incontrare una "curva" particolarmente difficile... pericolosa, dopo di che sarà la "tranquillità" del rettilineo o il "rischio" del pendio scosceso.







venerdì 23 novembre 2012

Giusto una telefonata... solo a titolo informativo sullo svolgimento di un esame di controllo mai fatto, con un suggerimento... diciamo, pratico?! "... è inutile andare molto tempo prima, si rispetta l'ordine e l'ora di prenotazione".
 Esattamente il contrario di ciò che è stato fino ad ora.
Una telefonata che mi ha fatto un mondo di piacere... come sempre e Lei lo sa, e ogni volta poi, tutti quei ricordi di un tratto di percorso fatto insieme, fino alla ricostruzione, attesa come il "cancellino" che facesse sparire da Mente e Cuore tanto dolore. E anche se così, esattamente non era stato... il conforto di averlo vissuto insieme e la reciproca comprensione che sollevava dal senso di solitudine pure quella volta... per l'ennesima volta.
"Non potrò mai dimenticare che hai pronunciato il mio nome appena uscita dalla sala operatoria... il mio e di nessun altro..." e non poteva essere altrimenti, in quel momento era la "figlia" che mi mancava... come mi mancava stamattina, quando mi sono trovata sola coi miei pensieri, belli... i dubbi che spuntano all'improvviso e  le indecisioni del domani. Voler condividere tutto questo con Chi non potresti amare di più... "Tua figlia" e trovarsi invece  nell'impossibilità... ed ecco la telefonata, la presenza giusta al momento giusto... e che lo dico a fare?! Anche stavolta c'ha pensato Qualcuno... perchè ancora non fossi sola e pur assordata dai "tonfi" del vuoto intorno, riuscissi a sentire quello che il Cuore mi dice sempre e instancabilmente.
Continuare ad... amare senza la pretesa di essere capita, perchè è un sentimento gratuito che non ha sempre riscontro e addirittura può essere frainteso. Piano piano l'ho capito e ho cominciato a proteggermi... ma così non sono stata più libera e forse lo sarò sempre meno se voglio difendere almeno una piccola parte del "buono" che posso trarre da me.
Non ho mai amato omologarmi in una categoria o seguire la corrente che vuole che si agisca in un modo perchè Tutti  fanno così ... In bene o in male, non sta a me giudicare... mi sono comportata da "spirito libero in piena autonomia"... ora, non so.
Dovrò osservare un "decalogo", rispettare le "regole"... e lo farò perchè non si può pretendere di essere nel giusto restando sopra le righe, però... se è vero che non esiste articolo di alcun codice che non presenti "postilla", ci potrà essere pure in questo caso qualche "asterisco" che riporti ad una libera interpretazione, chiaramente moderata e non intesa allo stravolgimento.
Sarà l'eccezione che conferma la regola... mi si vorrà condannare mica per questo?

giovedì 22 novembre 2012

Da "volontaria prodigio" che sapeva leggere ma non scrivere mi son trovata per una strada che se non è stata facile per alcuni aspetti, si è rilevata "diretta" per altri.
Ritornavo nel luogo dove ero stata curata per realizzare nell'immediato che "era davvero finita"... come i neo-diplomati il primo giorno di scuola che ormai non riguarda più loro. E come Loro cominciai a provar "rammarico" non sentendomi più protetta ... ogni giorno poteva essere l'inizio di una nuova vita o semplicemente la continuazione della "storia". Di sei mesi in sei mesi avrei avuto la conferma dell'una o dell'altra... e intanto? Intanto, mi ripetevo... era meglio non "fantasticare", non far volare troppo i pensieri o sceneggiarli per "renderli veri". Io però... che sempre un po' stramba sono stata, per evitare di soffrire tanto in un tempo futuro preferivo farlo "a piccole dosi"... per abituarmi o farmi le ossa. Se il peggio fosse arrivato mi avrebbe trovata pronta, altrimenti  sarei stata immunizzata per le normali contrarietà della Vita, attribuendo loro il giusto peso.
Cominciò così la frequentazione assidua di "quel terzo piano".
Una delle primissime volte mi fu detto... "Sai... ho parlato col dottor C. (il chirurgo), gli ho detto quello che sei Tu per Noi... tutto ciò che fai". Davvero?! Pensavo tra me... e che cosa faccio senza rendermene conto?
Ma continuavo, perchè se nessuno aveva da lamentarsi, anzi... significava per lo meno che male non facevo.
E poi ancora mi fu detto... "Tu hai il dono innato della comunicazione...", ed io sempre poco "acculturata" in materia, non comprendevo l'autentico significato del termine però continuavo... riuscivo a comunicare? Mi capivano e tanto mi bastava.
Un giorno, infine fu l'apice... "Trasmetti la serenità..." e per me fu il culmine della gioia. Veramente potevo tanto? E mi spinsi oltre... oltre le pareti di "quel terzo piano"... coltivai le conoscenze fatte, arrivai da loro in ogni modo anche quando "terapia non imponeva".
Oggi, continuo ad... andare avanti pure attraverso queste righe quotidiane... col gruppo interattivo su fb... col mio nuovo "percorso formativo" grazie al quale imparerò anche a scrivere tutte le cose belle che sento e non hanno mai fine.
E intanto  le conoscenze  aumentano ed hanno una virtù speciale perchè per crescere si "alimentano" delle sole parole scritte.
Conoscenze virtuali? Virtuali certo, ma non leggere, superficiali...
 In questo caso ben preciso, ogni parola perchè abbia significato e valore, è necessario che sia "ben detta", con la saggezza dell'intelletto e poco impeto da rabbia.
"Verba volant, scripta manent"... e perciò senza ombra di dubbio è giusto il caso che arrivi "diretta".

mercoledì 21 novembre 2012

Ora ho anche una "compagna di banco" mentre imparo a "mettere per iscritto" i sentimenti con le azioni giuste. Ho cominciato a confrontarmi più spesso con Lei, persona pacata dal tono di voce sempre uguale, sorridente e dai sospiri profondi.
"Io?! Io... sono contenta!" mi ha detto l'altro giorno per esprimere il Suo attuale stato d'animo dopo il tumore... sì, perchè anche Lei ne è uscita da poco e non vuole tenersi dentro la "grande scoperta".
Tra i "doni" di questa malattia c'è la soddisfazione appena percepita di essere entrata casualmente come in un "girotondo"...
E' strano che per indicare un'emozione legata ad un evento del genere, usi un termine così giocoso e allegro... eppure è così.
Ricordo da bambina quando vedevo i compagni mettersi in tondo per girare velocemente... poi sempre di più e  all'improvviso sedersi di colpo a terra. Chi non era stato veloce in quell'azione veniva espulso.
Guardavo... desiderosa di partecipare ma poi pensavo che sicuramente non ce l'avrei fatta coi tempi, ero troppo lenta e non all'altezza della situazione. Succedeva intanto che mi invitavano ad entrare e ne ero felice perchè in quel momento mentre Altri guardavano dall'esterno io "condividevo" l'impegno con i "privilegiati" come me... così bastava uno sguardo d'intesa e i tempi erano quelli giusti. Ero quasi sempre tra i "sopravvissuti".
Quell' "intesa" era solo per "pochi" e Noi soli,  in quel gioco allegro ma pure un po' crudele perchè ad esclusione, conoscevamo i tempi e le modalità.
E' proprio una sensazione simile che provo ora e penso di non essere l'unica perchè quando mi trovo a confronto con un'Amica, a narrarci le "Nostre storie"... lo facciamo con naturalezza e semplicità anche se intorno c'è gente, come se fossimo da sole. Chi è intorno guarda, magari sorride ma non capisce... non può comprendere la "serenità" che accompagna la "normalità" del Nostro discorrere.
E ieri è successo questo... la mia "compagna di banco" ed io parlavamo tra Noi... noduli comparsi all'improvviso, dimensioni... interventi e terapie... protesi e ricostruzioni. Una bella "signora bionda" che era seduta accanto, largo sorriso stampato sul volto, con gli occhi passava dall'una all'altra senza mai cambiare espressione... sorridente come se non capisse. E forse era così... oppure pensava che il "cancro" c'avesse messo fuori uso non solo il seno ma anche il cervello.
No... certo, non poteva sapere che Noi ci sentivamo "sicure" perchè entrate a chiudere il cerchio per lo stesso "girotondo".

martedì 20 novembre 2012

... Ho pensato... quanto il cancro ci insegni - ci obblighi - a cambiare atteggiamento, nei confronti di noi stessi, degli altri, della relazione tra noi e gli altri, oltre che con il mondo...
Il cancro insegna a essere più intuitivi e più rispettosi di noi stessi e degli altri. Credo, infatti, che il cancro abbia a che fare, profondamente, con il tema del rispetto e, di converso, della violenza, oltre che con quello della vita, della morte, della rinascita. In questo senso il cancro dà il coraggio e il diritto di dire NO a ciò che per noi è antivitale, senza sentirci in colpa...
    da "OLTRE IL CANCRO"
 Trasformare creativamente la malattia che temiamo di più
            Marta Tibaldi

Continuano a... ripetermi soprattutto le persone più vicine che farei bene a lasciare Tutto definitivamente alle spalle... dimenticare. E non sanno... come mai potrebbero, che una bufera non può passare senza lasciare i segni e magari proprio dov'è stato maggiore il dolore, si può ricostruire più efficacemente.
Dopo un'esperienza del genere ma già nel mentre, senti nascere dentro una forza viva, vitale che travolge... è ribellione ma nello stesso tempo richiesta d'aiuto... convinzione precisa di prestare attenzione e ascolto a Chi "vuole solo il Tuo bene" e insieme capacità di "puntare i piedi" se qualcosa non quadra o non va di fare soprattutto nel modo di viverla, questa "straordinaria e sconvolgente" esperienza.
Si comincia a parlare allora di "cambiamento"... di "trasformazione", mentre altro non è che "volontà" di giocare il tutto per tutto, non perdere un'occasione perchè non si può sapere se ce ne sarà mai un'altra.
E' come se Ti "autogiustificassi" e finalmente puoi essere Te stesso, senza timore d'essere giudicato anzi col beneplacito o la comprensione altrui.
E' in quest'ottica che iniziai al termine della chemio, "involontariamente" ad essere "una che porta conforto" agli Altri, come mi definì incuriosita l'Amica della buona terra... e mi resi conto così, ma solo perchè continuavano ad... asserirlo, che avrei potuto essere una "buona risorsa" e ho continuato su quella strada traendone un grande beneficio anche per me.
Il resto... quello che è seguito è noto, le 900 pagine e oltre di questo "mio diario" sono fitte di storie di Vita, sono la Vita stessa... un diamante dalle mille sfaccettature.
Non nego che Tutto questo ha fatto aumentare la mia autostima gratificandomi moltissimo... pensavo, posso dirlo anche se con una punta di presunzione di non aver da imparare altro, e invece non era così.
Quel che donavo "involontariamente" ha bisogno di consapevolezza e anche di qualcosa in più di un briciolo di competenza.
Per spiegarmi meglio, con un esempio semplice... fino ad ora sono stata "una volontaria prodigio", sapevo "leggere" perchè seguivo il Cuore, ma dovevo imparare a "scrivere" con l'aiuto delle regole.

lunedì 19 novembre 2012

GRAZIE, all' Amore della mia Vita
Da più di due anni, ovvero da quando Tutto cominciò... in casa la televisione tace... almeno in mia presenza. Preferisco così, mi ricorderebbe altrimenti i tempi dell'angoscia, quando inebetita guardavo senza vedere mentre tormentavo l'odiato "bozzo". Da allora per me "non parla" più ed è meglio così...
"E la sera che fai... vai a letto con le galline?" mi chiedono i patiti delle fiction talk-show programmi strappalacrime e pseudo-varietà.
A dormire, no di certo... ho da recuperare tanto tempo perso a sonnecchiare davanti alla televisione perchè in fondo mi ha sempre annoiato.
Allora... che cosa faccio? Ho ripreso le mie antiche, grandi passioni... leggere innanzitutto e poi scrivere... spero con poco danno perchè ad addormentarsi non sia poi Chi legge.
Di come mi sia servita della "scrittura" come forma di resilienza ed autocura ho detto più volte... poco o niente invece delle "mie letture" che sono diventate tante e varie. Ma la cosa più stupefacente e non so fino a che punto normale è che riesco a leggere più libri contemporaneamente, ritenendo tutto con ordine. Una cosa da non credere per una metodica - sistematica - pedante come me. Si pensi che uno dei motivi principali per cui interruppi gli studi universitari fu proprio questo, non riuscire a preparare quando era necessario più esami in contemporanea. Oggi sarebbe diverso... e chissà che non faccia un pensierino visto che non si può mai dire e che nella Vita non ci sono limiti se non Te li poni. Intanto mi diletto in questa "gimcana" letteraria, leggendo di tutto e di più, affascinata da ciò che fino ad ora mi ero persa.
In un testo acquistato di recente che riflette un po' la mia tendenza "cancrocentrica" del momento, ho ritrovato il mito di Filemone e Bauci, narrato già da Ovidio nelle Metamorfosi.
L'autrice lo cita a rappresentare il modo migliore di vivere l'impatto col cancro... ospite inatteso, spesso sotto mentite spoglie che, se più o meno accolto e accettato,  porta trasformazione, un modo nuovo di intendere l'esistenza che integra la morte e la supera.
La storia di fascino sereno narra...


Zeus ed Ermes, vagando attraverso la Frigia con sembianze umane, "bussando a mille porte, domandavano
ovunque ospitalità e ovunque si negava loro l'accoglienza. Una sola casa offrì asilo: era una capanna, costruita con canne e fango. Qui, Filemone e la pia Bauci, uniti in casto matrimonio, vedevano passare i loro giorni belli, invecchiare insieme sopportando la povertà, resa più dolce e più leggera dal loro tenero legame".
Zeus scatenò la propria ira contro i Frigi ma risparmiò i due coniugi, trasformando la loro povera capanna in un tempio lussuoso e offrendosi di esaudire qualunque loro desiderio. Filemone e Bauci chiesero solo di poter essere sacerdoti del tempio di Zeus e di poter morire insieme.
Quando Filemone e Bauci furono prossimi alla morte, Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti per il tronco. Questo albero meraviglioso, che si ergeva di fronte al tempio, fu venerato per anni dai fedeli.

Alla luce del "mito" e del confronto con una malattia che va comunque smitizzata perchè si possa in qualche modo accettare, nasce una riflessione...
La fitta nebbia angoscia perchè nasconde alla vista ciò che è in realtà, prudentemente comunque bisogna andare, ogni tanto magari fermarsi... ma convinti che il sole arriverà pure a squarciarla, mostrando quello che aveva nascosto e di cui forse per un momento ci si era scordati.



domenica 18 novembre 2012

Le ho stretto allora il braccio in una leggera morsa che era più una carezza... per farmi perdonare di non aver capito. Non sapevo, è vero ma avrei dovuto intuire perchè "una donna" in fretta elabora il proprio dolore quando riguarda la Sua unica sofferenza. "Lei" non riusciva... in più un odioso immeritato senso di colpa la tormentava... Suo figlio stava tornando quando ebbe l'incidente... stava tornando quando si era ammalata.
"Da allora mi è mancato un pezzo di cuore, è come se vivessi a metà e non l'avrei nemmeno voluta questa metà... una mamma non può sopravvivere ad un figlio."
Con questa verità per la mente tornavo a casa pensando alla mia "fortuna", e ricordavo altre Amiche cui era toccato il "dolore più grande", l'ultima solo due mesi fa. Da anni combatte contro un tumore "testardo" e ha visto morire Suo figlio in due giorni senza saperne la causa. Eppure continua, nonostante sia avanti negli anni pare anche più forte, non piange... dice solo... mi mancava anche questo!
Pure la mia mamma perse una figlia di otto anni e di lì cominciarono i Suoi mali; ad una delle sorelle di mio padre venne meno un figlio di 16 anni, precipitato dalla montagna e il Suo cuore si ammalò senza rimedio.
Penso e continuo a... pensare che non devo dare assolutamente per scontata la presenza dei miei figli, mi convinco anzi del grande privilegio e allora che cosa può interessare, almeno in questo momento... se lavora o non lavora? Quando si deciderà a finire?... è incredibile, c'ha solo la tesi da discutere!
Ogni cosa è relativa se Tutto può svanire, e pur riconoscendone la validità non è giusto farsene un grosso cruccio. Quando "il più" manca resterà sempre la gioia di poter stringere un figlio al Cuore... e non sarà mai consolazione da poco.
Ho pensato infine a quelle mamme di "figli non perfetti"... perfette in quel ruolo tanto simile al divino, non danno nulla per scontato, ogni piccolo traguardo porta Loro la gioia di un successo.
Sono madri speciali... madri "coraggio" come quella per cui il figlio non è morto realmente... è solo partito e aspetta il Suo ritorno a momenti.

...

Sì, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio non perfetto.
Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare.
Non darà mai per certa una parola.
Non considererà mai che un passo sia un fatto comune.
Quando il bambino dirà " mamma" per la prima volta,
lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole.
Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco,
lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni.
Le consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io...
ignoranza, crudeltà, pregiudizio.., e le concederò di elevarsi
al di sopra di esse.
Non sarà mai sola. Io sarò al suo fianco ogni minuto della sua vita,
poiché starà facendo il mio lavoro infallibilmente
come se fosse al mio fianco.
E per Santo Patrono?
Chiede l'Angelo, tenendo la penna sollevata a mezz'aria.
Dio sorride:
-Basterà uno specchio.

Erma Bombeck

sabato 17 novembre 2012

Durante la mia "storia" quante ne ho strette di relazioni! Ed è strano, me ne sto accorgendo ora... ora che le frequentazioni sono diradate.
E' un po' quel che accade alla nuda terra... spoglia e a volte persino arida. Poi si frantumano le zolle, si rassoda il terreno e diventa più soffice... pronto per la semina. Si semina in autunno e i frutti arrivano con la bella stagione... quando non ci pensi più.
Lì a "quel terzo piano" ho conosciuto davvero tante persone... terreno reso brullo dagli eventi, in seguito l'empatia e il calore dell'ambiente erano riusciti a dissolvere in parte l'angoscia, completamente la diffidenza creando i presupposti di vere e proprie relazioni, anche se ci si limitava allo scambio di qualche battuta o semplice parere.
Sembravano incontri casuali, destinati all'archivio dei ricordi, mi accorgo ora che non è affatto così... come un rivolo in pendenza che nel suo percorso incontra un sasso e rallenta, per poi riprendere la corsa fino a diventar torrente.
Qualche giorno fa ero a far visita come al solito all'Amica "ma che c'mport"... avevo appena imboccato il corridoio quando da lontano ho riconosciuto due "volti noti". Il sorriso reciproco e la frase... eccola, è arrivata... ha fatto sì che sembrasse fosse passato solo un giorno ed invece era quasi un anno.
Dopo aver salutato in fretta l'Amica che era a far terapia nella stanza, "rispettosa delle regole" che impongono di non sostare presso i letti, sono tornata in corridoio accanto ai due "volti noti". Anche Loro esuli per la chiusura del reparto... anche Loro lì per il FOLLOW-UP periodico.
Si può dire che non abbiamo mai parlato tanto e così a lungo come in quell'occasione, c'eravamo incontrate decine di volte senza mai "raccontarci" veramente. Ad un certo punto è bastato offrirsi... reperire una bottiglietta d'acqua fresca per far liberare il Cuore e confessare un dolore grande... la tragica perdita di un figlio.
Ed io che un tempo l'avevo giudicata, considerandola incapace di uscire dal "vortice" che l'aveva travolta... la Sua malattia.
C'era ben altro dietro e, sinceramente non so... io che cosa avrei fatto al Suo posto.

venerdì 16 novembre 2012

Facile non è mantenere la sintonia quando le idee non sono le stesse, non è se trattano di politica, ancor meno se sono convinzioni religiose. Per le prime c'è il confronto... si discute, si può perfino litigare ma il tutto resta certamente in superficie, specialmente di questi tempi ove l'ideale è scarso e la cultura storica pure.
Con il "credo" religioso la situazione si complica, in particolare quando è nullo, non esiste proprio e in virtù di questo si considera l'esistenza una "casuale fatalità". Cadono allora le motivazioni della Vita, le modalità, il fine e gli intenti e diventa impossibile anche la spiegazione di un certo tipo di percorso che non è mai uguale ad un altro.
Ci si lascia andare e il discorso si perderebbe nascosto dietro un "muro"... ma "comunicare" è anche tramettere quella "poesia" che ogni uomo è, ermetica o di facile comprensione, da elaborare o immediata, comunque sempre di metro diverso. Trovare la giusta "chiave" d'interpretazione sempre si può se davvero si vuole procedere in simmetria per aiutare ed aiutarsi... perchè non è mai di "sensi unici" che si parla.
Così l'ultima volta... quando all'Amico dai profondi occhi azzurri fu detto da Chi non sapeva o meglio non aveva capito... fatti forza, chè c'hai Gesù nel cuore... io non ero riuscita ad evitare la Sua replica... che cosa?
Avevo potuto solo aggiungere... non importa, non fa differenza, la forza ce l'ha o la tirerà fuori perchè ne vale sempre la pena.
 La conversazione era finita a quel punto e nulla fu aggiunto da alcuna parte.
Farsi capire non è davvero tanto semplice... a volte si pensa di essere lineari, semplici nel porgersi perchè convinti di ciò in cui si crede e della bontà degli intenti, e troppo spesso si dimentica che non si è Tutti uguali. Ognuno fa parte di un contesto... ha un Suo vissuto ed un bagaglio di esperienze, magari accompagnato da sofferenze fisiche e morali e può capire solo quello che vuole, non ciò che davvero è ma appare "trasfigurato" dal Suo Cuore.
Allora occorre fare alcuni passi indietro, con grande attenzione e premura affinchè si resti comunque in equilibrio e non venga meno quello che si è costruito.
Le "relazioni" sono le cose più belle a cui l'Uomo può dar vita... son fatte di reciproci scambi e di grandi ricchezze, per crescere insieme.
Se di questo ci sarà la consapevolezza non conosceranno mai crisi.

giovedì 15 novembre 2012

" O Dio, concedimi il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
la pazienza di accettare quelle che non posso,
e la saggezza di saper distinguere le une dalle altre."
    Preghiera della serenità

"Ma dimmi... come potevo leggere questo biglietto?"
Rosso in viso come al solito per l'imbarazzo ma anche per la riservatezza che lo caratterizza, mi guardava porgendomi il bigliettino di colore verde, lo stesso della "speranza".
Inconsciamente non se l'era negata... nonostante tutto.
I Suoi occhi, di quell'azzurro profondo... lucidi e brillanti... nonostante il velo di malinconia.
Perchè? Ho appena mormorato e i miei sono andati alle prime due parole di quel biglietto... "O Dio..."
Immediatamente ho pensato... ma guarda un po', proprio a Lui doveva capitare una frase tanto esplicita!? Ma dopo qualche secondo si è fatta strada l'idea  che quel "Qualcuno" ci deve pur provare in qualche modo a "comunicare" con Chi non sa quanto bene Gli farebbe "farsi un alleato".
L' "Amico mio dai profondi occhi azzurri" vive il Suo male praticamente da solo, ha una moglie che non gli fa più compagnia e invece aggiunge dolore alle Sue giornate.
Fa il percorso da sè... con se stesso e la Malattia che non vuole lasciarlo.
"A me non interessa... se devo vivere continuo, ma se è destino che io muoia anche domani va bene lo stesso... anzi è meglio, mi tolgo di mezzo e finisce la storia."
No... non devi parlare in questo modo, Gli ho detto... e tutto quello che abbiamo detto in quasi due anni... dove è finito? Hai i Tuoi figli, i nipotini... la piccolina che fra un po' farà il suo primo compleanno. Ricordi la gioia quando è nata?
A questo punto il volto si è illuminato con un sorriso... "... è per Loro... solo per Loro che voglio continuare."
OH, meno male! Si può ricominciare a parlare, ritornati in "sintonia" per comunicare e non lasciarlo ancora una volta... solo.
Ricordo una delle prime volte che cominciai  a tenergli compagnia... l'"esordio" fu, ancor prima di chiedere il nome di battesimo... "... che cosa mangi oggi a pranzo?" Andavo sul sicuro per iniziare una conversazione, rischiavo poco e niente, Tutti mangiano... è un argomento generico e poi allegro perchè in modo certo è legato alla vita.
"Non so... quello che trovo. Ogni giorno mangio quello che trovo in tavola", era stata la Sua risposta... io non avevo aggiunto altro e quella volta era finita lì. Qualche giorno dopo aveva cominciato a parlare spontaneamente della malattia, interventi vari e terapie... mi era sembrato molto rassegnato... troppo ma di quella rassegnazione che è abbandono a quel che sarà.  Per scuoterlo ad un certo momento ero venuta fuori con... " devi combattere, hai Dio al Tuo fianco!", e Lui m'aveva bruciato con lo sguardo e le parole... "Dio, ma Chi é... Chi lo conosce?"
Presa alla sprovvista riuscii a dire solo... Tu, non credi? Ma subito mi ero ripresa... Vabbè, non importa, devi combattere lo stesso, vorrà dire che lo farai da solo!
Stoltamente, complice l'ignoranza dopo un esordio discretamente felice avevo fatto un "tonfo"... ero entrata nel "Suo spazio intimo" senza che me lo avesse chiesto.
Involontariamente stava per alzarsi una "barriera"...poi, un sospiro di sollievo... ed avevamo ripreso l'equilibrio della "simmetria".

mercoledì 14 novembre 2012

Ed anche questa è fatta!
Un "esame" per me del tutto nuovo... assai temuto per più motivi ed è passato.
Ed è stato bello, a tratti esaltante sentirmi ribadire che sto invecchiando "dolcemente".
Mentre ripiegavo il foglio del referto per metterlo in borsa pensavo a come la Verità, pur essendo unica e oggettiva si presti a più interpretazioni, intese come accettazione e atteggiamenti di vita.
Con i capelli brizzolati, dono dell'età... con le "mie" rughe, non molte ma reali... accetto la "verità" che sto invecchiando, e quando ricevo conferma da un esito ecografico che i "miei" organi sono in fase "naturalmente involutiva" ne gioisco addirittura. Spero allora che dall'esterno si percepisca quanta serenità portino in dono il "piacersi" e il "volersi bene" a prescindere e il concedere la "beltà in fiore" a Chi giustamente ne deve gioire.
In altre parole... se ci sentiremo "giovani attempate", gli Altri ci vedranno solo "giovani" perchè questo è il "messaggio comunicato".
Perchè se è vero che non si può non comunicare, è altresì vero che lo si fa anche senza parlare, col solo aspetto o persino un muto gesto all'apparenza casuale. Quest'ultimo se fatto con modalità e tempo appropriati viene recepito e può dar luogo alla "relazione"...
Stamane ero sdraiata sul lettino per l'ecografia che ho detto... l'assistente del medico ha posto "casualmente" ma non troppo la Sua mano accanto alla mia. Nel momento di disagio per me più forte, è stato allora istintivo stringerla e Lei non solo non l'ha ritirata ma ha ricambiato la stretta...
Avevo recepito il "messaggio" comunicatomi da un semplice gesto che magari in altro contesto poteva avere un significato del tutto diverso se non opposto.
"Comunicare" è per l'essere umano un grande dono e TUTTI ne hanno la capacità, può cambiare il modo e il grado però resta come "punto fermo", possibilità anzi certezza di venir fuori dall'isolamento e dalla solitudine.
Ogni uomo porta in sè un bagaglio grande, fatto di contesto, vissuto e sentimenti... è "poesia".
Comunicando c'è scambio di poesia, una crescita reciproca che forse con maggiore consapevolezza e fiducia l'uno per l'altro porterebbe ad un'umanità diversa... di certo migliore.

martedì 13 novembre 2012

Fortemente motivata... fortemente emozionata o con un'unica semplice espressione... emotivamente determinata a continuare un percorso che terminato lì dove era iniziato avrebbe lasciato dei ricordi neanche troppo belli, un freddo senso di vuoto e tante lacrime...
Le lacrime in verità non è che manchino nell'andare avanti ma sono diverse perchè nascono da sorrisi dati in dono e ricambiati con la gioia dello stupore.
Com'è bello rendersi conto di quello che capita, guardarlo nell'ottica giusta della "non casualità" e gioirne per questo. Ti dici... c'è un motivo e vai alla ricerca, non tanto difficile perchè per primo è stato il "motivo" a cercare Te.
E quando "motivo" e "motivazione" diventano una sola cosa TUTTO è più chiaro e grande in crescendo... man mano si va avanti... si vive.
Stasera ho avuto... lo posso dire? Una folgorazione! Almeno per me è stata tale, ma per evitare di passare da "esagitata" è meglio che ridimensioni un po' il termine o l'espressione...
 Mi è balenata un' "immagine poetica"...
La mia "storia" come una matrioska. Otto bamboline cave, l'una dentro l'altra a formarne una sola, la più grande. Il simbolo russo della "maternità" e per riflesso, della "generosità" incondizionata.
Questo tempo trascorso è stato e ancora continua a... essere vissuto da me allo stesso modo, nella mia storia tante altre o anche la mia in ciascuna di esse con uno scambio di ricchezza  che non ha paragoni perchè è l'unica che dà un benessere duraturo, non conosce crisi e dà frutti senza alcun tasso d'interesse.
Meglio di così!
Di tutto quello che ho ascoltato stasera,  poi mi ha colpito soprattutto un'immagine, e qui torna la forte impronta didascalica della rappresentazione visiva di un'idea...
Rendersi disponibili verso Chi è in situazione di vulnerabilità e sofferenza con l'atteggiamento giusto che prevede esclusivamente l'Amore per l'Altro e non per se stesso, fa sì che sia proprio Chi è in condizione di inferiorità a donare di più.
Un immaginario forziere che si apre al giro di una chiave non qualsiasi ma l'unica adatta.
Si va ad aggiungere una "gioia" e senza rendersene conto ci "si riempie" il Cuore di tante altre.
E a questo punto... Chi dona di più?

lunedì 12 novembre 2012

La speranza, ecco quello che mi stupisce. Questo è stupefacente. Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credono che andrà meglio domattina... e bisogna allora che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile."
  (Dio in Péguy)

Probabilmente non poteva capitarmi "fiocco di tenerezza" più appropriato... in questo momento.
Sono un po' frastornata, come sempre dopo l'incontro col gruppo di mutuo aiuto... tanti argomenti vengono messi a fuoco tante le problematiche sviscerate... ma non solo per questo. Devo fare una scelta... intraprendere "una strada" che in tempi normali non avrei mai pensato, perchè non vuol dire molto... la dovrebbero fare Tutti senza dover scegliere... perchè non fa la differenza.
 La differenza vera la fa il Cuore...
Mi fermo... perchè l'amarezza di alcuni accadimenti mi farebbe cadere in polemica... la polemica che tanto detesto e che non porta a niente, fatta di sole parole quando invece occorrono i fatti.
Se il Tempo mi sarà amico ed io sarò all'altezza, mi darà ragione... altrimenti avrò comunque imparato ancora e questo mi basterà.
Rileggo allora le due righe... e mi sento risollevata e più serena. Come si può affermare che tutto ciò che accade è pura casualità?
Io credo molto nella forza del "sorriso" nel calore dell' "abbraccio"... ho "fede" in questo, ma se pongo dei limiti ben presto ciò in cui credo perderà vigore... come la fiamma senza ossigeno.
Devo alimentare questa "fiammella" che è nata dalle ceneri del mio dolore... una parte di me è morta ma è risorta quella più importante e CI TENGO a tenerla in vita più a lungo possibile, almeno fino a quando Dio vorrà.
Così "spero"  e la Speranza, si sa... guarda lontano, la Fede col Cuore vede quello che è, ma "qualcosa" già deve essere presente.
La Speranza è di ampio respiro... arriva persino a mettere in dubbio la realtà perchè lo può fare, TUTTO le è concesso.
Un luogo comune vuole che chi viva di speranza muoia disperato, ma solo quando quella stessa è soffocata dalla convinzione di dare per scontata ogni cosa... compresa l' "aspettativa" di un "gran dono".


 La fede che più amo, dice Dio, è la speranza.
  (Charles Péguy)

domenica 11 novembre 2012

E poi... per fortuna c'è la Vita vera, "quella che conta" che se si potesse si vivrebbe di nuovo, evitando gli errori... saltando le buche e schivando gli ostacoli, in una sorta di gimcana fino al traguardo. Una gran fatica ugualmente ma molto più gratificante per la consapevolezza di averla conquistata e altresì meritata.
Sono felice che di questo si stia convincendo anche l'Amore della mia Vita...
Devo ammettere che fino a ieri la vedevo dura, non siamo troppo uguali Noi due, anzi per certi versi neppure simili, eppure... sarà merito del sentimento maturo e consapevole o la paura di perdere quel che pareva non poter essere perso mai, fatto sta che mi segue e sempre più spesso concorda con me.
Tempo fa gli dissi... se mi metto in gioco vado avanti, non posso più tirarmi indietro... Ora ha capito che questo "strapuntino" di Vita è la mia grande opportunità, da come la vivrò verrà fuori il meglio di me.
E così mi segue... ovunque, anche dove non avrei mai pensato.
Ieri sera siamo stati a cena da un Amico tra "quelli che contano"... l'Amico che si "rianima" al suono della mia voce, mi copre di pacchi dono a base di dolcezze e che in quel dì del mio onomastico mi inviò una bellissima pianta.
"Dovete venire assolutamente... ormai è nata una bella amicizia e poi... ricorda che io la volevo fare finita e TU mi hai salvato, quindi..."
Oh no, ancora! E così avevo accettato non fosse altro per quello che va ripetendo di continuo accompagnato dalle lacrime, sottovalutando se stesso e al contrario attribuendo a me un merito davvero esagerato.
E' stata una bella serata, vissuta in semplice familiarità... Lui, come al solito ha pianto ma insieme abbiamo riso... ci sono stati i ricordi e non son mancati i progetti, magari non troppo a lungo termine e Chi, del resto può farne?
La Vita è così... è fatta di ISTANTI...

...
... Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da qualche parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute:
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero...
...
(Versi di un componimento apocrifo, erroneamente attribuito al grande poeta argentino Jorge Luis Borges)

sabato 10 novembre 2012

Di fatto una cosa è sicura... se analizzo tutto il tempo intercorso da quell'8 marzo di due anni fa ad oggi, noto il gran "divenire" della mia Vita. E questo è anche normale perchè nulla è immutabile, le situazioni cambiano e le persone pure, ma ciò che intendo è l'evoluzione rapida, continua ed anche "tumultuosa" del mio animo... tumultuosa al punto da sembrare il suo contrario... un'involuzione.
All'indomani della diagnosi, libera ormai dal peso del dubbio e superata l'angoscia iniziale, fui animata dal coraggio di "fare"... rimboccarmi le maniche e fare qualcosa per me stessa. Mi sentivo anche in colpa per il dolore e disagio che avrei arrecato alla mia famiglia e divenni ancor più mite di quel che ero... chiedevo scusa, perdono fino ad irritare perchè sembrava ostentassi una "rassegnazione" per cui Chi mi era accanto non si sentiva pronto.
Poi cominciai a fare le prime conoscenze che in breve tempo diventarono numerose, tante e... amavo Tutti, indistintamente e non ne facevo mistero... e fu l'iniziazione al "culto dell'abbraccio".
Un'unica parola era sempre presente in ogni mia conversazione, GRAZIE... perchè ero grata di esserci ancora e ringraziavo gli Altri che mi permettevano con la Loro paziente disponibilità di continuare a... esserlo.
Comprendevo... comprendevo sempre fino a negare l'evidenza, così tolleravo e persino giustificavo la sgarberia di qualche infermiere o l'atteggiamento indifferente di un medico. Si capisce... pensavo tra di me... siamo davvero tanti ad ammalarci di tumore, troppi e il Loro non è sempre un compito facile soprattutto quando devono comunicare il peggio. Non tutte le ciambelle riescono col buco... mi fu detto un giorno, ed io mi chiedevo chissà fino a che punto sarei risultata una ciambella ben riuscita... perciò meglio accontentarsi e non far caso a certe esternazioni d'insofferenza o risposte evasive... dovevo tener duro e soprattutto non isolarmi... sarebbe venuto meno quel calore che serve alla Vita.
E i mesi son trascorsi, e il primo e il secondo anno pure... ed io sono qui a raccontare e raccontarmi con tutta la sofferenza e la voglia di arrampicarmi che hanno caratterizzato questo tempo. C'è stato dolore, anche fisico... l'umiliazione di esami anche invasivi... la stretta al cuore perchè diventavi "piccola", sottomessa per essere pronta a quelle manipolazioni e neanche si accorgevano che fossi lì... potevi essere un fantoccio, sarebbe stata la stessa cosa.
E' naturale perciò che un po' mi senta diversa... con un sentimento crescente dentro che non è ira non è rabbia ma solo voglia prepotente di far capire, qualora fosse possibile,  ad un'infermiera che definirei "ruspante" ma non in senso buono, che non si può, non si deve imporre il rispetto delle regole allo stesso modo in cui si pongono a ricovero le galline... altrimenti qui il "ruspante" ci sta tutto.

venerdì 9 novembre 2012

Ho rivisto ed ho ascoltato ancora quel video, più volte e non ho pianto più. E' evidente che qualcosa sta cambiando... o è già cambiato?!
Credo proprio di sì...
Allo stravolgimento della mia Vita ha fatto seguito un lento ed inevitabile mutamento...  come dopo un terremoto su un'isola dell'oceano si è consapevoli che molto difficilmente ci si potrà sottrarre all'onda montante di uno tsunami. E il paragone, lo assicuro non è affatto azzardato perchè è esattamente ciò che provo, anche se son passati la metà di quegli anni "gentilmente" concessi dai fogli prestampati della sanità, e passeranno poi tutti e se ne aggiungeranno anche altri ed io mi sentirò sempre così se non di più, con una forza e un coraggio di osare che se ne infischia dell' "apparire strano", rifiuta il menefreghismo mascherato da falsa pietà, ha nausea di quella "sincera" perchè è solo paura e un modo come un altro di fare gli scongiuri per se stessi.
Per questo spesso non tollero quello che i miei occhi e le mie orecchie devono "per forza di cose", vedere e sentire.
E l'altro giorno "la giovane dottoressa", emozionata e confusa per l'essere esaminata al cospetto di un'altra persona "esaminata" per altri motivi... ha cominciato a farfugliare qualcosa, rossa in viso mentre cercava di sistemarsi i capelli dietro le orecchie. Aria indifferente? Non saprei... certo che a me è costato non poco fare l'indifferente visto che si parlava del "mio" rene... e della sua "incisura" o "esito"? Alla fine... assodato per bontà divina che era la prima, non mi è stato spiegato comunque se fosse cosa grave o meno. Me la sono cercata da sola la risposta... a casa, con calma... perchè era una cosa che riguardava me ed avevo il pieno diritto di sapere... o no?
Ed ora per non comportarmi come Loro... "l'ameno dottore" e "la giovane dottoressa", spiegherò che entrambi i termini, all'apparenza così temibili non nascondono alcuna patologia... si riferiscono, la prima a qualcosa che c'è stata ma è così remota da essere più vecchia di me e il secondo, probabile ma poichè non mi riguarda... inesistente.
Bisognerà che qualcuno prima o poi spieghi la differenza fra un'ecografia e un'autopsia.

giovedì 8 novembre 2012

"Continuare a..." è nato come "diario di bordo" di quest'arco di Vita che strettamente mi appartiene... nello stesso tempo si è evoluto in "cronaca immediata" di emozioni legate a fatti ed eventi vissuti con forte intensità.
Ero sul punto di continuare a... riferire della mia condizione di paziente sottoposta ad ecografia addominale, quando le "note" di un video mi hanno bloccato... non potevo a questo punto andare oltre, lacrime inconsapevoli mi hanno fatto da promemoria.
Sarà capitato a volte di dover fare un "copia-incolla" ma all'improvviso si è presentata l'impellenza di avere altro da copiare e incollare, automaticamente il precedente è stato escluso, non cancellato ma solo rinviato.
Così stasera Mente e Cuore in sinergia perfetta hanno elaborato dei ricordi fatti riemergere da una melodia, e ciò che avevo da dire se pur importante si è velato.
La colonna sonora di un film... come ce ne sono tante.
Qualcuna riporterà all'adolescenza, un'altra al primo batticuore, un'altra ancora farà rivivere l'allegria di un cartone animato visto con i propri figli quando erano bambini... la "mia" di questa sera non mi porta poi tanto indietro... si ferma a due anni e mezzo fa, più o meno.
Era il tempo in cui sapevo di avere qualcosa ma non volevo accettarlo e il rifiuto, assoluto totale, si esprimeva con la mia non-volontà di andare da un medico. La paura mi paralizzava ed io vivevo i miei giorni aspettando che quel "bozzo" improvviso e terribile sparisse da solo, con la stessa rapidità con cui era comparso. Cercavo di distrarmi senza per altro riuscirci ed ogni sistema era buono... non sono mai andata così spesso al cinema come in quel periodo, e neanche a farlo apposta, incappavo in film dove prima o poi si piangeva. Risultato, uscivo dalla sala già con gli occhi lucidi mi ritrovavo a casa che stentavo a trattenere le lacrime. Le stesse che mi hanno colto stasera all'improvviso quando ho sentito quelle note... avrei potuto, è vero andare oltre, premere STOP... e non pensarci più, ma sinceramente non penso sarebbe servito molto, per il Cuore non ci sono stop che tengano e poi è stata una sorta di sfida...
Quante volte si è detto che bisogna guardare avanti? Tantissime, vero?! E questo sarà possibile solo quando quel "nodo" che tiene legati al passato si allenterà diventando più "dolce".

mercoledì 7 novembre 2012

"Qual è il prossimo autobus? L'11 è già passato?" "No, signora... lo aspetto anch'io."
Alla fermata dei bus stamattina mi sono trovata con una signora "dall'avvolgente scialle-foulard" e una giovane ragazza che sostava seduta sul muretto di cinta dell'ospedale.
"Fa davvero freddo oggi, vero? Come al solito il tempo qui da Noi cambia all'improvviso." Era sempre la signora a parlare cercando di coprirsi il più possibile... "Mi chiedo, ma perchè mai avranno spostato la fermata compresa la pensilina... prima almeno potevamo ripararci. Voi conoscete il motivo?" e si era rivolta alla ragazza... "Boh, non lo so... ma sarà senz'altro per una baggianata", aveva risposto quella quasi ridendo.
Conoscevo io il motivo e l'ho spiegato ad entrambe...
La fermata con relativa pensilina era collocata proprio sotto le finestre degli uffici e gli impiegati si erano lamentati per il disturbo arrecato dai bus quando si fermavano e ripartivano nonchè dal gran vociare.
La ragazza allora mi ha guardato questa volta ridendo davvero... "Capirai... per il gran lavoro che fanno!"
E' bastata questa frase detta con ilarità per avviare una delle tante conversazioni-discussioni comuni di questi tempi, e poi visti il luogo e l'occasione, anche su come sia diventato un lusso stare male senza avere l'assoluta garanzia di essere curati a dovere. E tutto a causa di una sanità che tiene conto di interessi economici e perde di vista l'unico elemento per cui esistere... il paziente.
"E che ne parliamo a fare?" ha continuato la ragazza... "Dovrebbero essere tutti eliminati a cominciare da quei GALANTUOMINI che sono in parlamento..."
Una folata di vento freddo mi ha fatto rabbrividire, e in quel momento ho pensato che era bellissimo provare ancora una volta quella sensazione. Ho rivolto lo sguardo al cielo plumbeo e ho trovato stupendo anch'esso.
E' normale la straordinarietà di tali semplici considerazioni quando Ti sono stati concessi altri "sei mesi di proroga". E' il mio stato d'animo abituale al termine di ogni controllo ma soprattutto di quello che ho fatto oggi, l'ecoaddome completo... sarà perchè l'esito è immediato, sarà perchè in un colpo solo si vedono tanti di quegli organi!
Mi sono stati concessi altri sei mesi, ho detto e per la gioia ho dimenticato il dilungarsi dell'esame e il disagio, con quella sonda che premeva su una vescica piena e il "ripetersi" del medico che faceva lezione alla tirocinante presente all'ecografia e non la finiva più.
"Secondo te, vedi questo tratto nel rene? E' un'incisura o un esito?" "Non so... io l'ho preso per incisura. E' un'incisura?"
Mentre io mi chiedevo che cosa fosse meno grave.
"Allora dimmi qual è la differenza tra un'incisura ed un esito..." continuava premendo sempre con la "benedetta" sonda.
Mentre io speravo che la "giovane dottoressa" si sbrigasse a rispondere ma soprattutto desse la risposta giusta...

martedì 6 novembre 2012

"L'indifferenza uccide più della malattia"... è una citazione tratta da un post in un altro blog, l'ho letta solo da pochi minuti e mi è entrata nel cuore e nel cervello tanto l'ho sentita forte e incisiva.
Stasera avrei scritto altro però continua a passarmi avanti come uno di quei messaggi inviati in modo martellante perchè vengano letti e stampati nella memoria.
E questo è un bel messaggio che resta impresso immediatamente.
Per quel che mi riguarda l'ho imparato da tempo quando mi sono resa conto di non voler mai essere oggetto d'indifferenza e per questo ho cominciato io a non esserlo, indifferente anche a costo di fraintendimenti e incomprensioni. Perchè è chiaro...  per i più, atteggiamenti come dire... troppo disponibili nascondono sempre qualcosa, necessariamente è così.
Tutti depositari della Verità assoluta secondo convenienza a fronte di pochi pionieri di un'umanità giusta che vorrebbe affermarsi.
Tant'è... ma mai disperare!
Stamani ho detto a mio figlio che per motivi diversi si lamentava del menefreghismo latente che lo circonda... perchè l'acqua nella pentola arrivi a bollire fino in superficie è necessario che il fondo raggiunga la temperatura giusta... procede per gradi e come sempre è dal basso che cambia la situazione.
In pratica, lamentarsi non serve... giusto è agire secondo le possibilità nell'ambito del proprio spazio per migliorare ciò che palesemente giusto non è. A lungo termine i risultati si vedranno non fosse altro che per spirito di emulazione.
"L'indifferenza uccide più della malattia"... ecco, e questa volta le sento ripetere, poche parole dalla forza di un discorso e mi sovviene il triste ricordo della mamma del "mio Amore", malata di cancro anche Lei quando terminale con gli occhi supplici chiese di non dimenticarla. Perchè alla fine è questa l'angoscia che prende... essere archiviati come un documento che ormai non serve più... il passare oltre come un giorno qualunque.
Non è possibile per un essere umano che comunque lascia traccia di sè... nasce per tale fine. Per questo non si può, non si deve restare indifferenti alla sofferenza altrui... specchiandoci in essa potremmo veder riflessa la Nostra immagine migliore.

lunedì 5 novembre 2012

Ma sì, continuasse pure a suonare la sveglia... oggi non m'interessa. Sono in ferie... o quasi.
Stamattina l'Amore della mia Vita è uscito prestissimo ed io sono tornata a letto dopo avergli preparato la colazione e averlo visto varcare la soglia di casa.
Sono tornata a letto come non avrei mai fatto prima... se necessità momentanea imponeva che fossi in piedi alle 6 del mattino non c'era verso di fare un passo indietro, anche se cascavo dal sonno e non avevo niente da fare. Ero una stakanovista convinta del dovere a tutti i costi ed ora pensarmi come un tempo è come stare a guardare la "caricatura" di me stessa.
E' un po' quello che provo quando mi guardo allo specchio e sosto sui capelli... così brizzolati con argentei colpi di luna, non riesco ad immaginare colore più bello e mai tornerei alle varie tinte di biondo con relative meches più scure... più chiare... tono su tono che mi hanno dato tormento per tanti anni.
Ora ci rido e penso...
Chi me l'ha fatto fare?... per qualche capello bianco che manco si vedeva e niente provava visto che giovane ero e tale restavo nonostante quella presenza scomoda.
E così con la grande consapevolezza dell'essenzialità della persona che ormai è per me guida del Vivere saggio e sereno... sono tornata a letto. Non tanto per riprender sonno quanto per pensare e "gratificarmi"... in questo periodo con un controllo a settimana  ogni volta è come entrare in una stanza buia e cercare immediatamente dov'è la finestra e spalancarla per respirare e vedere la luce.
Poi però mi sono riaddormentata e se ho lasciato correre la sveglia che suonava, ad un certo punto non ho potuto esimermi dal rispondere al telefono e a Chi dall'altra parte mi chiedeva... "... ma stavi dormendo?" ho dovuto dire la verità tanto era evidente.
Ma dopo tutto...
Chi se ne importa? Non devo dimostrare niente a nessuno se non a me stessa che finalmente sono libera dalle false convEnzioni e convInzioni che per troppo tempo mi hanno privato della serenità.
Alla fine nonostante il sonno extra ho fatto quel che dovevo, forse anche meglio e la "tabella di marcia", anche se ora per me molto elastica, è stata rispettata.
Ah... dimenticavo, c'entra e non c'entra con ciò di cui sopra... ma capirete, è per onor di cronaca di questa mia giornata di "ferie" da quel che ero...
Nel pomeriggio sono riuscita a glissare con garbo e divertimento sulla proposta di un'operatrice di call-center che voleva piazzarmi a costo zero un depuratore per l'acqua del rubinetto a patto che la manutenzione fosse fatta tramite abbonamento presso la Loro azienda e che al momento del contratto fossimo in due a firmare... mio marito ed io.
Un'occasione "ghiotta", limitata nel tempo...
"Mi dispiace, allora dovrete richiamare... mio marito è fuori sede e torna..." l'ho buttata lì... "torna tra un mese!"
E così mi sono liberata definitivamente... non di un marito, ma di un depuratore a costo zero.

domenica 4 novembre 2012

Si trattava di formulare un giudizio di presentazione per la commissione esaminatrice... e Lei, tanto per non smentirsi fu sibillina come sempre e tra le altre cose puntualizzò... "timida come una mammoletta ma se la si sa cogliere sa dare tutto il suo profumo". Letto così poteva anche apparire giudizio garbato ma conoscendo il soggetto che l'aveva espresso e i fatti pregressi, alla fine risultava solo un commento ironico che poteva prestarsi a una doppia interpretazione. E in effetti il voto finale non fu il massimo ma nemmeno uno dei più scadenti... nel dubbio meglio non compromettersi  e mantenersi "sulle righe", avevano di certo pensato.
E qualche tempo prima in un colloquio con le famiglie a mia madre che tentava di sostenere strenuamente la tesi della timidezza, replicò che mi "nascondevo" "credendo" di essere timida ma in realtà lasciandomi andare sarei stata un'accentratrice se non addirittura persona capace di trascinare gente... una "capobranco", insomma!
Capobranco IO??!! Io che stentavo a prendere la parola e quando ero costretta alzavo la mano "a mezz'asta" con la speranza di essere non vista?
E' chiaro che tale non mi ero mai sentita, restavo in disparte... questo è vero, però mai condizionata dalla tendenza e opinioni altrui.
Ero tra le quinte ad osservare, poi quando la moda prendeva il posto della tendenza e le opinioni cambiavano... diventavo "regista" di quel mio momento di Vita e non guardavo più nè badavo a Chi era stato avanti a me perchè nel frattempo per tanti motivi "era passato". Ed ero io la "novità" perchè avevo avuto il coraggio di andare controcorrente.
Ma perchè ho fatto tutto questo preambolo? Credo proprio di essermi superata stavolta... forse forse quella mia professoressa non aveva tutti i torti nel definire il "mio girovagar tra le parole" come espressione stupenda ma delirante... e ragione aveva anche quando mi ritenne capace di "energia trainante". Eh, già... non me ne rendo ancora ben conto e non sono sempre pienamente consapevole però... quante persone riesco a contagiare con la mia positività!
Non è nascondere la testa sotto la sabbia, non è negazione di un domani incerto... è voglia di andare avanti,  conoscere tutto ciò che si può sul nemico che combatti per annientarlo, divulgare le strategie acquisite, raccogliere entusiasmo e consensi... perchè è meglio essere in tanti, si ha meno paura e ci si sente più forti.
Ed ecco "CONTINUARE A..." e poi "CONTINUARE A... PARLARNE CON SPERANZA", il blog e il gruppo su fb che attualmente mi aiutano a vivere parte del "sogno"... ma non è finita!
Entrambi insieme diventeranno una "realtà"... concreta, utile... MERAVIGLIOSA.

sabato 3 novembre 2012

E continuo a... pensare a come potrei fare perchè del sogno non sia solo una realizzazione bella ma speciale... in sè e per quello che potrà dare in termini di "frutto"... e sia chiaro non è "interesse" o "grande lucro" ciò che intendo.
Oh, no... è ben altro... sarebbe il filo sottile che unisce tutte le mie felici intuizioni per dare un senso a ciò che mi è capitato... una linea di continuità perchè non sia stato vano.
Non faccio la sfinge per essere misteriosa  o divertirmi al pensiero di Chi legge, corruga la fronte e pensa... ma che vorrà dire?... ma sì, non ha niente da dire e le butta lì tanto per dire.
Faccio la sfinge perchè già nel mio pensiero è tutto un mistero o un'idea forte e azzardata o semplicemente un "sogno" che la volontà non vuole solo in bianco e nero ma "a colori", e perchè no?... anche in "cinemascope"!
Ma occorre procedere per gradi... ed intanto raccolgo altre soddisfazioni.
Mi viene estemporaneo un pensiero... giuro, proprio in questo istante... più che un pensiero è un riferimento della memoria collegato ad una mia insegnante di liceo. Non Le stavo molto simpatica, mi considerava una che faceva la timida... una timida per caso, potevo studiare notte e giorno legata ad una sedia come l'Alfieri, per Lei più della sufficienza non meritavo. Ma era nei compiti d'italiano che dava il meglio di sè nel valutarmi... "stupendi deliri" giudicava gli elaborati ove l'attributo sembrava smorzare la gravità del sostantivo.
Una volta smisi di essere una timida per caso per diventare non proprio casualmente audace... Mi presentai alla cattedra e le chiesi spiegazioni... finalmente avrei saputo che diamine intendesse per "stupendo delirio" e perchè mai il voto che lo accompagnava era sempre e solo... 4... 4 più... 4 e mezzo... o 4 meno meno, in conclusione quindi uno stupendo delirio di una miseria desolante.
Spalancò gli occhi vedendo che tanto avevo osato, poi azzardò una spiegazione che non stava in piedi neanche a metterle una stampella... "Figliuola cara... Tu conosci il latino, vero?! (n.b. sottile vena ironica)... delirare, nella lingua dei padri... de- lira, vuol significare- uscire fuori dal solco- insomma, cara figliuola... sei uscita fuori dal seminato ovvero fuori tema!" "Ah, bene..." Le risposi a tono... "... sempre stupendi deliri, sempre fuori tema... quindi praticamente, pazza!" E tornai al mio posto ridendo.
Tale azione di forza prima con me stessa cambiò la mia posizione agli occhi della severa, intransigente ed ora possiamo dire anche visionaria insegnante d'italiano... che in seguito mi ritrovai...ahimè, come membro interno alla "temuta" maturità.
E fu in quella occasione che straordinariamente si fece "Cassandra" nei miei riguardi...

venerdì 2 novembre 2012

"Le decisioni sono un modo per definire se stessi. Sono il modo per dare vita e significato ai sogni. Sono il modo per farci diventare ciò che vogliamo."
  (Dalai Lama)

Non saprei come definire questo "pensiero" del Dalai Lama.
Aforisma... perla di saggezza...semplice constatazione di una realtà di fatto? Che poi quest'ultima non sempre è realtà nè tanto meno di fatto visto che per Tutti uguale non è.
E' comunque "un rigo e mezzo" su cui riflettere e da prendere in considerazione quando ci si piace poco a patto di riconoscere il proprio stato e di valutare la possibilità di un eventuale cambiamento. All'essere umano a volte piace "sfrenatamente" autocommiserarsi e soprattutto attribuire ad altri la responsabilità di "quel qualcosa che non va", quindi diventa cosa ardua assai arrivare alla decisione e alla definizione di sè.
L'ho detto altre volte ed ora lo sostengo con forza più grande... spesso occorre incappare in una situazione estrema per dare una brusca virata a quello che è stato.
Io... ad esempio, da sempre grande timida ma altrettanto sognatrice... mai all'altezza delle situazioni nel mio immaginario e di continuo pronta a conservare nel cassetto progetti e sogni, mai avrei pensato di diventare così come sono... di pensare qualcosa e metterla in atto subito, immediatamente... tanto che ci perdevo?
Dopo la "nota batosta" Chi mi assicurava di poter avere altre occasioni, opportunità?
Avevo avuto sempre un sogno... la scrittura, da ragazzina scrivevo racconti strappalacrime con un lieto fine "mascherato" perchè secondo me era di maggior effetto, ma poi li nascondevo con cura sotto pile di libri perchè nessuno li leggesse e ridesse di me. "Maggior effetto" comico... appunto!
E così abbandonai quella mia aspirazione... poi la malattia ed ecco la "rivincita" col blog che col tempo sta diventando qualcosa di più che un tentativo d'espressione... è "materia di Vita" da plasmare, riordinare per suscitare emozioni universali.
E' pretenzioso? Può essere... ma mai dire mai, e intanto ci provo perchè ho in mente un progetto che, se le cose andranno come penso e spero, potrà anche superare le mie "non troppo modeste" aspettative.
Quanto è elettrizzante la gioia dell'osare!
All'improvviso senti gli occhi addosso di Chi finalmente guarda senza pensare che sei una "povera illusa" in quanto così non ti mostri tanto vai sicura, ma lo fa a bocca aperta e poi rinuncia a capire.... perchè, diciamocela tutta e in gran sincerità... troppi sono i limiti dell'obsoleto pensar comune.

giovedì 1 novembre 2012

O SIGNORE CONCEDI A CIASCUNO LA SUA MORTE:
FRUTTO DI QUELLA VITA
IN CUI TROVO' AMORE, SENSO, PENA.











CHIUNQUE EGLI SIA PER VOI. COME LA VACILLANTE FIAMMELLA
                                                                                                         NOTTURNA
NEL MANTELLO DELLA LAMPADA, IO CON LA MENTE MI RIPARO
                                                                                                              IN LUI.

(RAINER MARIA RILKE)


... e come un sacco semivuoto cerco di reggermi dritta, ma non è facile. E cerco motivazioni nuove perchè valga la pena di continuare a... e mentre sembra che finalmente ne abbia trovata una, magari ancora in embrione ecco che abortisce in spirito priva di volontà.
Però se un'altra possibilità mi è stata donata non è di certo senza motivo... e intanto penso a Tutte quelle persone che ho conosciuto nei due anni e più di malattia... a "quelli che contano" e purtroppo non sono più.
I loro volti s'affacciano nitidi, per ognuno una frase o un ricordo... il sottile filo della sofferenza aveva creato un legame forte fra di Noi che ancora e nonostante tutto non si spezza.
Forse sarà per sempre...
Capisco all'improvviso molte cose e poichè con la Vita che continua la capacità di cercare e cercarsi mai si arresta, sempre tesa a creare quella "rete" per mantenersi a galla, porta conforto e si arricchisce di significato la visita di un Amico oggi, giorno di Ognissanti.
C'ha tenuto tanto a venire nella mia casa, ad immergersi in quella che è la realtà da me vissuta al di fuori dell'ospedale. Un giorno mi ha detto... che sia almeno un'amicizia... facendomi intuire altro.
Stasera era presente anche l'Amore di una Vita che è la mia realtà e l'ha capito.
A Lui resta un merito. Quel Qualcuno che mai mi abbandona lo mette sul mio cammino sempre al momento giusto, quando mi sento "sbagliata" e "fuori posto"... come successe quasi un anno fa...




..."Sono contenta di come sono ora... di quanto la malattia mi abbia temprato per affrontare nel modo più giusto la Vita in ogni occasione. Non sono mai stata sola però, e continuo a... non esserlo... perchè sempre forte sento la presenza di Dio che mi sostiene quando lo spirito vacilla e di conseguenza anche il fisico ne porta i segni...
Ero malinconica... fuori era già buio, pur essendo le prime ore del pomeriggio... come è logico in questo periodo dell'anno... Mi son sentita all'improvviso "fuori posto"... pensieri mi procuravano la sensazione di dover restare ferma in uno spazio ristretto... poco illuminato, e di fissare un unico punto... sempre lo stesso.
Ma alzando lo sguardo, quasi non intenzionalmente mi son trovata di fronte uno dei miei "amici"... "Oggi io parlo". Di colpo sono uscita da quello spazio ristretto. "Ciao... ci vediamo domani là?" "Certo... ci vediamo..." E il Cuore è ritornato ad essere leggero leggero. Bisogna andare oltre. Quel "Qualcuno" che mai si dimentica di me... anche ieri me l'ha ricordato... "Bisogna andare oltre"... non fermarsi al passato..."


Un pomeriggio dello scorso anno... stasera... lo stesso "Amico".