ottobre

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mercoledì 31 agosto 2011

"Signo'... ma lo sapete che ieri mi so' preoccupato?!" Davvero... ma perchè? Ho pensato... ho sorriso, senza dire niente. "Eh sì... mi sono detto, la signora è sempre così puntuale..." Alfredo, il posteggiatore,  ieri non mi ha visto arrivare ed è stato in pensiero... Ormai, dopo tanti mesi mi conoscono tutti... i vigilanti, gli inservienti... la gente che incontro nel tragitto dall'entrata fino alle scale che portano a quel terzo piano... Persino il ragazzo del bar dove vado a comprare il mezzo litro di acqua minerale naturale... "Sono tornato dalle ferie, signora... L'acqua... volete sempre la stessa?" Non nascondo che mi fa piacere che mi riconoscano... non sono un medico, nè un'infermiera, neanche un'impiegata... e se questo succede... un motivo ci sarà.
Ieri, però sono mancata al mio appuntamento quotidiano. Mi ero anche preparata... ma ad un certo punto non sono stata bene... bene dentro e la serenità mi è venuta meno. Senza non potevo andare da nessuna parte... meno che mai là... perchè bisogna credere in ciò che si ostenta, altrimenti il volto diventa come una di quelle maschere indossate dagli attori nell'antichità... sempre con la stessa espressione... qualunque sia il ruolo da interpretare. E chi è in una condizione di massima vulnerabilità, nonchè più sensibile, se ne accorge e non serve a nulla esserci " tanto per"... meglio restare a casa. Restare a casa ed elaborare i turbamenti... le proprie sofferenze... rimuoverne le cause... gli altri hanno già le loro.
Così... facendo leva sulla mia voglia e capacità di reagire oggi mi sono più o meno rimessa in sesto e sono andata... non son mancata. La prima persona che ho incontrato in reparto è stata Marta... "Tutto a posto, "zia" Maria?( scherzosamente a volte mi chiama così)"... e poi mi si è seduta accanto nel corridoio... qualche chiacchiera... sul vago ma neanche tanto. Ho sentito la voce di Rosa. "Rosa come sta?" "Non c'è male... oggi ha ripreso la chemio... il supporto dei giorni scorsi è bastato." Beh... se aveva ripreso a parlare e in quel modo... Sono entrata nella stanza e ho guardato verso il letto... Vuoto! Rosa era seduta vicino al tavolo, accanto il "trespolo" con tre boccioni in contemporanea. Enzo, suo marito s'è alzato di scatto... "Uh, sei venuta... meno male, e... perchè ieri no?" Lì per lì ho imbastito una scusa, diciamo abbastanza credibile, visto che ha replicato, "Si vede... oggi sei pallida". Potere delle parole. Poi mi ha ceduto la sedia e si è posto a sedere sul letto, continuando il suo cruciverba. "Campata della chiesa... ma che sarà?" "Fa' vedere un po'... sei lettere...c'è VA al centro... NAVATA... Enzo." Ridendo al suo solito ha riempito il 23 orizzontale... Rosa ed io parlavamo...di quanto io la vedessi meglio... di quanto, almeno un po' lei si sentisse meglio. "Il nome di un Vallone." "Ancora... Enzo!" "So' tre lettere..." "Ha da essere l'attore buonanima... Raf." Questa volta era stata Rosa a dargli la soluzione... chissà la finisse lì.... Poi abbiamo ripreso a parlare e non solo di salute, di tante cose e anche di cucina. "Maria... io mangio volentieri la carne di pollo, anche arrosto... lui no... vuole solo la scaloppina. Sai come gliela faccio? Un goccio d'olio... il burro no, perchè fa male... fettina infarinata... e al posto del vino, il vermouth... Come viene profumata!" A questo punto Enzo ha lasciato il cruciverba per inserirsi nella conversazione... l'argomento era di certo più interessante, e di lì ancora a discorrere della piccola che nascerà a giorni, la loro nipotina... "Non vedo l'ora... nascesse presto!" A Rosa sono brillati gli occhi... come guizzo di luce più viva  nella fiamma di una candela.

martedì 30 agosto 2011

Quando mia madre era in vita ed io venivo a trovarmi in difficoltà o avevo qualche problema, bastava che le telefonassi per tornare tranquilla e serena. Mi chiedo se a tutte le figlie faccia quest'effetto la voce della mamma... eh, sì che la mia era proprio speciale, una "M"amma con la maiuscola.
Oggi non sono in difficoltà... problemi grossi non ne ho... ma vivo una sorta di disagio perchè non posso essere al 100% la persona che vorrei... perchè non arrivo a capire il motivo per cui ad alcuni piaccia tanto complicarsi l'esistenza... vivere non in amorevole armonia con gli eventi.
Stasera perciò voglio fare un sogno ad occhi aperti... immaginare di poter ancora parlare al telefono con la mia mamma... di telefonare lassù...
Lei mi risponderebbe come sempre faceva, nel suo dialetto che tanto amava, "Pront'... che staje  facenn?" (pronto, che stai facendo?) mi pare di sentirla...( anzi qualche volta me la faccio da sola questa domanda... con la sua stessa cadenza, e torna nell'illusione a vivere "con" me e "in" me), e poi... poi comincerei a dirle tutto ciò che è successo... che succede... come se non lo sapesse già...
"Ti ricordi come vivevi i tuoi rapporti con la gente, tutta, senza distinzione... ti ci buttavi con tutta l'anima... anch'io ora faccio lo stesso, ma non per imitarti... Tu non puoi essere imitata. Mi son trovata a fare più o meno le tue cose, così... senza accorgermene ed ho provato la sensazione di vivere "in differita" una vita parallela alla Tua. Mamma... quanto hai sofferto per non essere sempre capita! Ma purtroppo non siamo tutti uguali e certi atti di "generoso coraggio" non possono essere sempre comprensibili. E ai tuoi figli quanto hai dato? Tanto...  tantissimo e quanto poco, dopo tutto ti abbiamo reso. Ed era vero quello che ci ripetevi...ora LO SO... "Una mamma campa cento figli, cento figli non campano una mamma". Dimmi... dimmi come devo fare ad essere la mamma che vorrei pur consapevole di questa verità. Perchè un giorno... desidererei lasciare un'eredità simile alla Tua...
Ripetimi che non bisogna arrendersi mai... rialzarsi sempre... accontentarsi anche di un semplice tozzo di pane, perchè "basta che c'è la salute!" E quand' anche questa viene meno..."Comunque vada sarà un successo..." perchè sarà fatta la volontà di Dio, con la fiducia nella Sua grazia.
Mamma... hai ascoltato questo mio sfogo? Perdonami... lo sai che sono così. E mi pare di sentirla, "Non t' preoccupann'... non c' p'nzà." (non ti preoccupare... non ci pensare) "Mamma...Ti voglio tanto bene!" e lei che mi risponde ancora una volta, "Lo so."

lunedì 29 agosto 2011

Non devo lasciarmi coinvolgere... è da qualche giorno che vado a ripetermelo... devo impormi. Ma come fare? Soprattutto quando resto in casa, da sola... non faccio altro che pensare. Eppure... sono riuscita in impresa ben più grande... eppure non posso non pensarci. Ecco... vorrei essere "da solissima"( come diceva la mia "piccina", da sempre amante della sua "privacy"), senza alcuno intorno... in un eremo in cima ad una vetta... più "da solissima" di così! E tutto per non pensare a nient'altro, a nessun altro che a me stessa. Perchè anche se sembra finita, non è proprio così... altri esami, controlli mi aspettano, e poi... la ricostruzione... non la consideriamo? E' comunque un intervento, che non avendo una necessità terapeutica a volte appare anche superfluo, inutile. Beh... inutile, no... questo espansore non posso certo tenerlo in eterno! Così me ne faccio una ragione e... aspetto, non posso fare altro. Tranquillità, serenità dovrebbero circondarmi, e invece devo cercarle in me... è l'unica soluzione. Perchè continuo a... essere moglie, madre... ed è meglio che mi fermi qui. Peccato che il marito di tale moglie e i figli di tale madre dimentichino ciò che è stato non da troppo tempo e continuino a scaricarle addosso, e d'altra parte è inevitabile, ogni sorta d'ansia o accidente. Perciò vorrei essere "da solissima"... Persino Biù Biù in questo preciso istante mi sta coprendo di mugolii e guaiti... ma cosa vuole? Niente di che... la mia attenzione... perchè degli altri membri in casa è rimasto uno solo, per giunta con una cuffia in testa ad ascoltare ciò che più gli piace.
Non devo lasciarmi coinvolgere... no, non devo proprio... ho la mia vita ed è già complicata di per sè, non occorre aggiungere altro. Devi distrarti, mi dicono, ma... è più facile dirlo che farlo, materialmente intendo. Un modo discreto forse l'ho trovato, nell'immedesimazione empatica che ridimensiona il tutto, e nel condividere le mie riflessioni ed emozioni... scrivendo. Poi rileggo... e parte del turbamento va via; rileggo ancora più indietro... a ritroso nei mesi... di strada ne ho fatta, ma sì... ne voglio fare ancora. Mi devo imporre... non devo lasciarmi coinvolgere.

domenica 28 agosto 2011

Oggi ho pensato a lungo a come sarebbe stato, come avrei vissuto questo periodo "post- bellico"... al contrario.
Se non avessi ceduto alle lusinghe del web con "continuare a...", se non avessi incontrato tante persone che mi hanno teso la mano con il loro affetto o semplicemente con il loro "esistere". Mi si dice spesso che se ora sono così è perchè in potenza lo ero già prima... può darsi, ma come mai non me n'ero accorta? Ero sorda ai richiami, con i paraocchi per non vedere... poi una situazione estrema come lo è stata la mia ha fatto il "miracolo"... perchè questa "metamorfosi" sembra proprio ... un miracolo. E poichè da sempre i miracoli non avvengono fine a se stessi ma per convincere, far "cambiar strada", io, convinta di averlo già fatto mi porgo agli altri perchè facciano come me, qualunque sia la situazione perchè si può fare, per mantenere integra la propria dignità e poi... perchè i disegni di Dio sono imperscrutabili e nulla a Lui è impossibile. Questo impegno mi tiene viva, resistente ai cedimenti che, non nego, a volte sento minacciosi... Alcune mattine mi sveglio di malumore senza un reale motivo, allora mi fermo e prima di iniziare qualsiasi attività mi rivolgo al "compagno di viaggio", a Gesù e la serenità ritorna... sempre e comunque. Qualcuno potrà dire che è autosuggestione... in qualsiasi modo si chiami, è un qualcosa che viene dal profondo e cambia, trasforma radicalmente situazioni e stati d'animo. Altrimenti mi sarei persa nella selva dei ricordi, o affogata in un mare d'angoscia... sempre timorosa di un ipotetico precipizio. Invece i ricordi pur velati di malinconia vengono archiviati con serenità... l'angoscia diventa ansia a tratti, giusto quando "serve"... il precipizio non esiste più perchè è colmato da tanta volontà di farcela.
Stamane stavo rifacendo il mio letto... di fronte alla stanza c'è un mobile antico che gli alti piedi torniti tengono sollevato dal pavimento. Quando Betty era in vita lì sotto trovava refrigerio alla forte calura estiva; si sdraiava su un fianco oppure si allungava a pancia  in giù. Stamane stavo rifacendo il letto... ero assorta nei miei pensieri... ad un certo punto lo sguardo è andato in quella direzione... Oggi sotto quel mobile, per la prima volta e nella stessa posizione c'era Biù Biù. Un tuffo al cuore... un ricordo vivo carico di nostalgia. Con gli occhi umidi... ho capito... Il Tempo passa, cambiano le situazioni, gli atteggiamenti, persino le persone... si gira pagina... ma il libro della Vita resta lo stesso, da continuare a... leggere.

sabato 27 agosto 2011

Allora... dove eravamo rimasti? Ah sì... Milena era  molto carina col suo vestito rosa e si dava da fare a scattare foto per rivivere nell'immediato quei bei momenti. "Milena... fermati un attimo..." e lei subito in posa dopo aver visto che anch'io avevo una macchinetta fotografica pronta ad entrare in azione. Rapido scatto e... via di nuovo con sua madre dietro il corteo nuziale. Finalmente gli sposi prendono posto sull'altare... i genitori nel banco subito dietro, ed io? Cambio posto e mi siedo in quello seguente. L'organo e il violino concludevano le ultime note. Mi sono guardata intorno... ma il sacerdote dov'è? Arrivano in due, entrambi in abiti liturgici. Francamente si faceva fatica a comprendere chi dei due fosse l'officiante... non sembravano neanche sacerdoti! Don Claudio era il primo, con i capelli lunghi, il più giovane e si muoveva come a tempo di musica, l'altro, don Orazio pareva un sagrestano... parlava tra i denti ed era quasi incomprensibile. Ho pensato allora, speriamo che non faccia lui l'omelia altrimenti ci ricoverano tutti per improvviso attacco letargico; per fortuna don Claudio "brandisce" il microfono e si rivolge agli sposi, "Ma siete voi quelli di ieri sera? Stento a riconoscervi... quanto siete belli!..." E in effetti belli lo erano davvero... in abiti da cerimonia, come tradizione comanda e con l'aggiunta di polverina d'argento tra i capelli... di una bellezza... che dire? "scintillante". Dopo l'accoglienza inizia il rito vero e proprio, e man mano che avanza aumentano le lacrime... piangeva la sposa... lo sposo... le madri...e il fotografo solerte, pronto ad immortalare il "pianto generale". Il momento clou, è inutile dire, s'è raggiunto quando Luciana e Mario si sono scambiati le promesse e le fedi, emozionati, un tantino impacciati sono comunque arrivati alla fine. Don Claudio che all'apparenza poteva essere un qualsiasi secolare fuorchè un prete, ha costituito la vera sorpresa dell'occasione... un sacerdote così pieno di "brio" non l'avevo mai visto... faceva tornare la voglia di risposarsi. La sua omelia in particolare,  comprensibile e affatto noiosa, credo gli sposi non dimenticheranno mai. In sintesi questo sacerdote "controcorrente" ha concluso, "... Gesù è un compagno di viaggio nel matrimonio come in ogni momento della vita... fidatevi di Lui e non ve ne pentirete. Del resto... io sono qui, se non vi troverete bene, tornate pure... Ma sono tranquillo... Gesù non mi ha mai deluso". A questo punto, devo ammettere che a commuovermi sono stata io... quanta verità ho trovato in quelle parole!
A conclusione del rito, dopo le firme sui registri, gli sposi sono usciti dalla chiesa, accolti dall'augurio del lancio del riso e da una pioggia di coriandoli...
Da quel momento una nuova vita davanti... tutta per loro.

venerdì 26 agosto 2011

Stamattina sono andata a "vedere una sposa", come si suole dire qui dalle nostre parti. Ho partecipato al matrimonio religioso di Luciana, figlia di Maria "d ", una delle "mie amiche". La chiesa era un bel po' distante da casa, nel centro storico e ho preferito andarci in autobus, perchè con il traffico, i sensi vietati, la carenza dei parcheggi sarei sicuramente arrivata dopo il lancio del riso. Computato il calcolo dei tempi mi sono avviata alla fermata dell'autobus; strada facendo mi vedo venire incontro una signora con un ombrello aperto sulla testa. "Che d'cite, signò... l'agghie ingarrat' oggi co' 'stu 'mbrell'?" (che dite, signora...ho fatto la cosa giusta oggi con questo ombrello aperto?) Beh... di certo non pioveva nè minacciava, c'era un sole che spaccava le pietre... ecco, l'aveva aperto per ripararsi dal sole, quindi, "l'avev ingarrat'".  Parendo strano, a lei per prima, con quella domanda rivolta ad una perfetta sconosciuta aveva anticipato un eventuale stupore per una sicura "stranezza". Sempre dalle nostre parti, in questi casi si dice "mettere le mani avanti per non cadere". La cosa mi ha divertito non poco e son salita sull'autobus che sorridevo ancora... "Scusate... ma le obliteratrici non funzionano?" "Perchè no? Certo che funzionano!!" Risposta scocciata dell'autista nel pieno adempimento delle sue funzioni. Ecco... mi è bastato non salire su un mezzo pubblico da due mesi per non riuscire più ad obliterare il biglietto e dimenticare quanto sia bella e varia ed anche divertente la gente che si può incontrare. Prometto a me stessa di riparare... di sicuro ci penserò.
Quindici minuti dopo ero davanti alla chiesa... la sposa non era ancora arrivata; entro e mi scelgo un bel posto... per poter fare delle foto ricordo, mie personali, con la speranza che riescano bene... anche questa... prima esperienza, un'occasione per imparare (grazie sempre alla malattia... chi c'avrebbe pensato sennò?).
Arriva Maria "d", madre della sposa... "in lacrime da stamattina, come l'ho vista...", l'abbraccio, le faccio gli auguri e i complimenti, "come sei bella, elegante... e i capelli! Sono cresciuti, e tanto anche." "Hai visto... e la tinta? Non era quella che volevo, ma è uscita così...sono i prodotti naturali che usa mia nipote che fa la parrucchiera..." Eh... Maria "d" è così... sempre... in ospedale come al matrimonio di sua figlia... un incrocio di più vie che si diramano in tratturi... bisogna stare attenti a non perdersi. Però è di una simpatia!
Dopo un po'... al suono della Marcia Nuziale è entrata la sposa al braccio del papà, seguita dal paggetto con le fedi, fiancheggiata da sua madre, ancora e sempre in lacrime ("speriamo che non si scioglie 'u rimmel", ma si dice ancora così?) e da Milena, sua sorella, vestita come Barbie "Fiordipesco".

 (Un evento così non si esaurisce in un unico post... no? Allora non si  può fare altro che scrivere... CONTINUA)

giovedì 25 agosto 2011

Per un attimo ho pensato... questa volta l'ho fatta franca, e invece mi sbagliavo... il ragazzo è tornato indietro e mi ha chiesto, "ma la macchina è a benzina?" Non ho potuto fare altro che rispondergli con un cenno del capo, a cui ha risposto con un "Uff... meno male!" Mi si potrà chiedere che cosa c'è di strano... niente, se non che questa domanda mi viene fatta a giorni alterni sempre dal medesimo ragazzo alla stessa pompa di benzina... cambiano solo i tempi, o prima o dopo, ma non ci scappa una volta. Non è che la cosa mi dia noia, anzi mi diverte... per quell'economia della "normale quotidianità" che non proprio illude ma infonde speranza... l'autoconvincimento che "nulla è cambiato e resterà tale a lungo". E' questo uno dei modi per continuare ad... andare avanti... bene dopo essersi imbattuti in un tumore, quando ancora si pensa di essere in pausa forzata. E funziona, funziona sempre... lo prova l'esperienza. A me personalmente serve anche per poter continuare a... guardare in faccia la malattia ogni giorno, lo faccio per scelta... ne traggo giovamento, ma non è sempre facile. Come oggi.
Enzo, il marito di Rosa, oggi si è lasciato andare in uno sfogo accorato, ed è sembrato strano perchè di quell'uomo che ride fragorosamente, che sembra  non aver capito affatto la gravità della situazione, non era rimasto niente. Per me è stato come trovarmi di fronte ad un'altra persona... sono rimasta spiazzata perchè non me l'aspettavo; di tutte le cose che ha detto, mandando indietro a forza le lacrime, mi ha colpito il "senso di abbandono" che accusava. Nessuno dice niente... Controllo post operatorio? Non si sa... forse non è necessario. Ma può mai essere possibile? Come alimentarsi? Può mangiare tutto... sempre se le va. Ed è qui il problema... se le va. Di conseguenza prende lo sconforto...
La notte scorsa Rosa ha dormito un po' di più, Enzo avrebbe dovuto fare altrettanto ma non è stato così... nella tregua di una veglia inevitabile, riposandosi dallo stress che comunque "tiene su" ed impedisce di pensare, ha riflettuto, si è chiesto, ma perchè qualcuno che certo non può sapere deve "fissare una scadenza?" E poi perchè su di loro si è scagliato "questo fulmine" proprio quando "il cielo era più sereno", quando stavano per diventare nonni per la prima volta?
Eh già, questo genere di cose sono sempre calamità inaspettate, che però... ne sono convinta fermamente... possono anche concludersi in modo altrettanto inaspettato, perciò nessuno può arrogarsi il diritto d'"essere troppo preciso". Bene ha detto quel medico, "noi siamo i meccanici che operano su una macchina che è il corpo dell'uomo... ma chi predispone ogni cosa è il Capofficina che è al di sopra di tutti".
Enzo ha voltato la testa, e non visto da Rosa ha preso a piangere. " Di tutti questi anni insieme non posso rimproverarle niente... è stata una brava moglie." E' ancora brava, Enzo... è ancora. Ed anch'io ho dovuto ingoiare a vuoto.

mercoledì 24 agosto 2011

Perchè lei mi conosceva bene... come del resto conosceva gli altri figli, ma solo a me faceva regali del genere. Diceva che i figli si amano tutti alla stessa maniera, ed è vero, ma che ad ognuno ci si pone in modo diverso a seconda del carattere, della sensibilità, delle circostanze. Un'opinione questa che ho imparato a condividere piano piano, nel corso degli anni acquistando esprienza come madre. E così può apparire ad occhi "inesperti" che si preferisce uno a discapito di un altro, ma non è così... un bacio in più si dà al figlio coccolone... a quello riservato basterà un sorriso ... e il bacio e il sorriso per la mamma avranno uguale valore.
Mi faceva questi doni teneri, da "cartone animato"... e sapevano d'infanzia. Aveva vent'anni quando mi mise al mondo ed ero stata per lei "una bambola viva" con cui giocare e così aveva trovato il modo di sdrammatizzare lo "sconvolgimento" della sua vita. E mentre giocava... erano sue parole... rideva tanto e di gusto perchè si sentiva contenta; sua nonna, nonchè mia bisnonna, guardandola scuoteva il capo e diceva, "ma guarda un poco chi doveva fare un figlio!" Ma lei continuava a... ridere e giocare, prendendo il "buono" che la vita le aveva regalato... una bimba... una bambola viva. Poi, naturalmente sono cresciuta, sono arrivati gli altri, ma per lei ero sempre..."a figghiarella mia" come diceva guardando le foto di me bambina; e questo credo sia stato il motivo per cui mi regalò " la casa degli orsacchiotti", "il pulcino azzurro con il cappellino di paglia", "gli uccellini sui rami", questi ultimi, in particolare era andata a comprarli che già sedeva sulla sedia a rotelle... uno dei suoi ultimi regali.
Non so perchè mi son trovata a parlare di questo, alla fine il preambolo risulterà certamente  più lungo di ciò che volevo dire... ma pensavo ai sentimenti, all'autenticità di essi... non sempre sono veri, duraturi... ecco... solo quello materno è oggettivamente l'unico sincero. Anche in una coppia felicemente collaudata è difficile che entrambi amino alla stessa maniera, non fosse altro che per le differenze caratteriali; poi ne vedi altre che a colpo d'occhio appaiono "strampalate" o "mal assortite" , uno è succubo dell'altra o viceversa... e viene da chiedersi, perchè? Non sarebbe meglio un unico Sentimento, universalmente valido per ogni tipo di rapporto o relazione? Sarebbe l'Armonia... e allora perchè no? E' sempre colpa del Libero Arbitrio?

martedì 23 agosto 2011

Un inizio di giornata un po' laborioso e tormentato a causa di qualche commissione da fare...
E per questo sono uscita presto, molto presto stamattina con il compagno della mia vita... poi mi ha accompagnato lui... là dove ogni giorno ricarico il mio cuore, rigenero il quotidiano spogliandolo dall'involucro della banalità, ridimensionando la noia del dare tutto per scontato.
Alla fin fine, comunque non c'è voluto tanto tempo per fare quello che dovevamo e sono arrivata anche prima del solito.  Una figura femminile, seduta di lato su uno dei sedili nel corridoio, dava le spalle all'entrata... i capelli dalla fresca messa in piega, un vestito bianco a fiorellini blu. L'ho riconosciuta immediatamente... Assuntina! L' "amica" col nome della mia mamma... Come sono stata felice di rivederla! (cfr. post 25 febbraio) Lei... sempre così esuberante, colorita nel parlare, con un sorriso bello dalla metà degli anni che ha. Nonostante io le abbia più volte ripetuto il mio nome di battesimo, ogni volta mi accoglie nella stessa maniera... "Signoraaaa!... Madonna mia come sono contenta  di vederti... Ma vuie v'nit semp??!" "Eh già Assuntina... Ma tu come stai bene... sembri proprio una... sì, una signorina!" "Ehi... magari, però mi fa piacere che me lo dici così mi sento veramente 'na signurina... visto che so' caduta, mi so' operata al ginocchio... e già prima m'ero operata alla schiena, ma non perchè ero caduta... prima ancora... Insomma... mo' cammino cu' bastone... ma per non cadere un'altra volta". E poi Assuntina , con la sua mimica unica, ineguagliabile ha cominciato a parlare dei suoi  figli... di quanto erano "disgraziati" per averla abbandonata... e dire che erano ben 13... in questo caso decisamente un "numero scalognato". Tutto questo lo diceva con una vivacità tale da scatenare l'ilarità di Enzo, seduto più in là, ben distante da noi due. Di solito già ride quasi per farsi sentire... Enzo...oggi ancora di più. Sua moglie, Rosa... è tornata dopo l'intervento allo stomaco... fa terapia di supporto perchè non può ancora riprendere con la chemio, tanto è debole... la situazione non è delle più rosee... ma lui, col suo essere semplice quasi da "sempliciotto" si fa forza e dà forza... forse inconsapevolmente o magari il contrario... chissà... e sua moglie vuole solo il suo aiuto... solo lui vuole vicino. Mentre lo guardo mi vengono in mente, quasi in rassegna tutte le figure dei mariti che ho incontrato finora da quando tutto cominciò... e non è sempre facile mandare indietro le lacrime perchè... "... nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia... finchè morte non ci separi"... sono parole queste che "balzano"all'improvviso, quasi a voler prendere a schiaffi questa "schifosa e ingiusta" malattia.
Con emozioni a dir poco"estreme"... con i ricordi personali che tornano ad affollare la memoria... con tutto questo  e nonostante ciò... pure voglio continuare a... sorridere per essere serena. Me lo merito.
A casa, nel pomeriggio ripensavo alle emozioni... ai ricordi... per temprarli cercavo un po' di "dolcezza"... me ne sono ritagliata un pezzo... Ho spolverato "la casetta degli orsacchiotti", un regalo che la mia mamma fece a me, figlia adulta con il cuore da eterna bambina.

lunedì 22 agosto 2011

Le scale che portano a "quel terzo piano" si sono di nuovo animate. Salgo sempre a piedi, per via delle articolazioni, che non arrugginiscano, e stamattina ho incontrato più persone in quel "sali e scendi". Ormai siamo agli sgoccioli e per i più le ferie sono terminate, me ne sono accorta già nel momento di fermare l'auto quando ho visto venirmi incontro con la cordialità di sempre, Alfredo, il posteggiatore... in cinque minuti mi ha raccontato come ha trascorso il suo periodo di riposo... che cosa ha fatto... del concerto di Nek, suo cantante preferito. Poi, inoltrandomi in giardino... sempre più camici bianchi e persone dirette ai reparti... Si ritorna alla normalità, ho pensato, mentre salivo a "quel terzo piano". Il fresco dell'aria condizionata mi ha accolto donandomi ristoro e nuova energia ... lungo il corridoio nessuno ma dall'interno delle stanze più voci... anche qui tutto tornava come sempre. Mi sono affacciata alla prima stanza... Orlando parlava con Salvatore. "Salvatore... come stai?!! Ti sei di nuovo operato?" "No... chi l'ha detto?! Ho due metastasi al fegato, però sono piccole... se diventano più grandi allora mi operano." "Meglio così... ma sai che ogni volta che ti vedo stai sempre meglio?" Mi ha sorriso e con uno sguardo d'intesa che voleva quasi riprendere il discorso interrotto un mese fa, "Sarà perchè sono stato da solo... ma solo veramente, purtroppo la pacchia finisce domenica..." " Ma che t'importa, Salvatore... almeno ti sei caricato!" Questa volta hanno sorriso i suoi occhi azzurri... mentre ha risposto al cellulare che squillava. Mi sono discretamente allontanata e ho sbirciato in una stanza più avanti... Ho riconosciuto Daniele, il marito di Donata, la "mia amica" dal tumore ballerino... allora sono entrata e l'ho trovata sotto terapia... bella tranquilla... è ormai un ricordo il suo muoversi a scatti per l'agitazione e il nervosismo. "Lo sai che mi è successo? Mi "è scoppiata" la protesi!" "Ma no... hai battuto?" "Macchè... quella manco la metto... porto sempre quella che ho comperato a Londra, è più leggera. La tenevo nella scatola, e guarda un po' come s'è ridotta!"  Me l'ha fatta vedere... era incredibile, praticamente impressionante per come sembrava una vera mammella... pesante, morbida anche con un abbozzo di capezzolo... "Guarda che s'è combinato!..." Nella parte inferiore un qualcosa, simile ad un taglio lasciava intravedere una sostanza molliccia ed appiccicosa. "Qua i tre anni di garanzia non sono passati e me la devono cambiare... anche se non la metto!" Bella... Donata che non s'arrende mai, che tiene testa a tutti, che ride di se stessa... ama viaggiare per il mondo e parla l'inglese... non l'ha mai studiato... ma che fa ? Ha due figli in Inghilterra... servirà pure a qualcosa!

domenica 21 agosto 2011

Quando a contrastare la malattia arrivò la giusta reazione, la prima cosa che mi venne in mente fu quella di cominciare ad... amarmi, "amarmi di più". Ecco... pensai... devo imparare a farlo come una madre con suo figlio; sarebbe stato facile perchè di figli ne avevo avuti due e la "tenerezza", la "premura" per loro, magari temperate dal trascorrere del tempo, erano ancora lì, intatte nel mio cuore. Sarei diventata la madre di quella "me stessa", la cui gestazione era appena iniziata. E così fu...con i "pastini" mi aiutai durante la chemio... con il pettinino e la spazzolina rosa pettinavo quei pochi capelli rimasti e la peluria che venne dopo... mi massaggiavo il seno "in divenire" con la crema idratante e il talco che profumava di bambino. Fu il mio modo di vincere le paure, rendendo normali situazioni che non lo erano affatto.
Ora un anno è passato... sono diventata grande e l'amore per me stessa è più maturo e consapevole, e in un momento in cui ho pensato ai "miei figli" in modo lucido come non succedeva da tempo, mi son detta, in questo periodo li ho visti come "amati personaggi" alle "sponde della mia storia" che vivevano la propria vita in maniera autonoma... non ho sempre pensato a come vivevano quel momento della mia, se comunque riuscivano per brevi momenti ad essere anche felici... non l'ho fatto, ero troppo impegnata a curare me "neonata", ma adesso devo recuperare, riprendere, continuare ad... essere madre, anche migliore e pensare alla loro vita futura, quella che vale di più, l'interiore...
Sergio Bambarèn, uno scrittore australiano di origine peruviana, il cui equilibrio fu meravigliosamente destabilizzato dalla nascita improvvisa di un figlio, scrisse un libro in cui parlò di questa sua esperienza, "Lettera a Mio Figlio sulla Felicità". Sono i pensieri, le emozioni di un genitore alla vista del proprio figlio appena nato... è ciò che pensiamo... proviamo noi tutti... genitori.


Non dimenticare mai che l’amore che provo per te è come il vento: non potrai mai vederlo, ma potrai sempre sentirlo… Ovunque sarai.



Il segreto di un’esistenza felice e realizzata dipenda dalla direzione che si sceglie.
E la chiave, figlio mio, è imboccare la tua strada, nessun’altra, solo quella che ti detta direttamente il cuore.
Ascolta sempre la voce del cuore, Daniel: sarà lui a dirti chi sei.


La vita è breve… Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto… E non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangere.

Se cadi, rialzati, affronta le avversità e trova sempre il coraggio di proseguire. Fai della tua esistenza qualcosa di spettacolare.

La sola battaglia che non puoi vincere è quella che non vuoi combattere.




Se ti fidi dei tuoi istinti e accetti la vita così com’è, un giorno sarai in grado di trovare la pace non solo solo nei momenti più felici, ma anche nelle occasioni in cui il gioco si fa duro. Perchè il segreto è semplice: è tutto nella nostra testa, la realtà è una condizione mentale, null’altro.
Abbandona il tuo guscio di certezze, esci dal coro: parti, va’ lontano. Abbatti tutte le pareti che hai innalzato intorno a te. Sii libero, lascia che il tuo spirito voli verso il tuo destino.

Posso confidarti un segreto? Non importa quanti anni vivrai, ma come li vivrai. Dai valore al tuo tempo. Se in futuro, per esempio, ti troverai a percorrere giorno dopo giorno il tragitto casa-ufficio al volante di un’auto, con gli occhi incollati sulla distesa d’asfalto di fronte a te, trova ogni tanto il coraggio di spezzare la routine e ritagliati un istante per goderti le piccole meraviglie della Natura: soffermati ad ammirare un tramonto, stupisciti davanti al volo di un colibrì…



Vivere in pace, figlio mio, è rispettare le opinioni altrui e dare molto, molto di più di quanto si prende.



Puoi sentirti vecchio pur essendo soltanto un ragazzino se non vivi un giorno per volta, se smetti di sognare, se vendi il tuo spirito in cambio del conforto della sicurezza.

Un’ultima cosa prima di concludere questa lettera: cerca sempre di scoprire il mondo con i tuoi occhi, e non attraverso quelli degli altri. Solo così potrai trovare la verità.

Le uniche cose che ti appartengono davvero sono i tuoi sogni e la libera volontà di vivere la vita nel modo in cui desideri farlo. Tutto il resto lo prendiamo soltanto in prestito.



sabato 20 agosto 2011

Credo capiterà a tutti... a tutti i genitori, intendo.
Vedi crescere  i figli... li segui in ogni loro fase... poi il tempo è come se si fermasse... e la "crescita" s'arresta. Oddio... i mutamenti "fisici" si notano sempre... sono evidenti! E così comprendi che la tua bimba è quasi una donna al primo abbozzare dei seni e il tuo ragazzo, un uomo quando una leggera peluria adombra il mento che tante volte hai stretto tra le labbra per scherzo. Forse è proprio qui che tutto si ferma... e non comprendi più. E' soprattutto alle mamme che questo accade, i padri, un po' per la loro natura maschile, un po' perchè sono convinti che se non succede niente di eclatante va sempre tutto bene, si limitano a commentare quello che vedono... sempre se lo vedono, e a volte sbagliano anche nel vedere... e "giudicano". Ecco... una madre non giudica mai e di fronte all'evidenza... beh, "comprende" ed "accoglie" dopo aver cercato di "capire". Tuttavia e forse anche in virtù di questo per Lei suo figlio resta "un cucciolo"... con sentimenti, emozioni ed opinioni fermi a quell'età... da "cucciolo". E c'è stupore se non ci sono più gli slanci di una volta, i silenzi sono più lunghi e se la condivisione è limitata a qualche piccolo fatto neanche troppo significativo. Ma che succede? Pensavo... non sarebbe mai successo! E che dire dei mutamenti di gusti, specialmente musicali, e di scelte riguardo all'abbigliamento e al modo di "acconciare" i capelli? Durante la mia adolescenza, ad esempio si cominciò a vedere in giro un numero sempre più cospicuo di ragazzi con i capelli lunghi, i cosiddetti "capelloni". Questi venivano considerati un po' sopra le righe... io stessa pur essendo giovanissima non li vedevo di buon occhio, venendo da un'educazione troppo rigida e tradizionalista. Così... pensavo sempre che non avrei mai potuto accettare che uno solo dei miei figli un giorno avesse portato i capelli lunghi. E invece... ho dovuto rimangiarmi tutto... e non solo... perchè mio figlio ha i capelli lunghi... ma proprio lunghi, e mi piace pure come gli stanno... lo trovo bellissimo. Cuore di mamma? Chissà! Al liceo l'insegnante di filosofia lo chiamava Rasputin, quella d'italiano Bin Laden... in tempi più recenti una "mia collega d'ospedale", una paziente come me... ne era rimasta incantata trovandolo straordinariamente somigliante a Gesù Cristo. Sentendo quest'ultima a me era venuto da ridere... avesse saputo dei suoi orientamenti  filosofico-politico-musicale, avrebbe di certo girato la testa dall'altra parte, e forse... l'avrei fatto anch'io... ma sono sua madre e perciò... "comprendo" il suo abbigliarsi in nero, "cerco di capire" la musica heavy metal che ascolta e suona lui stesso alla batteria, "lo accolgo" tutto così com'è ora, tanto diverso da quand'era bambino. E questo perchè è mio figlio e... gli voglio bene oggi come allora.

venerdì 19 agosto 2011

Un buon profumo di caffè mi ha accolto oggi nel reparto. "Oh... me lo sentivo che stavi arrivando e ho messo a fare il caffè..." Bravo, Orlando... peccato che la sua solerzia a riguardo superi di gran lunga la maestria; infatti poco dopo è arrivata Grazia in camera di "zia" Silvana con due bicchieri, "Io ve l'ho portato... ma non sono  responsabile. Il dottore l'ha già preso e ha detto, mamma mia, e che è 'sta cosa? Ripeto... non sono io la responsabile..." Ci siamo guardate negli occhi, io e la mia amica e "per cortesia", nonostante il palese avvertimento abbiamo bevuto. "Beh... Silvana... in effetti c'è di meglio, no?!" "Decisamente..." e ha riso strizzando gli occhi "zia" Silvana.
E' una delle "mie amiche" ma la chiamo così per distinguerla dall'altra che ha lo stesso nome di Battesimo, e poichè è la zia del marito di Azzurra, e quindi della stessa, ho rubato quest'appellativo e l'ho reso un simpatico modo d'identificazione e saluto. Quando le ho detto che, parlando con altri di lei, l'avrei chiamata così, aveva riso, appunto strizzando gli occhi, "Ma ti pare, Amore... va bene... chiamami pure come vuoi".
Prima di conoscerci personalmente, Azzurra le aveva parlato di me, di come c'eravamo conosciute... (cfr. post 12 gennaio) e lo aveva fatto così bene che già dalla prima volta "zia" Silvana le aveva detto, "Ma certo che puoi andare... c'è Maria!" e dieci minuti prima non c'eravamo mai viste. Lì è nata la "nostra amicizia" fatta di confidenze, condivisione... e ne avevamo da dire entrambe oltre la malattia... Alla fine il comune percorso era risultato solo il punto di partenza... il pretesto. Il suo vissuto, a causa di un evento doloroso, il peggiore per una madre, mi aveva tanto colpito, anche perchè in "zia" Silvana vedevo una donna di una forza straordinaria che aveva affrontato quel "nostro male" con una naturalezza... come se fosse stata un'influenza... solo un po' più seria. Probabilmente non considerava questo che stava vivendo, "il male peggiore".
La mattinata volgeva al termine... "Mary... ho provato la ricetta del semifreddo alle pesche che era sul giornale che mi hai dato... è venuta... una vera schifezza... Ho sprecato solo tempo ed ingredienti..." Povera Grazia... buttar via il tempo per lei che ne ha poco è già un lusso esagerato... gli ingredienti, poi in questo momento storico... un vero e proprio delitto.

giovedì 18 agosto 2011

E' strano come io trovi in quella che considero l'altra "ala" della mia dimora un completamento, tant'è che mi muovo con disinvoltura e sicurezza... come fossi a casa mia, e non solo in senso letterale. Ogni giorno mi passo ad esame... perchè, è vero, "vado con il cuore"... e tante volte però per "troppo amore" si può anche sbagliare... E questo non mi è concesso perchè con la paura, il dolore e i sentimenti non è perdonabile la leggerezza dell'agire.
"In medio stat virtus", dicevano gli antichi, ed è proprio vero, tuttavia a volte il coinvolgimento è inevitabile... e l'esser presi da tanto a questo punto fa riflettere. E all'improvviso tutto quello che succede nel privato si ridimensiona per effetto di un'inaspettata perspicacia e provvidenziale lucidità. E' come guardare oltre un muro... senza doverlo abbattere...sei tranquillo perchè sai di non averne bisogno. Ed è questo ciò che mi succede.
Stamattina sono stata accanto ad una delle tre "Antoniette" presenti oggi per la terapia... e ne ho ricavato bene... ed ho, non dico dimenticato, ma per un po' "accantonato" un certo pensiero... una preoccupazione.
Questa "mia" Antonietta è una donna molto forte e combattiva e pur non essendo attualmente nella sua forma migliore, ha condiviso con me la sua "normalità". Nei giorni scorsi sentendosi un tantino meglio "ha fatto i pomodori". Qui da noi al sud, questa espressione viene usata per indicare la preparazione delle conserve di pomodoro per l'inverno. E così mi ha descritto con dovizia di particolari e trucchi da brava massaia di una volta, tutti i tipi di "salsa" che ha preparato. Che poi, nel termine "salsa" sono inclusi... pomodori pelati... in due tipi, con lo "stucchio" ( pelle) e senza, pomodorini ciliegino... anche questi, come sopra... più un terzo tipo, salsati... ovvero "senza stucchio e con l'aggiunta di un po' di salsa ("... se ti fai uno spaghetto con quelli... sai che ti mangi?), e infine... la salsa vera e propria... di color rosso intenso... densa al punto giusto... "bella profumata con la foglia di basilico grande quanto una mano". Devo dire che Antonietta stamattina ha tenuto una vera lezione sul pomodoro, decantandone la bontà, lo svariato uso in cucina, e anche, implicitamente le proprietà terapeutiche... "Vuò sapè... mò che so' stata male non avevo per niente fame, però avevo da piglià le medicine, e così nu' pomodoro so' sempre riuscita a metterlo in bocca..." E il suo era più di un sorriso mentre parlava, tessendo le lodi del pomodoro... antinausea, e perchè no... a guardare lei... anche antidepressivo.

mercoledì 17 agosto 2011

E oggi ho ripreso a dare al tempo il senso ritrovato della mia esistenza...
Dopo quattro giorni ha riaperto i battenti il Day Hospital ... "Allora, Mary... ci vediamo il 17, non mancare." Così mi aveva salutato Grazia venerdì scorso, e... sono tornata. Non avrei mai potuto non esserci e per molti motivi. Consapevole della mia crescita interiore in quel reparto, la presenza costante è diventata un impegno per la mia coscienza, portare sorriso e "normale quotidianità" un voler sdrammatizzare, un invito, anche e soprattutto per me stessa, nel continuare a... Vivere... per dare senso alla Vita che ha per tutti già un senso... essere sulla faccia della Terra ed apprezzarlo. Poi sapevo che oggi avevano appuntamento per la terapia, Antonietta (cfr. post 11-12-13 luglio) ed Elvira; come sarebbe tornata a casa Elvira se io fossi mancata? Ed infatti, non appena mi ha visto, "Come s'è fatto tardi! Pensavo che non venivi più... anzi... che fossi andata ad operarti." "Beh... Elvira, per questa seconda ipotesi penso proprio che dovremo aspettare... e non solo perchè siamo nel mese d'agosto." "Meh... meno male"  ha decretato, certo... meno male per "lei"... anche questa volta il ritorno a casa ad opera di "un'anima del Purgatorio", come dice, anima che poi sarei io, era assicurato. Anche Orlando aveva scherzato più volte a tal proposito, "Il taxi è sempre pronto ed efficiente?" "Sempre... sempre pronto!" era stata la mia risposta ... con un sorriso. E dopo tutto che mi costa?
Oggi Elvira mi ha fatto tenerezza più del solito... "Senti... posso pagare io il posteggio?" Macchè... cara, "particolare" (così si autodefinisce) amica mia, no di certo, e poi... oggi pure il posteggiatore era in ferie!
Sono tornata a casa, come sempre quando torno da quel luogo, carica d'entusiasmo e voglia di... fare, soddisfatta di me stessa, pronta a continuare nel mio quotidiano. Trovo tutto questo meraviglioso e denso di "significato". Negli ultimi quattro giorni tutto questo mi è mancato.

martedì 16 agosto 2011

Non sempre si può riferire quel che si prova... non tutto almeno... e forse oggi avrei fatto meglio a non scrivere nulla, ma non posso, perchè, pur con una breve pausa contrasterei la "magia della vita", e non lo voglio. "Magia della vita". Che bella espressione! Non è mia... me l'ha suggerita un'amica blogger, ma mi è piaciuta immediatamente perchè sa di favola... di poesia... immaginazione. E verrebbe voglia di lasciarsi trasportare da questa magica vita, se una realtà ostinatamente concreta e a volte assai dura non si ponesse ad ostacolare quel soffio leggero capace di allontanare, trasferire in un luogo ideale che comunque esiste nell'angolo più remoto della mente. Con me vorrei che ci fossero le persone a cui tengo di più, ma non posso pretenderlo, anche se francamente non capisco come i valori o la verità in senso lato possano essere soggettivi.
Forse leggendomi, qualcuno potrà pensare che sto farneticando... se è così... lo faccio mio malgrado e senza accorgermene... Chissà se ho fatto bene a "concedermi" anche oggi  la pagina di questo mio "diario" che non vuol conoscer fine.
Una piccola piantina di basilico... sembra così rigogliosa! Ma sì, continuerà ad... esserlo, dopo tutto, che ci vuole? D'estate il sole c'è... basterà darle l'acqua quando mostrerà di aver sete, e il "gioco" è fatto. Poi... finchè dura...altrimenti... si farà posto ad un'altra pianta, tanto si sa... niente è per sempre. Con questo pensare potrà capitare che magari il sole è troppo cocente e brucerà le foglioline tenere e quando la terra sarà secca, alla piantina non basterà acqua perchè saranno arse anche le radici. Le poche foglie ingiallite, allora si ripiegheranno sul fusto che si  staccherà dalla terra...
Che strano... pareva tanto rigogliosa, ma in realtà aveva poche radici.

lunedì 15 agosto 2011

Sono arrivati in due... il rumeno di sempre e un ragazzino con una chitarra più grande di lui. Il primo ha lasciato per oggi, giorno di festa, la fisarmonica e ha dato fiato ad una tromba tanto usurata da non aver mantenuto un po' di lucido per il sole d'agosto. Stamattina suonavano melodie sudamericane che nel cortile assolato e deserto rompevano quel silenzio surreale del Ferragosto in città.
Trascorro questi giorni di "ferie" in casa... mi piace... pur sfaccendando ho la possibilità di riflettere... e poi sto sempre meglio di prima. Perchè non è necessario stare male o sentirsi giù di corda per "sentirsi meglio" dopo... aver fatto ciò che più piace. Quindi rifletto... penso alle cose che ho in mente di fare... ai miei figli...
Eh già... i miei figli... Quest'anno, per Ferragosto Valeria non è qui... sta finalmente lavorando, lontano dalla sua città, dalla sua casa... dopo sette mesi...proprio nel mese delle ferie... solo per questo mese. Che dire? C'è da lamentarsi? Meglio girare pagina e guardare avanti... almeno il futuro serba la speranza.
E Francesco? E' diventato più silenzioso... Con me parla sempre meno di sè. Una volta mi ha detto che lo fa per darmi meno pensiero. Ma sarà così? Mi sto accorgendo che il pensiero diventa più grande, e se mi soffermo... diventa "gigante".
Dal cortile solitario sale quella scanzonata melodia e mitiga la serietà dei miei pensieri. Meglio andare oltre. Biù Biù stamattina s'è addormentata sul divano, accanto al ventilatore... dormiva tranquilla, stesa su un fianco a prendere tutto il meglio del fresco. La guardavo, e come sempre mi trasmetteva la sua condizione di serenità. E non mi sentivo sola.
Ad un certo punto il telefono... Rosa, la mia giovane "amica"... per gli auguri di Ferragosto. Dopo un po' Laura, un'amica di un'altra mia "amica", Maria. Laura è una persona speciale, una vicina di casa di Maria, che sola, senza nessuno al mondo, se non avesse avuto lei, si sarebbe trovata a vivere in maniera davvero drammatica la "sua" malattia. Ma tant'è... nessuno è mai lasciato solo... e Qualcuno ci ha pensato.
Questa la mia mattinata ferragostana... conclusasi  con un bel pranzetto tete-a-tete... l'amore della mia vita ed io...  noi due... da soli, così come iniziò la nostra vita insieme tanti anni fa. Il cerchio si chiude ma al centro ci siamo e resteremo sempre Noi.
Mentre sto per concludere questa pagina sento in lontananza i botti dei fuochi d'artificio... tristezza ed allegria si fondono insieme.
Quest'anno, tutto sommato è stato meglio del precedente. Le linguine coi cannolicchi più saporite della cotoletta di soia... qualche certezza in più meglio di dubbie speranze.

domenica 14 agosto 2011

Da quando è iniziata questa mia storia ho rivalutato il "silenzio". Mi piace sentirmene avvolta... Evito persino di accendere la televisione per non romperne l'incanto, e mi sento protetta in uno spazio tutto mio... Non mi accorgo di essere sola... affatto... perchè il silenzio ha il volto di tutte le persone che ho conosciuto "grazie" alla malattia, parla con le loro voci, mi conforta con il calore dei ricordi che nonostante tutto non voglio cancellare, nessuno escluso. Ho imparato tanto... sono una donna nuova... e il silenzio me lo rammenta.
Poco fa ero in questo stato di grazia e ho riletto la storia di Patrizia, l'amica conosciuta tramite il forum "Dure come muri",  poi diventata la prima lettrice e forte sostenitrice  del mio "continuare a..." Conoscevo il suo percorso perchè lo abbiamo praticamente vissuto insieme, poi c'erano tante analogie con il mio... eppure da quella lettura son venuta fuori fortemente emozionata. Le sensazioni, le reazioni di Patrizia ad ogni tappa di quello che, lei giustamente, ha definito "un viaggio", erano identiche alle mie, e rileggendole ho provato un'infinita tenerezza, la stessa che sento quando mi prendono i ricordi... me indifesa, quasi a mendicare un po' di sicurezza, una qualche certezza che nessuno mi poteva dare. E la rabbia venuta dal profondo a rendermi irriconoscibile... e poi il senso di colpa... e lo sconforto. Infine la risoluzione... quando non c'è niente da perdere, o la va o la spacca... con la rabbia che si trasforma in forza... senza più lacrime... sempre e solo con il sorriso anche se in certi momenti il cuore fa un balzo e pare di non sentirlo.
Ero in silenzio... ho letto... pensato... ricordato il "dolore" che ora non è più, scalzato dalla voglia di vivere, di continuare a...fare tutte le belle cose lasciate in sospeso... provare la gioia delle piccole sensazioni...le gocce di pioggia che scivolano sul viso... i fiocchi di neve come farfalle leggere davanti agli occhi... l'inebriante profumo dell'erba tagliata a primavera... la luce sfolgorante del sole d'estate.
Voglio continuare a... farmi coccolare dal "silenzio"... lo so... è mio amico ed io non lo rinnego.

sabato 13 agosto 2011

Ho appena finito di stirare... sei magliette di Francesco, così per i prossimi tre giorni non sentirò sbattere uno dopo l'altro tutti i cassetti dell'armadio, la tovaglia per domani che è festa... e non sarò costretta a spiegarne una nuova, che tra l'altro sarebbe stata da stirare lo stesso, una polo dell'amore della mia vita, una mia canotta, e visto che avanzava una goccia d'acqua nel ferro da stiro, anche un tovagliolo. Che si vuol fare?! Sono tutti in ferie... anche Elisa, la signora che mi dà una mano con la sistemazione del bucato, a casa mia sempre straripante dalla lavatrice. E dire che ora siamo rimasti tre"gatti" più un cane, Biù Biù  il cui unico capo d'abbigliamento è una pettorina guinzaglio rosa glitter autopulente, eppure c'è sempre da lavare e stirare. In questi giorni me la sto cavando da sola, nonostante sia non proprio salutare per il mio braccio destro mandato in pensione ma solo a parole,  poi finalmente martedì con Elisa tornerà la normalità.
In ferie è anche la pizzeria dove andiamo ogni sabato sera... però alla pizza non abbiamo rinunciato, l'abbiamo comperata da asporto da un'altra... che da domani... ma no?!... sarà in ferie.
E avremmo voluto anche noi stamattina, iniziare il nostro breve periodo di riposo dormendo un po' di più ma poi... lo squillo del citofono. Mio marito balza a sedere sul letto... Beauty mostra il suo disappunto con la cosa che le riesce meglio, abbaiare in tonalità stridula...io spalanco gli occhi verso i meganumeri luminosi della sveglia... le 7,45! Ma chi diavolo è? Ma no... non poteva essere... tanta efficienza e sotto ferragosto poi... Postaaa! Così... volenti o nolenti... abbiamo avuto il servizio sveglia non richiesto in camera. Ma va bene così.
Poi questo sabato mattina è trascorso come sempre... tra le mie faccende, con Biù Biù che rincorreva la sua pallina, le piante da annaffiare...tutto "meravigliosamente" normale nella semplicità delle azioni, nella sicurezza che, ma sì, nulla è cambiato. Ed anch'io mi sento in ferie, perchè alla fine altro non è che un atteggiamento mentale.

venerdì 12 agosto 2011

E oggi abbiamo fatto l' "Errata Corrige" alla vecchia impegnativa che mi voleva di nuovo "strapazzata " dalla mammografia dopo soli sei mesi. E va bene... d'accordo... i controlli, la prevenzione, ma sottoporre la "poverina" superstite ad una pressa per hamburger in tempi così ravvicinati sarebbe stato davvero eccessivo.
Intanto il mio medico di base è tornato, bontà sua, dalle ferie... ma solo per poco perchè ci ritornerà a breve, ha tenuto a specificare, ed allora io per fare ancora più in fretta gli ho telefonato spiegandogli bene che cosa doveva "richiedere" la "richiesta"... esclusivamente... visita senologica ed ecografia mammaria bilaterale. Praticamente gliel'ho dettata, ma almeno questa volta la "nave è andata in porto".
Trionfante con il foglietto dell'impegnativa in mano, mi sono presentata allo sportello della cassa ticket per il timbro... stesso sportello dell'altra volta, ora impiegato diverso, ma per non farmi sentire a disagio, appartenente alla categoria dei " fortemente polemici". "Signora... ha prenotato... siii?!" "Veramente... no. So comunque  che occorre l'impegnativa..." E scuotendo la testa con un mezzo sorrisino di sufficienza, quasi a voler dire, ma guarda che cosa mi tocca sentire,"no... vi sbagliate... dovete prima prenotare". In quel momento ho pensato... possibile mai che ogni volta per me sono riservate due risposte diverse e per giunta contrastanti? Ma probabilmente peccavo di presunzione ritenendomi in questo una "privilegiata". Comunque ho continuato ad insistere e alla fine... vuoi perchè il "poverino" non aveva fatto ancora le ferie... vuoi perchè avrà pensato, ma dopo tutto a me che cosa importa, fatto sta che ha ceduto, il timbro l'ha messo, ma ha aggiunto con un che di "minaccioso", "badate bene... dovete prenotare!" E secondo lui... posso mai permettermi il contrario? Sono o non sono una 048? (che non è il numero identificativo di un agente segreto, bensì il codice dei malati oncologici)
Stamattina poi, sono andata al centro di senologia per la prenotazione... personale ridotto, naturalmente... causa ferie... una sola persona per la consegna dei referti, l'accettazione, le prenotazioni. Attesa, tutto sommato non troppo lunga... arrivato il mio turno..."E adesso è un problema... ma perchè non l'avete fatta al momento?" Ma quale? Al momento della mammografia? E come potevo pensarci in quel "momento" dato il "momento" già difficile e fastidioso di per sè? Eh già... che sbadata! E a quei tre nodulini nel seno sinistro non palpabili, alias noduli sospetti, alias forse, ma dai... sicuramente frustoli di ghiandola mammaria da tenere sotto controllo, non avevo pensato? Eh sì... dai e ridai... la colpa è proprio mia.

giovedì 11 agosto 2011

"E tu al mare non ci vai?" mi ha chiesto stamattina Pasqualina,"l'amica" dalla saggezza della "buona terra". "No... non vado. Un tempo quando i miei figli erano bambini andavo ogni anno... ho anche la casa al mare... ma ora no, non ha senso, loro sono grandi  e si  organizzano come credono, e poi... io preferisco la montagna." "Ah... ho capito..." ed è rimasta perplessa... secondo me anche se aveva capito non condivideva affatto. Abbiamo parlato d'altro e  ben presto la sua flebo è terminata. Era rimasta solo Pasqualina, quindi una volta che ha finito, Grazia, Orlando ed io ci siamo trattenuti a chiacchierare... beh, un po' di "ferie" anche per noi in questo "preludio" di Ferragosto. Seduti nella stanza vuota, come scolari all'ultimo giorno di scuola abbiamo preso a ricordare... Più o meno della stessa età, sembra che i nostri ricordi siano gli stessi, e dato il periodo... che cosa potevano riguardare? Naturalmente...  le vacanze al mare... nel nostro caso datate anni '60, epoca del boom economico. Che nostalgia del buon tempo antico!... Se poi lo confrontiamo col momento odierno... ma forse è meglio non parlarne, andremmo in breve fuori tema. Oddio... non è che allora, le famiglie di medio ceto navigassero nell'oro... i sacrifici, il risparmio erano all'ordine del giorno, ma eravamo più felici. Si nutriva la speranza del domani... la guerra era finita da meno di vent'anni e le aspettative erano
grandi... Parole come onestà, libertà, democrazia avevano ancora significato, mentre il benessere, fino a quel momento sconosciuto per la stragrande maggioranza, costituiva non una meta da raggiungere a tutti i costi, ma una vera e propria conquista. Tutti erano più o meno nelle stesse condizioni e perciò solo pochi potevano permettersi le vacanze "in pianta stabile" al mare o in montagna, a noi, "poveri mortali" toccava fare i pendolari, prendere il trenino al mattino presto e raggiungere il posto più vicino che poi distava 35 km, ma per arrivarci occorreva un'ora... all'epoca non si parlava certo di TAV. Eppure era sempre una gran festa... soprattutto per noi bambini... con la ciambella salvagente, il pallone gonfiabile a spicchi multicolor, ed Ercolino sempre in piedi, il gadget che una nota marca di formaggini regalava se si riempiva una scheda con un numero infinito di punti. Quanti formaggini abbiamo mangiato! E quanto eravamo sempre contenti! Un ghiacciolo arcobaleno in mano per avere la gioia nel cuore... un secchiello e una paletta per costruire un castello abitato dalle fate... un aquilone in cielo per sognare il Paradiso.

mercoledì 10 agosto 2011

Entrando lo vidi subito, seduto in attesa nel corridoio, con gli occhi rivolti verso la porta. Mi salutò per primo.
"Salvatore... ciao, come va?" Mi rispose con un battito di ciglia e con il movimento del capo,"così così". "Però...sinceramente (e in quel momento sincera lo ero davvero) devo dirti che rispetto all'altra volta ti vedo molto molto meglio... mi pare addirittura che tu sia aumentato di qualche... etto". "Sorrise" di gusto, perchè Salvatore, riservato com'è non ride mai apertamente... capisci che è più di un sorriso perchè diventa tutto rosso, e a me personalmente questo fa tanta tenerezza da commuovermi. Mi sono chiesta più volte poi, se quel manifestare ciò che provava in modo così misurato fosse davvero riservatezza... Poco importava... sorrideva, era contento... bastava questo.
"Hai assaggiato i biscotti? Erano buoni?" Ed ancora... con gli occhi appena un po' sgranati, lucidi all'improvviso, "Caspita, se li ho assaggiati... tutti me li mangiai!" Rispose così, tradendo le sue origini siciliane, la sua città natale Palermo. "Te ne porterò degli altri, allora..." Sorrise ancora ma solo con gli occhi. Poi entrò in camera per l'infusione; non lo seguii... avevamo già fatto un passo in avanti.
E' trascorso così l'inverno... è arrivata la primavera... fino a giungere a questi mesi, giugno... luglio. Gliene ho portati di biscotti all'amarena... e lui prendeva il sacchetto che li conteneva e sorrideva. Nonostante tutto... di Salvatore viene subito in mente il sorriso...ah...da non dimenticare, anche gli occhi, color celeste carico.
Una delle ultime volte, appena arrivata non mi ero accorta della sua presenza perchè stava entrando nella stanza... fu lui a chiamarmi ad alta voce per il saluto. Dora me lo fece notare, tanto restò stupita... e lo fui anch'io ma con la sensazione in più di aver vinto il primo premio. Una piccola felicità.
Qualche settimana fa, all'ultima chemio prima del riposo estivo e dei controlli, gli ho tenuto un po' di compagnia... sentivo che me lo concedeva... potevo osare, e così, senza quasi accorgermene mi son trovata ad ascoltare la sua storia. La storia di una vita semplice e serena che ad un certo punto ha cominciato ad essere difficile e tormentata... di un matrimonio che ben presto conobbe la gelosia al posto dell'amore... di due figli nati chissà come e di altri non nati chissà come... di soprusi, violenza a se stesso... infine di grande silenzio.
"E che parlo a fare? In ogni mia parola trova il motivo per litigare... è meglio che sto zitto, anzi  meno sto in casa meglio è." Il non poter essere se stesso, il vuoto, il grande senso di solitudine  erano la sofferenza di Salvatore. "Francamente non m'interessa neanche di morire. Che è vita questa? Se campo, campo... se devo morire non m'interessa." "No... non devi dire così! C'è un pensiero che ti rende meno triste?" Si fermò a pensare qualche istante. "Ho un nipotino...tra qualche mese nascerà la sua sorellina... mia figlia ha fatto l'ecografia... è quasi sicuro!" Salvatore aveva ripreso il sorriso...negli occhi di nuovo, lacrime minuscole, di gioia. "Pensa... pensa a questo." Poi lo salutai, "ci vediamo alla fine del prossimo mese."
Due giorni fa ho saputo che è stato operato di nuovo al fegato... tre interventi in un anno... terapie nuove per tentare. "Se va, va... sennò fa lo stesso." Mi aveva detto... sempre con il sorriso.

martedì 9 agosto 2011

Guardando quegli occhi difficilmente si può sbagliare giudizio... sono occhi che parlano da soli. A cominciare dal colore... di un celeste carico ma con un che di languido, come può apparire il cielo di tarda  primavera visto attraverso un cubetto di ghiaccio... il ghiaccio si scioglie e le gocce rendono quel cielo sereno punteggiato di lacrime minuscole, triste e rassegnato. Perchè mi è venuto immediato questo paragone? Quando quest'inverno lo conobbi, ciò che mi colpì di lui subito,  fu proprio lo sguardo che a prima vista sembrò freddo e distaccato, di chi volutamente rimaneva fuori da ogni conversazione, preferendo la compagnia dei propri pensieri. Infatti parlava pochissimo, limitandosi ai saluti quasi impercettibili, e non era raro scoprirlo mentre assorto fissava il vuoto. M'incuriosiva molto perchè quell'atteggiamento non sembrava connaturato alla sua persona, in altri termini se l'era trovato addosso forzatamente, un po' perchè non aveva scelta, un po' perchè aveva dimenticato com'era stato un tempo. Una volta una paziente parlando della necessità di reagire alla malattia con tutte le forze e del modo di combattere cercando negli affetti familiari le motivazioni giuste, lui aveva replicato con un, "lasciamo perdere, che è meglio", ed io avevo intuito che la causa di tanta tristezza era nel suo privato, poco c'entrava la malattia. In seguito quando veniva per la terapia, andavo a salutarlo affacciandomi alla soglia della stanza o limitandomi a sedergli accanto  in corridoio durante l'attesa ma... senza parlare. Poi un giorno s'aprì una piccola breccia per merito di una battuta di un'anziana paziente... il suo volto s'illuminò appena per un breve sorriso e fu l'inizio del suo ritorno al mondo.
La volta seguente andai oltre la soglia... gli portai un "pensiero"... i famosi biscotti all'amarena...  Sulle prime stupito, li accettò con un sorriso, questa volta più aperto... "... sono buonissimi... vedi se piacciono anche a te, poi mi dirai". E lo lasciai solo.

lunedì 8 agosto 2011

Doveva essere un prologo, un'introduzione all'argomento e poi... poi è diventato l'argomento stesso, intendo... "Come un torrente in piena..." Siffatto è il mio modo di rielaborare quel che provo e vivo, che in crescendo... mi espando... e poi straripo. Tutto sommato però non è un dilungarsi inutile se serve a far conoscere chi scrive e a spiegare meglio motivazioni e fini.
Ed ero ricorsa a quell'immagine del "...torrente in..." quando accingendomi a scrivere avevo da riportare un paio di flash, raccontare una storia, sullo sfondo di una domenica d'estate, calda ed assolata, "vissuta" per libera scelta in quel silenzio che ora tanto serve per rimettere a posto i tasselli della vita.
E il sabato che l'aveva preceduta due telefonate, la prima nel pomeriggio.
Rosa, la mia giovane amica... "Mary... l'hai capito! Non se n'è fatto più niente..." E poi all'unisono, lei ed io, "Ma facciamolo noi... così è sicuro... posto tranquillo...chiacchieriamo spensierati... così va bene!!?" Una pizza! Ci si doveva organizzare per una pizza, noi due e altre amiche, tutte uguali... Amazzoni del III Millennio, ma poi per motivi logistici, nulla di fatto... peccato per le altre, perchè noi... beh, prima o poi lo faremo... meglio "prima" aggiungo io.
Ed era ormai sera... la seconda telefonata.
Domenica, la moglie di Mario, all'anagrafe Giovanni, che non c'è più (cfr. post 9 maggio; 17 maggio). "Pronto, amore mio?! (inizia sempre così la sua telefonata... ma quanto amore autentico c'è in quelle parole!). Sentivo la nostalgia di te, della tua voce... (vorrei sentirla anch'io questa "mia voce") e ti ho chiamato... sono al paese, al nostro paese che Mario amava tanto..." "Sono contenta per te, Domenica... ti distrai, anche lui lo vorrebbe." "Certo... lo so...", queste ultime parole rotte dal pianto. "Mi manchi...", l'abbiamo detto entrambe. La mattina l'avevo chiamata io... non era in casa; quella sera lo aveva fatto lei...

domenica 7 agosto 2011

"Come un torrente in piena..."
Credo di aver già usato quest'espressione in passato, ma è quella che meglio rende l'idea di ciò che provo. Sensazioni, emozioni, sentimenti si presentano in modo simultaneo... montano come alta marea... "straripano" nel vissuto quotidiano, nel mio racconto. Prima di cominciare a scrivere ho sempre tutto ben chiaro in mente... oggi è stata una giornata "no"...però ho reagito uscendo... volevo andare a... ma ho incontrato... poverino... ma no, no... ho dimenticato di parlare del... è più importante... beh, lo faccio dopo...
E penso e ripenso... ascolto e riascolto il mio cuore... e intanto incomincio... Le parole fluiscono rapidamente, le similitudini, i paragoni vengono fuori naturalmente, facili come i pensieri che si susseguono uno dopo l'altro. Eppure quando il mio blog vide la luce come tentativo di reagire a ciò che mi era successo, in questo mondo virtuale mi muovevo timidamente, e pur riconoscendogli una grande libertà d'espressione, temevo sempre il "troppo", di osare t...,  dire t..., apparire t... Volevo essere me stessa, ma chissà?! Non avrei rischiato di essere t..., visto che ero a due passi dall'uscita, ma non completamente fuori dal tunnel?... TROPPO emotivamente coinvolta! Allora misuravo ogni cosa... meno aggettivi, altrimenti TROPPA retorica e poca credibilità... termini semplici ma appropriati, così sarei stata comprensibile per tutti, "post" nè lunghi nè brevi... giusti,  per non annoiare.
Con questi "paradigmi" che m'imponevo come era difficile poter esprimere ciò che avevo nel cuore... Poi pian piano s'è sciolto come un nodo che mi bloccava o meglio bloccava l'intendimento di condivisione cui tanto tenevo, e così, per parafrasare il titolo di un'opera di Susanna Tamaro, mi son lasciata andare là dove porta il cuore, seguendo unicamente la sua voce. In quest'anno che è trascorso... con tanti incontri, storie ed emozioni non avrei potuto fare altrimenti... nè potrò farlo per il tempo che verrà.

sabato 6 agosto 2011

Sarà stata l'aria condizionata... stamattina mi sono svegliata che ero tutta un dolore, a partire dal cuoio capelluto fino alla punta dei piedi. E lo sapevo... proprio oggi... è sabato, giorno di pulizie e sosta più prolungata in cucina, poi spesa, bucato e... tutto il resto che ora non ricordo più ma è sempre tanto. Giuro che ieri sera avevo programmato ogni incombenza con entusiasmo e molta buona volontà, ma stamane... vuoi per gli acciacchi vuoi perchè le cose da fare erano tante, tutto è sparito all'improvviso... in un soffio. Sì, in un soffio vero e proprio, il mio, quello che mi è venuto fuori quando le due forze contrarie, impegni ed impedimenti, si sono annullate a vicenda. E così mi son lasciata andare sul divano... da un lato il telefono, dall'altro una rivista. Non sarebbe finito il mondo se mi fossi concessa una mezz'ora di pausa... non avevo incominciato, è vero... ma che differenza  c'è tra il farla prima, in mezzo o dopo? C'è una regola oggettivamente valida? Non credo... quindi viene stabilita soggettivamente di volta in volta... allora oggi per me la pausa era prima di cominciare.
Dopo aver sfogliato la rivista, non so se rapidamente perchè non mi sentivo ancora pronta ad incominciare, mi è venuto in mente di telefonare a mio padre che è al mare dai primi di luglio. Quest'anno non l'ho mai chiamato, mi ha sempre telefonato lui... oggi era la giornata giusta. "Ciao!" ho esordito, "...non ti sei fatto più sentire?" e mi è venuto da ridere... "Veramente la regola vuole (ma no... ancora regole! ma chi le ha inventate?!) che siano i figli ad informarsi delle condizioni dei genitori..." Sapevo che avrebbe risposto così per questo mi era scappata quella mezza risatina... ma come... non aveva capito la mia battuta dalla sottile vena ironica? Io dico di sì, l'aveva ben compresa, ma come al solito non s'era persa l'occasione del piccolo appunto educativo; dice sempre scherzosamente che siamo "coetanei" perchè tra noi ci sono solo 22 anni di differenza, ma quando si tratta di fare il padre "tutto d'un pezzo", allora ce ne mette qualcuno in più... E va bene... lo accetto... alla mia età, ancora da educare!
Comunque quella telefonata con "rimbrotto" mi ha "scosso" la mattinata che era giunta ormai a metà... di certo tutto non sarei riuscita a fare, occorreva una bella sfoltita al programma. E poichè da qualche mese sono diventata espertissima con quel tipo di "forbice", ho ripreso mentalmente l'elenco e... taglia qua... taglia là... mi erano rimasti solo il bucato da stendere e i letti da rifare con le lenzuola pulite, tutto nel pieno rispetto delle priorità. La polvere poteva sostare un altro po', non era così evidente... e il pranzo? Last minute... a sorpresa anche per me! Più gusto e soddisfazione.
In un battibaleno avevo collocato ogni incombenza al momento giusto nel posto giusto... della mia mente, è vero, ma mi sentivo così bene... Cambiava qualcosa nella mia vita? Nulla, proprio nulla... E' tutta una questione di priorità... e non sono forse più importanti le persone, in questo caso, mio padre e me stessa, di quattro faccende domestiche che stanno lì ad aspettare e di certo non scappano via? Ma mi chiedo... perchè mai non l'ho capito almeno cinquant'anni fa?

venerdì 5 agosto 2011

Ho spinto in giù la maniglia della porta... Strano... nessuno ad affacciarsi per controllare chi fosse entrato... nemmeno Orlando che quando c'è  fa "comitato d'accoglienza". Di Grazia nemmeno l'ombra... il dottor Saverio sicuramente nella sua stanza. Mi sono inoltrata così, timidamente e quasi in punta di piedi, lungo il corridoio. Andando guardavo nelle stanze... nelle prime nessuno, poi a metà strada in una a sinistra vedo il dottor Saverio che tasta il polso ad una paziente. Si sarà sentita male, penso, e all'improvviso provo la sensazione di essere inopportuna e ancor più nel luogo inopportuno. Compare finalmente Grazia, "Ah Mary... vai vai da Margheta... è in questa stanza..." Tiro un sospiro, ho trovato una collocazione! Sbircio all'interno... ecco sono i piedi di Margheta... Per la posizione dei letti coperti parzialmente dalla porta dei bagni, la prima cosa visibile sono i piedi, ormai ho imparato a riconoscerne i proprietari e quando non sono "scarpe" note, desisto... fosse mai il momento meno adatto per le presentazioni? Ma quelle erano le ciabatte di Margheta... la mia amica nomade, rumena, nessun problema e sono entrata. "Oh, signora Maria! Quanto piacere tu fai a me, tu sei venuta a trovare me..." L'ho salutata mentre lo sguardo andava alla testa, avrei dovuto a quel punto farle una domanda ma mi sono trattenuta. Dopo quattro cicli di "rossa", giunta alla terza infusione di Taxol le sono davvero rimasti quattro peli dietro la nuca, mentre una tenera peluria comincia a spuntare sul resto del capo. Avrei dovuto farle quella domanda, ma a che cosa sarebbe servito? L'avevo messo in conto... non ero poi così stupita.
Ma è meglio fare qualche passo indietro, fino a qualche settimana fa.
Quel giorno l'avevo trovata in lacrime; erano talmente tanti i motivi per cui piangeva che accavallava i fatti, rendeva confusa la sequenza temporale, incomprensibili le parole nel suo difficoltoso italiano. Si capiva davvero ben poco. Una cosa però la spiegò in maniera chiara. Di lei ho già parlato, dell'uso presso la sua tribù di emarginare le donne con i capelli corti, considerate delle poco di buono, figurarsi poi come potevano essere viste quelle addirittura senza capelli. Lei piangeva  per questo, "Tutti schifano me..." diceva. "Margheta... e una parrucca... che dici?" "No, no, no... troppi soldi... io non averli" e giù altre lacrime. Mi venne così, non ci pensai più di tanto, "Te la do io la parrucca... la vuoi?" La risposta non poteva essere che una e quella fu... anche se le avevo detto che era una parrucca bionda e con la sua pelle olivastra, insomma... poteva anche stonare un po'. Comunque smise di piangere..."Dio ti deve dare tanta salute..." Beh, quella non la rifiuto data la situazione, pensai, e poi mi chiesi, chissà se quella parrucca...
Oggi ho visto Margheta... col suo foulard... annodato sapientemente... e la parrucca? Non le ho chiesto niente, ho intuito... ma va bene così... in un modo o in un altro le è servita.

giovedì 4 agosto 2011

Per me non ci sono ferie...
Ove si poteva qualche terapia è stata rimandata a dopo Ferragosto, mentre quelle indispensabili e urgenti, non molte in verità, sono in corso normalmente. La "mia" non è rinviabile nè urgente... e per me non ci sono ferie.
La "terapia" per l'anima non può andare in vacanza, occorrono "infusioni" continue perchè lo spirito si rafforzi nel suo essere, diminuiscano i momenti di debolezza, ed esso possa continuare a... costituire un supporto al corpo che con un vissuto di dolore alle spalle resta comunque vulnerabile. E oggi come ieri son tornata lì, dove sempre  trovo "la compagnia che conta", che comprende e sa d'essere compresa...
"Vieni Mary, vieni con me... ti presento Lucia..." e Grazia mi ha condotto quasi per mano nella stanza della "nuova amica", nuova per me ma non per quell'ambiente nè per la malattia. Dopo dodici anni Lucia è tornata a combattere con una recidiva... Solita trafila... tumore alla mammella... mastectomia ma senza ricostruzione per libera scelta...chemio... poi cinque anni di terapia ormonale. Seguono ben sette anni senza problemi o quasi, perchè a due anni dall'intervento il braccio omologo alla mammella comincia a gonfiarsi, a diventar pesante... perde completamente i connotati di un arto superiore. Quando sono entrata è stata la prima cosa che ho notato... ma ho distolto subito lo sguardo...istintivamente. Lucia ha 75 anni, Anna, sua figlia che era lì con lei, 53... mi hanno raccontato la "loro" storia, perchè quando il tumore "prende", lo fa per bene, "emotivamente" metastatizza subito, immediatamente, e diventa il male di un'intera famiglia. "Mio marito durante il giorno mi massaggia spesso il braccio e un po' mi sento meglio, ma quando mi viene pure la febbre son dolori..." E l'ho visto quel marito massaggiare il braccio, quella mano che pur con le sembianze di un puntaspilli, dignitosamente e con una punta di vanità femminile portava le unghie laccate da poco di un bel rosa tenue ma brillante.  Nonostante la batosta, nonostante quel gonfiore e la sofferenza... mantenere il piacere del proprio aspetto... per non arrendersi mai. Per quel braccio Lucia ha tanto sofferto... ha rinunciato al parrucchiere... ad andare in Chiesa... perchè tutti la guardavano "strano" e qualcuno ha persino ritirato la mano... quando doveva salutare "per la Pace"... poverino quel qualcuno che non ha capito niente e forse andando nella Casa di Dio ha pensato di completare una scheda punti per il Paradiso. Ma Dio non si fa certo prendere in giro...peccato perchè quel meschino non lo capirà mai.

mercoledì 3 agosto 2011

Mi dispiace... ma quella corazza di cui mi son dotata in questi ultimi tempi a volte sembra che non mi protegga abbastanza... forse è da temprarsi ancora col tempo, con l'esperienza. Per ora è come la cotta dell'armatura degli antichi cavalieri, a fitta maglia metallica ma comunque penetrabile se la sorte non accompagna. Alla mia, di sorte in verità non ho nulla da rimproverare, mi è stata favorevole contro ogni aspettativa, però resto vulnerabile in  alcuni momenti e sotto certi aspetti. Quando vengo "bombardata" dalle ansie altrui legate al quotidiano, pur riconoscendone la "quasi" inevitabilità, mi sento destabilizzata e naturalmente mi viene da pensare... e se non ci fossi più? I fili dell'equilibrio passerebbero da sottili ad evanescenti, quindi inevitabilmente si spezzerebbero, perchè si sa che è quasi sempre una moglie e mamma a tenerli ben stretti quei fili. Poi scaccio questo pensiero e "mi" analizzo partendo proprio da "quelle ansie" responsabili del mio malessere... Oh, mamma, spero, spero tanto di poter lavorare ancora... e poi da un'altra parte... Oh, spero, spero tanto di poter andare in pensione... al centro c'è un elemento che tace, e devo pure chiedermi preoccupata il perchè. A tutto questo s'aggiunge che una mattina pettinandomi qualche capello in più cade nel lavandino... ma come... non succedeva da quando... E ancora, e finalmente abbiamo finito... oggi Biù Biù è strana, inquieta a tratti e poi abbattuta, rifiuta la sua pappa. I capelli, la cagnolina... i brutti ricordi riaffiorano prepotenti. Ma è possibile affrontare tutto in una sola volta? Non so. Però dopo aver scorso quell'elenco  tutto sommato non troppo lungo, mi rilasso; ogni sua voce non è cosa poi tanto grave... e così per ognuna c'è la soluzione... alle ansie basta non replicare, si placheranno... chi sta zitto non ha niente da dire, parlerà. E per i capelli? Oh, resteranno sulla mia testa... e se, disgraziatamente così non fosse, beh, ho sempre le mie care parrucche.  E di Biù Biù che dire? Biù Biù non è Betty... è una cagnetta giovane e sana... oggi (anche ieri e l'altro ieri, veramente) non ha mangiato, ma che fa? Sarà stato il caldo o qualche suo " piccolo stravizio"... mangerà domani. Perchè c'è sempre un domani anche se l'oggi ha deluso. Tutto passa... sistemo la "mia cotta" alla bell'e meglio... questo giorno è passato... è già domani.

martedì 2 agosto 2011

La conosco sin dall'anno scorso, dai tempi della "mia" chemioterapia. Ora ha più o meno l'età che avrebbe avuto la mia mamma se fosse ancora qui... e questa è già per me una nota speciale. Di lei mi colpirono subito due cose, il modo di entrare in reparto, in fretta e baldanzoso come di chi dice, facciamo presto così mi tolgo 'sto pensiero, e il fatto che non appena le fosse infilato l'ago nel braccio cominciava una dormita che durava per tutto il tempo. Fosse entrata nella stanza anche una banda con la grancassa, lei dormiva... ogni tanto sbadigliava ad occhi chiusi, ma continuava a dormire... "Buongiorno, Cappetta! Abbiamo fatto le ore piccole stanotte...", disse un giorno il dottor Antonio entrando per il suo solito giro. "Dotto', che devo fa'... tengo sonno." "E questo lo abbiamo capito. Fammi sentire... oggi che cosa mangi? ( è una domanda che fa sempre, un po' per distrarre un po' per sdrammatizzare... il riferimento alla quotidianità  è una preziosa ricarica di speranza)" "Dotto'... che devo mangiare... per fare presto, siccome oggi non si sa che ora si farà, ho preparato subito subito 'na ciambotta (per chi non è del sud, ratatouille), poi ci mettiamo pure un uovo, una fetta di pane, e... abbiamo fatto." "Tanto per restare leggeri... Ma lo vuoi capire che con la chemio bisogna mangiare leggero?" "Eh, dotto'... più leggero di così!" E poi, andato via il dottore, era tornata a dormire come niente fosse, immediatamente.
Quando finiva l'infusione diceva alla figlia, Cappettina, "Meh... ce ne andiamo?" e senza aspettare, in fretta e baldanzosa si dirigeva verso l'uscita, e la figlia? Naturalmente dietro.
Da qualche mese le cose son cambiate, e questo suo percorso, iniziato quattro anni fa, sta prendendo un sentiero diverso, difficile, tortuoso... non si sa dove conduca. Oggi Cappetta arriva sottobraccio a Cappettina... cammina piano... si ferma un po' ansimante per prendere respiro... è dolente e affaticata. Non dorme più tanto; quando entro nella stanza e la chiamo, però mi risponde "baldanzosa", "Uè uè!" e poi mi stampa un bel bacio sulla guancia.

lunedì 1 agosto 2011

Chi parte per le ferie e chi è già di ritorno...
Oggi in reparto è tornata Grazia... finalmente, sentivo tanto la mancanza del suo caffè "con la cremina", lo "sfizio" che ci concediamo durante la "sua" pausa caffè. "Bentornata!" le ho detto, "Bentrovata... avevo sentito la voce amica...". La "voce"... Quando arrivo al mattino... è un continuo,  mi era parsa la tua...ho sentito la tua... mi son detto, chissà se è la sua... Allora mi domando, che cosa avrà mai questa mia voce... sarà forse squillante? Magari dal volume alto... oppure solo banalmente monotona. E così le cerco un'impostatura diversa, abbasso il tono... quasi sussurro... eppure sempre mi sento dire, ho capito che eri qui dalla voce. A questo punto, e la vanità ringrazia, devo dedurre che la mia voce è percepita in un soffio perchè si desidera proprio che in quel soffio ci sia la mia di voce... e capisco quanto importante sia comunicare, con la parola... con una risata... con un sospiro, e quanto ancor di più lo sia il modo, pacato, gioioso o semplicemente equilibrato. Così si crea empatia, l'esperienza è condivisa, si trasmettono emozioni... pur solo bevendo un caffè "con la cremina" e mangiando un biscotto all'amarena.
Ah... oggi li avevo portati, i biscotti all'amarena che tutti o quasi hanno assaggiato lì in reparto, il mio "dono d'accoglienza", che io porgo come... sì, come un biglietto da visita per tentare, cominciare ad essere "ben accetta", comunque consapevole che potrei anche non esserlo. E se così fosse... pazienza, almeno si è condiviso "un momento di dolcezza".
Li ho portati quei biscotti per una persona che oggi era già andata via perchè aveva da fare solo il prelievo, tornerà domani per la terapia. Di lei ho già scritto, forse solo accennato... qualcuno ricorderà... "Cappetta e Cappettina, madre e figlia..."