maggio

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domenica 31 luglio 2011

"E le ferie?..." mi ha chiesto ieri Gina, l'edicolante, quando sono passata come ogni sabato per la "raccolta" delle riviste settimanali. "Ferie??!" le ho risposto. No... non andiamo in ferie... non si può... c'è il lavoro... ma, in realtà... a pensarci bene... noi ci sentiamo sempre in ferie! E poi... mai come quest'anno. Qualcuno potrà inorridire a questa mia affermazione però è così. Questi ultimi dodici mesi sono stati senza autunno ed inverno, solo primavera ed estate messe insieme; terapie alle spalle, controlli ok, rinascita della "mia capigliatura"... una bella stagione della vita. E' vero, dimenticavo... c'è la terapia ormonale, FEMARA... ma che fa?! Anche d'estate il tempo non può essere sempre bello, no? Dalla fine di quel periodo tormentato e faticoso a causa della malattia, durato pure un anno, siamo andati in "vacanza", sereni viviamo la quotidianità, i compiti sono gli stessi, ma svolti con leggerezza che non è superficialità e che dovrebbe essere in uso di tutti, a prescindere. Poichè è cambiata l'ottica della vita nel nostro cielo c'è sempre il sole, anche quando piove, perchè è "sempre" una nuvola fugace... passerà. Passerà... passerà... Giovanna, "la piccola figlia" di Antonietta mi chiama così, "Maria... passerà", e mi chiede, che dici di mamma... questo disturbo... il tal malessere e la terapia...ora ha la febbre, ed io le rispondo sempre... passerà. Una volta mi ha detto che me le fa apposta quelle domande per sentirsi rispondere così... passerà e il cuore prova ristoro e riprende fiducia. Quanta potenza in una parola di tre sillabe! E non è l'unica. Quante me ne sono ripetute quando stavo male, da me stessa "un lavaggio del cervello" benefico che è stato alla base della ricostruzione di me stessa... i lavori sono in corso... me ne ripeto ancora tante.
Quel 9 marzo... più di un anno fa... quella mattina fredda e grigia che faceva sentire ancora lontana la primavera, passai da Gina, dovevo dirle di non mettere da parte i giornali almeno per un po'... andavo in ospedale... la situazione non era ben chiara, di me non sapevo cosa sarebbe stato. Comprai comunque una rivista da portarmi dietro...mancavano 50 centesimi, tirai fuori una banconota da 5 euro... "No, non te la cambio... me li dai quando torni, così t'impegni a tornare e presto." "Va bene... te lo prometto!" Sono tornata  e ritornata tante volte... i 50 centesimi non li ho ancora dati, perchè quella promessa si rinnovi ogni volta.

sabato 30 luglio 2011

Con Manu la storia fu un po' diversa...
Erano un paio di mesi che navigavo nel web... il blog cominciava a crescere, riscuoteva successi e per me scrivere ogni giorno un post era diventato un appuntamento importante. Un pomeriggio ero su "Dure come muri" quando lessi il messaggio d'ingresso di una nuova amica... Manu Manu. Ne restai molto colpita, forse per l'analogia con il mio caso, o le terapie, di certo comunque per il senso di smarrimento e di paura che le sue parole tradivano. Fu un attimo... le scrissi un messaggio privato... e lei mi rispose presto... molto presto. Restai stupita per tanta rapidità... lessi la sua risposta... mi resi conto di aver visto giusto. Manu s'era aggrappata alle mie parole come ad uno scoglio ed in me aveva visto (non so se giustamente...) l'ancora di salvezza per non andare alla deriva... era terrorizzata. Tutto il percorso la spaventava, e questo era comprensibile... temeva di morire, ed anche questo lo era... ma voler "stagnare in quella palude", no... quello non lo si poteva capire nè giustificare. Non è che non capiti a tutti, ma è doveroso per se stessi e per gli altri che sono vicino, scrollarsi di dosso quella patina di autocommiserazione che fa da alibi ma non paga. Quello che deve accadere accadrà, ma che almeno si resti in piedi con il rispetto della dignità.
Con Manu tanti ma davvero tantissimi  scambi di parole ci sono stati ... fu lei questa volta a trovarmi su fb e tra messaggi privati, lunghe chiacchierate in chat ed interventi in comune con altri, si può dire che siamo state sempre insieme. L'"ho accompagnata" alla prima chemio, la "rossa", le ho fatto coraggio quando è stata male, le sono stata accanto anche in seguito per le dodici settimane del TAXOL... "IO CI SARO'"... erano le mie parole quando la sera prima di ogni appuntamento terapeutico mi chiedeva, "Domani, Mary sarai con me a tenermi la mano?" Ed io c'ero... virtualmente ma c'ero... con il pensiero, con la preghiera... col sentirmi immedesimata in quella sua situazione che fino a tre mesi prima era stata anche la mia. Manu mi ha sempre chiamata "suo Angelo Custode". Forse è troppo grande per me questa responsabilità... non me ne sento degna. Io ho sempre visto lei come un cucciolo spaurito che si sente minacciato e si nasconde per non cadere in trappola... tante volte avrei voluto abbracciarla, ma davvero, fisicamente ed aiutarla a stare in piedi, ben eretta a guardare negli occhi chi la minacciava... sicuramente non avrebbe avuto più paura.

venerdì 29 luglio 2011

Patrizia, la "scovai" io, a lei bastò solo far capolino...
Mia figlia, sempre lei... l'artefice, iscrivendomi al forum m'introdusse con una presentazione cui diede un titolo, "un blog per riemergere". Dopo qualche ora, decine di post di benvenuto mi avevano accolto in quella community, e in uno di questi con i saluti c'era un chiaro riferimento al mio blog con i complimenti. D'istinto guardai il luogo di provenienza... Imperia... Allora, era vero... potevo arrivare dovunque con le mie parole! Non me ne rendevo ancora conto dal momento che la mia "non cultura" in materia era abissale. E' inutile dire che fui molto contenta di quell'approccio, ma ancor di più quando notai tra i miei lettori fissi l'avatar di rossella'57, questo lo username di Patrizia. Come sempre succede a noi blogger quando riceviamo la visita di un nuovo amico, cliccai su quell'immagine e scoprii di lei quanto bastava per incuriosirmi. E se fosse anche su fb? Pensai immediatamente; avrei potuto cercarla perchè essendo anche lei una blogger risalire tramite qualche informazione non proprio esplicita era possibile. E così, quando fui quasi certa della mia "scoperta" inviai la richiesta d'amicizia accompagnandola con un messaggio di presentazione e saluto. Se fosse stata  la "Patrizia" che cercavo mi avrebbe risposto, altrimenti... pazienza! "Patrizia ha accettato la tua richiesta di amicizia"... era proprio lei e da quel giorno sarebbe nata una vera amicizia, perchè anche se un incontro di persona non c'è mai stato ci conosciamo bene... abbiamo vissuto la stessa esperienza, fatto lo stesso percorso... sofferto in egual modo... e come rende simili la sofferenza non si può credere. E poi con Patrizia abbiamo tante cose in comune... siamo entrambe blogger, anzi lei ha due blog... bellissimi, il primo... appunti di viaggi meravigliosi, corredato di tante foto, e l'altro, più personale, "il mio weblog, la mia storia..." Quando "ci" leggiamo scopriamo che le pagine dell'una potrebbe benissimo averle scritte l'altra e non solo per l'argomento, c'è una notevole affinità nel sentire, comunicare e rapportarsi con se stessa e gli altri. Eh sì, cara Patrizia... perciò capisco bene quando dici che hai tanto sofferto per non veder soffrire chi tanto ami... E continueremo a... capirci perchè, sono sicura, lunga è ancora la nostra strada...

giovedì 28 luglio 2011

Facebook prima, in un secondo momento il forum "Dure come muri", per ultimo il blog e il mio battesimo nel web fu completato. Mi sembrava davvero impossibile! Io, proprio io che non ero in grado di muovere il mouse nella direzione giusta (suscitando l'ilarità "sguaiata" della mia famiglia, aggiungo), ora avevo imparato non solo a fare quello in maniera, per me, magistrale, ma anche a digitare i tasti sulla tastiera senza perdere il filo del discorso. "Ma... mamma sei di una lentezza sconcertante!" mi ripetevano i due "esperti informatici" , mentre l'amore della mia vita ripeteva loro, "Ehi, voi due... aiutate vostra madre, e... poche chiacchiere".
Così un po' con l'aiuto di chi mi stava vicino, un po' da sola, con una caparbietà che non mi riconoscevo, cominciai a fare progressi... da formica... a lumaca... a... beh, non voglio esagerare, lascio a chi mi legge la facoltà di scegliere un animale un po' meno lento.
Con Facebook che fu il primo gradino di questa "straordinaria scalata", l'approccio da parte mia fu di "meraviglia"; gli "amici" che aumentavano a vista d'occhio... e com'era possibile? Certo... in cima a questa specie di piramide all'ingiù c'erano i due "geni" della famiglia, da ognuno partivano come rami di un ramo i rispettivi amici, un po' più su le mie sorelle con le loro amiche, e poi i parenti delle amiche, e... così mi ritrovavo ogni volta che sedevo al pc con 4 o 5 richieste d'amicizia, e devo precisare che mi sedevo molto spesso. Ad un certo punto arrivarono due amiche molto, molto speciali che con me avrebbero condiviso del loro vissuto una parte, piccola, breve ma tanto intensamente sofferta. Attraverso il forum di "Dure come muri", in un rapporto non esclusivo ma più diretto ed immediato, "incontrai" Patrizia e Manu.

mercoledì 27 luglio 2011

"Come aprire un blog in poche semplici mosse..." Stavo sfogliando distrattamente "Donna Moderna" quel giorno, che poi è una data precisa, il 27 luglio di un anno fa, quando strabuzzai gli occhi nel leggere il titolo del dossier, ovvero inserto di quella settimana. Ma come diamine avevano fatto a sapere che quella era la mia fissa da qualche tempo?
Avevo letto di persone che nel blog avevano trovato il modo di superare problemi di varia natura, e poi nello specifico di "CANCER BLOGGER" che addirittura per il numero avevano costituito una vera e propria comunità on line di persone colpite dal cancro, venute fuori allo scoperto dopo aver vanificato il fantasma della solitudine causata dalla malattia. Il desiderio di alleggerire il cuore di qualche fardello, ma soprattutto di condividere una delle peggiori esperienze vissute sulla propria pelle, porta ad aprirsi, a considerare che nonostante tutto si può andare avanti, anzi si deve, e diventa quindi automatico voler "donare" ad altri questa convinzione conquistata con non poca fatica. La doni con tutto il cuore a chi, magari non è forunato come te.
E così, per tornare in argomento... lo so, mi sto perdendo un po', ma l'emozione è grande per il primo compleanno di questa mia creatura, che vedo crescere con me, attraverso i miei ricordi, l'emozioni e con la speranza che ci è stata sempre compagna fedele.
Allora... ripeto, e prometto di non "sviare" più, per tornare in argomento... leggendo il titolo di quell'inserto mi sentii all'improvviso non autosufficiente ma di più... capace di tutto! Le mie nozioni riguardo al web fino a quel momento erano state davvero molto esigue, cercavo continuamente aiuto ai miei figli che, puntualmente e all'unisono mi dicevano, "Vabbè, mamma ... finchè te lo spieghiamo... quando c'è tempo vediamo che cosa possiamo fare". Ed io mi sentivo sempre più impedita. E' anche vero che prima di ammalarmi avevo continuamente ricusato computer, internet, facebook... dicevo, non son cose per me, il mio cervello le rifiuta queste diavolerie, (e poi... invece... me le sono rimangiate tutte quelle affermazioni) e quel giorno, all'improvviso la folgorazione: AVREI FATTO TUTTO DA SOLA! Tanto bastavano solo poche semplici mosse... Così, piano piano cominciai, seguendo le istruzioni e guardando sul monitor la mia creatura prendere forma, piano, un passo alla volta... Alla fine, che emozione! Ecco la grafica che avrebbe fatto da sfondo ai post... Un anno fa, quando il mio blog vide la luce s'adagiava su un riposante color beige con l'immagine di uccelli in volo. Che bello, pensai, è proprio quello che io provo, il desiderio di aria, ampio respiro, di vita... librarmi in alto e guardare giù, dove tutto è passato, e poi CONTINUARE A... Nacque così il titolo del mio blog, che porta in sè, in un verbo e in una preposizione, un chiaro programma, deve AVERE UNA LUNGA VITA, almeno quanto la mia perchè, ne sono convinta, lo sarà perchè lo voglio con tutta me stessa...
Chiudo per un attimo gli occhi... mi rivedo... oggi 27 luglio 2010... "Sto per scrivere di qualcosa che   all'improvviso ha cambiato il corso dei miei giorni e il significato della mia vita..."

martedì 26 luglio 2011

Elvira oggi l'ombrello l'aveva portato ed ugualmente mi aspettava al varco; era nel bagno quando stamattina sono arrivata, e non appena ha "percepito" la mia voce è uscita "precipitosamente". "Scusa, ti devo dire una cosa...", convinta che non l'avessi sentita perchè lei stessa non "si sente", ha alzato l'indice della mano destra, là dove aveva il cotone per fermare il sangue. Il batuffolo è caduto sul pavimento e goccioline rosse hanno segnato il percorso che la conduceva a me. "Che c'è, Elvira?" "Devi fare la carità, per Gesù... (ecco, ho capito!...) mi devi accompagnare a casa. (avevo capito giusto!)" Ma ero appena arrivata... subito no! Avevo anche pagato il parcheggio per due ore... un po' di pazienza, Elvira! "No, non ti preoccupare faccio quello che dici tu, ce ne andiamo quando dici tu. Ora mi siedo qua  e aspetto. " Si è seduta su una delle sedie nel corridoio, con i capelli schiacciati per l'essere stata sdraiata a letto e con il mazzo delle chiavi di casa in mano. Io accanto a lei a cercare di farla parlare di qualunque cosa che non fossero le solite cose. "Quando ce n'andiamo?" Ma dieci minuti non sono ancora passati!
Così, poichè per tutte le persone anziane il tempo è una categoria a sè, non individuabile nè quantificabile, ho pensato di tagliare la testa al toro, non tirarla per le lunghe e accompagnare finalmente Elvira a casa. Beh, oggi terminavo prima il "turno", avrei fatto tutto con più calma, e, ringraziando Dio, almeno questa volta non pioveva. Col solito passo di lumache tramortite siamo arrivate all'auto, e piano piano è iniziato il "nostro viaggio", perchè un viaggio è sembrato quel non tanto lungo tragitto fino "alla piazzetta di via Pestalozzi, là...proprio là di fronte..." Oh, quante volte l'avrà ripetuto la cara Elvira!
Mentre andavamo poi mi ha chiesto, "Ma perchè ti devi operare un'altra volta?" E alla mia risposta che spiegava la necessità di un altro intervento, ha replicato, "Saranno molti i giorni di ricovero?" Mah! Chissà perchè me l'avrà chiesto... forse... forse ...lo so.

lunedì 25 luglio 2011

Lo vidi nella vetrina di una libreria al centro commerciale; fui subito colpita dalla copertina, tutta bianca con l'immagine di una nuca femminile su cui ricadevano nastri rossi che s'intrecciavano con i capelli e li tenevano ben fermi con un nodo. Quella donna appariva senza tempo, poteva appartenere a qualsiasi epoca, poteva avere qualsiasi età. Entrai nel negozio, presi una copia, l'aprii. "In questo libro si parla di vita." Le prime parole dell'introduzione. E' proprio quello che fa per me, pensai, in un momento che la vita cercavo come fa un assetato con l'acqua; e poi... Umberto Veronesi, un luminare in campo oncologico, sarebbe stato interessante conoscere il lato umano di un medico, di uno scienziato. Comperai il libro e quando fui a casa cominciai a sfogliarlo...qualche frase, già dall'inizio che ti resta impressa nella mente e nel cuore: " ...uno dei ricordi più intensi che ciascuno si porta dentro, un sorriso di donna", o anche: "Lottare contro il male significa cercarne le cause, così da poterle eliminare una ad una..."
Un uomo decide di raccontare la sua storia attraverso le storie delle tante donne che ha incontrato, donne che per un qualsiasi motivo hanno deciso di combattere una battaglia personale con l'intenzione di non cadere, difendendo se stesse e i propri affetti sempre con il sorriso.
Ho letto questo libro prima in ordine, capitolo per capitolo, poi ho deciso di rileggerlo aprendolo a caso, convinta che la sorte sarebbe stata una guida silenziosa e mai fallace. Più volte questa amica mi ha portato dove l'autore si soffermava a trattare di fede e religione, e in verità un po' in tutto il libro aleggia il dubbio ed il tormento di una religiosità ereditata e poi perduta. Alla fine, quasi a farsene una ragione, si conclude con l'affermazione che chi non crede vive meglio il dramma della sofferenza e della morte con un'accettazione della realtà di stampo epicureo. Al contrario il credente arriva alla fine della sua esistenza come ad un esame, convinto di non aver fatto il suo "dovere" fino in fondo e temendo per questo la "bocciatura" o ancor peggio la "punizione". E' chiaro che tutto ciò nasce dal  bisogno di crearsi qualcosa che sopperisca a quel vuoto che è la mancanza della fede, che quando c'è invece è più di un sostegno, è una forza che spinge oltre il sublimare la sofferenza come mezzo di espiazione, porta a vedere la malattia e il dolore come un'occasione in più e non solo di riscatto, ma di conquista di un amore universale che fa provare la pienezza di se stessi, fa sentire unici  fra tanti"esseri unici" in una meravigliosa e immensa globalità.

domenica 24 luglio 2011

Dopo il primo momento, non tanto breve, d'impatto con la malattia, mi trovai criticamente davanti a delle scelte, come quando arrivi di corsa ad un incrocio e devi prendere una strada, e lo devi fare anche in fretta perchè sai che non puoi perdere tempo. In un modo avrei dovuto reagire, o lasciandomi andare convinta che per me non ci fosse speranza data la gravità almeno apparente della situazione, oppure chiamando a raccolta le mie energie per giocare il tutto per tutto, tanto non avevo niente da perdere. Come ho già detto, il sentirmi spiattellata in pieno viso la cruda realtà scatenò in me un vero e proprio moto di ribellione, il tumore era il mio nemico ed io  lo dovevo annientare; c'avrei messo tutta me stessa e così "avrei dato una mano" ai medici che avrebbero fatto il resto, poi sarebbe stato quello che la sorte aveva in serbo per me. Non si può contrastare un avversario se non lo si conosce, e così cominciai ad informarmi di tutto, della patologia in ogni suo aspetto, terapie ed intervento, in questo modo conoscendolo bene avrei saputo come agire soprattutto senza avere paura. Poi "mi prescrissi un'autoterapia di supporto" per la psiche; dovevo venire a conoscenza di esperienze simili alla mia, non rifuggirle, anzi assumerle nella loro totalità, bella o brutta che fosse. Valeria, mia figlia, m'iscrisse ad un forum in internet, "Dure come muri", e per sdrammatizzare accompagnò il tutto con "... sono tutte donne sfigate come te, mamma, potrai comunicare con loro dubbi ed ansie, e vedrai, dopo un po', quando starai meglio sarai tu ad essere d'aiuto per altre". Dopo volli anche leggerle in maniera estesa quelle esperienze, e acquistai dei libri, alcuni erano saggi, altri pur partendo dalla vita vissuta sembravano romanzi, dove la durezza della realtà si stemperava nella vaga percezione della fantasia. E fu l'epoca di "La ragazza dalle nove parrucche" e di "Ho il cancro e non ho l'abito adatto", il tempo dei primi quattro cicli di chemio e dell'intervento. Ad ottobre terminai le dodici settimane di TAXOL, e mi feci un altro regalo, "Dell'amore e del dolore delle donne" di Umberto Veronesi.

sabato 23 luglio 2011

Tempo fa feci un pensiero... chissà come se la passano quei tre noduli, inizialmente sospetti, nella mammella sopravvissuta?! Erano contenti del loro ruolo di frustoli di ghiandola mammaria o, presi da attacco di megalomania, avrebbero preferito diventare qualcosa di più importante? Avevo fatto la mammografia di controllo a marzo, ma data la rapidità con cui certe situazioni possono cambiare ed evolvere, pensai di sottopormi ad una semplice ecografia dopo sei mesi, magari a settembre. Ne parlai quindi con Dora che mi disse, "... se vuoi stare più tranquilla va bene, ma non esserne ossessionata!" "Ma ti pare..." la rassicurai e il pomeriggio "spedii" l'amore della mia vita dal medico di famiglia per l'impegnativa. Tornò trionfante e mi consegnò quel foglietto che io ripiegai in quattro e poi riposi in borsa, dove è rimasto fino a ieri mattina. Scesi prima apposta dal reparto per il timbro e la prenotazione... la data l'avrei scelta io... sono o no una 048? Mi sento sempre molto forte e fiera di "tanto privilegio", sicura e degna di ancor più rispetto, e così mancavano dieci minuti all'una che ero davanti agli sportelli della cassa ticket. Miracolo! Non c'era nessuno al di qua, ma al di là gli impiegati, tutti giovanissimi (ma come avranno fatto a sistemarsi così presto, con tutta la disoccupazione giovanile di questi tempi!) conversavano amabilmente fra di loro. "Posso disturbare?" Come risposta un cenno di assenso del capo e uno sguardo che lasciava intendere il contrario. Il "simpatico" ragazzo mentre con aria annoiata cliccava sulla tastiera del computer e si dondolava sulla sedia, continuava a parlare con la collega vicina. "Per la prenotazione devo sempre rivolgermi al centro di senologia?": domanda. "... dipende dallo stile di vita...": risposta. Come??? Che cosa significa! Dipende dallo stile di vita se devo rivolgermi al centro o meno. Mah! "Senti, per il mio stile di vita preferisco spendere quella cifra per un'intera cassetta d'acqua piuttosto che per una sola bottiglia..." Ah, ecco... capisco... la risposta non era per me ma per la collega, il "simpaticone" non mi aveva proprio ascoltata... alla faccia del rispetto! Ritiro comunque l'impegnativa timbrata e solo in quel momento leggo, mammografia bilaterale, ecografia e visita senologica... Ma non posso ripetere tutto dopo soli sei mesi, così per uno scrupolo. La richiesta era sbagliata come la risposta del "simpaticone". Pazienza, nulla di fatto! Meno male, almeno non avevo fatto la fila.

venerdì 22 luglio 2011

Stanotte ho fatto un sogno... il primo sogno dopo il tumore che mi riportava al tumore stesso. Durante la malattia il mio subconscio aveva taciuto... riposava e quelle poche volte che tornava in sè rimandava le mie immagini di un tempo, stessi ambienti, situazioni... persino stessi capelli. Probabilmente in questo modo la mia psiche "posava le stanche ossa", si "rifugiava" in un angolino nascosto, il passato, per sostenere il peso di una dura, se pur passeggera realtà. Quando il periodo critico è poi passato, è stato come rimaner sospesi, volteggiare con una "memoria senza ricordi", essere in un limbo... un po' nel passato, un po' nel presente, con un futuro ancora denso di ombre. E di sogni allora certamente ne avrò fatti, ma non li ricordo, era necessario che io riprendessi in mano le redini della mia vita perchè potessi riconquistare la consapevolezza di quella onirica. Evidentemente è stato così, man mano che i mesi son passati ho elaborato il lutto per la perdita di quella parte di me, ed ora sono pronta a ricominciare...
Stanotte ho fatto un sogno... ho sognato che all'improvviso il tumore era di nuovo lì, a destra, lo sentivo sotto le dita, sospeso sull'espansore che gli opponeva resistenza; pensavo... per fortuna non potrà andare più giù, c'è un ostacolo, però non può restare, bisognerà toglierlo. Operarmi di nuovo... questo non ci voleva! E ancora... la chemio! Nel sogno mi accarezzavo i capelli... li perderò di nuovo, ora che sono così belli. E mi sentivo un nodo in gola, ma subito pensavo... ho la parrucca! Le darò una rinfrescata e mi vedrò bella come la prima volta. Questo pensiero, come un tempo, mi rendeva accettabile ogni cosa, e nel sogno, come un tempo, ripetevo...  passerà.
Stamattina mi sono svegliata più che tranquilla, e subito lucida. Il sogno fatto nella notte, pur nella sua drammaticità, non ha lasciato le tracce di un incubo, anzi mi sono destata consapevole e fiera di me stessa... HO SUPERATO TUTTO, forse solo per il momento, forse per sempre... chi lo può sapere? Ma ciò che conta è la qualità della mia vita attuale che voglio vivere al meglio, senza alcun tipo di condizionamento, come fin dall'inizio, quando fu la malattia ad adeguarsi a me e non il contrario.

giovedì 21 luglio 2011

Ma perchè non m'importa più? Sento padre e figlio discutere nell'altra stanza, alzare la voce, dire cose... Una volta mi sarei fatta avanti, avrei mediato, ma ora... In verità non è che non m'interessa nel vero senso della parola, solo che non sento l'antico coinvolgimento. Discussioni inutili, parole al vento, nervosismo fine a stesso, tanto sarà quello che dovrà essere... nè più nè meno: è assurdo pretendere di cambiare una persona... quindi puoi starle dietro come un segugio, stimolarla ogni tanto e niente più. Da parte mia non riesco proprio ad arrabbiarmi, che posso farci? Non c'è niente che mi irriti al punto tale da farmi scattare come una molla, al massimo provo mortificazione e le lacrime mi prendono ma silenziose, quasi non me ne accorgo, e poi tutto passa perchè me ne faccio una ragione. Perchè ogni giorno conosco una storia nuova, ho un nuovo "amico", imparo tanto e tanto di nuovo; il vecchio, il noto, il banale lo trovo superfluo, e l'inutile non può far innervosire, semplicemente annoia.
Nelle piccole cose quotidiane cerco e trovo la serenità, le incombenze domestiche non mi appaiono più tanto terribili, perchè penso... posso lavorare e neanche mi stanco, vivo e ci sono... che voglio di più? Dò una motivazione a tutto ciò che faccio, lo so per certo... ogni mia azione è con amore. Questo m'appaga.
Così stamattina ho cucinato lo spezzatino d'agnello, il piatto preferito di mio marito, anche se a me non solo non piace ma addirittura dà nausea per i noti strascichi terapeutici, l'ho fatto con piacere... per amore. Per amore... ho fatto tutto in fretta perchè qualcuno m'aspettava là dove vado ogni giorno; ieri le avevo detto, "no, non darmela ora la ricetta della torta, dammela domani, tanto ci vediamo..." Eppure stava tanto male, ma la speranza, no, non si può negare a nessuno... mai, e mi ha risposto, "...va bene, a domani... vai a cucinare."
 Poi, stamattina... "E Maria?"  Marta ha stretto le labbra e scosso la testa. Lei non c'era.

mercoledì 20 luglio 2011

Finalmente l'ho trovato! Me lo porto tra le mani come un tesoro prezioso... certo come avrei fatto senza? Non so quante volte me lo sono sentito ripetere, mai... non dimenticarlo mai, per non dimenticarlo, sempre alla stessa ora, e invece per tre giorni ho rischiato che lui si dimenticasse di me, tanto... il problema restava solo il mio. Ma l'attesa è terminata, l'ansia sedata e dopo soli sedici numeri di coda nell'unica farmacia non in ferie della zona, il FEMARA viaggia dondolante in una busta biodegradabile in compagnia di quattro vasetti d'omogeneizzati ed una scatola di pastina primi mesi (dolce nostalgia del "mio pastino" di chemioterapica memoria). UFFA,quanti problemi mi sta dando questo FEMARA negli ultimi tempi! E non certo per gli effetti collaterali, a parte le caldane, che comunque, considerato il periodo, con le sudate stagionali vanno a scontrarsi, confondersi e sublimarsi in frequenti cali di potassio e fiacca a volontà. Cominciai ad assumerlo timorosa nello scorso ottobre, dopo l'ultima chemio, questo "antiaromatasico" che avrebbe dovuto tener quieti i miei estrogeni. "Non leggere il bugiardino!" mi avevano intimato, ma io disubbidiente... ma no, forse curiosa o ancor più desiderosa di saperne ancora per aver meno paura, cominciai a leggere, ma mi fermai alla prima piega di quella larga "fisarmonica"... Sì, meglio non leggere... e per magia... nessun disturbo... niente di niente. Poi, questo "benedetto" mi ha procurato per un malinteso un disagio relazionale, e in questi giorni di ferie a tutti i costi, una difficoltosa, sudata reperibilità. Però ce l'ho fatta! Giro e rigiro tra le mani la scatola bianca e bordeaux alla ricerca della linguetta d'apertura, sempre difficile da trovare, sfilo un blister dei tre e stacco una pastiglietta, piccola, del colore del sole. La mando giù con un sorso d'acqua, per oggi sono a posto e al FEMARA non ci penso più.

martedì 19 luglio 2011

"Che altro festeggiamo oggi?" ha esclamato Marta stamattina quando ha visto le tre buste che le porgevo. Altre volte in situazioni simili aveva detto scherzando, "hai più ricorrenze tu..." e in effetti c'aveva azzeccato perchè io ho più ricorrenze... sono nata per la seconda volta! Ogni giorno lo vivo come momento di rinascita, quindi 365 compleanni in un anno, ma capisco che non si può esagerare, passerei davvero per stucchevole, allora mi limito ad alcuni momenti che hanno un significato tutto speciale per me. E allora... per tornare alle tre buste... oggi prima di salire in reparto, mi sono fermata al bar e ho comprato i gelati da condividere con "gli amici che contano", oggi era una festa normale, direi legittima... è stato il mio compleanno. Un dono lungo 58 anni... poteva mai passare sotto silenzio??! Giammai! E così, anche se in punta di piedi e discretamente, sempre con il massimo rispetto del luogo che mi ospita, ho condiviso un po' di gioia e di vita là dove la vita è una conquista giorno per giorno.
"Maria, tu come lo vuoi il gelato, all'amarena o al caffè?" Quella domanda non era rivolta a me.
Due donne con lo stesso nome, una seduta accanto al letto dell'altra; poco prima m'aveva tenuto stretta a lungo la mano. "Ma veramente dici? Mò l'ospedale passa pure il gelato?" Insieme con Marta era entrata anche Dora. " Seee, che dici? E' il suo compleanno, è il compleanno di Calcutta! (scherzoso diminuitivo di Teresa di Calcutta)" "E chi è 'sta Cacutta?" L'altra Maria aveva capito benissimo, però... "No, non mi piace che la chiami così (in verità neanche a me piace, non reggo quel paragone)". "A te come piace chiamarmi?" le ho chiesto, "Maria, Maria come me, MA-RI-A... e basta!" Non lo so il perchè, ma a quella risposta ho avuto un brivido ed ho provato l'emozione di quando si riceve un dono; implicitamente e inconsapevolmente mi ha regalato la prerogativa di essere unica, con pregi e difetti, per lei, non un clone o ancor peggio una brutta  copia, per lei solo unica.
"Hai fatto ieri come ti ho detto?" "Certo. Ho messo delle spugne fredde sul petto, ed è vero, sai... mi sono sentita meglio." " Te l'avevo detto io..." Lei, l'altra Maria il giorno prima mi aveva consigliato le spugnature fredde per alleviare il disagio causato dall'espansore "un po' troppo su di morale". Le ho detto di sì, che ho seguito il suo consiglio, l'ho "detto" appunto... e lei ne è stata soddisfatta.
Due donne, una accanto all'altra... la prima con un espansore un po'su di giri e un certo disagio, però a dire il vero...minimo; la seconda... ancora il tubo del drenaggio, un ago nel braccio, tanta debolezza: un aspetto quasi irriconoscibile. "Prima di diventare così, dicevo, di una morte si deve morire; ora dico, chissà se mor' o se camp'..." Perchè? Perchè quando stai male e ti senti morire capisci che non vuoi, alla vita t'aggrappi con tutte le forze, e cominci a lottare... con l'energie al lumicino ma lotti per questo dono che vuoi tener stretto. Già... un dono che a me è stato fatto due volte... un dono lungo 58 anni e... da oggi si continua a... contare.

lunedì 18 luglio 2011

Nell'arco della mia vita molto è cambiato il rapporto con la televisione e i suoi programmi. A partire dall'età del discernimento e della possibilità di scelta, diciamo la pubertà e poi l'adolescenza, sono stata per prima cosa un'accanita telespettatrice di TUTTI i programmi, tanto da andare in crisi d'astinenza quando l'apparecchio di casa dava forfait; in seguito sono diventata una telespettatrice ma solo di ciò che mi piaceva davvero, e con l'arrivo dei bambini di ogni cartone strappalacrime o di cultura zen degli antichi guerrieri giapponesi; ora... beh, ho la televisione in casa e nulla più, l'ascolto con "la coda dell'orecchio" quando proprio non ne posso fare a meno, questo da quando nel mio mondo di straforo e "prepotentemente" è entrato il tumore. D'allora, piano piano non mi ha interessato più, e anche quelle poche trasmissioni che in passato erano servite a distrarmi dallo stress del quotidiano, sono passate all'archivio. Penso proprio per sempre. Più d'uno mi ha detto, naturale che sia così, passi molto tempo al pc, hai il profilo su fb, scrivi sul blog... ma non si tratta solo di questo. Sono stanca delle brutte notizie di cronaca, stanca di spot pubblicitari ad ogni piè sospinto, ma soprattutto stufa di tutte le banalità spiattellatemi in faccia che mi "assordano", cercano di confondermi e di levarmi l'identità. Quelle immagini rappresentano una realtà nemmeno ideale, ma falsa e vuota, la vita vera è un'altra. E' quella che "afferri" quando "ti sfugge". La leggi negli occhi di chi dice, "...guardami, guarda come mi sono ridotta", e non riesce a mandar giù un goccio d'acqua, o in quelli di un'altra persona che credeva di essere uscita definitivamente dal tunnel e non comprende come e quando ci è finita di nuovo dentro. La leggo infine nel mio cuore quando conserva in sè le lacrime mentre sul volto spunta il più radioso dei sorrisi.

domenica 17 luglio 2011

"Una domenica così, non la potrò dimenticaaar..." si canticchiava un po' di anni fa sulle note di una famosa sigla televisiva, oggi sarà un po' il titolo di questo post perchè di questa tranquilla domenica d'estate voglio ricordare tutto e di tutto voglio fare gran tesoro. Sia ben chiaro, di fantastico o clamoroso non è successo nulla, la tranquillità, compagna-amica di questa giornata, ha solo permesso che io trovassi delle risposte e scoprissi il piacere di tale conquista.
Stamattina mio figlio non ha dormito fino a mezzogiorno e mezzo perchè aveva un impegno col suo impegno quotidiano, l'amore della mia vita è uscito presto per scaricare la tensione di ieri, suo primo sabato di libertà, e non essendo abituato a disporre liberamente delle ore della sua giornata, ne aveva da scaricare... ed io?! Sono rimasta "finalmente" sola a casa, sola, come sempre, con Biù Biù. Sola e tranquilla, sola e libera. Ho girato un po' per casa in pigiama, mi sono imbattuta in una chiazza di vomito della mia cagnolina perchè ieri ha mangiato un po' troppi snacks, ho pulito il pavimento e ho pulito lei, l'ho profumata come un piumino da cipria, e poi... poi dopo uno yogurt sono andata a fare una doccia. Mentre l'acqua mi scorreva addosso un ricordo è stato immediato, la prima doccia "total body" con un seno in meno. Dopo essere stata così a lungo incerottata l'avevo tanto desiderata che quel giorno non ci pensai che una mammella era pendula e l'altra sembrava, nel suo timido essere appena abbozzata, tenuta su da un tirante; fu bello solo riscoprire il piacere di quell'acqua fresca e purificatrice, capace di levar via ogni residuo di sofferenza.
E ancora... ho continuato a... pensare... a tutte le cose di questa settimana appena trascorsa, una delle più complesse da quando tutto è accaduto. Mi sono tornati dei dubbi; ho fatto degli errori... forse è presunzione la mia... è giusto, ne pagherò le conseguenze. Avvolta dal rassicurante silenzio della mia casa e confortata dal frinire delle cicale, uniche creature presenti all'esterno, mi son data alle faccende senza però spendermi tanto, i letti rifatti, un po' di polvere dai mobili, nient'altro... tanto per pranzo avevo il solito sugo pronto, ora eletto piatto forte della casa. Però certe domande a me stessa continuavano a... frullarmi per la testa, un po' m'incupivo un po' mi dicevo, chi se ne importa! E così è andata avanti, poi ad una certa ora un messaggio sul telefonino, "Ciao carissima, come stai? Noi ci sposiamo il 30 luglio alle ore 16,30, ti aspettiamo.Tvb. Luigia e Tommaso". Luigia, la mia compagna di stanza... L'ho richiamata... sempre la stessa... piena d'entusiasmo, di fiducia, a tratti gioiosamente svanita. Ho parlato anche con Tommaso, "... che bello sentire che ora stai bene. Sei un'autentica capo-squadra, una bella persona..." Tommaso certamente avrà un po' esagerato, ma era una risposta...
A fine pomeriggio sono andata in chiesa, la Santa Messa celebrata fuori in giardino, il profumo del verde innaffiato dagli idranti; ho alzato gli occhi, sul tetto a falde spioventi il crocifisso illuminato. L'omelia di oggi spiegava il vangelo... della zizzania, del grano buono; al termine queste le parole del buon padre Miki, "... l'importante è partire per questo viaggio, lungo o breve che sia non ha importanza, però con la certezza o almeno la speranza che i sogni continuino ad... esserci, non i nostri ma quelli che Dio ha destinato per ciascuno di noi..."

sabato 16 luglio 2011

Quanto tempo è passato, poco meno di mezzo secolo...
Avevo quasi dieci anni e frequentavo la quinta elementare; allora la mia scuola aveva bandito un concorso a cui avrebbero partecipato i temi di alunni dell'ultimo anno. La traccia da elaborare era, "Se avessi un milione..." Certo, una bella cifra, considerata l'epoca, l'inizio degli anni '60, un milione era davvero tanto e non solo per una bambina. Ma questa bambina che amava tanto leggere e che, a detta della maestra, scriveva piuttosto benino, decise di partecipare anche perchè in palio c'era una collana di libri per ragazzi e una mini borsa di studio, quest'ultima interessava meno ma i libri, oh quelli sì e tanto! E allora, un giorno seduta al mio solito banco, durante l'orario normale di lezione, isolandomi dal contesto scolastico quotidiano cominciai a pensare... "Se avessi un milione..." Con la penna sulle labbra e gli occhi chiusi mi chiesi, sì... con un milione, che cosa vorrei fare? Mi si palesarono tutte le risposte possibili, le più ovvie naturalmente per una bimba di quell'età, ma non so perchè, man mano che comparivano nella mente passavano via velocemente, come quelle scritte delle insegne luminose che per la rapidità del passaggio non si fa in tempo a leggere. Ad una ad una tutte mi sembrarono troppo scontate, insignificanti e neanche tanto belle. Poi, ad un certo punto mi venne così spontanea..."Se avessi un milione... mi piacerebbe creare (fu proprio questo il verbo usato) un ospizio per anziani, una grande casa a quattro piani con tante stanze belle e luminose ed un immenso giardino con lunghi viali costeggiati da alberi sempreverdi e reso bello da aiuole di fiori colorati così che i nonnini non potessero essere mai tristi... " Il tema continuava con considerazioni simili e descrizioni particolareggiate su come, secondo me, doveva essere questa "casa" perchè di casa  parlavo, d'affetto e di gioia senza mai tristezza intendevo. Sarà stata l'originalità della risposta, impensabile per una bambina di quell'età, e anche un po' per tutto il resto, che comunque poteva essere invece comune per quell'età, fatto sta che vinsi il concorso e il premio fu mio. La soddisfazione fu grande anche perchè il testo fu considerato così bello da essere letto in pubblico in presenza del direttore didattico che per tutti noi scolari era davvero un'alta personalità.
Cinquant'anni fa ciò che era stato scritto da una bambina, un desiderio non per sè ma per gli altri, aveva un valore immenso anche oggettivo, oggi sarà ancora così? Per quello che mi riguarda so che se avessi tanti ma tanti soldi, non in più, tanti e basta, non comprerei una villa a Lampedusa per essere considerata lampedusana, ma metterei su una mega struttura tipo casa famiglia non solo per malati terminali, dove tutti i pazienti di qualsiasi patologia potessero ritrovare la serenità giusta per convivere con ciò che è loro capitato, "elaborando" la perdita di quella parte di se stessi, e continuando a... vivere col piacere di vivere. Vorrei proprio questo, sì, e mi sentirei DI AMARE DI PIU' LA VITA PERCHE' NON SOLA AD AMARLA.

venerdì 15 luglio 2011

"Uno shampoo" può bastare per calmare un dolore incalzante, come acqua sul fuoco smorza le fitte, e piano piano riporta alla calma. Ma per il disagio interiore, quel senso di offuscamento che porta a sentirsi in bilico come su un'asse d'equilibrio, non basta certo una "lavata di testa", almeno materialmente parlando.
Un "accidente", inteso come "accadimento" può far sì che i pensieri di cui è gravida la mente si trasformino in ansie e dubbi, e per impedire che questi, a loro volta, ingigandendosi oltre misura diventino angoscia, veri e propri fantasmi, occorre pulire, sgombrare l'animo... insomma, quasi quasi fare uno shampoo. "Una prima passata", lo sfogo di tutte l'emozioni negative, l'ascolto dell'altro... "una seconda passata", non avere vergogna di metter fuori la sofferenza provata, "gridarla" anche, se è il caso, poi "il risciacquo" ovvero il chiarimento, perchè si ristabilisca l'equilibrio su basi nuove e diverse e si possa continuare a... fidarsi, avere stima, credere che valga la pena per sè e per gli altri.
Nonostante la "batosta", ho fatto tesoro di ciò che ho imparato e con gioia mi accorgo che ne vale sempre la pena finchè c'è chi con poco ti capisce, ti stima, si fida di te. E per ciò che mi riguarda, continuare a... vedere sorrisi sempre meno deboli e sempre più aperti equivale ad una cura ricostituente, o per restare in tema di "parrucco", ad una maschera di bellezza che mi rende accettabile e mi sprona ad andare avanti sempre sulla stessa strada che non è solo la mia.
L'abbraccio in lacrime di una figlia che sa... "Oh, quante cose vorrei dirti!"... parole che ti scavano dentro e ti lasciano il segno... per sempre; ed ancora il saluto di Alfredo, il posteggiatore, stamattina... "Signora, avete fatto tardi... vi ho conservato un posto all'ombra"... Ebbene, per me questi sono "eventi" che interpreto come "messaggi": DEVO CONTINUARE AD... ESSERE ME STESSA, senza timori, così... SEMPLICEMENTE.

giovedì 14 luglio 2011

Nel cuore il turbamento, un misto di rabbia con me stessa e di rammarico per non essere stata compresa in  pieno, la mortificazione di aver sbagliato e non averlo capito subito, immediatamente, e all'improvviso un terribile mal di testa. Non avevo un dolore simile da prima del tumore; paradossalmente la malattia, pur nella sua gravità, mi aveva "immunizzato" dagli altri accidenti, l'ipertensione, le varie intolleranze alimentari, l'insofferenza... ed ora invece... Ho pensato, ora mi resta comunque la soddisfatta convinzione di essere tornata "normale" e la capacità sempre più nuova e grande di trovare in ogni situazione il lato positivo.
Con le tempie che pulsavano ad un ritmo frenetico, la sensazione che gli occhi fossero divenuti piccoli e brucianti come faville fuggite da un falò, vagavo per casa alla ricerca di refrigerio e pace, perchè le due cose, lo sapevo bene, erano strettamente collegate. Ma niente, non trovavo sollievo al mio disagio. E' vero... mi tornava in mente Antonietta, il suo "nuovo" sguardo e un po' stavo meglio, ma non bastava, e allora??!
Sicuramente chi come me ha "vissuto" gli anni '70 ricorderà una canzone di Giorgio Gaber, piuttosto ironica, quasi esilarante, "Quasi quasi mi faccio uno shampoo", con cui si elevava a rimedio infallibile per il rammarico"di una vita sprecata", la noia e la "mancanza di una voglia", uno shampoo, una semplice "lavata di testa". Ecco... a me ci voleva proprio quello, uno shampoo, e sarebbero andati via i vari momenti fissati in immagini dal cui ricordo scaturivano tutti quei brutti sentimenti che non avrei voluto fossero miei... mai. E poi, con uno shampoo, con l'acqua fresca che avrebbe accarezzato la testa, e scivolando sul volto, rinfrescato gli occhi, sicuramente si sarebbe almeno attenuato quel dolore... Perchè non provare?

mercoledì 13 luglio 2011

Non potevo ricevere gioia, gratificazione più grande... e se qualche dubbio avevo, ciò che ho visto l'ha fugato; quel che semino strada facendo senza volontà e indegnamente porta frutto.
Stasera i sentimenti sono confusi... mi sembra quasi di essere tornata ai tempi della chemio, quando dall'euforia, dalla certezza di essere a un passo dal traguardo, tornavo rapidamente indietro al dubbio, ce la farò? Si sa, il cancro non è un'influenza, una tonsillite... pensi passerà, può passare anche senza cure...  una tonsillite, ma il cancro no, e anche quando la persona "di cui ti fidi" assicura, "va bene, non preoccuparti che ne sei fuori", devi lavorare molto su te stesso altrimenti continuerai ad...esserne dentro fino al collo fino ad esserne sommerso... definitivamente. Ma per un istinto, detto di sopravvivenza, si reagisce, non si può"finire" senza combattere, e si sceglie la lotta... ad oltranza. Ognuno con le armi che vuole... IO GUARDANDO NEGLI OCCHI DI CHI SOFFRE LA MIA STESSA SOFFERENZA, fatta non solo di dolore fisico. Ma è assurdo, si dirà, e forse è vero, ma io so CHE COSI' STO BENE E SUPERO OGNI PAURA, comprese quelle del dolore e della morte. E se poi mentre vado riesco a far spuntare qualche tenero sorriso e germogliare una pur debole speranza, CHE MALE C'E'? Lo faccio... strada facendo, perchè comunque DEVO CONTINUARE A... CAMMINARE, e se pesto i piedi a qualcuno, MI SI CREDERA' CHE NON LO FACCIO APPOSTA? Non lo so, o forse sì, chissà... quel che conta alla fine è QUEL CHE IO SONO, e capisco bene che io sola posso conoscermi a fondo, perchè ho pianto lacrime che altri possono unicamente immaginare.
Per questo Antonietta, amica mia, le tue mi sono entrate dentro, come gocce di pioggia sottile le ho sentite negli occhi, sulla mia pelle e mi hanno rinnovata, rassicurata... "Ce l'abbiamo fatta!" e anche se gli eventi un giorno dovessero smentirci, non importa, perchè abbiamo saputo, DA SOLE, trovare quella forza "speciale" che SOLO A NOI  è dato conoscere.

martedì 12 luglio 2011

E a proposito di giornate intense, c'è da dire che con il post di ieri me ne sono chiamata una... Oggi, oggi è stata una di quelle in cui non mi sono resa conto di niente... di aver lavorato, di aver mangiato, di aver respirato autonomamente, però mi sono accorta di ESSERE VIVA e che LA MIA VITA, come quella di tutti, DEVE AVERE UN SENSO, UN'UTILITA'. Francamente non pensavo di poter arrivare a tanto, però è così, e per una "sana" vanità me ne beo compiaciuta, ma solo con me stessa perchè appunto "non pensavo di poter arrivare a tanto".
Fin da stamattina il mio telefono è stato"bollente"; "Hai fatto già il caffè?" era Domenica, "Senti, ti ho preparato le orecchiette, le accetti? Te le porto oggi." E poi qualche ricordo, qualche lacrima. "Pensavo prima, sa' se era vivo ancora Mario come sarebbe stato bello stare tutt'insieme là sopra? (Day Hospital, terzo piano)" Certo, come una grande famiglia in cui ci si ama sempre di più con spirito di solidarietà. Non sarà passata mezz'ora che ecco squillare ancora il telefono. E' la volta di Maria di... "Oh... domani c'ho il controllo. Fatti trovare là sopra che ti devo dare una cosa. Oh... lo sai che con la TAC me la so' vista brutta?" E lì giù a raccontare, non lo sapeva che... ma perchè non informano "li poveri cristiani che già hanno i guai per la testa", ma guarda "si pensano che non teniamo niente da fare" e poi bla bla bla ... Dopo  dieci minuti, ancora... " Mary, sono Giovanna, mamma è entrata in sala operatoria da poco... sì , era tranquilla e lo siamo anche noi, sta per finire un incubo. Ti terrò informata, non ti preoccupare." E poi la mia corsa con il tempo, devo scendere per andare lì, dove vado ogni giorno, ma prima rassettare, cucinare, anche apparecchiare... perchè  al ritorno tutto sia pronto ed io continui ad... essere la Mary di sempre anche per la mia famiglia. In questo mio corri corri, solo apparentemente affannoso, quanto mi sento appagata e felice!

lunedì 11 luglio 2011

Penso alle mie giornate... piene, intense perchè è così che le voglio. C'è spazio per tutto e per tutti, e l'impegno in un verso non annulla quello in un altro, e non so perchè, lo potenzia rendendolo più fruttuoso. Come su tasti di un pianoforte lievemente sfiorati che pure producono un suono, io mi muovo destreggiandomi nell' arco del giorno... non dò in virtuosismi, è tutto molto semplice perchè nasce dentro di me e vien fuori così, naturalmente. A tutto ciò che succede intorno presto, pur partecipe, l'attenzione giusta, mantenendo il giusto distacco per conservare la lucidità. Ed allora, oggi che l'ennesima boa è misteriosamente e inspiegabilmente scomparsa sono rimasta calma e alla fine ho concluso, per lo meno avrò mia figlia per un intero mese a casa, e ne sono stata felice.
Stamattina ero lì in reparto ed è arrivata la telefonata dell'amore della mia vita, "Puoi scendere... dai, facciamo un giro... magari al centro commerciale." E sono tornata a casa e insieme siamo andati là dove aveva detto, ho comperato persino un paio di sandali nuovi, blu questa volta perchè avevo già la borsa e non sapevo con che cosa abbinarla. Fatti seri e banalità che nella vita s'alternano e si confondono, e c'è la preoccupazione e poi la spensieratezza, il pianto e il riso, la delusione e la speranza.
 Ora che è sera sono di fronte alla pagina di un diario, il mio blog, la creatura che presto compirà un anno e sta crescendo piano piano. Ad esso affido ogni pensiero, e quando ho voglia di guardarmi dentro, torno indietro a rileggere... lo specchio della mia anima.
 Tra un po' andrò a letto e accompagnerò con la preghiera al giorno che verrà la "mia amica" Antonietta; domani sarà operata e questa sarà per lei una lunga notte, avrà molti pensieri, momenti di intenso timore, ma poi sarà tutto finito, e quando a cosa fatta riaprirà gli occhi, senza volerlo e inconsapevolmente si riscoprirà una donna nuova.

domenica 10 luglio 2011

Come si può non considerare adorabile un marito che, se pur brontolone, una domenica accetta anzi propone di mangiare sugo pronto che, se pur gustoso, sempre sugo pronto è? E tutto perchè io possa dormire un po' di più, non affaticarmi ed uscire con lui per una passeggiata. In virtù di ciò, è doveroso... oggi ho deciso che gli perdono tutto il resto; quando gli parlo e pensa ad altro, quando gli parlo ed alza gli occhi al cielo perchè c'è il telegiornale, quando lui brontola e sono io allora ad alzarli gli occhi, ma sia ben chiaro, solo in senso metaforico, altrimenti s'arrabbia e... continua all'infinito. Eh sì, dopo 32 anni "di onorato servizio" lo conosco bene, e mi verrebbe di paragonarlo a un fragoroso temporale estivo, con il cielo scuro all'improvviso, il brontolio dei tuoni in lontananza, i lampi accecanti, e finalmente la pioggia, scrosciante è vero, ma che smette di botto e poi lascia il posto al sereno. Lui è proprio così, lo è sempre stato, io lo so e lascio che... "lo sia", perchè poi, anche dopo "tanto rumore" il nostro cielo torna sempre azzurro.
Un anno fa, quando mi operai non era fuori alla sala operatoria ad attendere la fine dell'intervento, non era presente neanche le volte che vomitai a causa della chemio, e se vogliamo andare ancor più indietro neppure quando sono nati i nostri figli. Arrivava sempre a cose fatte, col fiatone, sviscerando tutta la sua ansia,(e magari dovevo sentirmi anche in colpa) concludendo con un, "beh, meno male che è passato!" Ma io lo conosco, lo conosco bene, e so che questo suo atteggiamento è un modo per proteggersi, come voler indossare gli occhiali da sole per non ferirsi gli occhi che così restano in una penombra rassicurante. Per me va bene lo stesso perchè ciò che ci unisce è ben altro. Sa stupirmi inaspettatamente, s'adegua alle mie esigenze anche a discapito delle sue, la domenica fa colazione con me bevendo ... camomilla, la mia bevanda preferita, e inzuppandoci un morbido plum cake, "bevendolo" alla fine con la camomilla stessa. Dolci e rassicuranti aspetti di una vita a due, che procede sullo stesso binario da tanto tempo... due persone che in fin dei conti differiscono solo per la grandezza della tazza con cui bevono la camomilla, grande per lui... piccola per lei.

sabato 9 luglio 2011

Un anno fa...

"Un anno dopo, ancora nel mese di luglio..." potrebbe essere il sottotitolo alla scena di un film o l'inizio del capitolo a metà di un romanzo; entrambi legati ad una trama che si svolge secondo un ordine logico e preciso,  non ci sarebbe quindi spazio per cambiamenti e finali a sorpresa. Ma nel caso specifico questa frase vuole essere introduttiva, esplicazione della mia vita che continua... e che evolve in mille sfaccettature.
Come un anno fa nel mese di luglio, un sabato pomeriggio di gran caldo. In queste prime ore del dopo pranzo, intenta a sfaccendare in cucina i ricordi mi raggiungono senza invito, non ne hanno bisogno, ospiti sempre presenti solo apparentemente nascosti dalla vita che va. Anche la colonna sonora è la stessa, la melodia di una fisarmonica suonata da un rumeno, sempre lo stesso, per attirare l'attenzione di qualche raro passante. In questa atmosfera da bistrot parigino, in un'aria rarefatta dalla grande calura ricordo... oggi sono sola nella mia casa, mio marito è al lavoro, Valeria è ripartita dieci giorni fa , Francesco è al suo impegno col servizio civile. Sola... io e Biù Biù che fa la pennichella pomeridiana col muso ancora appoggiato al suo osso "della nanna". Un anno fa non era così, i  figli erano sempre in casa, le mie sorelle mi telefonavano anche più volte in una giornata, non ero mai sola o quasi, eppure, soprattutto nei primi giorni che seguivano la chemio mi sentivo un vuoto interiore, come se fossi in un recinto e tutto intorno non ci fosse altro che buio e silenzio. Che strana sensazione! Oggi ripensandoci ne comprendo tutta l'assurdità. Vivevo poi in un tempo "senza stagioni", non percepivo neanche il caldo, non sudavo e avevo sempre le mani fredde, praticamente ero un condizionatore ambulante, e questo, tutto sommato era una fortuna, altrimenti come avrei fatto ad andare in giro con la parrucca a mo' di scafandro, e con le mie "polo" abbottonate fino al collo come l'educatrice di una colonia balneare? La chemioterapia quindi non ha solo lati negativi, almeno d'estate, come dice anche Salvatore, un altro dei miei amici "che contano", e che solo una settimana fa ha smesso giubbino e berretto;  non importa se lo stomaco è un po' sottosopra, il colorito è da fantasma in vacanza e le gambe fanno giacomo giacomo, (perchè poi si scomoda questo Giacomo e chi sarà mai?!... boh!) tanto alla fine tutto passa, in fretta e resta solo un pallido ricordo, in alcuni punti anche velato di nostalgia, perchè in quel momento pur buio comunque "ti sei amato di più" perchè hai dato importanza all'"autenticità" della tua esistenza.

venerdì 8 luglio 2011

Forse questa volta siamo riusciti a cavare un ragno dal buco... beh, non voglio esagerare... proprio un ragno, no, magari un ragnetto: avranno funzionato le "ballerine d'argento"?
Non è un indovinello. In realtà potrebbe esserlo, visto che riguarda Valeria, mia figlia e il toto- lavoro con cui impiega le sue giornate in questi ultimi mesi. Il suo peregrinare affannoso e soprattutto infruttuoso "sembra", ripeto "sembra" perchè fino all'ultimo non si può dire, sia arrivato ad un giro di boa... speriamo che questa non sparisca di nuovo all'improvviso e si precipiti sul fondo. "Ma è possibile che mi manchi sempre qualcosa per il traguardo?" Ed ha ragione; è troppo acculturata per certi mestieri, (non li rifiuterebbe di certo e non solo perchè "il lavoro nobilita l'uomo") i titoli sono giusti ma non ha l'esperienza, (ma di questo passo chi mai gliela farà fare?) infine, magari ha tutto però, c'è sempre un "però", peccato... non è "automunita", e le braccia, le gambe non bastano, eh sì, manca sempre qualcosa... Adesso si richiedeva "una buona presenza", e lei sempre fuori dai canoni dell'apparenza "bon ton" e più volta alla sostanza, ha ceduto ad un onorevole compromesso, ha comperato un paio di ballerine d'argento, senza spendere una follia, "perchè, se poi non mi assumono?" sono sue precise parole. Ed oggi si è presentata al colloquio di lavoro.
Quando  l'altro giorno ho accompagnato Elvira a casa, scendendo dall'auto mi aveva detto, "Che il Signore vi dia tante benedizioni..." ho pensato allora, di benedizioni il buon Dio me ne ha già date tante... sono qua! E questo basta e avanza , magari se c'è qualcuna in più, che ne dici, Signore... per Valeria?! E ho tirato un profondo respiro mentre lungo il parabrezza vedevo scivolare le gocce di pioggia. Continuo ad...essere madre... era qualche mia lacrima?

giovedì 7 luglio 2011

"Buongiorno, Mary... sono Giovanna! Buon anniversario!"
Era da ieri sera che pensavo a come avrei potuto iniziare il post di questa giornata, il 7 luglio, l'anniversario del mio matrimonio... 32 anni, che scherzosamente definisco "d'onorato servizio". Niente però mi era piaciuto, avrei voluto far ricorso all'ultima data, all'anno passato ma, strano... non ricordo niente... forse perchè il 7 luglio di un anno fa, ad una settimana dalla dimissione dopo l'intervento, ero intenta a recuperare l'autosufficienza ed arrancavo per la sufficienza di chi mi era intorno, il resto necessariamente contava poco. Ricordo tutti gli altri trenta anniversari, dal primo all'ultimo e nei minimi particolari, ma poi questo " buco", pazienza, comunque acqua passata ed oggi si ricomincia, dopo un 31° che non esiste nell'immaginario in quanto non vissuto emotivamente, si passa direttammente al 32° e si continua...
Ultimamente mi succede che quando sono in difficoltà, ho qualche dubbio, accade qualcosa che inaspettatamente annulla lo stato d'indecisione e precarietà, anche per quanto riguarda fatti di poca importanza. Probabilmente non è "un miracolo" recente, solo, prima non avevo la chiave di lettura giusta per interpretare certi messaggi riservati per chiunque. A questo punto arguisco che devo al CANCRO l'incremento della mia perspicacia e arrivo anche a ringraziarlo per questo perchè ne ho acquistato in serenità.
Dunque non sapevo proprio come cominciare... poi è arrivata Giovanna... la sua telefonata.
Giovanna è una delle tre figlie di Antonietta, mia coetanea, stesso tumore, più o meno stessa grandezza, stesso tipo di terapie, ma... situazione un po' più controversa. L'ho conosciuta cinque mesi fa, sempre là dove ritengo che io sia nata e stia crescendo come "persona". La prima cosa che ricordo di lei, lo sguardo impaurito, l'immobilità del suo essere, compreso il volto che non voleva tradire l'angoscia che aveva dentro, e poi...Giovanna, piccola tenera figlia. Dopo tutto questo periodo in cui si è valutata la possibilità di operarla o meno, la decisione definitiva è stata quella d'intervenire. E ora lei ha paura. Stamattina mi ha augurato un buon anniversario, lo ha fatto con la voce tremante, ma non si è scordata di me come io non ho scordato il significato di quel tono di voce, della parola PAURA... Ecco... un anniversario di matrimonio, ricordato, vissuto come non poteva essere diversamente, perchè è un tassello di questo nuovo mosaico che è ora la mia vita. Vorrei che le persone a me più care, il padre dei miei figli, i miei figli stessi ne facessero parte sempre, ma purtroppo, ora che "il peggio è passato" loro preferiscono dimenticare o ricordare il tutto come "un episodio" che per fortuna è alle spalle... ma di chi? Comunque li capisco e non me la prendo più di tanto, resto "interprete"unica di quell'atto unico...e basta.
Però un anniversario è sempre un anniversario e oggi un gelato alla crema con triplo cioccolato gustato con l'amore della mia vita ha "rinfrescato" il ricordo di quel giorno di 32 anni fa, e ha reso più dolci le sensazioni legate a ciò che da allora ci unisce.

mercoledì 6 luglio 2011

A volte le situazioni, le vicende che "vivo" giornalmente m'impongono uno "stop" forzato, continuo ad... andare avanti per questa strada su cui quasi per caso mi sono trovata, però col pensiero mi fermo, raccolgo le idee, mi metto in discussione: sono all'altezza per tutto questo e in che misura "posso"? Mi sembra quasi di andare in crisi, non so se ho il diritto, se faccio bene, se in realtà appaio... oh, in quanti modi potrei essere giudicata! Non che m'interessi il giudizio altrui in quanto tale, però mi dispiacerebbe "essere di troppo", questo sì, perchè aggiungerei disagio a sofferenza, e questo non sarebbe giusto. Discrezione e rispetto della persona e dei tempi sono doverosi quando si è in presenza di chi attraversa un momento difficile come la malattia, questo cerco di non dimenticarlo mai, anche perchè io l'ho vissuto sulla mia pelle e ricordo quanto desideravo l'altro e nello stesso tempo o in un momento immediatamente successivo rifuggivo dall'altrui attenzioni. E' così...  la malattia, la sofferenza "snaturalizza" la persona, crea una patina sull'anima, così che non sai più chi sei, che cosa vuoi, dove in realtà andrai a parare. No... questo non lo dimentico mai.
Poi una mattina sali a quel terzo piano e da una stanza ti senti chiamare per nome, e ancora dalla seguente e così via in successione. "Mi pareva di aver sentito la voce. Chissà, ho pensato, se passa di qui." E ti viene assegnato un compito e vieni insignito di un'onorificenza, e assolvendo a quel compito continui ad... essere degno di quella onorificenza, tutt'altro che un punto d'arrivo. Allora "posso", mi dico, e continuo a... sorridere, parlare, essere me stessa, e mi ritornano sorrisi, parole, sentimenti. Mi sento forte, ma non è mio merito.
Oggi una persona amica nel mio quotidiano domestico mi ha portato di ritorno dalle vacanze un piccolo Gesù Bambino... bellissimo: è stata la risposta che attendevo.

martedì 5 luglio 2011

"E' buono pure quello ma non è come l'arig'n (voce dialettale per origano) mio che è il meglio di tutti. Domani te ne porto un mazzetto... lo gradisci?" E potevo dire di no, dopo tutta quella promozione fatta a beneficio e gloria dell'origano... Ma oggi a Costantina non andava di fare la promoter, seduta sul letto, con l'ago nel braccio, aspettava che la flebo di ferro terminasse il suo compito. "Come ti senti, Costantina?" "Male, mi sento male e poi ho lo stomaco chiuso... non entra niente." "Neanche pane e pomodoro?" "Niente." "E i biscotti all'amarena?" Forse un po' commossa, con gli occhi lucidi ha risposto scuotendo il capo... non voleva darmi un dispiacere, i biscotti all'amarena erano il mio "pensierino" fisso per lei... li apprezzava, quello sì ma ora non le entravano proprio. "Io ce lo dico...se non mangi tu finisce all' Alleluia", che sta per "l'altro mondo"; era stato il suo compagno Giuseppe a parlare, e lei di rimando, "e chi se ne importa, te ne pigli un'altra", che per Giuseppe, già un tempo vedovo, sarebbe stata la terza, aggiungo io. Poi, alla fine sono andati via, teneramente sottobraccio, piano piano. Li ho guardati andare... il cuore mi si è stretto in una morsa. Perchè tanta solitudine?
Ma oggi era giornata... Mi stavo affrettando per tornare a casa, minacciava un temporale e dovevo ancora fare la spesa. Come sempre ho fatto l'ultimo giro per i saluti; mi sono affacciata alla soglia di una stanza per dire "ciao" a Grazia, e sul letto c'era Elvira, qualcosa in più di 80 anni, qualcosa in più di 40 chili, il resto se lo sta portando via il tumore al pancreas. Nuvoloni scuri avevano coperto completamente il cielo... poi un tuono. "Signora, avete la macchina? Mi potete accompagnare? Almeno per un tratto di strada." Gli occhi sono andati al bastone appeso alla sponda del letto. Volevo dire di sì subito, immediatamente, con tutto il cuore. Mamma, come s'era fatto tardi, però... "Dove abiti, Elvira?" Mi ha detto l'indirizzo e lo sconforto è stato sommo: ma proprio alla parte opposta di casa mia Elvira doveva abitare? Per giunta, pur guidando regolarmente difetto e nella conoscenza della toponomastica e nel senso dell'orientamento... come avrei fatto ad accompagnarla e a ritornare a casa, tempo massimo 25 minuti, evitando così anche un "temporale domestico"? Grazia, preoccupata s'affannava a spiegarmi il tragitto più breve, ma la mia confusione diventava al contrario più grande... "Basta! Ho detto... m'avvio... non aggiungete altro, Qualcuno mi farà da navigatore." Sotto i primi goccioloni, con un vento che faceva scordare il mese di luglio, e con il passo di due tartarughe tramortite, siamo arrivate all'auto, siamo riuscite a salirci, e giuro, non so davvero come, siamo arrivate a destinazione, senza conoscere la strada, evitando i sensi unici, sotto una pioggia battente. Poi sono tornata indietro, e pur essendo ora di punta il traffico pareva essersi dileguato... merito del maltempo? Non so. Mentre il cancello automatico s'apriva ho guardato l'orologio... erano passati esattamente 25 minuti. Dietro di me l'auto di mio marito. Un sospiro... ce l'avevo fatta! Ah... niente spesa! Ma che fa...ci penserò domani.

lunedì 4 luglio 2011

"Nonna Emilia... di nuovo qua!" "E non vuole mangiare..." "Neanche la pastina?" "Nientee!" "E un po' di frutta?" "Nientee!" "Magari frullata?!!" "Nientee!" A questo punto mi sono arresa, "Allora bentornata, nonna Emilia!" Come al solito figlia e nipote della simpatica nonnina quasi centenaria erano sedute di fronte al letto, braccia conserte, senza proferire parola. "Che ore sono?" Ero appena entrata nella stanza e nonna Emilia come sempre mi aveva fatto la solita domanda. "MEZZOGIORNO MENO UN QUARTO", le ho risposto alzando la voce dopo ben due suoi, "ehhh?"  L'ho accarezzata, le ho dato un bacio sulla fronte, tanto appare delicata e fragile, poi mi sono "accomodata"sulla sua sedia a rotelle vicino alla finestra e sono stata lì... ogni tanto un sorriso, ogni tanto qualche parola, mentre le sue accompagnatrici "sempre sorridevano" continuando a non proferir parola se non espressamente "interrogate". Delle tre la più sveglia era proprio nonna Emilia, nonostante l'età l'occhio era vigile alla sacca del sangue che pendeva dal bastone, ogni tanto un lamento, ogni tanto un movimento ritmico delle gambe, e le sue accompagnatrici?! Sempre lì a sorridere e... in silenzio. Francamente mi sono sentita spiazzata dalla fissità di quella scena, con la stessa sensazione di chi ha aperto una porta per sbaglio, comprende il suo errore ma fa fatica a tornare indietro. Vogliamo chiamarlo disagio?
Dall'altro lato della stanza c'era il letto di Costantina che, pur anziana avrebbe potuto essere la figlia di nonna Emilia, ed è a lei, a Costantina che ad un certo punto ho rivolto le mie attenzioni, in primo luogo perchè ormai è abitudine e un po'per levarmi dall'impaccio. "Ieri non ho mangiato niente niente", ha detto precedendo la mia domanda, "E pane e pomodoro?" "Quello sì, però stamattina..." Costantina, per l'avanzare della malattia, un carcinoma mammario con metastasi ossee e polmonari, non ha più tanto appetito; insieme ogni giorno cerchiamo di stuzzicarlo pensando a qualcosa di particolarmente saporito e la "nostra ricerca" la settimana scorsa ha scovato il piatto più semplice e più buono del mondo, pane e pomodoro appunto... il  buon pane pugliese, i pomodorini ciliegino, l'olio della nostra terra e un pizzico d'origano profumato... ma non quello delle bustine in vendita al supermercato, vero Costantina?

domenica 3 luglio 2011

E quando si cambia, si cambia davvero; e così il giorno seguente, accogliendo l'invito di mia sorella Franca ho partecipato ad una serata "solo per donne." Niente paura, non si trattava di uno spettacolo con giovani spogliarellisti aitanti, ma solo di una pizza in allegria e spensieratezza con una sorella e cinque sue amiche. Prima d'allora non l'avevo mai fatto, di sera non ero mai uscita sola, nè mi sarei sognata di "abbandonare" a casa mio marito. Sapevo che lui non gradiva questi tentativi di emancipazione e ci rinunciavo, devo dire, senza soffrirne più di tanto perchè, amandolo molto, volevo che non avesse un'ansia in più, con lui stavo bene e ciò mi bastava o forse me lo facevo bastare...chissà?!! Ma ora tutto è cambiato, anche il compagno della mia vita e questa volta mi ha spronato ad accettare l'invito e ne è stato contento perchè lo è sempre quando mi vede gioire pur della più piccola cosa. Quindi assaporando il forte gusto della "trasgressione" e il dolce piacere di una cosa mai fatta prima, della novità, quella sera sono stata in pizzeria, all'aperto con la brezza odorosa d'inizio estate ho mangiato una pizza caprese che era la fine del mondo, chiacchierato e riso, e persino, da quasi astemia quale io sono, bevuto un limocino freddo. Poi la testa mi girava, appunto, perchè non bevo mai, ma quella era una serata speciale, da festeggiare, ricordare perchè finalmente forte veniva fuori la mia individualità. Poi l'amore della mia vita è venuto a prendermi... con una piacevole sensazione di leggerezza sono entrata in auto... e due occhioni sgranati mi hanno fissato in maniera interrogativa..."Ma ti senti bene?" pareva chiedermi Biù Biù, mentre seduta in stato dall'erta sulle gambe del suo padrone cercava di rendersi conto che io fossi sempre la stessa.

sabato 2 luglio 2011

Entusiasmo di vivere è anche, a conclusione di quel pomeriggio, all'improvviso come colta da capriccio, decidere di andare dal parrucchiere. Mancavo da dicembre, per la terza volta avevo tagliato la peluria venuta fuori dopo la chemio e la mia testa sembrava persino che avesse cambiato forma. Mi ero detta allora, "tornerò quando avrò dei veri capelli", poi quando ci sono stati mi era dispiaciuto "farli toccare", erano miei, solo miei, con dolore li avevo persi, con speranza li avevo attesi, ora non volevo che fossero maltrattati. Così sono trascorsi questi mesi e forse ne sarebbero passati altri se non fossi stata presa da questa "botta d'entusiasmo" esplosa un po' per stemperare la delusione della visita chirurgica ed anche per la gioia di aver rivisto "le mie amiche". Presa da ulteriore voglia di cambiare, ho fatto un atto di coraggio e sono tornata dalle mie parrucchiere. "Teresa, per favore, tagliane solo un po', non voglio perdere tutti i miei riccioli e soprattutto non voglio tornare come prima (ho sempre portato i capelli cortissimi)." "Non ti preoccupare. Facciamo un bel taglio scalato che potrai gestire da sola,  l'asciugatura con il diffusore e i riccioli resteranno, belli e in ordine." Le forbici andavano svelte e riccioli argentei cadevano sulla mantellina, lucidi brillavano alla luce dello specchio. Il ricordo è andato a quando ho tagliato i capelli prima di indossare la parrucca: situazioni diverse, emozioni simili e lo stesso batticuore. "Vanno bene così?" "Oh, sì sì... vanno benissimo!" Era stato tagliato qualche ricciolo di troppo, dove più esteso era il candore, la polvere della vecchia Mary. Mi sono guardata allo specchio, l'effetto finale... bellissimo, punte di luce tra i "miei tanti capelli"... ero tornata giovane, per me un altro spicchio di vita.

venerdì 1 luglio 2011

E l'entusiasmo aumenta per ogni giorno in più che viene donato... basta un incontro, una parola, un abbraccio. L'altro pomeriggio d'incontri ne ho fatti parecchi, oltre Maria di...e Lea, Enza e Azzurra, la prima con la sorella, l'altra con un'amica, a loro sostegno, per trasmettere la positività di cui si sono caricate durante il "percorso". Una ricchezza di cui non si è mai gelosi, che pur donata non scema mai.
"Ma tu sei ovunque?" ha esclamato Azzurra quando mi ha visto, ed effettivamente avrei dovuto rispondere che sì,  negli ultimi tempi sono un po' più presente come non bastasse, di qua di là, per reparti e ambulatori, ma... va bene così... si va avanti e con altri ripercorro ciò che ho vissuto, come su strade parallele, difficili, faticose che però non stancano perchè non si è mai da soli. Poi con Azzurra un abbraccio, ed ecco un'altra amica e poi un'altra ancora, si fanno avanti, mi chiamano, discorriamo senza neanche accorgerci che forse alziamo un po' troppo la voce. "Signore, per cortesia... abbassate il volume, di là si sente tutto..." Come scolarette indisciplinate, ridacchiando cambiamo posto, per nulla intenzionate a porre fine a ciò che ci fa stare bene, ricordare, condividere e ridere di quelle che eravamo. Al centro l'altro giorno qualcuno mi guardava incuriosito, chissà che cosa avrà pensato di me... credo che il minimo potesse essere darmi dell'esaltata," ma come fa... dopo tutto quello che ha passato!" Però non importa perchè non basterebbe a frenare l'entusiasmo, donatomi quotidianamente come regalo unico e prezioso.